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domenica 23 novembre 2014

Gli "eccessi" di Avvenire e le "ferite" della fecondazione eterologa

Lo smarrimento del mondo cattolico italiano dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa è evidente.

Un chiaro segnale viene dall'articolo di Guido Mocellin su Avvenire del 19 novembre secondo cui la "falsa compassione" di cui aveva parlato Papa Francesco nel discorso ai Medici Cattolici sarebbe stata riferita "ad aborto, eutanasia ed eccessi della fecondazione artificiale".
 "Eccessi"? Rileggendo il discorso, questa parola non si trova. 
Il Papa aveva detto: 
"Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre".
Ora: quando si "produce" un figlio e lo si considera un "diritto"? Con la fecondazione artificiale, di qualunque tipo. Come sappiamo, infatti, la legge 40 – che permetteva solo alcune pratiche di fecondazione artificiale – usa l'espressione "produzione di embrioni"; che poi il ricorso alla fecondazione artificiale – e quindi alla "produzione" dei bambini – sia un "diritto" degli adulti lo dice sempre la legge 40: "la presente legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti" …
Quali sarebbero gli "eccessi" cui implicitamente Papa Francesco avrebbe fatto cenno? Forse la fecondazione eterologa? Il Papa non ha fatto nessuna distinzione. Secondo Mocellin il Papa avrebbe condannato solo la sperimentazione sugli embrioni, cui ha fatto esplicito cenno? Pare proprio di no, visto che, al contrario, l'accento è stato posto sulla contrapposizione "produrre – accettare il dono": del resto, la sperimentazione sugli embrioni non trasferiti è diretta conseguenza dell'averli prodotti e, quindi, resi "cose", senza alcun valore o dignità.

Il riferimento agli "eccessi" della fecondazione artificiale, quindi, è incomprensibile: o meglio, si comprende solo sulla base del riflesso condizionato conseguente all'approvazione, su spinta del mondo cattolico ufficiale, di una legge che autorizzava espressamente – anzi: riconosceva come "diritto" – la pratica di produzione degli essere umani …

L'articolo di Franco Olearo apparso sul numero di ottobre di Studi Cattolici ("Le ferite della fecondazione eterologa") dimostra ancor di più lo smarrimento di cui si è detto. 
L'autore sostiene, con riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale, che "vicende come questa mostrano con dolorosa evidenza l’esistenza di vuoti legislativi in difesa dei più deboli": è proprio vero, manca una legge che vieti esplicitamente la fecondazione artificiale extracorporea, la cui applicazione determina la morte di almeno nove embrioni prodotti su dieci... Ma a Olearo non paiono interessare gli embrioni morti (davvero troppo deboli anche per lui?), ma solo quei pochissimi embrioni che – al contrario dei loro fratelli – ce la fanno a nascere …

Vediamo le quattro "ferite nel tessuto sociale" che, secondo Olearo, la sentenza della Corte Costituzionale provocherà:
1. Viola i diritti del nascituro. Forse l'A. dovrebbe precisare: "viola i diritti di quell'embrione che, per sua fortuna e al contrario della stragrande maggioranza degli altri, riesce a nascere …". Sì perché, poco dopo, Olearo rimarca che "un concepito che si trova nel grembo materno non è un semplice ammasso di tessuti; è già un essere umano completo di tutte quelle caratteristiche, doti, inclinazioni che gli sono state trasmesse dai suoi genitori biologici": a dire la verità, l'embrione è un "essere umano completo" già prima di essere trasferito nel grembo materno e comunque già prima di avere attecchito nel corpo della donna (la maggior parte degli embrioni prodotti in vitro muore per mancato attecchimento). 
Non è che i "diritti del nascituro" sono stati violati con il solo fatto della loro produzione-artificiale-per-la-morte?
2. Crea squilibrio all'interno della coppia. Avete presente come funziona la fecondazione in vitro, con uomo e donna trasformati in "produttori di gameti" e la donna anche in "contenitrice"? Secondo voi l'iter che si segue non crea "squilibrio" all'interno della coppia? Ma Olearo si riferisce alla possibilità di adozione: "Nel caso di coppie sterili, il gesto più bello e generoso che esse possano fare è quello di allevare un orfano". Già: ma non vale per tutte le coppie sterili? Allora ha ragione la Corte Costituzionale a sottolineare che il legislatore aveva deciso di trattare più duramente proprio le coppie più sfortunate, cioè quelle assolutamente sterili! Solo quelle dovrebbero (per usare le parole di Papa Francesco) accogliere il figlio come un dono mediante l'adozione? 
Il fatto che le altre lo producano e lo considerino un diritto non turba Olearo?
3. Viola una volontà popolare chiaramente espressa. "Chiaramente espressa"? Coloro che non hanno votato hanno "espresso" una volontà? Pensate che Olearo sostiene l'opportunità che "la volontà espressa da un voto popolare, soprattutto quando raggiunge questi livelli di consenso, diventi vincolante anche nei confronti della Magistratura". L'Autore confonde una strategia vincente come fu quella dell'astensione al referendum con la natura giuridica di quel successo (che, comunque, non sarebbe stata vincolante per la Corte Costituzionale) …
4. Determina un cambiamento di atteggiamento: dalla procreazione all’acquisto. Il vero problema, caro Olearo, è che è la fecondazione artificiale in sé che "determina un cambiamento di atteggiamento": dalla "accoglienza del figlio come dono" al "diritto" della sua "produzione" (se del caso, pagando quanto serve) …

Olearo conclude polemicamente: "oggi, in assenza di leggi che definiscano i diritti dei nascituri, un cane randagio ha maggiori tutele di un essere umano"; vuole sostenere che è stata la sentenza sull'eterologa a determinare questa situazione? E che la legge 40 – o "Uno di Noi", che promuoveva nel 2013 – difendevano davvero il diritto alla vita e all’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento?

Giacomo Rocchi

martedì 25 febbraio 2014

UN DECENNALE DI VERITA’ E VITA

Alla luce dei dati che ogni anno puntualmente fornisce il Ministro della Sanità, che confermano quanto da noi ripetutamente e con forza sostenuto fin dalle prime volte che si è parlato di fecondazione in vitro all'interno del MpV ITALIANO, e delle promesse fatte durante la campagna referendaria (marzo/aprile) 2005 dai vertici della CEI “Stiamo inquadrando il referendum in un più ampio lavoro formativo che dovrà andare oltre quella scadenza dopo la quale certe semplificazioni oggi “necessarie” per non confondere la nostra gente dovranno lasciare il posto ad una più puntuale presentazione del pensiero della Chiesa non tanto sul referendum ma sulla fecondazione medicalmente assistita”, auspicavamo un decennale totalmente diverso all'insegna della verità e dell’unità nel giudizio negativo sulla legge 40 e nell'impegno di tutti e di tutti i mezzi a disposizione per far conoscere i mortiferi effetti di queste tecniche di riproduzione umana, che le rendono inaccettabili umanamente ed ancor più cristianamente. 

Leggendo, però i comunicati stampa dell’Associazione SCIENZA E VITA e del MOVIMENTO PER LA VITA ITALIANO e l’articolo di Assuntina Morresi su AVVENIRE del 16 febbraio e la sua perentoria e magisteriale reprimenda su LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA del 21 febbraio u.s. dobbiamo, purtroppo, constatare che le centinaia di migliaia di embrioni sacrificati (479.293 negli anni 2006-2011 per far nascere 41.495 bambini) in questi dieci anni non sono bastati a far prendere coscienza a chi ha proposto questa legge e continua a difenderla a spada tratta elencandone le virtù che spendere tante energie e soldi per arrivare all'approvazione di una tale iniqua legge è stato un gravissimo errore in tutti i sensi. 

