sabato 28 febbraio 2009

La fuga dalla realtà

Se è vero che gli insulti anonimi abbondantemente riversati sul nostro blog nelle ultime ore non meritano repliche, come osserva Pietro Brovarone, non vi è dubbio che i nostri affettuosi amici suscitano alcune riflessioni che vale la pena di riportare.

PREGIUDIZIO. Molti dei nostri commentatori hanno dato per scontato che a motivare la denuncia (e a sostenere l'attività del Comitato Verità e Vita) sia una fede religiosa: questo tentativo di incasellare all'istante l'autore di una certa azione è molto comodo nel ragionamento, perché permette di dire: "voi siete gli integralisti crudeli che ve la prendete con un disgraziato come Beppino Englaro!". Naturalmente il pregiudizio non necessita di riprove e, quindi, i nostri amici non andranno a visitare il sito del nostro Comitato per scoprire che il Comitato Verità e Vita non è affatto un'associazione ecclesiale. D'altro canto, anche tornando indietro ai post di questo blog, potranno vedere come non temiamo di parlare male dei vescovi: provate a digitare "Bagnasco" e vedrete quanti post polemici vi sono nei confronti del Presidente della Conferenza Episcopale.


SMEMORATI! Ma i nostri affettuosi amici, nella loro furia antintegralista, sembrano dimenticare che la difesa dei diritti umani fondamentali - primo fra tutti quello del diritto alla vita dei deboli - non è affatto riservato ai clericali, ma costituisce il fondamento della nostra civiltà. Non pare che la dichiarazione universale dei diritti (1948) o altre dichiarazioni del genere siano state siglate dai papi ...


IRREALISTICI. Marco Mastrini afferma che "Eluana non era affatto viva". Il sig. Mastrini deve decidere se le sue affermazioni sono agganciate alla realtà effettuale e alla scienza (secondo cui, come nessuno nega, Eluana Englaro era viva), oppure alle sue fantasie: se il concetto di morte è quello (comunemente accettato dalla comunità scientifica) di morte cerebrale, nessuno dei parametri dei soggetti in stato vegetativi persistente corrisponde a quelli dettati per verificare se è intervenuta questa morte. Ma le fantasie servono al sig. Mastrini per affermare (e convincere se stesso, presumo) che Eluana Englaro non è stata uccisa ... perché era già morta!

Si svegli Mastrini!


IDEOLOGICI. Ovviamente, con la nostra denuncia, abbiamo voluto "imporre la propria visione del mondo anche a coloro che la pensano diversamente", come scrive Anonimo. No: abbiamo solo preso atto di un fatto realmente accaduto - una disabile in stato di incoscienza che è stata fatta morire di fame e di sete - e lo abbiamo presentato all'autorità giudiziaria penale con considerazioni che dimostrano (a nostro parere) che si è trattato di un'uccisione illecita (condotta che il codice penale - non noi - qualifica "omicidio volontario"). L'autorizzazione ad uccidere Eluana Englaro, invece, era giusta? Attendiamo - che altro potremmo fare - la pronuncia dell'autorità giudiziaria.


BUONISTI. Eh, sì: perché ovviamente siamo "inumani", ipocriti, antidemocratici, crudeli, indifferenti verso l'uomo (qualcuno è convinto che proviamo più pietà nei confronti dei cani) e così via. Un Anonimo, in uno slancio (e un volo pindarico) davvero notevole, ci paragona ai carnefici di Auschwitz ... Tutto questo nasconde, ancora una volta, la realtà: sono stati Beppino Englaro e la sua equipe a far morire di fame e di sete Eluana Englaro, noi (e non solo noi) ci siamo limitati a chiedere che l'autorità giudiziaria penale verificasse se ciò era lecito. Ma il distacco dalla realtà fa dire allo stesso anonimo che "Eluana era stata costretta in condizioni disumane contro la sua volontà", quando è notorio, da una parte che la giovane disabile era amorevolmente curata ed accudita, che non sentiva alcun dolore e, soprattutto (se l'anonimo ha letto la sentenza che con tanta sicurezza cita, lo sa benissimo) che ella non aveva mai chiesto di essere uccisa (ciò è scritto a chiare lettere!).


Non pretendiamo di convincere gli anonimi commentatori, ma nemmeno Alberto Marzi di Cecina, perché il loro ripetuto "vergogna!" nasconde la voglia di ragionare e di capire (o, quanto meno, di discutere civilmente).

