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sabato 23 ottobre 2010

Una scomoda verità


Torniamo sul precedente post riguardante la lettera dei vescovi polacchi sulla fecondazione artificiale e sul modo con cui la stessa è stata presentata nell'articolo del 7/10/2010 su "Avvenire".

Due premesse sono doverose: la prima è che il titolo dell'articolo ("La Polonia cerca la 'sua' legge 40") non è automaticamente attribuibile al giornalista (Lorenzo Shoepflin); la seconda è che - salvo che ce ne siano sfuggiti - si tratta dell'unico articolo apparso sul quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana che riguarda la dura presa di posizione di quella polacca.

Cosa dicono di nuovo di vescovi polacchi?
Per chi ha letto la Dignitas Personae sostanzialmente nulla: la critica serrata alle tecniche di fecondazione artificiale in sé e la sottolineatura della loro abortività intrinseca - cioè del fatto che la stragrande maggioranza di embrioni prodotti muoiono inevitabilmente: hanno, quindi, un destino segnato - sono scritte nero su bianco in quel documento così autorevole; come stupirsi, quindi, che i vescovi polacchi lo ripropongano e giungano alle conseguenze inevitabili (la scomunica latae sententiae: peraltro bisogna ricordare che il riferimento ad essa non è contenuta nel documento, ma è stata fatta in un'intervista)?
(Ma in questo blog il 14/12/2008 si segnalava che una sintesi del documento vaticano apparso sul sito del Movimento per la Vita erano scomparsi proprio i riferimenti a questa abortività)

Non possiamo nascondere un dato: all'interno del mondo cattolico - che dovrebbe essere il più favorevole ad una difesa della vita umana intransigente - sulla fecondazione artificiale la frattura è nettissima tra chi è favorevole ed esercita tali tecniche e chi - come i vescovi polacchi - le respinge. Questa frattura è apparsa chiaramente in questo periodo, a seguito dell'assegnazione del premio Nobel a Edwards, il "padre" della provetta.

Leggiamo l'intervista a Eleonora Porcu - presentata come un medico che da 35 anni fa questo lavoro - su Avvenire dello stesso giorno:
"Agli albori di questa tecnica, c’era comunque un percorso quasi
'naturale'
, durante il quale una sola tappa veniva deviata per prendere la
strada del laboratorio. Dalle origini a oggi c’è stata senza dubbio una
filiazione di applicazioni delle tecniche a situazioni ai limiti dell’aspetto
terapeutico, fino a spingersi a ciò che io considero un rischio di
aberrazione e degenerazione, come la clonazione umana, l’utilizzo in modo
indiscriminato di gameti e utero, addirittura con sfruttamento delle persone, in
particolare della donne
. Mi riferisco al business dell’utero in affitto in
Paesi come l’India".
Richiesta di esprimere le valutazioni etiche, la d.ssa Porcu afferma:
"Ecco allora problemi etici enormi, tra cui quello della soppressione degli
embrioni in soprannumero".

Ecco che viene presentata una fecondazione artificiale buona, addirittura naturale (sic!) e una cattiva: e il cattivo è colui che sopprime volontariamente gli embrioni in soprannumero, o addirittura fa clonazione o sfrutta le donne del terzo mondo. Chi, come la d.ssa Porcu, da 35 anni produce migliaia di embrioni destinati a morte certa, ha il diritto di fare la morale ai lettori del quotidiano cattolico (come è noto, la d.ssa Porcu non è l'unica cattolica a operare nella fecondazione in vitro ...).

