sabato 30 agosto 2008

2008: In America si vota “sull’aborto”, in Italia non ancora.

In America le presidenziali alla Casa Bianca si giocano sull’aborto. È notizia di questi giorni. La posizione prolife o prochoice di questo o di quel candidato ne determina la vittoria. In Italia guai a mettere l’aborto al centro di una campagna elettorale. Si grida allo scandalo. Si invoca subito “l’anarchia dei valori”. Al massimo si può arrivare a presentare una “lista di scopo nazionale”, “pazza”. Tutto possibile, solo se condito con pomodori e uova al rilancio. E chi scrive ne sa qualcosa.

Negli Stati Uniti invece le questioni etiche sono da sempre al centro dell'attenzione della gente comune. Nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto in campagna elettorale.

L’aborto fa notizia. Lo si percepisce sfogliando giornali e riviste di informazione. Come dimenticare il Time, che in passato non aveva avuto alcuna remora a sbattere in prima pagina l’immagine dell’aborto chimico e della pillola Ru486?

L’aborto entra prepotentemente nel confronto elettorale. I sondaggi dimostrano la sensibilità degli elettori alle posizione prochoice dei candidati.

In questi giorni, negli Stati Uniti, si stanno giocando le ultime tappe della campagna per le presidenziali e i candidati dichiarano le loro posizioni in materia di tutela della maternità. Da una parte il repubblicano John McCain, che ha chiesto un emendamento costituzionale che vieti l’aborto, rendendo cosi ancora più rigida la posizione del suo partito sull’argomento. Dall’altra parte il democratico Barak Obama, sempre più convinto sostenitore dell’aborto, tanto da arrivare a scegliere come vice il senatore sessantaquattrenne Joe Biden, cattolico prochoice.

La storia si ripete, adesso come allora. Nel 2004 la campagna elettorale del candidato democratico John Kerry cattolico e “per la libertà di scelta” era stata segnata dalle prese di posizione di una piccola ma significativa minoranza di Vescovi statunitensi. Per gli alti prelati infatti un politico cattolico che non fosse assolutamente contrario all'aborto non poteva ricevere la comunione. Oggi è l'Arcivescovo di Denver, Charles Chaput, a sostenere che l'appoggio di Biden al diritto di aborto e' ''gravemente sbagliato'' e che pertanto anche Biden dovrebbe evitare di fare la comunione quando va a Messa. Pertanto il dilemma del 2004 che portò Bush a vincere su John Kerry, con una risicata ma decisiva maggioranza del voto dei cattolici, potrebbe di nuovo riproporsi. Infatti negli Stati Uniti i cattolici sono l'ago della bilancia, perché rappresentano circa un quarto degli elettori e perché sono decisamente influenti in quegli Stati già in passato cosi' decisivi, come il Texas o l'Ohio.

E sul fronte dell’associazionismo prolife?

In America in questi giorni entra in scena a Denver, in Colorado, la "American Right to life Action" con un' enorme cartello contro l'aborto. Misure già da guinnes dei primati, 120 metri per 200 metri. Una scritta, a caratteri cubitali, sulla collina fuori dalla sede della Convention finale di Obama: "Destroys uNborn Children", "annienta i bambini non nati”. Dove le maiuscole cosi' sistemate indicano l'acronimo del partito democratico, Democratic National Convention. Il tutto allegato ad un coraggioso comunicato stampa: "Migliaia di persone vedranno la scritta e avranno qualcosa a cui pensare: ogni vita deve essere protetta e amata, ma nominando Barak Obama, il partito democratico sostiene l'uccisione di bambini grandi abbastanza da udire la voce della madre che li porta in grembo". Lotta all’ultimo sangue.

In Italia invece raccogliamo firme. Lanciamo progetti e seminari di bioetica. Mandiamo in parlamento politici che dell’aborto non intendono neppure discutere. Parole, parole, parole.

