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giovedì 17 luglio 2014

Riflesso condizionato? Mons. Crepaldi, Domenico Delle Foglie e la battaglia contro la fecondazione artificiale

Lo hanno fatto di nuovo!

Il Servizio di Informazione Religiosa diretto da Domenico Delle Foglie, così riassume l'intervento di mons. Crepaldi sulle azioni da intraprendere dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa:
"È “sul piano culturale” che “va combattuto questo processo di eliminazione della natura e della natura umana”. Da qui la richiesta di “una grande mobilitazione”, poiché “l’opposizione culturale alla fecondazione sia omologa sia eterologa, la proposta di una visione bella e libera della sessualità, della vita coniugale, della famiglia naturale, di un modo umano di amarsi, di accogliere la vita e provvedere ad essa, di educare i figli per introdurli nel mondo consapevoli della loro dignità, devono diventare di massa”. E “alla lotta culturale - prosegue - deve aggiungersi un forte impegno collettivo, da parte di singoli e gruppi associati”, da condursi “nella scuola, nelle strutture sanitarie, nelle amministrazioni locali”, nonché un impegno politico e legislativo. “Governo e parlamento - chiede mons. Crepaldi - devono prendere in mano l’intera questione”, impegnandosi “contro la fecondazione eterologa anche nella forma di approvazione di leggi che ne riducano sul piano pratico gli effetti negativi”.
Vedete? L'opposizione alla fecondazione omologa deve essere "culturale", mentre sul piano legislativo Governo e Parlamento devono "impegnarsi" contro la fecondazione eterologa, anche nella formazione di leggi che ne riducano sul piano pratico gli effetti negativi".
Quindi: il vescovo di Trieste avrebbe dato un'indicazione chiara ai politici "amici": concentrarsi solo sull'azione per ridurre i danni derivanti dalla sentenza della Corte Costituzionale; lasciar perdere le azioni contro la legge 40 - che, di per sé, non produce "effetti negativi" - perché, per contrastare la fecondazione artificiale omologa l'unica battaglia è quella di "opposizione culturale".
(Insomma: mons. Crepaldi avrebbe benedetto le iniziative dell'on. Roccella.)

Su Tempi e La Nuova Bussola Quotidiana (e poi sul sito dell'Osservatorio Van Thuan) abbiamo potuto leggere il testo integrale dell'intervento di Mons. Crepaldi. Riporto il passo finale:
Governo e Parlamento devono prendere in mano l’intera questione della fecondazione eterologa dopo la sentenza della Corte costituzionale, come si evince, tra l’altro, da alcuni passaggi della stessa motivazione della Corte e da alcuni obblighi che derivano dall’Unione europea. Se l’obiettivo finale di tale impegno deve essere il divieto legislativo di ogni tipo di fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa, a fronte della situazione venutasi a creare è opportuno far tesoro di quanto insegnato dall’enciclica Evangelium vitae di San Giovanni Paolo II, che giustifica le iniziative intraprese per ridurre gli effetti negativi sul piano pratico. Come afferma il paragrafo 73 dell’enciclica, infatti, quando sia pubblicamente nota l’opposizione del parlamentare ad una legge, sia nel suo spirito che nella sua lettera, e garantito l’impegno personale a lottare contro i suoi presupposti culturali e i sui contenuti materiali, egli può dare il suo assenso ad una legge che, pur non essendo soddisfacente in quanto ancora impregnata di elementi eticamente non giustificabili, riduca gli effetti negativi di una legge precedente. Questo è il contesto dottrinale e pratico che motiva in questo momento un impegno in Parlamento contro la fecondazione eterologa anche nella forma di approvazione di leggi che ne riducano sul piano pratico gli effetti negativi. Nonostante le diversità culturali delle forze politiche e nonostante molte di esse abbiano espresso una posizione consenziente rispetto ad alcuni aspetti della deriva in atto, è possibile ed auspicabile, con la buona volontà di tutti e con l’uso del buon senso, intervenire con una legislazione correttiva e di contenimento, in attesa che l’impegno generale per una rinnovata responsabilità politica renda possibile in futuro una legge giusta in materia e senza minimamente diminuire – anzi! – l’impegno nel Paese perché questo avvenga.
Ognuno confronti il testo e la sintesi fattane da S.I.R. e tragga le conclusioni.
Io mi limito a notare che la sintesi non riporta né il passaggio secondo cui "l’obiettivo finale di tale impegno deve essere il divieto legislativo di ogni tipo di fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa", sia quello che definisce la legislazione "correttiva e di contenimento" come provvisoria ("in attesa che ..."), sia, infine il riferimento ad una "legge giusta", che evidentemente è quella che impedisce ogni fecondazione, eterologa od omologa che sia.
Il S.I.R. censura il Vescovo di Trieste e riporta solo i passi che dimostrano la bontà della battaglia politica qui ed ora ...

Nessuno stupore! Vi ricordate? Già nel dicembre 2008 la sintesi della Dignitas Personae presente nel sito internet del Movimento per la Vita si "dimenticava" di vari passaggi tra cui i seguenti: "Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell'atto coniugale" oppure "L'esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l'embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate". 