Ma anche Michele Aramini, in un articolo nello stesso giornale del 7/10/2010, è attento a distinguere:
"C’è un altro lato della medaglia che non si vuole assolutamente guardare:
si sono generati 4 milioni di bambini, pagando il prezzo di molti milioni di
loro fratelli che sono stati sacrificati programmaticamente per arrivare a
questo scopo.
(...) Dobbiamo però interrogarci sulle scelte di medici e
genitori che hanno fatto nascere la vita dalla morte. E si trattava sempre di
loro figli, tra i quali hanno magari fatto una scelta, non si sa con
quale autorità. Che i genitori, con l’aiuto dei medici, decidano quale dei
propri figli debba vivere o morire
è una condizione che dovrebbe ripugnare
alla coscienza di ogni persona"
Ancora una volta il vero problema sembra essere quello della selezione degli embrioni, non dell'abortività intrinseca delle tecniche. E, infatti, in un passaggio successivo Aramini sostiene che
"... dobbiamo segnalare uno svilimento tremendo per il valore della vita umana.
Svilimento che ha preso le mosse dal 1978, quando i congelatori hanno
cominciato a riempirsi di embrioni soprannumerari che non servivano più
. Da
allora la sperimentazione distruttiva sugli embrioni è diventata prassi comune, rendendo sempre più normale l’idea che si tratti di semplice materiale
biologico
".
Vedete? lo "svilimento del valore della vita umana" non deriva dal fatto che gli embrioni vengono prodotti, non è conseguenza delle tecniche di fecondazione artificiale ... deriva dalla sovrapproduzione, dal congelamento, dalla distruzione volontaria degli embrioni.
Ancora una volta ci viene proposta una parte buona della fecondazione artificiale e una parte cattiva.
Del resto: guardate la posizione dell'articolo di Shoepflin nella pagina di E' Vita del 7/10/2010 e vedete come è sovrastato da quello, cui viene data ben maggiore importanza, in cui Angela Merkel afferma: "No alla diagnosi sugli embrioni".

Certo: su Avvenire appaiono anche le posizioni radicali: Giacomo Samek Lodovici scrive, nello stesso numero che
"... ci sono diverse ragioni laiche per biasimare moralmente la Fivet, che
risulta inaccettabile pur producendo alcuni bambini: infatti il fine non
giustifica il mezzo. Il presupposto (...) di buona parte del seguente discorso è
che il concepito è un essere umano a tutti gli effetti, dunque ha una dignità
incomparabile. (...) Ora, per ogni nato la Fivet comporta la morte di un numero
enorme di embrioni, in quanto le sue percentuali di successo sono bassissime: su
100 embrioni prodotti, almeno 80 sono destinati a morire subito a quasi. La
morte degli embrioni dopo i concepimenti naturali è provocata dalla natura, non
da una tecnica dell’uomo, come avviene con la Fivet"
e nella stessa pagina Roberto Colombo menziona il numero degli embrioni morti dopo il trasferimento in utero.

Ci si chiede, però, se sia opportuno tacere su questa frattura. Nel prossimo post rifletteremo sull'influenza che l'esistenza legge 40 in Italia ha su questa situazione.

Giacomo Rocchi

giovedì 21 ottobre 2010

Riflesso condizionato


Cosa sta succedendo in Polonia?

E' in discussione l'approvazione di una legge sulla fecondazione in vitro, attualmente non regolamentata.

I vescovi polacchi, con un intervento molto deciso, "mettono in guardia" contro l'adozione di leggi che la permettono e sottolineano che, dal momento del concepimento, nasce un essere umano; che il costo in termini di vite umane con la fecondazione in vitro è altissima: "Per giungere alla nascita di un bambino in ogni caso arrivano alla morte, nelle diverse fasi della procedura, molte vite"; sottolineano, poi, che molti embrioni vengono congelati; che le ricerche dimostrano che la fecondazione in vitro è un metodo pericoloso per i bambini, poiché alte sono le percentuali di bambini sottopeso, con minore capacità di resistenza, con anomalie genetiche o che affrontano complicazioni varie.

I vescovi polacchi puntano il dito contro l'ideologia che sorregge la fecondazione in vitro: "la fecondazione in vitro è la sorella minore dell'eugenetica" di non lontana memoria (implicito è il riferimento all'eugenetica nazista): essa presuppone la selezione degli embrioni e, quindi l'uccisione degli embrioni più deboli.