Semplicemente certe cose vanno fatte e vanno dette, per difendere la vita di molte persone (che dopo l'uccisione di Eluana Englaro sono potenzialmente candidate a subire la stessa sorte) e la verità dei fatti.


Giacomo Rocchi

venerdì 27 febbraio 2009

IL SENSO DI UNA DENUNCIA

1. Il Comitato Verità e Vita ha presentato una denuncia per omicidio volontario nei confronti di Beppino Englaro e di coloro che hanno provocato la morte di Eluana Englaro e così ha reso obbligatoria l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, atto a cui (a quanto sembra) il Procuratore di Udine non aveva ancora provveduto.
È un atto che segue a quanto la nostra associazione ha dichiarato pubblicamente in più occasioni nelle scorse settimane, e coerente con lo statuto del nostro Comitato, che ci impegna a promuovere la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale. E che quindi è contro la legalizzazione dell’aborto, della fecondazione artificiale e dell’eutanasia.
Noi di Verità e Vita – e non solo noi – affermiamo che non è lecito far morire una persona viva togliendole alimentazione e idratazione.

2. Sarebbe stato davvero tragico se nel nostro Paese, di fronte a un evento che ha sconvolto e turbato tutta l’opinione pubblica, nessuno avesse sentito la necessità di chiedere alla magistratura lo svolgimento di un’indagine seria e accurata intorno a questa vicenda.
Deve essere la giustizia penale a valutare la condotta di coloro che uccisero la disabile: la morte procurata di un uomo non è mai un fatto privato! L’azione penale è chiamata a tutelare i beni giuridici fondamentali, fra i quali primeggia quello della vita innocente.

3. Nel nostro ordinamento l’omicidio del consenziente è un reato, come anche l’istigazione al suicidio. La vita è un bene indisponibile, e non si può toglierla nemmeno a chi ne faccia richiesta. Per di più, nel caso in questione noi sosteniamo – e lo abbiamo scritto nella denuncia – che Eluana Englaro non aveva chiesto di morire, o che quanto meno non esiste una prova di una tale richiesta utilizzabile in un procedimento penale.
Ecco perché parliamo di omicidio volontario: non è stata la volontà della vittima ad indurre la condotta di chi l’ha uccisa.

4. Il giudice penale è autonomo rispetto alle decisioni del giudice civile, tanto più se quest’ultimo ha pronunciato in sede di volontaria giurisdizione: il Comitato chiede che l’autorizzazione rilasciata a Beppino Englaro sia considerata inefficace, non ricorrendo nessuna delle scriminanti previste dal codice penale, e sottolinea che anche le prove assunte in sede civile sono inutilizzabili in un processo penale.
La denuncia contesta che, fino a questo momento, le indagini della Procura di Udine si siano concentrate soltanto sul rispetto del protocollo e chiede, quanto meno e in subordine, di accertare se sia stata tentata la nutrizione per via naturale o tramite PEG: il decreto della Corte d’Appello di Milano non dava a Beppino Englaro il potere di vita e di morte sulla figlia, ma solo quello di rifiutare l’uso del sondino nasogastrico.

5. Il Comitato Verità e Vita ha ritenuto che la denuncia fosse doverosa, di fronte al tentativo di archiviare questo fatto tragico nel silenzio e nella menzogna, spinta al punto di negare la realtà stessa dell’uccisione di Eluana Englaro ad opera di chi doveva avere cura di lei.
Abbiamo operato semplicemente in coerenza con questo dato di realtà, senza alcuna animosità o ostilità nei confronti delle singole persone.
Che si difenda il diritto alla vita di ogni essere umano, sano o malato, cosciente o privo di coscienza: questo è il punto. Questo è il senso della nostra azione.


Il Comitato Verità e Vita

mercoledì 25 febbraio 2009

Modus procedendi

Marco Olivetti (Avvenire del 24 febbraio) sostiene che le direttive anticipate di trattamento previste dal disegno di legge Calabrò, sono "una forma razionalizzata di testamento biologico, opportunamente ricondotta nell'ambito dell'alleanza terapeutica medico-paziente e di un duplice chiaro rifiuto sia dell'eutanasia, in ogni sua forma, sia dell'accanimento terapeutico".

