domenica 30 agosto 2009

Anche i cattivi maestri talvolta dicono il vero




"Sbagliare e' umano, ma perseverare e' diabolico". Cosi' Beppino Englaro commenta all'ADNKRONOS SALUTE l'ipotesi avanzata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, su una leggina che ricalchi quella che il Consiglio dei ministri varo', nel febbraio scorso, per Eluana, riconoscendo l'alimentazione e l'idratazione artificiali come un diritto inalienabile. Il decreto legge votato all'unanimita' dal Cdm poche ore prima della morte della donna non ebbe la firma del presidente della Repubblica. E anche stavolta Beppino Englaro si appella al Capo dello Stato: "Non e' detto che firmi una simile forzatura, cosi' come possiamo confidare sulla Corte Costituzionale una volta chiamata a pronunciarsi al riguardo", afferma.

"SBAGLIARE E' UMANO, MA PERSEVERARE E' DIABOLICO"

Giacomo Rocchi

domenica 23 agosto 2009

Difendere le madri e i bambini ... e combattere le menzogne








Da Svipop:
LA MORTALITA' MATERNA CRESCE DOVE L'ABORTO E' LIBERO
di Aracely Ornelas
La più grande organizzazione abortista mondiale, la International Planned Parenthood Federation (IPPF) ha ammesso recentemente che c’è un’allarmante “impennata” di mortalità materna in Sud Africa, smentendo il ritornello abortista secondo cui leggi liberali sull’aborto fanno diminuire la mortalità materna.
Tra il 2005 e il 2007 in Sud Africa c’è stato un aumento di morti materne del 20%, malgrado dal 1996 questo paese abbia una legge sull’aborto tra le più permissive del Continente africano. Se la maggior parte delle morti è attribuibile all’infezione da HIV/AIDS, l’IPPF ammette che una porzione rilevanti di decessi “è dovuta a complicazioni dell’aborto”, in un paese in cui la procedura è legale e ampiamente disponibile.
Negli ultimi anni i Paesi in via di sviluppo sono stati pressati dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni abortiste come l’IPPF, al fine di depenalizzare l’aborto come mezzo per diminuire i tassi di mortalità materna. I dati ammessi dall’IPPF sono però soltanto l’ultimo fatto – in un crescendo di prove – che mostra con chiarezza che il nesso è esattamente l’opposto, ovvero l’aborto legale coincide con alti tassi di mortalità materna.
Ad esempio, la nazione africana con il più basso tasso di mortalità materna è Mauritius, secondo il Rapporto 2009 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma le leggi di Mauritius, nel continente, sono tra le più protettive per il bambino non nato. Allo stesso modo il Rapporto mostra come i paesi che negli ultimi anni hanno ceduto alle pressioni internazionali depenalizzando l’aborto, come l’Etiopia, non hanno affatto visto diminuire la mortalità materna. Il tasso di mortalità materna in Etiopia è 48 volte più alto che a Mauritius.

Secondo l’OMS, il paese dell’America Latina con il più basso tasso di mortalità materna è il Cile, che addirittura protegge la vita del non-nato nella sua Costituzione.
Il paese con il più alto tasso – 30 volte superiore a quello del Cile - è invece la Guyana, che ha introdotto l’aborto già nel 1995 e praticamente senza alcuna restrizione. Ironicamente, una delle due principali giustificazioni usate nella Guyana per liberalizzare l’aborto è stata quella di “conseguire l’ottenimento della maternità sicura” eliminando le morti e le complicazioni dell’aborto insicuro.
Il Nicaragua poi è stato al centro di una fortissima azione di lobby internazionale abortista da quando tre anni fa ha modificato la sua legge per garantire piena protezione alla vita prenatale. Ad esempio la Svezia ha tagliato i suoi 20 milioni di dollari di aiuti allo sviluppo come misura di ritorsione. Più recentemente, Amnesty International ha pubblicato un rapporto affermando che i tassi di mortalità materna sono cresciuti in Nicaragua a causa di questa legge. Analisti hanno però contestato i dati di Amnesty mentre le statistiche del governo nicaraguense mostrano che al contrario i tassi di mortalità materna sono in diminuzione dal 2006.
Allo stesso modo, le statistiche dell’OMS per l’Asia meridionale e orientale mostrano che il Nepal, dove non c’è alcuna restrizione all’aborto, ha il più alto tasso di mortalità materna della regione. Il più basso è invece nello Sri Lanka, con un tasso 14 volte minore di quello del Nepal. Ebbene, secondo l’organizzazione di legali Center for Reproductive Rights – che è parte della lobby abortista – lo Sri Lanka ha la legge sull’aborto tra le più restrittive al mondo.