Alla fine dobbiamo accontentarci solo di pomodori e uova per sentirci protagonisti?

Se pochi giorni fa è stato detto in apertura al Meeting di Rimini che “i valori della vita umana e della famiglia, della concezione della persona e dello Stato, pur essendo illuminati dalla fede sono anzitutto bagaglio della buona ragione”, allora come si gioca in Italia il nostro impegno prolife, per osare ancora di più?

Eraldo Ciangherotti

Vicepresidente Federvita Liguria

Presidente del Centro Aiuto Vita Ingauno

mercoledì 27 agosto 2008

Mi sono accorta a partire dalla mia esperienza di come il testamento biologico non abbia senso


Pubblichiamo l'intervento di Giancarlo Cesana e di Sylvie Menard al Meeting, da ilsussidiario.net:
Il Meeting di Rimini affronta anche uno degli argomenti più scottanti del dibattito culturale e medico degli ultimi anni: nell’incontro “Misurare il desiderio infinito? La qualità della vita” si parla di eutanasia e di malati terminali. Giancarlo Cesana, docente di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Milano Bicocca, pone il livello della questione: «Possiamo misurare solo ciò che dipende da noi, ma la vita è qualcosa che ci sfugge, non ce la siamo data noi e non possiamo aggiungervi un solo attimo. Questo vuol dire che è mistero». Il malato, secondo Cesana, sta diventando un disturbo per la società: si cerca di negare che anche una persona con la diagnosi di tre mesi di vita possa essere protagonista. La malattia ci mette davanti all’evidenza, ancora una volta, che la vita non è di nostra proprietà. «Oggi – continua il professore – è la medicina che detta le regole della vita e non, come dovrebbe essere, il contrario». Conclude domandando: «Chi allora è in grado di stabilire la qualità della vita?»Interviene all’incontro anche la dottoressa Sylvie Menard, consulente del Centro di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, allieva di Umberto Veronesi e arroccata sulle posizioni del maestro fino all’avvento di un fatto: «Quando mi sono ammalata di tumore, ho dovuto rielaborare il giudizio che avevo sulla condizione della malattia, poiché era un giudizio formato sulla condizione di altri. Poiché la vita diventava più breve, l’ho scoperta come più preziosa». Un esempio di come un giudizio sulla qualità della vita di un malato, dato da un sano, possa essere poi suscettibile di cambiamenti. «Tanti malati terminali – spiega la Menard – reagiscono alla loro condizione nel senso di un maggiore attaccamento alla vita. Mi sono accorta a partire dalla mia esperienza di come il testamento biologico non abbia senso, perché fatto dall’individuo ancora in una condizione di sanità». La professoressa paventa poi un rischio ancora maggiore derivante dalla possibile pratica dell’eutanasia: che diventi il “rimedio” ad un buco nei compiti dell’assistenza sanitaria.Cesana conclude in conferenza stampa con un accenno anche al recente caso Englaro: «Il padre di Eluana non ha agito come ha fatto per motivazioni economiche. Lui considera ormai la figlia morta, e questo non lo può sopportare. Al contrario le suore sopportano la condizione della figlia. Perché ostacolarle nel farlo? Allora il caso Englaro non è solo impedire la vita, ma anche impedire la carità. Ricordiamoci che la medicina è nata per curare, non come capacità di guarire».