In questi dieci anni abbiamo dovuto costituire un’altra Associazione il “COMITATO VERITÀ E VITA” per poter continuare a dire tutta la verità sulla fecondazione in vitro e su altri disegni di legge “di compromesso”, che hanno visto ergersi a protagonisti alcuni esponenti provenienti da associazioni cattoliche con l’intento di ridurre i danni, di perseguire il “male minore”. 
Per poter esprimere un giudizio sui fatti bisogna conoscerli ed a noi sembra che nella seconda metà degli anni novanta Assuntina Morresi fosse in tutt'altre faccende affaccendata per poter essere informata su quanto accadeva nel MpV Italiano e nel laicato cattolico vicino ai vertici della CEI. 
Per capire come è nata la proposta di legge del NUOVO MILLENNIO, che i Consiglieri Nazionali del MpV Italiano trovarono nella cartellina del Consiglio Direttivo del 29-30 novembre 1997 e che già era stata pubblicata nel n.12 di SÌ ALLA VITA di dicembre 1997, bisogna leggere il n. 25 di SANARE INFIRMOS del 1996 alle pagg. 37-40, poiché la proposta di legge del Novo Millennio non è altro che la fotocopia di quanto già veniva fatto nell’Ospedale San Raffaele di Milano facendolo passare per conforme “agli insegnamenti complessivi del magistero ecclesiale, interpretati e applicati secondo i criteri generali e comunemente proposti dai  moralisti  cattolici. …” con il silenzio assenso degli Ordinari ambrosiani nonostante i ripetuti richiami della Congregazione della dottrina della Fede a rispettare il magistero della Chiesa cattolica. 
La totale sordità di Carlo Casini all'ANNUNCIO DOVEROSO fatto da 19 Consiglieri Nazionali e la spudorata difesa fatta sul supplemento di Sì alla Vita n.3 di marzo 1998 della fivet omologa facendola addirittura passare per terapia della sterilità ci ha spinti – dopo che uno di noi ha chiesto il parere autorevole di Docenti di Teologia Morale altamente qualificati – di rivolgerci alla Congregazione della Dottrina della Fede ottenendo un’udienza l’8 febbraio 2000 durante la quale abbiamo appurato che l’iter di questa proposta di legge è nato da un’interpretazione errata o compiacente del n. 73 dell'EVANGELIUM VITAE fatta da un porporato specialista in teologia morale, ed è stato ribadito che gli interventi di fecondazione in vitro fatti all'Ospedale San Raffaele di Milano erano contrari al Magistero della Chiesa Cattolica, che 
considera sempre la fecondazione in vitro – omologa ed eterologa – illecita e disumana. 
Nonostante questi pareri sono stati portati a conoscenza del Direttivo e dell’Assemblea del MpV Italiano, dei vertici della CEI e dell’Ordinario Ambrosiano l’iter della proposta di legge di Casini/Ruini è continuato approdando all'approvazione della legge 40 del 19 febbraio 2004. 
In occasione del referendum peggiorativo della legge 40/2004 del 2005 interpretando correttamente il n. 73 di E.V. come legislatori abbiamo cercato d’impedire il peggioramento – non consentendo l’istituto del referendum di poterla migliorare od abolire! - di una legge già esistente invitando ad astenersi ma utilizzando materiale illustrativo da noi prodotto con lo scopo di far conoscere tutta la verità scientifica sulla fecondazione in vitro e mettendo in evidenza la disumanità di una legge che riduce l’uomo ad oggetto nelle mani dei biologi e che permette il sacrificio di 9 embrioni per ottenere un bambino in braccio. 
In estrema sintesi abbiamo riportato solo alcuni passi della via dolorosa che ha portato all'approvazione di questa legge gravemente ingiusta, scandalosa dal punto di vista teologico e pedagogicamente devastante. 
Tutti gli interventi giustificativi di questo assurdo operato, specialmente quelli successivi all'approvazione della legge ed alla sua conferma col referendum sono assurdi ed incomprensibili specialmente se pubblicati sul quotidiano dei Vescovi Italiani, che è letto prevalentemente da praticanti che sono indotti a credere che gli effetti della legge 40 sono positivi visto che aumenta il numero delle coppie che vi fanno ricorso e non viene mai sottolineato abbastanza l’altissimo prezzo in vite umane indifese ed innocenti che si paga per avere un figlio in braccio! Sorprende che né la Morresi né altri abbiano citato l’istruzione della CDF DIGNITAS PERSONAE del dicembre 2008, che più ampiamente della Donum Vitae tratta della fecondazione in vitro a 30 anni dalla nascita della prima bambina in provetta. 
Non è mai troppo tardi per i credenti e siamo certi che questa via crucis dei pro life italiani si concluderà con il trionfo della Verità e della Vita. 


(Articolo non firmato)

giovedì 13 settembre 2012

Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: un'analisi




Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che - dopo la richiesta di una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica, chiedeva di poter effettuare una fecondazione extracorporea seguita da esame degli embrioni (diagnosi genetica preimpianto) e scartare quelli eventualmente affetti da malattia, dichiarando la legge 40 incoerente con la legge 194 e adducendo come motivazione l’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo a cui la legislazione nazionale deve sottostare e dove viene enunciato il diritto ‘al rispetto della vita familiare entro cui lo Stato non può entrare se non per motivi di sicurezza nazionale’. Come sempre in materia di difesa alla vita nascente la menzogna si nasconde nei dettagli mescolando ragionamenti veri su premesse false. Andiamo con ordine. I ricorrenti, nel 2006, avevano già concepito un bambino con la fibrosi cistica. Nel 2010, in seguito ad un’altra gravidanza, avevano fatto la diagnosi prenatale scoprendo che il bambino era malato. Lo abortirono al secondo trimestre secondo la legge 194. Quindi non sono sterili o infertili e dovrebbero essere fuori dall’applicazione della 40 se non fosse per un allargamento delle linee guida dell’allora ministro L.Turco (2008) che introdusse la frasetta ‘anche per quelle con malattie sessualmente trasmissibili’, ovviamente si riferiva ad altro tipo di patologie….ma si sa il solito buco nella diga che poi…La coppia infatti scrive fra le motivazioni che non ha senso che le sia stato permesso l’aborto di un feto, ma non le si conceda l’eliminazione di un embrione. E’ questo l’affermazione cavalcata ovviamente perché essendo forte il dolore per l’aborto che al secondo mese è un parto pilotato, “l’umana pietà irrazionale” dice: “ meglio che questa diagnosi preimpianto la facciamo sull’embrione”, fuori dal grembo della madre e lo eliminiamo prima di inserirlo nel laboratorio dove è stato prodotto! (come se l’embrione non fosse già figlio di quella coppia e la sindrome post fecondazione avesse a che fare solo con quelli non attecchiti e non anche con quelli’fantasma’ per averli lasciati in laboratorio!) E’ già e quanti embrioni produciamo..fino a quello sano? E poi dopo che abbiamo tolto delle cellule per lui vitali nel suo stadio evolutivo e scopriamo che è malato? Ovvio lo buttiamo. La Corte Europea dà ragione alla coppia, ma è debole quando scrive che l’embrione non può essere considerato un bambino. Infatti, in questo punto ritroviamo la prima contraddizione della sentenza, che risulta incoerente con la giurisprudenza europea, dato che la Corte di Giustizia Europea ha ormai affermato che “sin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”. E qui arriva la Verità, da altri usata per altri scopi, perché sì purtroppo, la l. 40 è incoerente perché vieta la diagnosi preimpianto ma poi fa “salva” la l. 194 che prevede l’aborto sia per qualsivoglia ragione nel primo trimestre, anche per quelli sopravvissuti alle tecniche di impianto, che nel secondo trimestre (a parole “solo” per la tutela della salute, anche psichica, della donna ma di fatto a seguito di diagnosi prenatali sono tanti i bimbi eliminati perché malati), perché sì, purtroppo,le tecniche di fecondazione in vitro sono nate e sono state sviluppate con un’impronta eugenetica: gli embrioni possono essere prodotti e congelati in gran quantità (i “paletti” della l. 40 sono stati quasi tutti “abbattuti” o “bypassati” prima dalle linee guida e poi dalle sentenze dei giudici italiani) e essere trattati come cose e non come persone, perché sì, purtroppo esiste una “coerenza” di queste due ingiuste, inique, uccisive leggi: perché sì, purtroppo in Italia, da 34 anni applicando la 194 si fa eugenetica (uccidendo i bambini prima della nascita se sono malati o affetti da malformazioni). Ora tocca al ricorso del Governo Italiano e alla Grande Chambre.. A questo punto ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire che la tutela non dovrebbe valere solo per l’embrione ma anche per il feto: come non si accetta la diagnosi preimpianto a scopo eugenetico, non si dovrebbe accettare nemmeno la diagnosi prenatale che ha lo stesso fine? E quindi, questa volta sì, per coerenza, queste leggi bisognerebbe eliminarle entrambe perché figlie entrambe di quel ‘male minore’ che ci porta dritti dritti nelle braccia del Maligno Maggiore.


