domenica 8 febbraio 2009

Il parere dei costituzionalisti

«Decreto ineccepibile, non andava bloccato»Sull’urgenza e la necessità di un decreto­legge e ancor più sulla sua costituzionalità ci sono tutta una serie di controlli ai quali il presidente della Repubblica non può sostituirsi. C’è il Parlamento, che sul primo punto può esprimersi in sede di conversione entro 60 giorni. C’è soprattutto la Corte costituzionale, se viene investita della questione. Ed è proprio da alcuni ex presidenti della Consulta e da esperti di questa branca del diritto che arrivano perplessità sull’operato del Colle. Non tanto sul suo tentativo di persuasione affinché non fosse utilizzato lo strumento della decretazione d’urgenza, quanto sul rifiuto di adeguarsi alla decisione del Governo.
Secondo l’articolo 77 è l’esecutivo ad avere l’esclusiva responsabilità, ricordano. E a chi, come il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, invoca l’articolo 87 della Carta per dare al Capo dello Stato la possibilità di non firmare, l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre ricorda che «quell’articolo va interpretato in armonia con altri, come appunto il 77. Isolarlo dal resto non mi pare un metodo corretto». Per Baldassarre «quello che accade è grave, perché introduce un confitto che si risolverà con la delegittimazione dell’uno o dell’altro potere. Una cosa di cui l’Italia non sentiva proprio il bisogno e che poteva essere evitata con un po’ di ragionevolezza».
Anche un altro ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, ritiene lo scontro «molto forte». In più non ravvisa nel testo licenziato dal Consiglio dei ministri problemi di costituzionalità. «Ha una funzione in qualche misura dilatoria, non si contrappone alla decisione giudiziale e non la vanifica. È una sorta di moratoria e garanzia. Tanto più in un settore come quello della volontaria giurisdizione, nel quale ci sono provvedimenti e autorizzazioni che non passano in giudicato». «Non v’è dubbio che il presidente abbia il potere di suggerire e consigliare, indipendentemente dalle forme.
Ma, con tutto il rispetto per la sua altissima figura, i presupposti per l’emanazione del decreto ci sono», afferma l’ex vicepresidente della Corte Massimo Vari. «Davanti a una formale deliberazione dell’esecutivo è normale che il presidente proceda all’emanazione. Siamo, dunque, davanti a un deliberato rifiuto e a un fatto gravissimo. Il presidente è chiaramente uscito dalle sue funzioni. Ha mancato a un suo dovere costituzionale», è l’opinione di Marco Olivetti, docente di Diritto costituzionale all’Università di Foggia. Sul fatto che il Quirinale non potesse intervenire a bloccare il decreto è netto anche Baldassarre: «Basta leggersi i classici della materia, a partire dal saggio sul decreto legge di Esposito, un maestro», spiega. «Piena libertà di far conoscere le sue perplessità. Soprattutto prima. E, quindi, di persuadere il governo. Ma questo ha la fiducia della maggioranza e la legittimazione democratica, quindi deve avere la parola definitiva. Non il presidente, che non è la Corte costituzionale», prosegue Olivetti. Mirabelli, poi, giudica i rilievi del Colle «non tali da escludere un provvedimento d’urgenza ». Anche perché, sostiene, «una cosa è dettare una disciplina sostanziale, nella quale si regolano diritti fondamentali, altro è un provvedimento che introduce un elemento di cautela e garanzia».
Come appare essere invece il decreto, il quale, ultimo rilievo, «pur nascendo evidentemente dalla situazione che si è creata, è impostato come lettura di carattere generale che riguarda tutte le persone in quelle condizioni e quelle che devono compiere atti su di esse». Non, insomma, un intervento ad personam. Sull’aspetto dell’urgenza su un caso singolo Vari, poi, non concorda sul fatto che esso non basterebbe a motivare la necessità di un decreto. «A parte il valore assoluto di una vita, c’è una giurisprudenza della Corte che definisce la straordinarietà: eventi naturali, comportamenti umani, o anche atti e provvedimenti di pubblici poteri. È nel contesto della vita sociale, non nel dibattito parlamentare che va ricercata la situazione da tutelare nelle more dell’emanazione di una legge». Infine, «quando ci sono in ballo lesioni gravissime alla Costituzione si può giustificare una presa di posizione del Quirinale. Però, sugli articoli citati – 3, 13 e 32 – ci sono due punti di vista». E anche la vita è un valore costituzionalmente garantito. Anche su uno dei precedenti di lettere inviate per rifiutare un decreto – resi noti ieri dal Quirinale – Baldassarre ha da obiettare. Casi di divergenze «ci sono stati, ma si sono risolti bonariamente. Non è il governo che si deve adeguare. Nel caso dell’intervento di Pertini si realizzava un vulnus gravissimo della Costituzione, perché senza di esso non si sarebbe tenuto un referendum che era pienamente legittimo. Ma non è questo il caso». Napolitano invece, conclude Olivetti, i decreti «finora li aveva sempre emanati. Tranne in un caso, all’epoca del governo Prodi, che accolse i suoi rilievi in materia di Giustizia. C’è probabilmente una ragione ideologica per questo rifiuto e ciò fa sì che il Capo dello Stato venga meno alla sua funzione di garante della Costituzione per ritornare ad essere uomo di parte».
[Antonio Baldassarre, Massimo Vari, Cesare Mirabelli, Marco Olivetti ]
di Gianni Santamaria