mercoledì 13 agosto 2008

Rapporto UNFPA, conta solo la salute riproduttiva


Evidenziamo un interessante articolo pubblicato dall'ottimo sito SVIPOP (Sviluppo e Popolazione)
di Stephen Braunlich
Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) ha recentemente pubblicato il suo Rapporto annuale 2007, concentrato principalmente sul lavoro dell’organizzazione nel campo della “salute sessuale e riproduttiva”. La natura radicale del documento è svelata dal numero di volte in cui ricorrono certi temi. In 36 pagine “salute riproduttiva” e “diritti riproduttivi” – usati come eufemismo per intendere aborto – sono citate 80 volte.
Le più diffuse cause di morte come malaria e tubercolosi non vengono menzionate affatto. L’acqua pulita, notoriamente uno dei più gravi problemi nei Paesi poveri, non trova alcuno spazio mentre una sola citazione è dedicata alle fognature, la cui mancanza è una delle principali cause di morte nei Paesi in via di sviluppo.
Il Rapporto annuale rivela che nel 2007 più della metà delle spese dell’UNFPA sono andate per programmi di salute riproduttiva, per un costo di 146,6 milioni di dollari. Anche esaminando regione per regione, la maggioranza dei fondi è stata spesa in iniziative per la salute riproduttiva. Sebbene l’UNFPA si rifiuti di dare conto dei dettagli dei propri programmi e nel rapporto annuale manchi una contabilità finanziaria dettagliata, vi troviamo però la presentazione di alcune iniziative dell’agenzia.
Tra queste lo sviluppo nel 2007 di “linee guida e protocolli per i servizi di salute riproduttiva” nell’ex repubblica sovietica della Georgia. Per capire concretamente le pratiche sul campo si deve però guardare altrove. I comunicati stampa dell’UNFPA ci informano così della presenza di "squadre mobili per la salute riproduttiva" in Georgia che distribuiscono contraccettivi, inclusi i kit per inserire la spirale (IUD, intra-uterine devices), che può avere anche effetti abortivi [è intrinsecamente abortiva - ndr vv.].
Il rapporto rivela anche le tecniche usate per promuovere i programmi dell’UNFPA tra i minorenni. Al proposito l’UNFPA ha collaborato con il governo libanese per creare lebteen.com, un sito che incoraggia gli adolescenti a usare la pillola del giorno dopo. Promossa come “contraccezione d’emergenza”, la pillola può in realtà agire da abortivo causando l’espulsione dell’uovo fertilizzato [anche questa è intrinsecamente abortiva, impedisce l'impianto dell'embrione - ndr vv.].
Tra le iniziative più significative presenti nel Rapporto troviamo il nuovo “piano strategico”, che guiderà l’agenzia fino al 2011. Uno dei principali obiettivi è l’accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015 da raggiungere attraverso la promozione dei “diritti riproduttivi” – termine definito sul sito dell’UNFPA come inclusivo del diritto alla privacy – comunemente intesi come sinonimo di aborto. Il piano si concentra anche sulla salute mentale come “aspetto integrale della salute riproduttiva”. Negli Stati Uniti e altrove la “salute mentale” è stata usata come pretesto per espandere il diritto all’aborto oltre i casi dove è in gioco la salute fisica della madre.
Gli indicatori che l’UNFPA userà per misurare il successo del suo piano includerà l’aumento del numero dei paesi che elargiranno fondi pubblici per i servizi di salute riproduttiva e la prevalenza nell’uso dei contraccettivi.
Un altro obiettivo del piano strategico è l’esercizio dei “diritti riproduttivi” da parte di donne e adolescenti. Questo obiettivo include l’uso del sistema dei diritti umani per espandere i “diritti riproduttivi” e integrarli nelle politiche nazionali sul rispetto dei diritti umani. Il successo dell’iniziativa sarà misurato dal numero di paesi che inseriranno i “diritti riproduttivi” tra i diritti fondamentali riconosciuti dalla giurisprudenza e dall’aumento di leggi che incorporano questi diritti.