E, del resto, la espressione "legge giusta" forse è un po' troppo "dura" per chi, quale portavoce di Scienza e Vita, esaltava la legge 40, il suo "sano trasversalismo che aveva portato alla riduzione del danno", il clima "propositivo e costruttivo che aveva portato alla sua approvazione" ...

Qualche considerazione da parte di chi, come chi scrive, non è mai voluto entrare in questioni strettamente ecclesiali: 
1. Mons. Crepaldi - la cui autorevolezza è indiscussa e che qui ribadiamo! - stia attento ad interpreti interessati. 
2. La posizione di chi - come il Comitato Verità e Vita - da sempre sostiene che l'unica legge "giusta" sulla fecondazione artificiale è quella che vieta ogni tipo di fecondazione in vitro, sia omologa che eterologa, trova un'ulteriore conferma. Questa è la vera battaglia! Una battaglia culturale e legislativa per vietare queste tecniche antiumane che trasformano il figlio in un diritto e portano inevitabilmente con sé il ricorso all'eterologa, la morte di innumerevoli embrioni, la selezione eugenetica, gli esperimenti sull'uomo!
3. Se qualche politico è interessato a ridurre gli effetti negativi della legge 40 e della sentenza della Corte Costituzionale: buon lavoro! Se, però, vorrà richiamarsi alle parole di Mons. Crepaldi e all'Evangelium Vitae n. 73, ci aspettiamo di sentirlo proclamare pubblicamente e ad alta voce "la sua opposizione alla legge 40, sia nel suo spirito che nella sua lettera, l'affermazione che essa  è impregnata di elementi eticamente non giustificabili e il suo impegno per l'approvazione di una legge giusta in materia che vieti ogni tipo di fecondazione in vitro".

Giacomo Rocchi

venerdì 1 ottobre 2010

Il vescovo, il politico cattolico, il medico cattolico, il giurista cattolico








Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione Medici Cattolici, è ottimista: "'Sembrano profilarsi dei promettenti spazi di confronto diretti a ricondurre la disciplina dell'interruzione volontaria della gravidanza in un contesto rigoroso e non ideologico, quanto più' possibile corretto perché' indirizzato non a sancire un inesistente diritto ma solo a scongiurare il prosperare di fenomeni speculativi legati alle pratiche clandestine ed il connesso insorgere di gravi rischi per la salute della gestante''. Saraceni ha quindi osservato come vi sia ''una più' concreta disponibilità a riconsiderare gli istituti giuridici inseriti nella legge 194 con l'intento non di cancellare la disciplina, ma piuttosto di correggerla in modo tale che essa divenga, così come del resto prevedeva il legislatore, piu' efficace strumento tanto di sostegno delle gestanti quanto di salvaguardia della salute della donna''. ''Un cammino difficile - ha concluso Saraceni - ma percorribile che dobbiamo avviare senza esitazioni''.

Dionigi Tettamanzi, Vescovo di Milano e assistente dei medici Cattolici, concorda: "Nell’alveo della legge è possibile realizzare delle mo­dalità operative a favore della vita che ci sono offerte dalla legge stessa, una legge aperta all’operatività a tutela della vi­ta. Ho l’impressione – aggiun­ge – che si applichi la 194 sen­za adeguata attenzione al suo dettato complessivo che è molto più impegnativo di quanto non venga inteso nel­l’interpretazione comune. L’impegno che dobbiamo as­sumere – conclude – è quello di conoscere questa legge nei suoi particolari per compiere passi in difesa della vita".

Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute e politico cattolico, non pare avere dubbi: "Ade­guare una legge vecchia alla nuova realtà. Il quadro della legge resta lo stesso, ma servo­no linee guida che passino per la conferenza Stato-Regioni e non siano, quindi, più eludibi­li. Anzitutto biso­gna applicare la prima parte della legge, e se per trent’anni questo non è stato fatto, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Su questo tema credo vi sia una maggioranza che la pensa così, anche più larga di quella che c’è in Parlamento ... oggi abbiamo questa frontiera: difendere la 194, cioè difendere il fatto che si abortisca nelle strutture pubbliche. Altro punto a favo­re della legge: non è eugeneti­ca, mentre la diagnosi pre-im­pianto, se formalizzata, intro­durrebbe uno specifico prin­cipio eugenetico".

Chiude Luciano Eusebi, giurista insigne: "Nella legge c’è poi spazio per una maggiore alleanza con la don­na, con la valorizzazione del colloquio per prevenire la scel­ta abortiva"
Visto che i lusinghieri giudizi sul legislatore del 1978 provengono tutti dal mondo cattolico potremmo suggerire ai vescovi italiani che pensano ad una "scuola di formazione per i politici cattolici" di invitare come relatori coloro che scrissero la legge 194 e, magari, anche il sen. Andreotti a spiegare "perché era giusto firmare la legge 194 sull'aborto"...
Ma visto che questo non è un blog cattolico, poniamo soltanto una domanda: in quei discorsi così ottimistici circa i "tempi nuovi"; così interessati al "vero contenuto della legge 194"; così preoccupati per la salute delle donne e la pratica dell'aborto clandestino ...
in quei discorsi i bambini uccisi dove sono?