A livello mondiale, il paese con il più basso tasso di mortalità materna è l’Irlanda, paese che proibisce l’aborto e la cui Costituzione protegge esplicitamente i diritti del non-nato.

giovedì 20 agosto 2009

Il bambino invisibile per legge ...


Da ADUC Salute:
"Lo Stato dell'Oklahoma ha abrogato con una sentenza di tribunale la legge che obbliga i medici a sottoporre le donne incinte che chiedono di abortire ad un ecografia ventiquattro ore prima dell'intervento.

La decisione e' stata presa da un giudice statale, Vicky Robertson, secondo cui la norma approvata nel 2008 viola la Costituzione in quanto non rispetta il diritto alla privacy delle donne, la loro dignita' e mette in pericolo il loro stato psico-fisico. Secondo la normativa, durante l'ecografia pre-aborto il medico doveva descrivere i particolari fisici del bambino, anche se la paziente avesse cercato di opporsi. Sempre secondo la legge, qualunque clinica o medico avesse tentato di opporsi alla pratica avrebbe rischiato una denuncia o l'arresto.

Sono almeno sette gli stati americani che obbligano i dottori ad effettuare il monitoraggio sulle pazienti incinte prima di un aborto".

Per uccidere un bambino occorre che non si veda, che diventi un'entità solo verbale e, se possibile, scompaia anche dalle parole che si usano per descrivere la sua soppressione ...
La donna in difficoltà per una gravidanza (o che, semplicemente, non vuole un figlio) deve quindi, essere indotta a non rendersi conto di quello che sta per fare ...
Si deve impedire che ella - vedendo il figlio - (quanti di noi, padri e madri, hanno provato quella gioia intensa, quell'emozione, quel legame subito profondo nel vedere il battito del cuore di un bambino in un'ecografia!) comprenda (o meglio: si ricordi) il miracolo che sta avvenendo, il dono che le è stato fatto, la responsabilità gioiosa che l'attende ...

Tutto in nome della privacy ... che, come si vede, prevale sul principio del consenso informato del paziente (l'aborto è pur sempre un'operazione sulla donna) e sullo stesso principio di autodeterminazione: che è tale solo se chi si autodetermina (autorizzato dalla legge) conosce il significato della decisione che sta per prendere.

E - davvero non sorprende - l'aborto di Stato, anche nei democraticissimi U.S.A., è antidemocratico: un Giudice - un singolo Giudice - decide che una legge votata dal Parlamento dello Stato è illegale: "è così e basta!".

Giacomo Rocchi

Il caso San Raffaele /3

Cosa distingue la condotta dell'Istituto San Raffaele di Milano nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro da quella degli altri centri, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il numero massimo di embrioni che possono essere prodotti e l'obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti?

Nell'intervista apparsa sul Corriere della Sera il 26/6/2009 il prof. Augusto Ferrari, ribadisce: «Per noi, e con riguardo all' insegnamento del fondatore don Luigi Verzé, l'embrione, fin dal momento della sua costituzione, rappresenta una originale individualità, caratterizzata da un patrimonio genetico unico in grado di concretizzare una persona irripetibile, frutto di un disegno divino. Di qui l'onere di garantire all' embrione umano le migliori cure e attenzioni».