I vescovi non si limitano a ciò: prevedono che le conseguenze sociali che la diffusione della fecondazione in vitro può produrre sono "incalcolabili" e aggiungono che: "La separazione della procreazione dal matrimonio porta sempre cattive conseguenze sociali ed è particolarmente dannoso per i bambini venire al mondo come conseguenza di azioni da parte di terzi. Sanzionare legalmente (cioè: autorizzare per legge) la fecondazione in vitro comporta inevitabilmente una ridefinizione della paternità, della maternità, della fedeltà coniugale. Essa introduce inoltre confusione nei rapporti familiari e contribuisce a minare le basi della vita sociale".
I vescovi concludono, quindi che "La necessità urgente la prevenzione della sterilità, le cui cause sono conosciute e dipendono dall'azione cosciente dell'uomo; la fecondazione in vitro non è la cura dell'infertilità".

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, il responsabile per l'episcopato delle questioni bioetiche e lui stesso medico di formazione, mons. Henryk Hoser in un'intervista, ha affermato che "Chiunque voterà leggi a favore della fecondazione in provetta si metterà automaticamente fuori dalla Comunità della Chiesa. Il concepimento di un bambino dovrebbe avvenire solo in modo naturale".
Non conosciamo il testo completo dell'intervista: non stupisce, comunque, l'avverbio "automaticamente" che è evidentemente frutto dell'equiparazione della fecondazione in vitro all'aborto.

Bene, abbiamo pensato: i Vescovi polacchi hanno detto in modo chiaro e forte che nessuna legge può legittimare la fecondazione artificiale, tecnica cattiva in sé, produttrice di mentalità eugenetica, che mina le basi della convivenza sociale e che lascia dietro di sé milioni di embrioni morti o congelati e molti bambini malati, deboli, senza padre e senza famiglia.

Ci eravamo sbagliati?

Avvenire di oggi riassume che "La Polonia cerca la 'sua' legge 40".

Nel riassumere la posizione della conferenza episcopale il giornale richiama un precedente documento in cui la fecondazione artificiale veniva definita "contraria alla fede cristiana, inaccettabile moralmente e pericolosa sia per il bambino che per la madre"; e aggiunge: "I vescovi hanno ribadito non solo la non conformità della fecondazione assistita alla morale cattolica ma anche i dubbi scientifici che ancora oggi sussistono per una pratica vecchia di oltre trent’anni. In particolare la lettera si sofferma sulle «implicazioni per i bambini concepiti» in laboratorio, che un numero crescente di studi scientifici mostrano essere assai negative per la loro salute. Ampio spazio viene dedicato anche alle ricadute sociali che una legge permissiva potrebbe avere: da pratiche eugenetiche per la selezione degli embrioni, alla fecondazione eterologa, con la conseguente ridefinizione di paternità e maternità".

Certo: il testo dei vescovi era abbastanza lungo: mi chiedo, però, come il bravo Lorenzo Shoepflin non si sia accorto che i vescovi polacchi hanno fatto riferimento agli altissimi costi in termini di vite umane della tecnica in sé e come abbia fatto a tralasciare il giudizio secondo cui la fecondazione in vitro in sé è sorella minore dell'eugenetica; come ha fatto, poi ad attribuire alla sola fecondazione eterologa (e non alla fecondazione in vitro in sé) l'effetto di ridefinire paternità e maternità; e infine come ha fatto a non menzionare l'affermazione forte secondo cui la fecondazione in vitro in sé contribuisce a minare le basi della vita sociale ...

Insomma: Shoepflin, evidentemente, conosce il polacco meglio di noi e ha compreso che, quando mons. Hoser prevedeva la scomunica latae sententiae "per chi voterà leggi a favore della fecondazione in provetta", voleva dire: per i politici cattolici che approveranno una legge diversa dalla legge 40 vigente in Italia.

Misteri della lingua ...

Giacomo Rocchi