Giacomo Rocchi

sabato 7 agosto 2010

Un'Agenda bioetica o le solite bufale?


Come fa un Governo a scrivere la propria “agenda bioetica” utilizzando dati falsi?

E’stata presentata l’agenda bioetica del Governo, un documento nel quale si rivendica una linea costante dell’esecutivo e si indicano delle linee di azione per il futuro.
Sembrerebbe una buona notizia (anche se i politici sono soliti proclamare pubblicamente le proprie ottime intenzioni per il futuro e i cittadini hanno imparato che i proclami sono una cosa, ma le effettive realizzazioni sono un’altra …).
Ma la lettura del documento fa scoprire come questa “linea di azione” si fondi su affermazioni false e così, giunga a propositi non condivisibili.

Sentiamo cosa dice il governo:
La legge 194 che consente, a certe condizioni, l’interruzione della
gravidanza, non considera l’aborto come diritto ma come estrema e dolorosa
ratio, da evitare, ove possibile, con interventi di prevenzione a favore della
vita
”.
L’affermazione è gravemente falsa: la legge 194, nei primi novanta giorni dal concepimento, riconosce l’aborto come un diritto individuale assoluto della donna, che può interrompere la gravidanza sulla base della sola volontà e per qualunque motivo; nei mesi successivi la legge permette, per di più, l’aborto eugenetico, menzionando le possibili malattie o malformazioni del bambino come causa di ricorso ad esso.
Gli “interventi di prevenzione a favore della vita” sono facoltativi (non è nemmeno obbligatorio il passaggio in un consultorio) e resi vani dal previo riconoscimento alla donna di abortire se lo vuole.

In questo senso, vogliamo scongiurare l’eventualità che l’introduzione di nuove tecniche (ad esempio il metodo farmacologico) porti a una concezione dell’aborto non come problema sociale ma come diritto privato, approdando
all’aborto a domicilio
”.
L’aborto è già un “diritto privato”, tanto che i Giudici civili risarciscono le donne che sono state impedite ad esercitare questo diritto. Quella che viene chiamata “privatizzazione dell’aborto” è già stata attuata con la contraccezione abortiva, con la cd. “pillola del giorno dopo” e lo sarà ancor di più con la cd. “pillola dei cinque giorni dopo”: tutte pratiche capaci di uccidere l’embrione già formato e che la legge 194, insieme con il Governo, si guardano bene dal vietare, fingendo che, se non vi è “gravidanza” non vi possa essere “interruzione di gravidanza”, anche se un embrione viene ucciso impedendogli di essere accolto nel corpo della madre.

Proponiamo un Piano federale per la vita, da costruire nella collaborazione tra il Ministero e le Regioni, che finalmente dia piena applicazione alla parte finora meno considerata della legge 194, quella della tutela della maternità e della prevenzione.”


Non esiste una “parte buona” della legge 194 e il fatto che quegli ipocriti
articoli che parlano di prevenzione non abbiano trovato attuazione è inevitabile conseguenza della natura della legge: davvero pensiamo che la “tutela della maternità” possa venire da una legge che legittima l’uccisione dei bambini non ancora nati?


Siamo un paese “modello” per la battaglia contro l’aborto: abbiamo tassi di
abortività tra più bassi in Europa, in costante diminuzione dagli anni
ottanta
”.
Il sottosegretario Roccella si è dimenticata dei cinque milioni di bambini uccisi in questi trent’anni? E di tutti quelli soppressi con la contraccezione abortiva e le “pillole che uccidono”? Si è forse dimenticata delle donne straniere che, negli ultimi anni, sono venute nel nostro paese e che, in forza della assoluta libertà di abortire, hanno ripetuto l’uccisione del bambino tre, quattro, cinque volte? Si è dimenticata degli aborti clandestini, la cui sparizione era un obbiettivo sbandierato all’epoca di approvazione della legge, che sono sempre decine di migliaia ogni anno?

Vogliamo difendere la legge italiana sulla Pma, approvata dal Parlamento, confermata da un referendum, e sostanzialmente riconfermata dall’intervento della Corte costituzionale che ne ha lasciato invariato l’impianto. La nostra legge non consente pratiche di selezione eugenetiche, e lega l’accesso alla Pma all’infertilità.”
Che una legge sia approvata dal Parlamento pare scontato; che sia confermata da un referendum non la rende di per sé una legge giusta (fu confermata da un referendum anche la legge sull’aborto). Il sottosegretario finge che la legge permetta l’accesso alle sole coppie infertili e, soprattutto, finge che essa non permetta pratiche di selezione eugenetica: la selezione eugenetica degli embrioni è insita nelle stesse tecniche di fecondazione in vitro, che lo considerano un prodotto, una cosa senza alcuna dignità; come la Corte Costituzionale ha sancito (e prima della Corte i giudici civili), la legge permette la produzione di un numero di embrioni indefinito, permette che alcuni siano congelati (ovviamente dopo essere stati selezionati) e non vengano trasferiti nel corpo della madre, permette la diagnosi genetica preimpianto, permette l’accesso alle tecniche a coppie che non sono sterili, non impedisce l’accesso ai singoli, mediante trucchi facilissimi e non puniti, rende di fatto possibile la fecondazione eterologa.
Soprattutto quella legge permette che ogni anno 70.000 – 80.000 embrioni (un numero che cresce ogni anno) vengano prodotti con la certezza della loro morte, così sommandosi questo enorme numero a quello dei bambini abortiti.