Come si è visto, però, l'individualità dell'embrione non lo salva - nemmeno presso il San Raffaele - da una produzione in gran numero, da una coltivazione prolungata per vedere se resiste o muore e da un congelamento basato sul numero ("sono troppi").
Non lo salva, del resto, nemmeno dal destino di essere prodotto con una prospettiva di morte nella prima settimana di vita superiore al 90% ...

A leggere bene la frase il prof. Ferrari lascia cadere una distinzione niente affatto banale: l'embrione non è persona, ma è "in grado di diventare (concretizzare) una persona irripetibile" ... sottintendendo: "sempre che non muoia prima, o che non venga congelato" ...

Quale sarebbe il "disegno divino" che il prof. Ferrari riconosce per l'embrione?
La creazione artificiale degli embrioni è frutto di un disegno divino?
Ma allora quale è il Dio che ha concepito questo disegno?

Quale fastidio nello scoprire che un medico che produce embrioni in gran quantità, li lascia morire nella provetta, li congela (li scongelerà?), li trasferisce a suo piacimento, ha la impudenza nel rivendicare che Dio - il Dio della Chiesa Cattolica, quella di cui Don Verzè fa parte - ha voluto questo!

E non è ipocrita sostenere che "Non diciamo no al congelamento in assoluto, ma a quello considerato come una strategia di gestione della coppia infertile": l'embrione congelato sarà contento di esserlo non in conseguenza di uno strategia malvagia?
Insomma: c'è un congelamento buono e uno cattivo?

Nel sito web dell'Istituto San Raffaele si legge: "Il nome ‘Raffaele’, scelto dal suo fondatore, deriva dall'ebraico Raf-el, che significa "medicina di Dio", "Dio guarisce". In linea con le finalità istituzionali della Fondazione, la missione propria dell'Istituto è infatti la cura dell'uomo secondo il mandato evangelico "Andate, insegnate, guarite". Tale missione si traduce nell'orientamento dell'attività di assistenza, ricerca e didattica ad un unico obiettivo: la centralità dell'uomo nella sua triplice dimensione bio-psico-spirituale."
La fecondazione in vitro guarisce qualcuno? No, è una tecnica che si usa proprio quando le cure dell'infertilità non hanno successo.

L'embrione viene curato? No, viene prodotto in soprannumero, lasciato morire in vitro, congelato ...

La coppia e l'embrione vengono messi al centro nella loro "dimensione bio-psico-spirituale"?

Giacomo Rocchi

mercoledì 19 agosto 2009

Il caso San Raffaele /2

Quale sarà, quindi, la condotta del San Raffaele dopo l'emanazione della sentenza della Corte Costituzionale? Dopo un'intervista al Corriere della Sera l'Istituto ha emanato un comunicato ufficiale che vale la pena di riportare per intero:

"In merito a quanto pubblicato oggi sul Corriere della Sera relativamente alla protesta apparsa su un blog a proposito della procreazione medicalmente assistita e alla crioconservazione degli embrioni, l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele intende fare chiarezza rispetto alla dichiarazione articolata del Prof. Augusto Ferrari che è stata riportata solo parzialmente dal quotidiano, ingenerando così una serie di interpretazioni erronee sulla posizione del San Raffaele.In particolare, Augusto Ferrari, Direttore della Clinica Ostetrico-Ginecologica Università Vita-Salute San Raffaele precisa che:

1- Il San Raffaele ha accolto integralmente le modifiche alla legge 40/2004 secondo la sentenza n 151 della Corte Costituzionale.
2- Il nuovo articolo 14 prevede la scelta di un numero di ovociti da inseminare per ciascuna coppia al fine di ottenere il numero di embrioni strettamente necessario al trattamento. Questo significa che il medico ha la facoltà di scegliere, sulla base delle condizioni cliniche della coppia e dell’età, il numero di ovociti.
3- La crioconservazione degli ovociti ritenuti in eccesso viene comunque garantita.
4- La crioconservazione degli embrioni secondo legge è procedura che viene effettuata in caso di grave e documentato rischio per la salute della donna o per ridurre il rischio di gravidanze multiple (situazione pericolosa per la donna). E questo noi lo applichiamo integralmente.
5- La coltura prolungata fino allo stadio di blastocisti, nei casi in cui è indicata, può permettere di incrementare le percentuali di gravidanza in virtù di una selezione naturale passiva, evitando il trasferimento o la criopreservazione di embrioni senza possibilità di sviluppo.
6- Nel caso in cui, anche con la coltura prolungata, si dovessero ottenere più blastocisti, si proporrà il trasferimento contemporaneo ragionevole o la criopreservazione, sempre nell’ottica di privilegiare la salute della donna
"