sabato 7 febbraio 2009

Quali criteri di giudizio?

Dal Corriere della Sera (Rubrica Italians):
"Caro Severgnini, sarà perché il povero Beppino Englaro è di qui (Friuli, ndr), sarà perché conosco personalmente i medici che si occupano di Eluana, certo mi sento un poco personalmente preso da questa triste vicenda. Io la vedo così: nessuno ha il diritto di sindacare l'operato di povere persone che si trovano davanti problemi di questo genere. Lo dico perché personalmente mi sono trovato davanti a un dramma esistenziale molto meno impegnativo, e ho odiato tutti coloro che mi dicevano cosa andava fatto. Sembrerà fuori luogo, ma mi riferisco al fatto che la mia splendida bambina non voleva saperne di essere concepita, e avevamo iniziato il percorso della fecondazione assistita. La legge italiana a questo proposito è orrenda, e io non esito a mandare i miei pazienti a Krumpendorf (150 km circa da qui, nella cattolicissima ma non stupida Austria) se non riescono ad avere figli. Lo dico dal profondo del cuore: lasciate in pace quei poveretti che combattono contro sfortune della vita così terribili. Lasciateli in pace. Cari Italians, pensate se toccasse a voi".
Sergio Bierti

"Brutto spettacolo, davvero. Credo si stia commettendo una crudeltà verso padre e figlia. Alcuni, soprattutto tra i cattolici, agiscono in coscienza e buona fede, quando vogliono tenere in vita (?) Eluana. Ma purtroppo intorno a loro si muovono i fanti dell'ipocrisia ossequiosa. Aggiungo: anche i media, continuando a pubblicare quella fotografia di Eluana - bella, giovane e in salute - non hanno aiutato".
Beppe Severgnini

Mentre Eluana sta morendo cerchiamo di capire contro cosa stiamo combattendo, quale mentalità permette di giungere a questo risultato.

La realtà oggettiva è cancellata: Severgnini pensa di cavarsela con il punto interrogativo (?) accanto alla parola "vita", fingendo che questo non sia il punto centrale della questione.
Eluana è viva o morta? questa domanda non si può fare, è scomoda, va cancellata: del resto già nell'aborto abbiamo visto come la strategia sia quella di cancellare il bambino, non farlo vedere; allo stesso modo nella fecondazione artificiale gli embrioni prodotti in gran quantità e destinati a morte certa non esistono.