Il caso Englaro, pur nella tragica conclusione, meglio di ogni altro ha indicato le priorità del Governo riguardo al valore indiscusso della vita. Si
conferma il principio di precauzione e un no fermo a ogni forma di eutanasia.
L’impegno del Governo per arrivare a una legge nazionale che stabilisca il
principio del consenso informato e assicuri l’attuazione dell’articolo 32 della
Costituzione e la libertà di scegliere le terapie è stato, in questi mesi,
costante
.”

L’uccisione volontaria di Eluana Englaro non ha niente a che vedere con il principio del consenso informato e con la libertà di scegliere le terapie: è stata – il Sottosegretario Roccella sembra non accorgersene – l’eutanasia praticata su una disabile incosciente in ragione dell’inaccettabilità per gli altri del suo stato.
Il problema non è, quindi, quello di permettere a tutti di esprimere la propria volontà di essere ucciso in un futuro incerto, ma quello di impedire che disabili come Eluana Englaro, bambini prematuri, anziani dementi, pazienti gravi, vengano fatti morire negando loro le cure necessarie.
La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, invece, permette proprio queste pratiche, sia pure nascondendole sotto la falsa rivendicazione secondo cui “nessuno può decidere per te!”.

Diffidiamo di “agende bioetiche”, soprattutto se basate sulla preventiva accettazione che leggi ingiuste siano buone e che progetti su cui si sta formando un consenso in Parlamento siano destinati a produrre leggi buone.
Il dovere della verità impone di guardare con realismo a quello che succede davvero: ai bambini e agli embrioni che vengono uccisi, alle donne lasciate sole nella desolazione dell’aborto, ai vecchi, disabili e deboli cui verrà presto prospettato un “dovere di morire”.


Giacomo Rocchi

martedì 20 ottobre 2009

RU486: una battaglia per la vita?


Eugenia Roccella ha così commentato il via libera definitiva dell'AIFA all'utilizzo della pillola RU486:


''Sono pienamente soddisfatta della delibera dell'Aifa che conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanita', e quindi la necessita' del ricovero in ospedale fino a quando l'aborto non sia stato completato. La delibera sottolinea i maggiori rischi del metodo farmacologico rispetto a quelli tradizionali e la necessita' di particolari cautele. Un chiaro ''no'' quindi a protocolli che prevedono il day hospital e introducono in Italia l'aborto a domicilio. E' su questo che la sinistra, e in particolare l'on. Turco, dovrebbero esprimersi con chiarezza se davvero vogliono difendere la legge 194: sono contrari o favorevoli all'aborto a domicilio? Il governo da parte sua, sulla base della delibera dell'Aifa, vigilera' sul rispetto della legge attuando un preciso monitoraggio in questo senso, perche' la 194, tanto apprezzata a parole, non sia smontata nei fatti fino a diventare carta straccia''


Forse "la sinistra" dovrebbe rispondere alle domande dell'on. Roccella ... ma gli elettori dell'on. Roccella dovrebbero rispondere ad altre domande:

- l'on. Roccella è contraria o favorevole all'aborto - all'uccisione di bambini nel ventre materno - libero, gratuito e assistito?

- l'on. Rocccella è favorevole o contraria ad una riforma della legge 194 in senso restrittivo o addirittura a vietare l'aborto legale?

- l'on. Roccella aveva impostato una annosa battaglia contro l'introduzione della RU486 (la "kill-pill" ...): ora che l'ha persa - perché, non nascondiamoci dietro un dito: quella battaglia è stata persa! - perché, invece di dimettersi, dichiara di essere integralmente soddisfatta?

Giacomo Rocchi

venerdì 14 agosto 2009

I risultati della legge 194/ 6

Vediamoli, allora, questi dati che l'on. Buttiglione sembra ignorare, partendo dal dato complessivo: nel 2007 (dato definitivo, l’unico attendibile), sono stati eseguiti 126˙562 aborti volontari.

Prima del 1978 gli aborti clandestini in Italia – secondo le stime attendibili del prof. Colombo dell’Università di Padova, autore dell’unico studio scientifico sul tema – erano forse 100.000 all’anno, ma probabilmente meno: dopo più di trent’anni – e dopo più di cinque milioni di bambini uccisi – gli aborti legali sono in numero maggiore di quelli eseguiti prima della legge!

Non basta: alla cifra enorme che abbiamo riportato sopra (345 bambini uccisi gratuitamente dallo Stato ogni giorno, 14 ogni ora …) dobbiamo aggiungere gli aborti clandestini (ben più del 15.000 ammessi a denti stretti nella relazione ministeriale: non a caso i procedimenti penali per aborto clandestino sono nettamente aumentati nel corso degli anni) e gli aborti precoci, quelli – innumerevoli: qualche decina di migliaia all’anno? – realizzati con la cosiddetta pillola del giorno dopo o con la pillola estroprogestinica.