Nell'intervista al Corriere della Sera, il prof. Ferrari aveva indicato un "duplice obbiettivo": «Offrire il miglior trattamento scientificamente possibile alla coppia ed evitare la criopreservazione degli embrioni. Non diciamo no al congelamento in assoluto, ma a quello considerato come una strategia di gestione della coppia infertile».
Come si comporta insomma il San Raffaele?
1. Produce più di tre embrioni: quindi il limite di tre embrioni massimi producibili - tanto sostenuto da parte del mondo cattolico e collegato al trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti (per dare a ciascuno una chance di sopravvivenza) viene abbandonato.
Il San Raffaele era obbligato dalla sentenza della Corte Costituzionale? Assolutamente no, ben avrebbe potuto conformare le proprie regole interne al limite massimo abrogato.

2. Quanti embrioni produce per ogni ciclo? La scelta - assolutamente discrezionale - è del medico: quindi gli embrioni prodotti non sono predeterminati. Il riferimento alle condizioni cliniche e all'età della coppia fa intendere che, in certi casi (età avanzata) si cercherà di produrre più embrioni possibile sia per evitare di sottoporre la donna ad un nuovo prelievo ovocitario, sia per trasferire più embrioni, risultando inferiore la possibilità di attecchimento. Se il numero degli ovociti prelevati è manifestamente sovrabbondante, alcuni di essi saranno crioconservati prima del tentativo di fecondazione in vitro.

3. Il San Raffaele seleziona gli embrioni? Si. Non stiamo parlando della diagnosi genetica preimpianto (la sentenza della Corte Costituzionale non affermava esplicitamente la liceità di questa tecnica, affermata da alcuni giudici di merito e dal TAR Lazio), ma di una diversa selezione, quella che, nell'intervista al Corriere della Sera, viene definita "naturale" (Sic! "il San Raffaele vuole attrezzarsi per fare crescere gli embrioni in vitro, anziché trasferirli subito nell' utero o congelarli. Quelli che sopravvivono a una selezione passiva saranno, poi, impiantati a 5/6 giorni di distanza. Per la donna potrebbero esserci più chance di restare incinta, ma la maggior parte degli embrioni è destinata a morire naturalmente": il passo riportato, però, non è virgolettato ed è quindi una sintesi della giornalista): gli embrioni prodotti vengono coltivati in vitro per un periodo superiore a quello usuale (5-6 giorni), alcuni muoiono e quindi vengono automaticamente eliminati dalla "corsa al trasferimento in utero".

4. Il San Raffaele trasferisce in utero tutti gli embrioni prodotti e sopravvissuti alla selezione? No. Il comunicato dice chiaramente che il criterio seguito è quello del rischio di gravidanze multiple; non solo: fa capire che, nel caso più embrioni siano sopravvissuti alla selezione "naturale" (sic!) della coltivazione prolungata in vitro, a decidere se e quanti embrioni trasferire sarà la donna (la clinica propone soltanto ...)

5. Il San Raffaele congela gli embrioni? Si.
Congela tutti gli embrioni sopravvissuti alla coltivazione prolungata che si decide di non trasferire (o meglio: che la donna decide di non trasferire).


Una domanda: il San Raffaele ha una condotta differente rispetto agli altri centri che fanno fecondazione in vitro?