Cinzia Baccaglini

domenica 22 aprile 2012

Fecondazione eterologa: un altro processo ingiusto?

Nel mese di maggio la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla fecondazione eterologa: tre diversi Giudici ritengono, infatti, che il divieto stabilito dalla legge 40 contrasti con la Costituzione, perché contrario ai principi stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e perché viola il diritto alla salute delle coppie sterili, in particolare di quelle che solo con il ricorso ai gameti (maschili o femminili, a seconda dei casi) di terzi "donatori" possono sperare di concepire un figlio "proprio".
Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà alla legge 40, che qui non ripetiamo; ma è utile approfondire anche questa questione, che rischia di travolgere uno dei più importanti (fragili) paletti che il legislatore della "legge imperfetta" aveva posto. Cerchiamo di capire, in particolare, come si muovono i nemici della vita e della famiglia. 
Partiamo dalle cause in cui sono state sollevate le questioni di costituzionalità. La Costituzione stabilisce il principio del "giusto processo" e, come prima regola per assicurarlo, stabilisce: "Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale". 
Mi chi sono le "parti" in quelle cause? A Catania, a Firenze e a Milano le coppie sterili hanno citato in giudizio gli istituti che praticano fecondazione in vitro, che si erano "rifiutati" di praticare la fecondazione eterologa; a sostegno delle coppie sono intervenute varie associazioni ben conosciute per perseguire la liberalizzazione totale delle tecniche (Luca Coscioni, Cercounbimbo, Amica Cicogna, Hera, SOS Infertilità, Menopausa precoce), con ciò dimostrando che si tratta di cause "pilota", appositamente ideate per sollevare la questione di costituzionalità.
E il "contraddittorio"? Come si sono difese le cliniche citate in giudizio? Lo leggiamo dalle stesse ordinanze: in una il convenuto "sostanzialmente non si era opposto all'accoglimento della domanda"; in un'altra, la clinica "dichiarava la propria disponibilità ad utilizzare l'unica tecnica di PMA indicata per il caso specifico (cioè quella eterologa), a condizione che venisse rimosso l'ostacolo legislativo"; nella terza, la clinica dichiarava "di condividere le argomentazioni del ricorso ... e si dichiarava remissiva alle richieste dei ricorrenti". Questo sarebbe il contraddittorio, la contrapposizione tra due tesi, una delle quali il Giudice dovrebbe preferire? Ma sono tutti d'accordo!
A ben vedere mancano in queste cause due possibili "parti": il Pubblico Ministero, in primo luogo: ma un Giudice ritiene che non si rientra in nessuna delle ipotesi di intervento "obbligatorio" del P.M. (come se tentare di introdurre tecniche così devastanti per l'istituto familiare fosse azione che non riguarda la collettività ...); e, soprattutto, gli embrioni. Già, i futuri figli, quelli che rischiano di non sapere chi è il loro padre o la loro madre, o di conoscere solo due madri o due padri (la fecondazione eterologa serve anche per le coppie omosessuali), o di conoscere una madre e due padri (quello genetico e quello legale) ... Loro non hanno voce, benché la legge 40 li individui come "soggetti di diritto" dei quali devono essere difesi i "diritti". La Corte Costituzionale, supremo garante del "giusto processo", accetterà di decidere la questione senza sentire la voce di un "curatore" degli embrioni?
Colpisce, comunque, come tre diversi Giudici civili (il giudice civile è il "giudice dei diritti") non si siano nemmeno posti il problema: la considerazione degli interessi dei futuri (possibili) figli è pari a zero, contano solo i diritti degli adulti?
Ma, forse, non ci si deve stupire; la nostra storia recente ha già conosciuto una causa civile in cui si discuteva del destino di una giovane donna; ella non potè difendersi rispetto a chi chiedeva di poterla uccidere e il tutore che doveva difenderla si associò alla domanda di morte. 
Sappiamo come è finita quella causa. Perché una cosa è certa: da un processo ingiusto non possono che derivare decisioni ingiuste.


Giacomo Rocchi

martedì 23 novembre 2010

Fecondazione artificiale: nuoce gravemente alla salute!


Sul sito dell'Associazione Luca Coscioni è apparsa una lettera:

"Mi chiamo Isabella e ho 39 anni. Ho fatto tre ICSI eterologhe
all'estero. Due fallite e una terza con aborto spontaneo al secondo mese. Totale euro spesi in 18 mesi: circa 30.000 (mutuo). Totale sofferenza spesa per aver voluto esporre ogni percorso alla luce del sole a medici privati e pubblici, a parenti, conoscenti e amici per raccogliere forza e per lottare ancora: indefinibile! Oggi, dopo un anno, sono in mutua per operazione all'utero: troppi farmaci, dicono! Dopo dodici anni di matrimonio sono separata: percorsi
difficili, dicono! Più semplicità e più umanità mi avrebbero reso tutto più
naturale, anche dove il naturale, per natura, manca"
Ecco dove le false speranze indotte dalla fecondazione in vitro portano le donne.

Giacomo Rocchi

martedì 9 novembre 2010

Fecondazione artificiale: la nebbia


Insomma: per i cattolici esiste una fecondazione artificiale buona e una fecondazione artificiale cattiva, oppure le tecniche di fecondazione artificiale devono essere respinte in blocco?