L'eutanasia nel pensiero di Oriana Fallaci

Si ritorna a parlare di Oriana Fallaci a seguito dell'uscita, questa estate, del libro postumo 'Un cappello pieno di ciliege'. Interessante ripescare qualche pensiero di Oriana Fallaci nella famosa intervista rilasciata al Foglio nel 2004, prendo spunto dall'Articolo pubblicato nel sito del Movimento Ecclesiale Carmelitano visibile qui

(Parlando della morte di Terry Schindler)
Quindi secondo lei, i primi responsabili sono i magistrati?
"...Oggi in America il rischio della dittatura non viene dal potere esecutivo: viene dal potere giudiziario.. E nel resto dell'Occidente, lo stesso. Pensi all'Italia dove, come ha ben capito la sinistra che se ne serve senza pudore, lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Inpuniti e impunibili, sono i magistrati che oggi comandano. Manipolando al Legge con interpretazioni di parte cioè dettate dalla loro militanza politica e dalle loro antipatie personali, approfittandosi della loro immeritata autorità e quindi comportandosi da padroni come i Padreterni della Corte Suprema statunitense... Chi osa biasimare o censurare o denunciare un magistrato, in Italia? Chi osa dire che per diventar magistrato bisognerebbe essere un santo o almeno un campione di onestà e di intelligenza, non un uomo di parte e di conseguenza indegno d'indossare la toga? Nessuno. Hanno tutti paura di loro".

E al secondo posto delle responsabilità chi ci mette?
"...A pari merito ci metto i medici anzi i becchini travestiti da medici che ai magistrati hanno fornito gli elementi necessari ad emettere quella sentenza di morte. Che hanno definito Terri un cervello spento, un corpo senz'anima, un essere in stato vegetativo irreversibile... Oggigiorno Ippocrate non va più di moda e nella maggior parte dei casi la medicina è un business, un cinico strumento per arraffare soldi o tentare di ottenere lo screditato premio Nobel. Però so che lo stato vegetativo non è la morte cerebrale e che il termine stato-vegetativo-irreversibile è molto controverso...
[.......]
E l'eutanasia?
"...La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta. Ma predicarlo non serve a nulla. Forse grazie ai kamikaze, alle loro stragi alle loro decapitazioni, l'islamico Culto della Morte sta avanzando in Occidente a un ritmo inesorabile. Sta conquistando l'America dove in Florida, in California, nel Vermonti, in Alabama, nell'Oregon, nel Michigan passano leggi sul suicidio assistito. E sperare che ciò non avvenga anche in Europa, in Eurabia, quindi in Italia, è ormai vano. 'L'onda si rovescerà sull'Europa, sull'Italia dove si copiano sempre sempre gli altri', ha ben scritto Gianluigi Gigli sull'Osservatore Romano.
[…]
Il famoso Living-Will o testamento Biologico con cui una persona chiarisce se in caso di grave infermità vuole vivere o morire...
"...E' una buffonata. Perché nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile fare gli eroi antelitteram, annunciare che dinanzi al plotone di esecuzione sputerai addosso ai tuoi carnefici come Fabrizio Quattrocchi. Inutile dichiarare che in un caso simile a quello di Terri vorrai stacacre-la-spina, morire stoicamente come Socrate che beve la cicuta. L'istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile...E se nel testamento biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto t'accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell'ombelico ma non sei più in grado di dirlo?"
[…]

martedì 12 agosto 2008

No a una legge sul testamento biologico, sì a una legge per riaffermare principi stravolti

Divulghiamo volentieri l'articolo del prof. Alberto Gambino pubblicato su il sussidiario.net

Caro Direttore,
dinnanzi ad alcune diversità di vedute se intervenire o meno per legge per porre rimedio ai nefasti esiti della sentenza della Cassazione (e della Corte d'Appello di Milano che ne dà attuazione) sul caso Englaro, formulo alcune brevi osservazioni.

Il codice deontologico dei medici sicuramente dà risposta negativa ai comportamenti tenuti sia nel caso Welby, dove il medico si è fatto strumento di attuazione della volontà del paziente di porre fine alla sua esistenza, sia nel caso Englaro dove il padre-tutore chiede che un medico stacchi il sondino di sostentamento della figlia.

In entrambe le vicende, tuttavia, la giurisprudenza - di merito, nel caso Welby, e di legittimità nel caso Englaro - hanno consentito tali situazioni.