Giacomo Rocchi

martedì 18 agosto 2009

Il "caso San Raffaele"/1

Si può operare nel campo della fecondazione in vitro e insieme rispettare la vita e la dignità degli embrioni prodotti?

Siamo convinti di no: la fecondazione in vitro, riducendo l'embrione a prodotto, a cosa, nega in radice ogni sua dignità e ogni suo diritto: non a caso le tecniche di fecondazione in vitro "producono" un grandissimo numero di embrioni destinati a morte certa e rapida, o a congelamento: e questo - chi fa fecondazione in vitro lo sa benissimo.

Come è noto questa è anche la posizione - assolutamente ragionevole e basata sui dati scientifici - espressa dalla Chiesa Cattolica e ribadita con notevole chiarezza nell'Istruzione "Dignitas personae", quella che (a sorpresa) papa Benedetto XVI ha regalato a Barack Obama in occasione della visita in Vaticano.

Ma - è altrettanto noto - molti cattolici ritengono di essere più intelligenti dei loro pastori.
Parliamo del San Raffaele di Milano: clinica fondata da un sacerdote e che "offre" ai potenziali clienti fecondazione in vitro; opera di carità? Se sono veri i dati espressi in un articolo del Corriere della Sera ("mille ogni anno le coppie che si rivolgono al suo Centro scienze della natalità, con rimborsi del servizio sanitario di milioni di euro"), qualche dubbio è legittimo.

La sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il limite massimo dei tre embrioni producibili per ogni ciclo - giunta dopo un inutile pressing del mondo cattolico teso a dimostrare che il limite era legittimo e serviva ad evitare il congelamento o la soppressione di embrioni soprannumerari - era un buon "banco di prova" per verificare quale fosse davvero l'atteggiamento del San Raffaele rispetto agli embrioni che produceva: avrebbe mantenuto le rigide regole previste prima della sentenza oppure si sarebbe adeguato alla sentenza? Avrebbe, in altre parole, dato la prevalenza ai propri (presunti) principi bioetici dell'assoluto rispetto dell'embrione oppure avrebbe ceduto alla logica commerciale?

Si, perché - ricordiamoci - dopo la legge 40 quella della fecondazione in vitro è una situazione di piena concorrenza tra strutture pubbliche e private e anche (vista l'ampia mobilità in Europa) tra istituti italiani e istituti stranieri.
Il criterio con cui le coppie scelgono a quale struttura rivolgersi è uno solo: la probabilità maggiore o minore di avere quel "bambino in braccio" per il quale sono disposte a sopportare sacrifici - personali ed economici. Conta, quindi, la "pubblicità" che fanno le strutture, la reputazione delle stesse, il "passaparola" all'interno di quella "comunità" di aspiranti genitori ben rappresentato in alcuni siti internet, tra cui "Cerco un bimbo".

Per una struttura autorizzata una cattiva fama, notizie in ordine ad inefficacia di trattamenti o a limitazioni delle tecniche disponibili possono significare il disastro economico: mancheranno i soldi delle coppie e anche gli abbondanti soldi pubblici.

Come si sarebbe adeguato, quindi, il "San Raffaele" alla nuova regolamentazione? Avrebbe considerato la pronuncia della Consulta come una semplice facoltà di aumentare il numero degli embrioni prodotti, continuando a rispettare il limite di tre embrioni che tutto il mondo cattolico riteneva giusto? Avrebbe ritenuto ancora vigente il divieto (non formalmente abrogato dalla Corte Costituzionale) di congelamento degli embrioni?

Di fronte ad un articolo del Corriere della Sera riportava le accuse della "comunità" di Cercounbimbo di non applicare la sentenza della Corte Costituzionale, il San Raffaele ha risposto, evidentemente preoccupato della propria reputazione.

Come vedremo, come i "paletti" presenti nella legge 40 erano fin dall'origine palesemente deboli e destinati a cadere (ed è puntualmente avvenuto), così chi opera nelle tecniche di fecondazione in vitro non è capace di fermarsi, perché ha già rinunciato ad ogni limite.

Giacomo Rocchi