Tutto bene, insomma; legge da approvare così come è.
Vedremo nei prossimi giorni che l'interpretazione della proposta è - mettiamola così - fin troppo benevola.
Per il momento ci preoccupa non poco il finale dell'articolo di fondo:

"Del resto, non c'è proprio nulla di nuovo. Tutte le grandi questioni "filosofiche" degli ultimi 40 anni (divorzio, aborto, fecondazione assistita) sono state risolte da leggi approvate da maggioranze e osteggiate da consistenti opposizioni, con un certo grado di trasversalità. E tutte quelle leggi, nei loro testi (anche se non sempre nella prassi: si veda la legge 194) sono state in qualche modo di mediazione, pur se la mediazione non era per tutti soddisfacente. Non pare che oggi esista un'alternativa a questo modus procedendi".


Se il modus procedendi era quello giusto, le leggi approvate sono state giuste o ingiuste?
A Olivetti interessa questa domanda? Pare di sì, perché definisce solo "non soddisfacente" il risultato e addebita solo all'applicazione della legge 194 il risultato dei milioni di aborti eseguiti in questi trent'anni: e qui - diciamolo chiaramente - mente.

Era giusto permettere il divorzio tutte le volte che i coniugi lo volevano, e anche se il coniuge del tutto incolpevole non lo voleva?
Era giusto permettere l'aborto assolutamente libero, a prescindere dai motivi per cui la donna lo richiede e istigare le donne a ricorrere all'aborto eugenetico ricorrendo alle diagnosi prenatali?
Era giusto permettere la creazione di un numero altissimo di embrioni destinati a morte certa?

E soprattutto: Olivetti ha dimenticato la storia del nostro paese?
Era giusto combattere per abolire la legge sul divorzio - il cui padre, non a caso, è stato ricordato come fonte della sua ispirazione politica, da Beppino Englaro - fino a raggiungere il consenso del 40% del popolo italiano?
Era giusto difendere in tutti i modi i bambini destinati ad essere uccisi nel grembo della madre e promuovere un referendum che ebbe il 32% dei consensi?
Era giusto promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare che ebbe più di un milione di firme e che venne subito accantonata dal Parlamento?

Le alternative Olivetti le individua sul modus procedendi (leggi: compromesso e mediazione) oppure sul contenuto dei provvedimenti che vengono adottati?

A Olivetti interessano davvero i malati, gli anziani, i soggetti in stato vegetativo persistente, tutti potenziali candidati alla soppressione?

Giacomo Rocchi

lunedì 23 febbraio 2009

Un mondo di gamberi


Parliamoci chiaro: a chi ha buon senso pare di vivere in un mondo di gamberi che camminano all’indietro. Povia è arrivato secondo al Festival di Sanremo con la sua canzone “Luca era gay”. Grande stupore di tutti: vuoi vedere che quegli stessi italiani che, guardando il reality “L’Isola dei Famosi”, hanno fatto vincere Vladimiro Guadagno – in arte Vladimir Luxuria – ora sono gli stessi che reclamano un po’ di normalità? Ma questa normalità viene percepita come una strana faccenda che irrompe con forza quasi rivoluzionaria. Infatti Bonolis, al termine dell’esibizione del cantante, ha detto che sul palco dell’Ariston c’è spazio per ogni idea, per ogni posizione controcorrente. Controcorrente?! Curiosa la sorte degli eterosessuali (ormai ognuno di noi ha l’obbligo di specificare dove vuole mettersi in quanto ad orientamenti sessuali). Affermare che l’amore tra un uomo e una donna è cosa bella suona – è proprio il caso di dire in questo contesto canzonettistico – suona scandaloso. Ora, come i gamberi, facciamo un passo indietro e scoviamo un paio di altre notizie. L’Associazione Jerome Lejeune ci informa che il 96% delle donne che scopre di aspettare un bambino Down abortisce. I ricercatori Hamamy e Dahoun hanno poi redatto uno studio in cui emerge un dato altrettanto impressionante: il tasso di aborto, a seguito di diagnosi prenatale, è del 100, 73.9, e 70% rispettivamente per la sindrome di Turner, la sindrome di Klinefelter, e la sindrome del triplo X (Cfr. Hamamy HA, Dahoun S. Parental decisions following the prenatal diagnosis of sex chromosome abnormalities. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2004 Sep 10;116(1):58-62.). Queste due notizie – la canzone di Povia e il tasso di aborti eugenetici – sembrano non avere nulla in comune. Ma non è così. Infatti in questo mondo di gamberi da una parte sembrano avere diritto di cittadinanza – o più diritto di cittadinanza – quelli che fino a ieri erano considerati i diversi: i gay, chi decide di uccidere la figliolanza prima che sia nata e prima che sia morta, le donne che ricorrono alla Fivet perché non riescono ad avere figli, i divorziati, gli amanti dello spinello facile. Tutte categorie di persone che, per la vulgata corrente, sono da tutelare perché soggetti deboli. Dall’altra parte, sempre in questo mondo di gamberi, i veri deboli, perché considerati diversi, vengono eliminati, o fisicamente o socialmente. Il non nato che è imperfetto, il non morto che è in stato vegetativo persistente, le famiglie numerose con 4 o 5 figli, il coniuge abbandonato ingiustamente, l’omosessuale che vuole uscire da questa condizione, le coppie che con enorme difficoltà riescono ad adottare un figlio. Insomma, si è ribaltato il concetto di diversità: al bambino Down non sarà più permesso di vedere la luce del sole, l’omosessuale invece avrà l’onore di diventare famoso grazie alla luce dei riflettori di un reality. Un mondo di gamberi, abbiamo detto. Però prima o poi i gamberi finiscono in padella.