Bastano questi numeri? No.
Come negare, infatti, oggi che l’aborto – nonostante quanto declamato dalla legge 194 – viene utilizzato come mezzo di controllo delle nascite dalle donne che intendono così utilizzarlo? Quasi una donna su tre che abortisce volontariamente l’ha già fatto in precedenza; molte donne ripetono l’aborto anche quattro volte!

E che dire dell’aborto delle minorenni? Con un tasso di abortività ormai stabilmente vicino a 5 per 1000 (nel 2007 hanno abortito legalmente anche 266 ragazzine di età inferiore a 15 anni!).

Che dire, ancora, dell’aborto per motivi eugenetici, dimostrato eloquentemente dall’enorme aumento degli aborti dopo il terzo mese di gravidanza: lo stesso Ministro della Salute ammette che si tratta di uccisioni causate da esito sfavorevole delle diagnosi prenatali: una caccia feroce al bambino malato o imperfetto!
Sono questi i dati che fanno dire all’on. Roccella che “la 194 ha prodotto buoni risultati, il ricorso all'aborto in Italia continua a diminuire” (trent’anni fa il Ministro della Sanità preannunciava che l’aborto sarebbe presto scomparso…), aggiungendo ovviamente che “la legge funziona e non credo che ci sia bisogno di intervenire con modifiche legislative, ma si deve puntare e andare avanti sulla prevenzione, rendendola ancora più efficace e applicare quindi in modo sempre più intenso la prima parte della 194”.
On. Buttiglione: perché ritiene di essersi sbagliato? La legge 194 corrisponde al quadro che Lei ritiene necessario: piena libertà della donna di accogliere o uccidere il bambino … forse che i milioni di bambini uccisi “legalmente” o meno in questi trent’anni sono stati difesi da questa libertà?

Giacomo Rocchi

domenica 9 agosto 2009

Un nuovo femminista? /4

Ecco, allora, che la posizione dell’on. Buttiglione, benché “condita” da riferimenti a Dio e alla Chiesa, non si differenza affatto dalla più spinta posizione libertaria.
E così, sul Corriere della Sera del 19 luglio, Eugenia Roccella può dire a Buttiglione: “benvenuto tra le femministe”.

Ecco alcuni passi della lettera: “do il benvenuto tra le femministe a Rocco Buttiglione. Scorrendo la sua intervista sul «Corriere», ho letto finalmente sull’aborto parole che avrei potuto firmare, parole che ammettono l' errore di un tempo (e già questo è difficile da parte di un politico) e prendono finalmente atto di una realtà incontrovertibile, che però gli uomini, cattolici e non, hanno difficoltà a capire. La realtà è questa: che ognuno di noi è «nato di donna», ha vissuto dentro un altro corpo, smentendo alla radice la nozione di individuo così cara alla cultura occidentale”.

Le parole sull’aborto che Eugenia Roccella firmava sono ben note: “Non più una cosa da consumare in silenzio, l’aborto, peccato voluto da chi lo condanna, reato. In massa, in 2.700 abbiamo rotto il silenzio delle vicende personali, abbiamo dichiarato di avere abortito o aiutato ad abortire … È un vecchio discorso che non ci stancheremo di ripetere, perché a difendere il diritto all’aborto dobbiamo essere proprio noi femministe, noi donne, che l’aborto in sé per sé siamo le ultime a volerlo; ma è un primo passo verso la libera disponibilità e l’autogestione del nostro corpo, senza la quale non c’è libertà né felicità possibile … Mammana è la donna che usa il suo sapere antico, tramandando, purtroppo inagibile perché privo di garanzie di sicurezza, in “aiuto” alle donne; è l’unica ad avere assicurato in questi secoli la libertà, rischiosa quanto si vuole, ma libertà, di abortire … La nostra proposta è di cominciare a creare gruppi di auto-assistenza nei quartieri, riuscendo a mobilitare e a coinvolgere le donne, facendole partecipare direttamente. Non si tratta di “convincere” le donne della necessità di liberalizzare l’aborto, non si tratta di fare propaganda: le donne, se è vera come è vera almeno la cifra più riduttiva di quelle che conosciamo sul numero degli aborti clandestini ogni anno, cioè un milione e mezzo, sanno benissimo cos’è l’aborto e hanno bisogno solo di strumenti per farsi sentire, di occasioni per partecipare e uscire dal silenzio e dall’isolamento. Lotteremo da posizioni di forza nel momento in cui saremo in grado di girare per le case e per i quartieri con la valigetta con gli attrezzi del Karman, quando faremo le riunioni direttamente nelle case delle donne, creando quel tipo di solidarietà che ogni volta stupisce e che è veramente “tra donne” al di fuori di divisioni generazionali e anche di classe, di ideologia, di mentalità. L’aborto può non essere soltanto un aborto, cioè qualcosa di cui liberarsi in fretta e nel migliore dei modi possibile, ma anche una occasione di presa di coscienza, per mettere in discussione se stesse, il proprio modo di vivere la sessualità, la maternità, i rapporti, il ruolo della famiglia, da parte delle donne soprattutto ma anche degli uomini, mariti-padri-fidanzati che, come diceva una compagna del MLAC “non hanno mai messo molto in discussione della propria vita, e non l’avrebbero forse messo se non ci fosse stato il contatto con il gruppo, l’occasione drammatica dell’aborto”. (Introduzione al libro “Aborto, facciamolo da noi. Una proposta di lotta per l’aborto libero e gratuito in strutture sanitarie pubbliche e un trattamento alternativo per le donne”, a cura di Eugenia Roccella, Napoleone editore, 1975).