Ci siamo fatti questa domanda in un precedente post di commento alla durissima presa di posizione dei vescovi polacchi, alla vigilia della discussione in Parlamento dei progetti di legge su questo argomento; abbiamo osservato che quella presa di posizione era perfettamente conforme al Magistero della Chiesa Cattolica; abbiamo, infine, mostrato stupore per le modalità con cui il quotidiano dei Vescovi Italiani presentava la notizia ("La Polonia cerca la sua legge 40").

Nel post seguente abbiamo visto come il mondo cattolico italiano esprima delle posizioni molto differenti: sullo stesso quotidiano Avvenire convivono interviste a chi opera nella fecondazione in vitro da molti anni e che può costruire e proporre ai lettori la "sua" morale, articoli in cui si attribuiscono gli effetti nefasti della negazione della dignità dell'uomo solo a determinate pratiche (come il congelamento degli embrioni o la diagnosi preimpianto) e non alle tecniche in sé e scritti di chi, con notevole lucidità, segnala la negatività di tutte le tecniche in sé.

Avevamo preso lo spunto da un articolo di Lorenzo Shoepflin su "E' Vita", selettivo nel riportare il comunicato dei vescovi polacchi; in un breve articolo sul "Fertility Show" di Londra (Avvenire del 4/11/2010), il giornalista, dopo avere espresso "l’impressione è che si sia di fronte a una vero e proprio mercato della fecondazione artificiale" e aver quindi giudicato la fiera "perfettamente in linea col pensiero che riduce la vita umana a un prodotto di laboratorio", stigmatizza le conseguenze: "maternità surrogata, donazione di gameti, figli per coppie omosessuali", facendo poi riferimento al congelamento degli embrioni e alle banche del seme: "Anche la Banca europea del seme sarà presente e probabilmente pubblicizzerà il suo catalogo di donatori classificati in base a razza e colore degli occhi".

Ma davvero è possibile criticare queste pratiche senza rendersi conto - ed affermare pubblicamente - che esse sono conseguenze logiche delle tecniche di fecondazione in vitro?
L'uomo/embrione diventa un prodotto e la sua dignità viene negata proprio perché viene prodotto in quel modo: quindi diventa irrilevante la morte di nove embrioni su dieci, mentre non destano problemi il congelamento degli embrioni o la loro diagnosi con tecniche invasive, la loro selezione; e ancora: le banche del seme o la fecondazione eterologa rientrano nella logica di una produzione più raffinata e che si adatta ad ogni situazione.

Perché il mondo cattolico italiano non è in grado di esprimere un giudizio chiaro e deciso sulla fecondazione in vitro?
Due possibili risposte.

La prima, l'abbiamo già accennata: vi è una evidente spinta da parte di coloro che praticano fecondazione in vitro a legittimare questa pratica: una spinta che è legata al business e alle ambizioni scientifiche.
Abbiamo parlato della d.ssa Eleonora Porcu che, fin dall'epoca del referendum, ha trovato nel mondo cattolico una sponda per pubblicizzare la sua tecnica di congelamento degli ovociti ("meglio congelare gli ovociti che congelare gli embrioni"); ma altri hanno enfatizzato tecniche di diagnosi sugli ovociti femminili ("meglio la diagnosi sui globuli polari degli ovociti femminili piuttosto che la diagnosi sugli embrioni").

Quanto al business, come dimenticare le cliniche di ispirazione cattolica - prima fra tutte: il San Raffaele di Milano - che, autorizzate in forza della legge 40, operano nel settore (FIVET e ICSI) ricevendo milioni di euro di rimborsi dal Servizio sanitario nazionale (fonte: Corriere della Sera)? Cliniche che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, provvedono, se del caso, a congelare gli embrioni soprannumerari?

Una seconda risposta sta proprio nella legge 40 che è divenuta - in parte inconsapevolmente - un filtro per leggere la realtà.
Ecco che, di fronte agli impetuosi vescovi polacchi, la reazione dell'ignoto titolista è quasi automatica: "la situazione della Polonia è identica a quella dell'Italia prima della legge 40 (il "far west della provetta"), noi cattolici abbiamo proposto e difeso la legge 40, quindi la legge 40 è buona, quindi la Polonia ha bisogno di una legge 40".

Ma se la legge 40 è "buona", la morte prevista ed attuata di decine di migliaia di embrioni all'anno diventa ininfluente, su di essa si può sorvolare: i "cattivi" sono altri, quelli che fanno diagnosi genetica preimpianto, le banche del seme, le maternità surrogate. "Cattivi" sono solo quelli che, nel mondo, fanno ciò che in Italia la legge 40 vieta (e infatti è difficile dire che sono davvero "cattivi" quelli che congelano gli embrioni perché, si sa, la legge 40 permette il congelamento - ovviamente in casi eccezionali!).

Siamo alla nebbia; a discorsi cauti per paura di sbagliare ...

La legge 40, come tutte le leggi ingiuste, ha già iniziato ad incidere sulle coscienze.

Giacomo Rocchi


giovedì 7 ottobre 2010

I piedi in due staffe (che fatica fare il giornalista cattolico ...)


Che strane sensazioni provoca la lettura dell'articolo di Francesco Ognibene su Avvenire del 6/10/2010!

La fecondazione in vitro? Una tecnica fallimentare:

"Si parla dei 4 milioni di bambini nati grazie alla fecondazione
extracorporea, e si tace sui tentativi falliti (infinitamente di più) per
arrivare a quel risultato? La verità (taciuta) è che 32 anni dopo la nascita
della prima "figlia della provetta" – l’ormai celebre Louise Brown – la tecnica
della procreazione artificiale ha un imbarazzante tasso di fallimenti:
bene che vada, arriva in porto una gravidanza ogni otto embrioni
"prodotti".
I dati dell’ultima relazione ministeriale al Parlamento
sull’applicazione della legge 40 parlano di 10.212 nati nel 2008 contro 84.861 esseri umani creati artificialmente e mai giunti a realizzare il
progetto di vita
dirompente, irriproducibile e misterioso che li
governa sin dal primo istante (e sfidiamo qualunque Nobel a dimostrarci il
contrario). Una sproporzione agghiacciante, specie se si considera che parliamo
di vite umane".

Accipicchia! Stai a vedere che sta per parlar male di quella legge che ha permesso 84.861 morti in un anno (ma Ognibene non parla di "embrioni morti" ...): si è reso conto di quello che sta succedendo e ha tirato le inevitabili conclusioni!

Sbagliato! Sta succedendo altro:

"quello che accade è questo, per chi l’avesse dimenticato: il dilagante business delle cliniche private che pretendono mano
libera per poter prosperare; il mercato degli ovociti e delle maternità
surrogate
, sulla pelle delle donne di Paesi poveri; la spietata
selezione dell’embrione
con le caratteristiche migliori, il sesso
prescelto, la dotazione genetica ineccepibile; il bombardamento ormonale
di ogni ciclo di fecondazione
, che espone le donne a conseguenze
nefaste per la salute; la sterilità (talora motivata da cause psicologiche)
ancora lì, assolutamente irrisolta, con tutto il suo carico di sofferenze; un
numero enorme e crescente di embrioni "sospesi" nei freezer di mezzo
mondo
; l’adozione deprezzata a scelta di scarto"

E gli embrioni morti? Quisquilie ...