Se la realtà viene cancellata il criterio di giudizio di quanto avviene è soggettivo e arbitrario: il "poveretto" e lo "sfortunato" è colui che non riesce ad accettare la nuova condizione della figlia o che non riesce ad avere figli; egli "combatte" per realizzare ad ogni costo i suoi desideri o per cancellare ciò che lo turba: ha diritto a realizzare i suoi desideri; chi lo ostacola è cattivo, orrendo, stupido: nessuno può dirgli cosa fare o non fare.

Bierti dice di parlare "dal profondo del cuore"; ma il punto di vista che usa è uno solo: "pensate se toccasse a voi" ... quanto "tocca" ad Eluana non lo riguarda, si rifiuta di vederlo.

Giacomo Rocchi

venerdì 6 febbraio 2009

Napolitano: Presidente di chi?

Pare che il Governo abbia approvato il testo dei decreto legge che impedisce la sospensione della nutrizione e dell'idratazione in attesa dell'approvazione della legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà.

Pare anche che il Presidente della Repubblica si sia rifiutato di firmare il decreto ritenendolo incostituzionale.

Inviate la seguente email:
Caro Presidente della Repubblica, fermi l'assassinio di Eluana, firmi il decreto legge.

Eluana Englaro è viva.
Ha subito un incidente che l’ha resa disabile, ma la comunità umana non l’ha abbandonata.
Da 17 anni è stata curata, accudita, amata. Indipendentemente dal fatto se si riprenderà o risveglierà.
Ma alcuni giudici hanno deciso che lei debba morire.
Non ha commesso nessun reato.
La sua unica colpa è che forse un giorno ha detto che non avrebbe voluto vivere come disabile.
Per quanto incerto e labile, questo pensiero, secondo i giudici, è sufficiente per farla morire.
Così è stata presa, in modo furtivo, durante la notte e portata in un luogo ad Udine, dove gli verrà sospesa la nutrizione e l’idratazione.
Andrà incontro ad una agonia lunga, straziante, crudele.
Mi chiedo, ma dove stanno quei movimenti che per tanti anni hanno chiesto la fine delle condanne a morte?
E dove stanno quei movimenti che si battono da sempre contro la tortura?
Eluana Englaro verrà torturata e poi morirà.
E c’è qualcuno che dice che questo è un atto di carità e di libertà.
La storia di Eluana Englaro minaccia la nostra civiltà.
Permettere che venga uccisa per fame e per sete significa offendere mortalmente la dignità umana e sprofondare nella barbarie.

all'indirizzo: https://servizi.quirinale.it/webmail/ riempiendolo con i vostri dati.

Giacomo Rocchi

giovedì 5 febbraio 2009

Cattivi maestri/3

Da "Repubblica":

"Morire per disidratazione "è uno dei modi più dolci che si conoscano". Ed Eluana non soffrirà.


Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana, (...) risponde così a chi, come la comunità "Papa Giovanni XXIII" fondata da Don Oreste Benzi, ritiene che "la morte sarà consumata atrocemente".

Professore, molti temono che Eluana andrà incontro a delle grandi sofferenze dopo la sospensione della nutrizione artificiale che, in base al vostro protocollo, dovrebbe iniziare, gradualmente, a cominciare da domani. "Purtroppo la continua disinformazione che alcuni riversano sul caso di Eluana rende impossibile, almeno a me, una risposta puntuale ad ogni intervento. Mi limiterò perciò a ribadire (...) una semplice verità, ben nota a quanti si occupano di malati terminali: che cioè il morire per disidratazione, beninteso in pazienti con compromissione più o meno grave del cervello, è uno dei modi più dolci che si conoscano".


Possiamo stare tranquilli, allora? Lo scienziato ha pronunciato la sua sentenza, basata su dati inconfutabili!


Le sue rocciose certezze le spiega poco dopo:
"Non sarà mai possibile sapere se Eluana soffrirà. È infatti impossibile poter avere una certezza assoluta in questo senso. Io so se uno soffre solo se me lo racconta. Dobbiamo stare perciò a quelle che sono le evidenze scientifiche. E l'evidenza scientifica ci dice che Eluana non soffrirà".