Certo: vedendo l’on. Roccella l’errore di un tempo di Buttiglione, ci si poteva aspettare che chi apparteneva alle femministe “che apparivano come scalmanate odiatrici di feti” e sostenevano che “l’aborto esula dal territorio del diritto” (e quindi faceva parte della libera disponibilità e dell’autogestione del corpo delle donne: qui il feto non è odiato, è proprio cancellato) riconoscesse qualche errore anche da parte sua (forse l’ha fatto altrove): in realtà la lettera se la cava con la “radicalizzazione dello scontro” (“come accade sempre quando le lotte politiche arrivano nelle piazze”), cosicché “per anni non c’è stato posto per le sfumature” (a rileggere il brano del 1975, l’espressione sfumature appare, come dire, un po’ sfumata …).

Ma, lasciando da parte la capacità degli uomini politici di pentirsi, l’on. Roccella ha tutti i titoli, come si è visto, per accogliere l’on. Buttiglione tra le femministe e quindi nel valutare la considerazione circa l’affidamento del bambino alla madre da parte di Dio: “Non è un ripensamento, ma la verifica di un’impossibilità: non si può partire dall’opposizione donna contro bambino, se vogliamo tentare di combattere l’aborto, che è la soppressione di una preziosa e unica vita umana”.
Da dove dovremmo partire, allora? Dalla “fine di un pensiero che svalorizza la maternità e il patrimonio della differenza femminile, da parte laica come da parte cattolica. Perché l’antifemminismo laico esiste, eccome: e si nasconde proprio tra chi difende con più ardore l’assoluta uguaglianza, l’appiattimento delle donne sul modello maschile. È l’emancipazione, bellezza: come se le donne non potessero aspirare a nulla di meglio, e di più, che assomigliare agli uomini, disperdendo il patrimonio storico della differenza di genere”.
Avete capito? Nella famiglia tradizionale – marito, moglie, figli – in cui la donna partoriva ed accudiva i figli che Dio aveva mandato in collaborazione con il marito, nella piena fedeltà al disegno divino, vi era “un pensiero che svalorizzava la maternità e il patrimonio della differenza femminile … da parte cattolica”!

Pare alla Roccella che nel nostro paese non ci sia altro da fare, se non partire “dalla libertà di essere madri”.
Giacomo Rocchi

giovedì 6 agosto 2009

Legalizzazione dell'aborto: questione chiusa? /2



L’on. Buttiglione, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 17/7/2009, mostra di credere all’efficacia della sua iniziativa in un contesto internazionale: “Carlo Casini e Magdi Allam proporranno una risoluzione al Parlamento Europeo a favore della moratoria; se sarà approvata, come credo, sarà difficile per i 27 paesi d’Europa non sostenerla all’ONU. Luca Volontè presenterà la stessa risoluzione al Consiglio d’Europa … andrò in America, con il sostegno di Mary Ann Glendon, l’ex ambasciatrice presso la Santa Sede, che mi farà incontrare sia i movimenti per la vita, sia l’Amministrazione di Obama … Ne ho parlato con mons. Martino … ne parlerò con Berlusconi, ma anche con Angela Merkel”, e ancora: “tutti insieme possiamo unirci per cambiare le cose nei paesi in cui non esistono né la scelta, né la vita. Paesi in cui l’aborto è obbligatorio, come in Cina … e paesi – parte dell’India, dell’America Latina, dell’Africa – dove l’aborto è incentivato, perché ti danno il pane per i figli se rinunci a quello che sta per arrivare”.

Questo fervore ottimistico si accompagna (curiosamente?) all’evanescenza della proposta, già vista: davvero Buttiglione pensa che i governanti della Cina – che della moratoria sulla pena di morte si sono tranquillamente disinteressati, addirittura organizzando negli ultimi tempi (come riferisce Nessuno tocchi Caino) dei furgoni attrezzati per le esecuzioni capitali che si spostano in lungo e in largo per il loro macabro scopo – avranno dei ripensamenti al leggere (forse) la risoluzione dell’ONU?