In Italia va tutto bene! Le cliniche private non dilagano (349 centri, di cui almeno 250 privati): anzi, non dilagano le cliniche private cattive, perché quelle private (cattoliche?) buone che congelano gli embrioni applicano la buona legge! In Italia non si fa selezione degli embrioni e diagnosi preimpianto (è sicuro Ognibene?); in Italia non vi sono casi di sindrome da ipestimolazione ovarica (329 casi di complicanze nel 2008 di cui 197 casi di sindrome da iperstimolazione); in Italia non si congelano gli embrioni (almeno 3.000 embrioni congelati dal 2004 ad oggi); in Italia si dà preferenza all'adozione (la legge prevede solo che il medico possa far presente alla coppia richiedente della possibilità di adottare e nient'altro).

Ma soprattutto, in Italia quegli 84.861 embrioni morti non si devono conteggiare!

Come è difficile scrivere in un giornale cattolico in Italia ...

Giacomo Rocchi

mercoledì 6 ottobre 2010

Senza alibi


L'assegnazione del Premio Nobel per la medicina a Robert Edwards, "padre" della fecondazione in vitro applicata all'uomo è una decisione che non permette facili vie d'uscita o artifici linguistici: o si sta di qua, o si sta di là.

Premio Nobel per la Medicina: ma la fecondazione in vitro cura forse qualche patologia? No, è una tecnica che non cura, ma permette di concepire e far nascere pochissimi bambini senza far guarire nessuno. Anzi: donne (soprattutto) e uomini vengono sottoposti a trattamenti artificiali assai intensi, pericolosi - trattamenti che, nelle donne, provocano una specifica sindrome, talvolta mortale - che in nessun modo li guariscono.

I trattamenti possono, invece, far ammalare le donne e gli uomini che vi si sottopongono: malattie fisiche, psicologiche e talvolta psichiatriche.

Può definirsi medico chi, per produrre un bambino, ne fa morire venti?

Può definirsi medico chi, quando il "prodotto" della tecnica, anche se sopravvive, è difettoso, lo butta via?

Può definirsi medico chi produce uomini con l'intenzione di sperimentare su di essi?

Può definirsi medico (e scienziato) chi nega che l'embrione umano è un uomo?

E che medico è quello che - per soldi - ritiene che il suo compito sia quello di soddisfare i desideri di chi lo paga, a prescindere dagli strumenti che userà, dalle finalità perseguite, dell'esito delle tecniche che applicherà?
Giacomo Rocchi
Cliccando sul titolo ci si collega al Comunicato Stampa del Comitato Verità e Vita sull'assegnazione del Premio Nobel per la Medicina a Robert Edwards

lunedì 23 agosto 2010

Gli embrioni salvati sono quelli non prodotti artificialmente/ 1


Come calcolare gli effetti di una legge - come la legge 40 del 2004 - che autorizza la fecondazione artificiale con il criterio della difesa del diritto alla vita degli embrioni?

E' noto che le tecniche di fecondazione artificiale hanno un tasso di mortalità degli embrioni "prodotti" (questo è il verbo che la legge utilizza quattro volte) altissimo: solo un embrione prodotto su 10, o, in certi casi, addirittura 1 su 15, diventa "bambino in braccio": cioè supera i terribili passaggi della coltivazione in provetta (se si tratta di fecondazione in vitro), del trasferimento nel corpo della donna con l'affannoso tentativo di attecchire, e della gravidanza, spesso assai difficoltosa, fino a giungere alla nascita (senza dimenticare che spesso si tratta di parti prematuri e di bambini con basso peso alla nascita).

Un ragionamento "banale" propone, quindi, questo calcolo (che ora, con le statistiche ministeriali annuali, è abbastanza preciso per le tecniche di fecondazione in vitro): se in un anno un certo numero di embrioni è stato creato e di quegli embrioni sono nati solo un numero inferiore di bambini, ciò significa che gli altri embrioni sono morti.
E poiché la cifra di embrioni morti sfiora (forse supera) i 100.000 annui, è facile definire la legge 40 una legge che ha autorizzato una strage che doveva essere invece vietata.
Il numero di morti permette di comprendere meglio le contestazioni antropologiche e filosofiche alle tecniche di fecondazione artificiale. Per fare un parallelo non casuale: forse qualcuno, durante il periodo in cui il nazismo governò in Germania, poteva avere dubbi su quella teoria, poteva non avere compreso la natura di ciò che stava accadendo: i milioni di morti che il nazismo provocò i dubbi li tolgono tutti.

Si obbietta che il ragionamento è sbagliato: che occorre, invece, distinguere tra le uccisioni VOLONTARIE degli embrioni e quelle involontarie; solo delle prime ci si deve interessare.
Il criterio per valutare l'effetto della legge dovrebbe essere quindi quello del numero degli embrioni salvati da un'uccisione volontaria.
Secondo questa linea di pensiero, "una volta che gli embrioni sono trasferiti in utero essi sono affidati alla natura" e, quindi, la loro morte non è effetto di un'uccisione premeditata.
Il ragionamento vale, quindi, sia per gli embrioni nati da fecondazione in vitro che da tecniche di inseminazione artificiale: per gli embrioni creati che non attecchiscono e muoiono si deve parlare di morte provocata dalla natura. Del resto, si aggiunge, il mancato attecchimento degli embrioni avviene anche nella fecondazione naturale (in misura non precisata).

Subito qualche osservazione preliminare: il ragionamento non tiene conto degli embrioni prodotti in vitro e morti PRIMA del trasferimento. Il loro numero si aggira su 15.000 embrioni all'anno.
Ancora: si tace sulla diretta correlazione tra tecniche di fecondazione artificiale e mancato attecchimento: eppure è ben noto che il trasferimento in utero dell'embrione creato in vitro rende assai difficile l'attecchimento, perché viene a mancare quel dialogo tra embrione e corpo della madre che spinge il secondo a prepararsi ad accogliere il primo.

Vedremo nel prossimo post le obiezioni decisive.

Giacomo Rocchi

martedì 18 agosto 2009

Il "caso San Raffaele"/1

Si può operare nel campo della fecondazione in vitro e insieme rispettare la vita e la dignità degli embrioni prodotti?

Siamo convinti di no: la fecondazione in vitro, riducendo l'embrione a prodotto, a cosa, nega in radice ogni sua dignità e ogni suo diritto: non a caso le tecniche di fecondazione in vitro "producono" un grandissimo numero di embrioni destinati a morte certa e rapida, o a congelamento: e questo - chi fa fecondazione in vitro lo sa benissimo.

Come è noto questa è anche la posizione - assolutamente ragionevole e basata sui dati scientifici - espressa dalla Chiesa Cattolica e ribadita con notevole chiarezza nell'Istruzione "Dignitas personae", quella che (a sorpresa) papa Benedetto XVI ha regalato a Barack Obama in occasione della visita in Vaticano.

Ma - è altrettanto noto - molti cattolici ritengono di essere più intelligenti dei loro pastori.
Parliamo del San Raffaele di Milano: clinica fondata da un sacerdote e che "offre" ai potenziali clienti fecondazione in vitro; opera di carità? Se sono veri i dati espressi in un articolo del Corriere della Sera ("mille ogni anno le coppie che si rivolgono al suo Centro scienze della natalità, con rimborsi del servizio sanitario di milioni di euro"), qualche dubbio è legittimo.

La sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il limite massimo dei tre embrioni producibili per ogni ciclo - giunta dopo un inutile pressing del mondo cattolico teso a dimostrare che il limite era legittimo e serviva ad evitare il congelamento o la soppressione di embrioni soprannumerari - era un buon "banco di prova" per verificare quale fosse davvero l'atteggiamento del San Raffaele rispetto agli embrioni che produceva: avrebbe mantenuto le rigide regole previste prima della sentenza oppure si sarebbe adeguato alla sentenza? Avrebbe, in altre parole, dato la prevalenza ai propri (presunti) principi bioetici dell'assoluto rispetto dell'embrione oppure avrebbe ceduto alla logica commerciale?

Si, perché - ricordiamoci - dopo la legge 40 quella della fecondazione in vitro è una situazione di piena concorrenza tra strutture pubbliche e private e anche (vista l'ampia mobilità in Europa) tra istituti italiani e istituti stranieri.
Il criterio con cui le coppie scelgono a quale struttura rivolgersi è uno solo: la probabilità maggiore o minore di avere quel "bambino in braccio" per il quale sono disposte a sopportare sacrifici - personali ed economici. Conta, quindi, la "pubblicità" che fanno le strutture, la reputazione delle stesse, il "passaparola" all'interno di quella "comunità" di aspiranti genitori ben rappresentato in alcuni siti internet, tra cui "Cerco un bimbo".

Per una struttura autorizzata una cattiva fama, notizie in ordine ad inefficacia di trattamenti o a limitazioni delle tecniche disponibili possono significare il disastro economico: mancheranno i soldi delle coppie e anche gli abbondanti soldi pubblici.

Come si sarebbe adeguato, quindi, il "San Raffaele" alla nuova regolamentazione? Avrebbe considerato la pronuncia della Consulta come una semplice facoltà di aumentare il numero degli embrioni prodotti, continuando a rispettare il limite di tre embrioni che tutto il mondo cattolico riteneva giusto? Avrebbe ritenuto ancora vigente il divieto (non formalmente abrogato dalla Corte Costituzionale) di congelamento degli embrioni?

Di fronte ad un articolo del Corriere della Sera riportava le accuse della "comunità" di Cercounbimbo di non applicare la sentenza della Corte Costituzionale, il San Raffaele ha risposto, evidentemente preoccupato della propria reputazione.

Come vedremo, come i "paletti" presenti nella legge 40 erano fin dall'origine palesemente deboli e destinati a cadere (ed è puntualmente avvenuto), così chi opera nelle tecniche di fecondazione in vitro non è capace di fermarsi, perché ha già rinunciato ad ogni limite.

Giacomo Rocchi

sabato 18 luglio 2009

Un altro passo nella solita direzione?


A cosa serviva davvero la legge 40 sulla fecondazione artificiale?

A fermare il far west della provetta o a dare il timbro (e i soldi) dello Stato su (quasi) tutte le pratiche di produzione e di manipolazione dell'uomo?

Più volte abbiamo osservato che l'essenza della legge è quello di rendere lecite pratiche che, invece, avrebbero dovuto essere vietate: pratiche quali la morte programmata di decine di migliaia di embrioni, di loro selezione, congelamento, tutte conseguenza dell'ispirazione di fondo: l'embrione è un prodotto, un oggetto, non ha alcuna dignità.

L'evoluzione di questi pochi anni di applicazione della legge hanno mostrato che - come qualcuno profeticamente aveva indicato - si trattava solo di un "primo passo"; ma che gli ulteriori passi non potevano che essere nella direzione iniziale: l'eliminazione progressiva e inarrestabile di tutti i "paletti" - reali o fittizi - così da giungere ad una libertà assoluta (e finanziata dallo Stato).

E così: cancellazione del limite massimo di embrioni producibili, diagnosi genetica preimpianto autorizzata espressamente, possibilità di non impiantare alcuni embrioni, accesso alle tecniche riconosciuta anche alle coppie fertili .... cosa mancava?

Leggiamo la notizia:

FECONDAZIONE: ROCCELLA, SI INSEDIA DOMANI COMMISSIONE SU EMBRIONI IN PMA
(ASCA) - Roma, 15 lug - Si insediera' domani, presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, la Commissione di studio sulle problematiche relative agli embrioni conservati nei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). La Commissione, che sara' presieduta dal prof. Francesco D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'Universita' di Roma Tor Vergata, avra' il compito di affrontare le questioni di carattere giuridico, etico e scientifico relative alla conservazione degli embrioni nei centri di procreazione medicalmente assistita e alla formulazione del consenso informato da parte delle coppie. Ad annunciare l'insediamento della Commissione e' il sottosegretario Eugenia Roccella.''Gli embrioni non sono mero materiale biologico - spiega Roccella - e su questo sono tutti d'accordo. Ma l'Italia e' poco preparata alla loro crioconservazione. Le modalita' di gestione degli embrioni da parte degli stessi centri in cui vengono prodotti - dalla logistica alla possibilita' o meno di definire uno stato di abbandono - impongono questioni di tipo giuridico, etico e scientifico che vanno individuate per essere poi eventualmente affrontate con appositi provvedimenti legislativi. La Commissione che si insediera' domani lavorera' proprio in questa direzione contribuendo a definire la base su cui formulare le nuove linee guida sulla Legge 40''.

Ecco qui: gli embrioni congelati (ne sono stati congelati tanti dopo l'entrata in vigore della legge 40 ...) sono un costo, nessuno sa di chi sono, ma sollecitano gli appetiti dei "ricercatori" (sic!) ... non vorremo davvero perdere definitivamente il treno del business delle cellule staminali embrionali?
Aspettiamo il lavoro della Commissione ... stabilirà che, dopo qualche anno gli embrioni congelati "scadono" e sono quindi "sostanzialmente morti"? Stabilirà che gli embrioni che i genitori hanno abbandonato devono essere attribuiti alla ricerca scientifica?

Le dichiarazioni dell'on. Roccella fanno già intravedere qualcosa: come non sottolineare che gli embrioni sono definiti in negativo ("non sono mero materiale biologico") senza qualificarli in positivo (la legge li definisce "soggetti di diritto" ...); e come sorprendersi se la sottosegretaria fa riferimento anche a "provvedimenti legislativi"? Per gli embrioni scaduti e abbandonati verrà cancellato il divieto di sperimentazione e di ricerca scientifica?

Giacomo Rocchi

domenica 3 maggio 2009

Una legge imperfetta che funziona

Una coppia intenzionata a ricorrere alla fecondazione artificiale si informa su quanto è possibile fare:

La fecondazione in vitro è lecita in Italia? Si
Ogni metodo di fecondazione in vitro è permesso? Si
Per accedere alla fecondazione artificiale dobbiamo essere sposati? No, basta essere conviventi
Da quanto tempo dobbiamo convivere? Non è prevista una durata minima, basta anche solo un giorno
Come facciamo a provare che siamo conviventi? Basta un’autocertificazione
Dobbiamo continuare a convivere anche dopo? No
E i singles e le coppie omosessuali? Trovino un amico che acconsenta ad apparire convivente
Ci sono limiti di età? Basta essere maggiorenni; non vi sono limiti massimi
Ma è vero che le donne con più di 38 anni hanno scarsissime possibilità di avere un bimbo in braccio? Si, ma potete provare lo stesso
Le tecniche sono pericolose per la donna? Si, ma se vuoi puoi rischiare
Come fare se l’uomo è assolutamente sterile? Puoi portare del seme maschile al centro e autocertificare che è quello tuo: nessuno controllerà
E se l’uomo o la donna non possono dare il consenso, ad esempio se sono in coma? Basta nominare un amministratore di sostegno e potrete prelevare i gameti dalla persona in coma
La coppia deve essere sterile? Si, ma è la coppia ad autocertificare di non essere riuscita a concepire naturalmente i figli
Siamo una coppia feconda ma uno dei due è portatore di malattia virale trasmissibile: possiamo ricorrere alla fecondazione in vitro? Si
E se temiamo di trasmettere anomalie genetiche al figlio? In teoria no, in pratica si: si tratta di far redigere allo specialista del centro un certificato adatto
Quante volte possiamo tentare di ricorrere alla fecondazione in vitro? Non vi sono limiti ai tentativi; i primi tre li finanzia il servizio sanitario nazionale
Quanti embrioni possono essere prodotti in ogni ciclo? Non vi sono limiti: quanti ne volete o quanti lo specialista riesce a produrre
Ma dobbiamo trasferire tutti gli embrioni creati nel corpo della donna? No, se cambiate idea anche nessuno
Si può fare diagnosi preimpianto sugli embrioni creati prima del trasferimento? Si
Che succede agli embrioni che non vengono trasferiti? Li potete sopprimere o congelare
Ma siamo obbligati ad un trasferimento degli embrioni congelati in futuro? No
Se inizia una gravidanza ma vi sono problemi psicologici? La donna può abortire
Se la gravidanza è gemellare? Si può ricorrere all’aborto selettivo: si uccide un solo bambino
Se il bambino ha malattie o malformazioni? La donna può decidere di abortirlo
Ma è vero che le tecniche aumentano le percentuali di malformazioni o malattie congenite? Si
Vi sono problemi per i genitori e per i figli generati con la fecondazione in vitro? Si, ma ora non ci pensate …

La coppia è perplessa: non capisce se c’è qualcosa che viene vietato.
“Ma la legge 40 non era restrittiva, severa e crudele?”
“No, è una legge imperfetta, ma funziona

Giacomo Rocchi

(Fra qualche giorno dimostreremo le risposte)

martedì 21 aprile 2009

FIVET e aborto: un bilancio di morte secondo legge

Iniziamo a riflettere sull'esperienza di M. narrata nella lettera al Messaggero: dopo un ciclo fallito di ICSI in Italia, un altro ciclo della stessa tecnica in Francia, a Strasburgo che porta alla gravidanza; le diagnosi prenatali indicano che il bambino è affetto da una rara malattia genetica, la oloprosencefalia: su consiglio della ginecologa M., in grande fretta (per rientrare nei "termini" della legge 194) si reca al San Camillo a Roma e qui abortisce.

Quale è il bilancio "oggettivo" di questa vicenda? Gli embrioni prodotti e morti sono stati verosimilmente tre nel primo tentativo in Italia e un numero indeterminato in Francia (dove non esiste il limite massimo dei tre embrioni producibili che ora la Corte Costituzionale ha eliminato anche in Italia): si può pensare a dieci embrioni morti (o, in Francia, congelati) e di uno che, invece, è sopravvissuto, ma che è stato ucciso a gravidanza iniziata.

Bambini sopravvissuti: nessuno.

Vogliamo fare il bilancio dal punto di vista degli aspiranti genitori? La madre esprime il suo stato dopo l'esecuzione dell'aborto con parole che non necessitano di commenti: ma finge di attribuire la sua amarezza all'ambiente del San Camillo ("un inferno, un luogo privo di umanità e dignità"), quando è evidente che ella ha sentito quel figlio tanto cercato "strappato da dentro". La fecondazione in vitro ha reso ancora più lacerante la sua scelta: il figlio lo ha voluto a tutti i costi (a costo delle umiliazioni fisiche e della morte di tanti embrioni) e una volta ottenuto era malato ... come lo poteva accettare?

Il marito lo si vede all'inizio, nella scelta di fare fecondazione in vitro, e alla fine, mentre aspetta la moglie fuori dal San Camillo ... quale sarà il suo bilancio?

Questo disastro - qualcuno può negare che la vicenda non si possa definire così? - è stato perfettamente legale: la legge 40 permette la FIVET, pur nella consapevolezza della morte programmata di moltissimi embrioni; permette l'ICSI (una tecnica particolare in cui un solo spermatozoo viene inserito con una pipetta direttamente dentro l'ovocita: se possibile una tecnica ancora più artificiale della fecondazione in vitro "classica") che, come le statistiche mondiali dimostrano da anni, "produce" bambini con malformazioni genetiche in percentuale nettamente superiore alla FIVET (che, a sua volta, ne "produce" assai di più della fecondazione naturale); permette l'accesso alle donne 40enni (M. ha 39 anni), per le quali le probabilità di un "bimbo in braccio" si avvicinano allo zero (lo dicono le statistiche ministeriali); permette la ripetizione dei tentativi in un numero indefinito (e lo Stato finanzia i primi tre), permettendo così l'aumento degli embrioni morti e aumentando enormemente lo stress degli aspiranti genitori; permette i tentativi all'estero (è l'Europa!), dove si può fare diagnosi genetica preimpianto e sovrapproduzione di embrioni: con il risultato che si è visto ...La legge 40 permette, poi, l'aborto volontario dei pochi embrioni superstiti che hanno attecchito e hanno dato luogo alla gravidanza: mette i bambini nelle mani della legge 194 ...
E la legge 194 permette sempre l'aborto: basta fare in tempo ... Permette anche di "giocare" sulla data di inizio della gravidanza, così da rientrare nei primi tre mesi (ma anche di fare un certificato d'urgenza, che permette di non aspettare nemmeno la "settimana di riflessione"); e se non è possibile permette ugualmente l'aborto eugenetico ...

Tutto legale, niente di illecito; quanto alla maleducazione e alla disumanità dei sanitari che eseguono l'aborto, la legge non ci può fare nulla ... (che sia colpa dei troppi obiettori di coscienza?)

Come mai allora M. si sente vuota, non sente e non vede più nulla, è come pietrificata?

Giacomo Rocchi

domenica 19 aprile 2009

Una storia, il bene e il male, la gioia e il dolore

Il Messaggero del 17 aprile 2009 pubblica una lettera. La lettrice indica subito perché scrive al giornale:
"Spero che questa mia lettera possa essere d’aiuto a ogni donna che si è trovata o verrà a trovarsi nella mia stessa situazione."

La storia inizia con la decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro (nella fotografia il centro clinico di Strasburgo):
"Mi chiamo M., ho 39 anni, e vorrei raccontare la mia storia. Il grande desiderio di avere un figlio ha portato me e mio marito a fare due interventi di fecondazione assistita (ICSI), uno in Italia, purtroppo non andato a buone fine, l’altro a Strasburgo, in un bellissimo centro (pubblico!) di nome CMCO-Sihcus: finalmente resto incinta, potete immaginar l’indescrivibile gioia!"