Per via giurisprudenziale sono stati a riguardo introdotti due istituti giuridici che sintetizzo così: l'esimente dell'adempimento del dovere di attuare un c.d. diritto di autodeterminazione del paziente, che esclude la punibilità nel reato di omicidio del consenziente (caso Welby); il testamento biologico presunto, che, in caso di irreversibilità dello stato vegetativo del paziente, legittima il tutore a porre in essere l'interruzione dell'alimentazione artificiale (caso Englaro).

Che fare dinnanzi a questo progressivo scivolamento della libertà di rifiuto di intervento sul proprio corpo, trasformato dalla giurisprudenza in "diritto di autodeterminazione", attuabile da terzi (caso Welby), e, in caso di irreversibilità dello stato vegetativo del paziente, addirittura desumibile da testimonianze e presunzioni (caso Englaro)?

Certamente la via maestra è il ravvedimento dei giudici di legittimità, che tornando sui propri passi, ripristinino l'interpretazione corretta della libertà di consenso all'intervento, che è prerogativa personalissima, non delegabile a terzi, non esercitabile se non dal suo titolare nell'imminenza dell'intervento medico. E a questo esito sono chiamati a prodigarsi tutti quelli che hanno a cuore che il nostro ordinamento continui a porre al centro la libertà e l'integrità della persona con la sua soggettività giuridica, non trasformandola in un oggetto disponibile, come se fosse una cosa.

Nel breve periodo, tuttavia, la Cassazione verrà chiamata non già a rivedere le sue posizioni - essendo in questo senso necessario un altro drammatico caso che arrivi, di grado in grado, fino ai giudici supremi - ma a verificare che la Corte d'Appello di Milano abbia applicato correttamente i pur inaccettabili principi descritti (irreversibilità della condizione vegetativa del paziente, ricostruzione per presunzioni della sua volontà). È questo il senso del ricorso della Procura avverso il decreto di autorizzazione del distacco del sondino da parte dei giudici d'Appello. E dalle notizie che giungono sembra che sia soprattutto il tema dell'irreversibilità dello stato vegetativo ad essere sub iudice.

Quale che sia la decisione della Cassazione su questo punto, rimarrà comunque intatta l'impostazione giurisprudenziale data alla vicenda che - ripeto - è riassumibile nell'aver i giudici di legittimità introdotto per sentenza la figura del testamento biologico presunto, che nel caso Englaro opera come esimente del reato di omicidio (del consenziente?) e che probabilmente troverà proseliti in altri giudizi di merito. A questo punto si tratta di decidere se aspettare una prossima e lontana Cassazione che cambi orientamento, oppure considerare l'intervento del legislatore, se non addirittura quello della Corte costituzionale che potrebbe comunque essere investita nel corso di un altro procedimento della questione di legittimità costituzionale di norme del codice civile - come quelle sulla rappresentanza e sulla tutela degli incapaci - ove interpretate in contrasto con il diritto alla vita.

Come potrebbe intervenire, dunque, il legislatore?

Non certamente con una normativa sul testamento biologico, espressione paradossale e ambigua, come se d'un tratto si potesse disporre per testamento di un bene giuridicamente indisponibile, il bios, la vita appunto.

Un intervento legislativo secco e lineare (con normativa ad hoc oppure inserito in un provvedimento più ampio sull'alleanza medico-paziente o sulla tutela della vita umana in sofferenza) dovrebbe riaffermare i tre principi disattesi dai giudici di Cassazione, e cioè che: 1) il consenso informato riguarda solo le persone consapevoli e coscienti, in grado di esprimerlo ed esercitarlo personalmente; 2) tutto ciò che dovesse essere stato espresso in precedenza non è vincolante per il medico e non può in alcun modo riguardare il rifiuto di terapie, di trattamenti salvavita, di alimentazione e idratazione anche artificiali; 3) nessuno può farsi esecutore della volontà del paziente di interrompere un trattamento vitale. Così dando stabilità normativa all'unica ipotesi tollerata dalla Costituzione italiana e cioè che il rifiuto di un intervento sul proprio corpo sia esercitato personalmente e in piena autonomia rispetto all'attivazione e alla persistenza temporale.