Sembra quasi che l’on. Buttiglione prenda atto che l’unico modo per raggiungere un consenso in tema di aborto sia quello di non parlar male dell’aborto in sé e di affermare la liceità di ogni liberalizzazione dell’aborto.
La sostanza della mozione, in realtà, è proprio questa (e il proponente non fa nulla per nasconderlo, come vedremo): ma intanto si intravede in trasparenza che gli obbiettivi sono tutti interni, tutti insiti nel quadro politico nazionale: “Continuo a perseguire lo stesso progetto del ’94: ricostruire il centro. Occorre che si spacchi il PD e rinasca il partito popolare. Se Bersani vincerà il congresso, lascerà liberi i popolari, recuperando parte della sinistra e svuotando Di Pietro; a quel punto l’alleanza sarà possibile. Se però Berlusconi non si ricandidasse a Palazzo Chigi, allora potremmo andare dall’altra parte …”; e per raggiungere questi scopi non fa mai male tirare per la manica il Papa (“Il Papa spero proprio che sia contento”) e pavoneggiarsi attribuendosi un ruolo centrale nella politica mondiale (“Il presidente Obama ha promesso al papa che si batterà per far diminuire il numero degli aborti, ma non vuole entrare in contraddizione con la sua politica: la moratoria può essere il modo di trarsi dall’imbarazzo”; chissà se quel Presidente – preoccupato e pensieroso al ritorno da Roma – leggendo l’intervista di Buttiglione non abbia esclamato: “Yes, we can!”).

E allora rileggiamo il dispositivo della mozione per coglierne il significato effettivo: confrontiamo le premesse con le conclusioni.
La premessa? Ogni uomo – e ogni “fanciullo”, concetto in cui Buttiglione giustamente inserisce anche i non ancora nati – ha diritto alla vita e di essa non può essere privato arbitrariamente: la legge deve proteggerne la vita.
Le conclusioni (il “dispositivo” della mozione)? L’aborto non può essere strumento di controllo demografico e le donne non possono essere costrette ad abortire.

Non si vede il salto logico? Applicando la mozione alle persone già nate, la mozione direbbe: gli uomini hanno diritto alla vita … nessuno può essere obbligato ad uccidere … peccato che tutte le legislazioni nazionali (conformemente agli accordi internazionali), semplicemente stabiliscono che “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con il carcere”, infliggendo pene severe (talvolta la morte).
Nel caso dei bambini non ancora nati, invece, non si parla di pena per chi li uccide: si parla esclusivamente di violazione della libertà della donna di decidere se abortire o meno.

Come giustifica Buttiglione questo evidente salto logico? Leggiamo sull’intervista al Corriere della Sera questa frase: “Da bigotto che sono, lo dico teologicamente: Dio affida il bambino alla madre in un modo così particolare, che difendere il bambino in contrapposizione alla madre è giusto, ma impossibile. Dobbiamo sostenere la madre, renderla libera: più sarà libera, più sarà difficile che rinunci al bambino”.
Nel presentare la mozione alla Camera Buttiglione aveva usato parole simili: “è … difficile negare che Dio affida il bambino alla madre in un modo del tutto particolare, tanto che la difesa dei diritti del bambino contro la madre è una difesa forse necessaria, ma forse anche impossibile. Pertanto quelli che, come me, hanno difeso fermamente il diritto alla vita, devono tutti riflettere su come sia possibile difendere questo piuttosto puntando sul rafforzamento dell'alleanza originaria, naturale, tra madre e bambino, che tentando di difenderlo senza la madre, o peggio, contro la madre”.
In sostanza: l’unico modo per difendere il bambino dalla morte è lasciare alla madre la piena libertà di ucciderlo o di salvarlo. “… la libertà della donna, quando la donna è veramente libera, serve a salvaguardare la vita del bambino”. Proprio quello che la on. Livia Turco ha sottolineato (Buttiglione la loda): “il principio di libertà di scelta delle donne che è un potente principio etico, l'unico che può accogliere la vita e l'unico che può prevenire l'aborto”.
La on. Turco, en passant, si spinge un po’ oltre (forse l’on. Buttiglione non ascoltava): “La libertà di scelta e la responsabilità verso la procreazione è un potente principio etico … perché è la capacità di accoglienza delle donne ciò che genera la persona, la persona e non soltanto la vita biologica”.

Giacomo Rocchi

sabato 18 luglio 2009

Un altro passo nella solita direzione?


A cosa serviva davvero la legge 40 sulla fecondazione artificiale?

A fermare il far west della provetta o a dare il timbro (e i soldi) dello Stato su (quasi) tutte le pratiche di produzione e di manipolazione dell'uomo?

Più volte abbiamo osservato che l'essenza della legge è quello di rendere lecite pratiche che, invece, avrebbero dovuto essere vietate: pratiche quali la morte programmata di decine di migliaia di embrioni, di loro selezione, congelamento, tutte conseguenza dell'ispirazione di fondo: l'embrione è un prodotto, un oggetto, non ha alcuna dignità.

L'evoluzione di questi pochi anni di applicazione della legge hanno mostrato che - come qualcuno profeticamente aveva indicato - si trattava solo di un "primo passo"; ma che gli ulteriori passi non potevano che essere nella direzione iniziale: l'eliminazione progressiva e inarrestabile di tutti i "paletti" - reali o fittizi - così da giungere ad una libertà assoluta (e finanziata dallo Stato).

E così: cancellazione del limite massimo di embrioni producibili, diagnosi genetica preimpianto autorizzata espressamente, possibilità di non impiantare alcuni embrioni, accesso alle tecniche riconosciuta anche alle coppie fertili .... cosa mancava?