Nascono problemi in gravidanza:
"La gravidanza sembra procedere tranquilla, fino a quel terribile giorno in cui, alla 12° settimana, ci rechiamo dalla ginecologa per fare l’ecografia di controllo: la Dott.ssa nota subito che c’è qualcosa di anomalo nel cervello del nostro piccolo, ci parla per la prima volta di oloprosencefalia, una gravissima e rara malformazione di origine genetica, che impedisce la regolare formazione del cervello del feto. Purtroppo, due giorni dopo, una nuova ecografia fatta presso uno specialista in diagnosi prenatale, conferma l’orribile sospetto! Nella mia vita si è fatta notte ed è cominciato l’inferno. "

La decisione è inevitabile:
"Su consiglio della ginecologa ci rechiamo, con la morte nel cuore, all’Ospedale S. Camillo di Roma, presso il centro per l’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) della 194, nella speranza di rientrare nei termini di Legge."

Ecco l'esperienza dell'aborto come lo ha vissuto la lettrice: prima la richiesta del certificato e la fissazione dell'appuntamento (nella foto, l'Ospedale San Camillo di Roma): "Ed è subito un colpo allo stomaco: uno scantinato buio e fatiscente, dove regna la disorganizzazione, i toni di voce sono davvero sopra le righe, anche i medici strillano in faccia ai pazienti, in barba a qualunque rispetto per la privacy. Per fortuna ci sono alcune figure “umane”, come il Dott. Di Felice, ma l’impatto è per me devastante, tanto che devo uscire da quel miserevole posto, per dare libero sfogo al dolore e all’orrore, piangendo all’aria aperta".

Due giorni dopo, l'aborto:
"Torno due giorni dopo per l’intervento, sempre con la morte nel cuore, ma mai avrei immaginato che quella prima impressione, sarebbe stata così tristemente confermata: anche in quell’orribile sezione dell’Ospedale, dove si pratica l’IVG, continuo a sentire il personale che urla, litiga, discute per questioni di lavoro, in barba alle povere malcapitate lì presenti; via vai di medici indifferenti, la sala operatoria in fondo all’angusto corridoio è aperta e ben visibile a tutti, nessuno ti dice nulla o ti da alcuna informazione, o al massimo se chiedi qualcosa, risponde in malo modo! Si sente solo urlare ordini insensati, numeri di pazienti come se fossero numeri del lotto, ricerca di cartelle cliniche che non si trovano, forse bisognerebbe farne una fotocopia, non so... Purtroppo, dopo lunga attesa, arriva il mio turno; anche in sala operatoria continuano ad urlare, tant’è che ad un certo punto non ce la faccio più, mi giro verso l’anestesista e gli chiedo di non gridare e quello per tutta risposta, mi schernisce, dicendo che è colpa dell’infermiera! La Dottoressa, fredda come un iceberg (non capirò mai come una donna possa essere così insensibile nei confronti di un’altra donna!), dice di iniziare, anche se non mi hanno ancora anestetizzato: io sento tutto, sento infilare qualcosa dentro e bruciare, muovere come se mi stessero rigirando le carni. E quando provo a dire che mi fa male, che sto sentendo tutto, l’infermiera mi grida che loro non sono mica lì per fare del male alle persone, anzi, e che siccome non sto rilassata con le gambe, sento più dolore! "

Che dolore è?
"Ma come si fa a stare rilassata, quando senti che ti stanno strappando tuo figlio da dentro insieme alle tua carne! Per fortuna, l’incubo dura pochi minuti, c’è l’orologio, vedo e sento tutto e spero solo che finisca presto. Dopo, sono morta: fuori sono viva, vedo ancora, respiro, sento, ma, dentro, sono morta e comincio a piangere e vorrei immediatamente scappare da quel posto tremendo. Mi fanno l’eco di controllo, facendo battute sul mio nome (forse per sdrammatizzare!?), poi mi dicono di stare un po’ sdraiata, perché potrei avere giramenti di testa, ma io vorrei solo fuggire da lì. Finalmente tornano e mi chiedono se sto bene, io rispondo freddamente di sì, le altre mie compagne di sventura sono lì che vomitano e si contorcono dai dolori; io mi vesto, non sono più nulla, e scappo via da quel luogo infernale, orribile, da quell’incubo… Fuori, per fortuna, mi aspettano: c’è mio marito, mia sorella, i miei amici, sono fortunata, ho visto tante donne venire lì da sole, senza nessuno a dar loro conforto, sostegno; ma dentro mi sento vuota, non sento e vedo più nulla, sono come pietrificata."

La lettrice esprime il suo giudizio sulla vicenda:
"E’ una vergogna che esista un posto del genere! Nessuna donna che abortisca volontariamente, qualunque sia il motivo che la spinge a farlo, dovrebbe mai trovarsi in un tale inferno, in quel luogo privo di ogni umanità e dignità."
Si tratta soltanto di un caso di malasanità? Chi è la vittima in questa vicenda? Dove è il bene e dove è il male di quanto accaduto?
Cercheremo di capire cosa ci insegna questa storia.
Giacomo Rocchi

lunedì 2 febbraio 2009

Per quanto dureranni i silenzi e i compromessi sulla fecondazione extracorporea?

(ANSA) - ROMA, 31 GEN - A cinque anni dalla legge 40 sulla procreazione assistita e 30 mila embrioni crioconservati, anche il mondo della ginecologia cattolica si interroga sul destino di quei circa 7 mila embrioni orfani. La proposta che arriva oggi, in occasione della 31/ma Giornata della vita al Policlinico Gemelli, e' quella di consentirne ''l'adozione per la nascita'', in modo da non farli morire senza essere mai nati. A spiegarlo e' Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell'Universita' Cattolica, nell'incontro con i docenti delle cinque facolta' di ginecologia di Roma. Il problema riguarda i 3.740 embrioni per cui vi e' stata una espressa rinuncia ad un futuro impianto da parte dei genitori, e un numero indefinito, ''stimabili in altri 3.300 circa'', secondo Lanzone, di cui non si riescono a rintracciare i genitori. Tra le opzioni possibili, Lanzone ha parlato della 'distruzione, della ricerca e dell'adozione''. Se la distruzione per un eventuale deterioramento dell'embrione e' da rifiutare, ''perche' non provato e non dimostrato - ha spiegato - anche l'ipotesi ricerca e' da rifiutare, perche' si e' visto che le staminali ricavabili da cellule adulte o cordonali hanno dato piu' frutti di quelle embrionali su questo fronte''. Rimane dunque l'ipotesi dell'adozione per la nascita ''da una coppia che li desidera - ha proseguito Lanzone - Cosa che secondo me non sarebbe configurabile come una fecondazione eterologa o un utero surrogato, proprio per le alte motivazioni etiche alla base del gesto''. Se cio' fosse autorizzato, considerando che allo scongelamento sopravvive il 50-80% degli embrioni, e che su 100 scongelati 4-5 arrivano alla nascita, ''avremmo 400 nuovi nati - ha concluso - che non e' poco. Il mondo va avanti e sarebbe opportuno prendere una decisione su tale problema''. (ANSA).

Ecco gli effetti del silenzio sulla fecondazione extracorporea. Contiamo i morti e cerchiamo soluzioni per i pochissimi sopravissuti.
Come non scandalizzarsi di fronte ai pADRONI della vita, essi rubano la dignità all'uomo per denaro. I frutti sono quasi tutti di morte, per manipolazione in laboratorio, per congelamento, per selezione tramite l'aborto volontario.... Ma queste non sono morti naturali! Sono il bilancio di morte di un business che strumentalizza la vita umana.
Come non rendersi conto che il silenzio sull'ingiustizia della legge 40, e sulla fecondazione extracorporea in genere, stia diventando l'autostrada della perdita delle coscienze nei confronti dell'inestimabile valore della vita?