Abbiamo scoperto che, per certi scienziati, "verità" e "evidenza scientifica" corrispondono all'incertezza ... ma che per gli stessi scienziati, poiché il soggetto che (forse) soffre non può raccontarlo, si può fingere che non soffra ...


Giacomo Rocchi
"Eluana non voleva morire"

Lettera aperta di Pietro Crisafulli

La redazione di Tgcom ha ricevuto questa lettera da Pietro Crisafulli (fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto dopo un grave incidente stradale) e ha deciso di pubblicarla integralmente:

"Le bugie del padre Beppino"

In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il "viaggio della morte" di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico.Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione "Porta a Porta". Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente (la foto in alto a destra lo testimonia, ndr).Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero.All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.

Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta. (...) Questa è pura verita'. Tutta la verita'. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze. E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell'epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet
www.salvatorecrisafulli.itNoi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza. Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo.Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi"
Pietro Crisafulli
Preciso che sono in possesso anche di fotografie che attestano i nostri vari incontri.
Catania, 04 Febbraio 2009

lunedì 2 febbraio 2009

Per quanto dureranni i silenzi e i compromessi sulla fecondazione extracorporea?

(ANSA) - ROMA, 31 GEN - A cinque anni dalla legge 40 sulla procreazione assistita e 30 mila embrioni crioconservati, anche il mondo della ginecologia cattolica si interroga sul destino di quei circa 7 mila embrioni orfani. La proposta che arriva oggi, in occasione della 31/ma Giornata della vita al Policlinico Gemelli, e' quella di consentirne ''l'adozione per la nascita'', in modo da non farli morire senza essere mai nati. A spiegarlo e' Antonio Lanzone, docente di Fisiopatologia della riproduzione dell'Universita' Cattolica, nell'incontro con i docenti delle cinque facolta' di ginecologia di Roma. Il problema riguarda i 3.740 embrioni per cui vi e' stata una espressa rinuncia ad un futuro impianto da parte dei genitori, e un numero indefinito, ''stimabili in altri 3.300 circa'', secondo Lanzone, di cui non si riescono a rintracciare i genitori. Tra le opzioni possibili, Lanzone ha parlato della 'distruzione, della ricerca e dell'adozione''. Se la distruzione per un eventuale deterioramento dell'embrione e' da rifiutare, ''perche' non provato e non dimostrato - ha spiegato - anche l'ipotesi ricerca e' da rifiutare, perche' si e' visto che le staminali ricavabili da cellule adulte o cordonali hanno dato piu' frutti di quelle embrionali su questo fronte''. Rimane dunque l'ipotesi dell'adozione per la nascita ''da una coppia che li desidera - ha proseguito Lanzone - Cosa che secondo me non sarebbe configurabile come una fecondazione eterologa o un utero surrogato, proprio per le alte motivazioni etiche alla base del gesto''. Se cio' fosse autorizzato, considerando che allo scongelamento sopravvive il 50-80% degli embrioni, e che su 100 scongelati 4-5 arrivano alla nascita, ''avremmo 400 nuovi nati - ha concluso - che non e' poco. Il mondo va avanti e sarebbe opportuno prendere una decisione su tale problema''. (ANSA).

Ecco gli effetti del silenzio sulla fecondazione extracorporea. Contiamo i morti e cerchiamo soluzioni per i pochissimi sopravissuti.
Come non scandalizzarsi di fronte ai pADRONI della vita, essi rubano la dignità all'uomo per denaro. I frutti sono quasi tutti di morte, per manipolazione in laboratorio, per congelamento, per selezione tramite l'aborto volontario.... Ma queste non sono morti naturali! Sono il bilancio di morte di un business che strumentalizza la vita umana.
Come non rendersi conto che il silenzio sull'ingiustizia della legge 40, e sulla fecondazione extracorporea in genere, stia diventando l'autostrada della perdita delle coscienze nei confronti dell'inestimabile valore della vita?