A questo punto anche i magistrati più spregiudicati e creativi non potranno che tornare ad applicare il principio che sulla vita umana i giudici non decidono.

(Alberto Gambino, Professore ordinario di Diritto privato all'Università Europea di Roma)

mercoledì 6 agosto 2008

Campagna contro l'abbandono ....


"Per contrastare la prima causa del fenomeno del randagismo, vale a dire l’abbandono dei cani, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha avviato a partire dal 9 luglio una campagna di sensibilizzazione realizzata in collaborazione con il noto fotografo Oliviero Toscani.L’immagine della campagna presenta un cane abbandonato che, rivolgendosi direttamente all’osservatore gli pone un quesito di coscienza: “Tu di che razza sei? Umana o disumana?”. Questo è il claim della campagna che rovescia provocatoriamente un interrogativo che generalmente l’uomo si pone quando parla di animali......................
La campagna sarà visibile nelle aree di servizio e di rifornimento carburante, sia negli ambiti urbani che extraurbani, sulle grandi vie di comunicazione e nelle autostrade.I formati dei cartelloni pubblicitari saranno in prevalenza 6x3 metri e 4x3 metri. In tutto i poster saranno circa 1.600.Per quanto riguarda la stampa saranno utilizzati, con formati diversificati (prevalentemente a "mezza pagina"), oltre ai principali quotidiani a diffusione nazionale, i free press e i quotidiani a diffusione locale, in particolare quelli distribuiti nelle regioni del centro sud. La campagna sarà particolarmente intensa nelle regioni meridionali, dove il fenomeno dell’abbandono risulta più diffuso."


L'ennesimo insulto alla dignità umana, non per l'abbandono degli animali -cosa comunque spregevole-, ma per il silenzio sull'abbandono dei bambini in grembo alle madri che alla mercé della legge 194 sull'aborto, quando non desiderati, vengono uccisi, nei nostri ospedali, con spese a carico della collettività. Tutto questo nella quasi indifferenza generale. Al più si difendono i diritti delle madri e si auspica una migliore applicazione della legge della morte, ossia della legge 194.

Spiego ai miei bimbi di 5 e 7 anni che alcune mamme in collaborazione con dei medici talvolta uccidono i bambini che crescono nelle loro pance..... essi rimangono increduli che gli adulti possano uccidere un bambino innocente. Non riescono a capacitarsi che si possa permetter tutto ciò, la loro incredulità è segno di un senso di giustizia innato che pervade chi ha ancora l'innocenza di capire l'orrore del peggiore degli omicidi.
Uccisione deliberata, cruenta, fortemente crudele, di un bimbo innocente nel grembo materno. I bimbi uccisi dall'aborto soffrono atrocemente, non hanno diritto ad una morte dolce, la loro eutanasia è un omicidio violento , strazio del debole corpo, tutta l'anestesia viene preservata per le coscienze di un popolo italiano che non sa far altro che difendere, per meglio applicare, la legge 194 sull'aborto.
Ma ritorniamo al ministero della salute, come mai si spendono milioni di euro contro l'abbandono degli animali e al tempo stesso si finanzia il genocidio degli abortiti?
Certo praticamente da quando sono nato vedo questi cartelli con i cani che ti guardano dai muri delle strade.... con scritto 'non abbandonarmi' ....... spezzare la tradizione potrebbe andare contro l'opinione pubblica. Tanto più inserire un cartellone del tipo di cui sotto..... la sollevazione politica sarebbe trasversalmente unanime nel denunciare la violenza visiva.
Andiamo avanti, VIVA LA VITA.