Tommaso Scandroglio

domenica 22 febbraio 2009

Il cattivo maestro

Beppino Englaro di nuovo da Fabio Fazio:
"Nessuno può togliere il diritto di essere curati ma nessuno può togliere agli altri il diritto a non curarsi e a lasciarsi morire". "E sappiamo - ha aggiunto - che la grande conquista del consenso informato e dell'autodeterminazione delle persone è parte integrante della Costituzione italiana. Quindi non si può prescindere da questo". Stabilire il contrario "è anticostituzionale e antiscientifico".

Sulla vicenda della figlia, morta dopo 17 anni di stato vegetativo e una lunga battaglia legale per affermare il diritto a interrompere l'alimentazione e l'idratazione forzate, Beppino Englaro ha detto che "Eluana meritava più rispetto". "Ho sopportato perché ero a posto con me stesso e potevo rispettare le indicazioni di mia figlia", ha tenuto a sottolineare proposito del clima e dei giudizi espressi in quei momenti.

Englaro ha parlato anche del rischio eutanasia: "Dire di no a una terapia salva-vita non è eutanasia. E' semplicemente lasciare che la natura faccia il suo corso. Si chiede solamente di non curarsi, di lasciarsi morire. E' quasi banale non capire questa situazione. Una cosa è chiedere di morire altra è lasciarsi morire. Lo ha chiesto anche Giovanni Paolo II".

Ora che il sig. Beppino Englaro ha fatto quello che era stato ingiustamente autorizzato a fare, può mostrare fino in fondo il suo volto.
Come sembrava ovvio, la sua volontà di uccidere la figlia disabile non veniva dal nulla:

"Sono sempre stato socialista - spiega Englaro - In famiglia ho respirato quest'aria". "Con mio padre parlavo di Loris Fortuna -prosegue - il socialista padre della legge sul divorzio e autore della prima proposta di depenalizzazione dell'aborto. Per noi friulani resta un leader".

Beppino Englaro mente: sua figlia non meritava solo più rispetto, meritava di vivere; il sondino nasogastrico non era una terapia salvavita, era il suo sostegno vitale; farla morire di fame e di sete non è stato lasciare che la natura facesse il suo corso: è stata eutanasia, soppressione volontaria di una disabile in ragione della sua condizione.

L'italiano che, dopo l'abolizione della pena di morte, per la prima volta ha ucciso un'altra persona su autorizzazione dei giudici, è il vero e insuperabile cattivo maestro.

Giacomo Rocchi

mercoledì 11 febbraio 2009

Presidente, faccia una riflessione personale!

E' visibilmente scosso e rattristato Giorgio Napolitano quando apre la cerimonia del Giorno del Ricordo al Quirinale parlando di Eluana Englaro che è scomparsa ieri. Parole misurate e chiare che chiedono con determinazione di avviare una "riflessione comune" e di mettere da parte l'ascia da guerra.

"Questa cerimonia cade in un momento di dolore e turbamento nazionale - dice Napolitano aprendo la cerimonia in Quirinale -, in un momento che può divenire anche di sensibile e consapevole riflessione comune".


Presidente: faccia una riflessione personale, giunga al pentimento e poi faremo una riflessione comune con Lei ...


Giacomo Rocchi