Leggiamo la notizia:

FECONDAZIONE: ROCCELLA, SI INSEDIA DOMANI COMMISSIONE SU EMBRIONI IN PMA
(ASCA) - Roma, 15 lug - Si insediera' domani, presso il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, la Commissione di studio sulle problematiche relative agli embrioni conservati nei Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). La Commissione, che sara' presieduta dal prof. Francesco D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'Universita' di Roma Tor Vergata, avra' il compito di affrontare le questioni di carattere giuridico, etico e scientifico relative alla conservazione degli embrioni nei centri di procreazione medicalmente assistita e alla formulazione del consenso informato da parte delle coppie. Ad annunciare l'insediamento della Commissione e' il sottosegretario Eugenia Roccella.''Gli embrioni non sono mero materiale biologico - spiega Roccella - e su questo sono tutti d'accordo. Ma l'Italia e' poco preparata alla loro crioconservazione. Le modalita' di gestione degli embrioni da parte degli stessi centri in cui vengono prodotti - dalla logistica alla possibilita' o meno di definire uno stato di abbandono - impongono questioni di tipo giuridico, etico e scientifico che vanno individuate per essere poi eventualmente affrontate con appositi provvedimenti legislativi. La Commissione che si insediera' domani lavorera' proprio in questa direzione contribuendo a definire la base su cui formulare le nuove linee guida sulla Legge 40''.

Ecco qui: gli embrioni congelati (ne sono stati congelati tanti dopo l'entrata in vigore della legge 40 ...) sono un costo, nessuno sa di chi sono, ma sollecitano gli appetiti dei "ricercatori" (sic!) ... non vorremo davvero perdere definitivamente il treno del business delle cellule staminali embrionali?
Aspettiamo il lavoro della Commissione ... stabilirà che, dopo qualche anno gli embrioni congelati "scadono" e sono quindi "sostanzialmente morti"? Stabilirà che gli embrioni che i genitori hanno abbandonato devono essere attribuiti alla ricerca scientifica?

Le dichiarazioni dell'on. Roccella fanno già intravedere qualcosa: come non sottolineare che gli embrioni sono definiti in negativo ("non sono mero materiale biologico") senza qualificarli in positivo (la legge li definisce "soggetti di diritto" ...); e come sorprendersi se la sottosegretaria fa riferimento anche a "provvedimenti legislativi"? Per gli embrioni scaduti e abbandonati verrà cancellato il divieto di sperimentazione e di ricerca scientifica?

Giacomo Rocchi

lunedì 5 gennaio 2009

Chi vuole l'eutanasia in Italia?

"La legge consentira’ a tutti di lasciare dichiarazioni scritte sulla volonta’ di trattamento nel caso che dopo grave malattia o incidente non possano piu’ comunicare le proprie volonta’. Ma alimentazione e idratazione devono essere escluse dal testamento biologico. Diverso e' il caso della respirazione, legata a una macchina. Quanto al medico, la legge dovra' recuperare una dialettica con il paziente anche se quest'ultimo non e' in grado di comunicare: con nuove terapie, o in presenza di una diagnosi diversa, il medico potra' interpretare diversamente la volonta' del paziente. Un margine di autonomia che evitera' il problema dell'obiezione di coscienza dei medici. Sono convinta che su questi temi si trovera’ una posizione condivisa in Parlamento".
Eugenia Roccella all'agenzia AGI

lunedì 15 dicembre 2008

Roccella: di lotta e di governo

È questione di poco tempo l'introduzione in Italia della Ru486, la pillola abortiva. Questa settimana il Consiglio di amministrazione dell'Aifa, l'Agenzia del farmaco, potrebbe dare il via libera definitivo alla pasticca che ha consentito a milioni di donne in tutto il mondo di interrompere la gravidanza senza entrare in sala operatoria. E il governo non può fare niente, ammette Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare. (...)
«Noi non possiamo fare più niente per bloccare un farmaco che a nostro parere espone a molti rischi. Ma è una truffa dire alle donne che è sicuro e che rende l'aborto facile», contesta Eugenia Roccella, impegnata a denunciare con Assuntina Morresi (ora sua collaboratrice al ministero) i pericoli della Ru486. «Poi questo farmaco ha ancora molti lati oscuri. Ha provocato almeno 16 morti», sottolinea. «E verrà somministrata in ospedale solo in teoria. Nella pratica le donne firmeranno il registro delle dimissioni e torneranno a casa, senza neppure una notte di ricovero, come è avvenuto nel 90% delle volte nel corso della sperimentazione a Torino. E questo è un rischio», aggiunge il sottosegretario.(...)
Eugenia Roccella però vuole continuare la sua battaglia: «Le donne devono sapere che l'aborto chimico non è una passeggiata».

Certo: se si dice pubblicamente che "la legge 194 non deve essere modificata e deve essere applicata integralmente", difficile opporsi all'introduzione della RU486 ...

Ma, verrebbe da chiedere al Sottosegretario: l'aborto chimico non è una passeggiata ... l'aborto chirurgico lo è?

"Noi non possiamo fare più niente ...". Tre suggerimenti:
a) una proposta di legge che vieti l'aborto volontario
b) un decreto leggi che vieti l'introduzione della RU486

oppure - con molta classe e coerenza: DIMISSIONI!

Giacomo Rocchi