lunedì 19 settembre 2016

In Belgio un minore è stato ucciso con eutanasia, ai sensi della legge vigente dal 2014

E’ di questi giorni la notizia che in Belgio un minore - non se ne conosce né il nome né il sesso – è stato ucciso con eutanasia, ai sensi della legge vigente in quel Paese dal 2014. Una notizia che suscita orrore e raccapriccio: lo scempio del diritto e della pietas per un figlio che è stato consegnato al gelo dell’iniezione letale da genitori che non hanno saputo o voluto accompagnarlo all’ultimo giorno, privandolo di quanto più umano possa rendere sopportabile il dolore e l’avvicinarsi della fine, il senso appunto di quel soffrire e la speranza che la vita continui altrove.
La notizia viaggia sul web, dove un delirante sondaggio M5s sta tentando di accreditare l’opinione di una larga maggioranza favorevole a tale pratica, e sui giornali. Si leggono indignazione e sconcerto da parte di alcuni, ma, tutto sommato, sembrano prevalere, oltre alle dichiarazioni e ai commenti che esprimono aperta soddisfazione - come quelli dell’ associazione radicale Coscioni, sempre pronta a gettarsi sul caso disperato per farne una bandiera – le opinioni di quanti, anche solo in filigrana, fatto salvo il lacrimoso pietismo per il presente caso, finiscono con il considerare la pratica eutanasica una scelta di civiltà che esalta l’autodeterminazione dell’individuo e che è lecito poter compiere in determinate situazioni sotto l’ombrello di una legge che ne normi le procedure.
Nel nostro Paese la corsa all’eutanasia è per il momento ferma: le cinque proposte di legge presentate da parlamentari M5s, Pd e Sel e la legge di iniziativa popolare sottoscritta dalle firme raccolte dall’associazione Coscioni, sono quiescenti nelle Commissioni Giustizia e Affari sociali alla Camera.
 Ma anche se per ora non se ne parla, e l’eutanasia sembra lontana, il pericolo è vicino, tanto più grande perché mascherato e perciò più insidioso, in quanto meno percepibile.
 Infatti in Commissione Affari sociali alla Camera è in discussione proprio in questi giorni il testo unificato dal titolo Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento DAT.
Il Testamento biologico si ripresenta così, dopo che tre anni fa, quasi in dirittura di arrivo, la fine della legislatura l’aveva fatto decadere stornando in tal modo tutti i concreti approdi verso l’eutanasia che conteneva e che il Comitato Verità e Vita aveva puntualmente evidenziato.
Oggi il rischio non è minore. Che tra i firmatari dei progetti che hanno portato alla stesura del testo unificato e di quanti partecipano alle discussioni in Commissione siano annoverati nomi come quelli di Binetti, Buttiglione, Di Virgilio, Roccella, contribuisce senz’altro a creare tranquillità e fiducia che la legge verrà contenuta in limiti accettabili e che saranno indubbiamente posti paletti adeguati perché non si scivoli verso derive eutanasiche.
Ma sappiamo bene per esperienza quanto facilmente cadano i paletti sotto i colpi di magistrati creativi e di sentenze della corte d’Europa.
La legge del piano inclinato è ineluttabile
Belgio e Olanda docent.

MARISA ORECCHIA

domenica 29 maggio 2016

Cure inutili?

Dalla sentenza con la quale la Corte di appello di Brescia ha
confermato le condanne dei responsabili dell'allevamento di cani "Green Hill" alla pena della reclusione di anni uno e mesi sei:
"rispondeva ad una precisa scelta aziendale quella di praticare l’eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere il cane piuttosto che curarlo adeguatamente così risparmiando i costi di cure lunghe e incerte, che avrebbero magari reso difficile la vendibilità del "prodotto""

Articolo 1 progetto di legge sul consenso informato approvato da Senato e Camera dei Deputati nella precedente legislatura e quasi diventato legge dello Stato:
"La presente legge … garantisce che in casi di pazienti in stato di fine vita o in condizione di morte prevista come imminente, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura"

Un disegno di legge analogo è in discussione in Parlamento.

Insomma: ai cani malati è obbligatorio prestare "cure lunghe e incerte", per i pazienti umani ci si deve astenere da trattamenti straordinari ...

Giacomo Rocchi

lunedì 23 maggio 2016

Il bilancio di una vita di un medico non obiettore

Praticare un aborto significa uccidere un bambino. 
Questa è la semplice realtà di un atto che i medici conoscono bene, che siano obiettori o non obiettori, così come la conoscono tutte le persone, che siano donne che si sottopongono all'intervento o meno.

La legalizzazione dell'aborto volontario permette queste uccisioni, ma deve anche "educare" la popolazione, far sparire quel senso di orrore istintivo - e giusto - che si prova di fronte alla volontaria uccisione di un essere umano. 

Occorre, quindi, creare degli "eroi buoni", da contrapporre ai "cattivi". Come sappiamo, i cattivi per definizione sono gli obiettori di coscienza - quelli che si ricordano del giuramento di Ippocrate - mentre gli eroi buoni sono i medici che uccidono i bambini (a proposito: senza mai dire la parola bambino ...).

L'intervista al dr. Maurizio Bini apparsa sul blog del Corriere della Sera "La 27a ora" appartiene al genere letterario della creazione dell'eroe buono. 
Partiamo subito con una vita "faticosa, dolorosa e perfino pericolosa" - aggettivi buttati là senza nulla spiegare. Certo, lavorare stanca (il dr. Bini lavora da 33 anni all'ospedale Niguarda), ma questo non vale solo per i medici che praticano gli aborti ...
Quanto agli aggettivi "dolorosa" e "pericolosa", viene da chiedersi se non siano meglio riferibili ai bambini uccisi e alle madri alle quali il dr. Bini ha prestato il suo servizio ...

La vita dell'eroe buono - come da genere letterario - deve registrare specifici episodi in cui la virtù si mostra nel suo massimo fulgore. Il dr. Bini ne ricorda due. 
Il primo: 
"Maurizio Bini, 58 anni, non ha potuto essere presente alla morte del padre: «Era programmata una seduta di interruzioni di gravidanza proprio quel giorno. Quale altra scelta avevo?»
Quale altra scelta aveva? Le donne che avevano deciso di far uccidere i loro figli sarebbero morte se avessero aspettato qualche giorno?
Insomma - come lo stesso articolo annota subito dopo - "la famiglia è finita in secondo piano" per eseguire aborti. 
Il secondo episodio: 
 "in un indimenticabile 2 giugno: «Sono ritornato dalle vacanze apposta, perché una ragazza albanese giovanissima non era riuscita a trovare in tutta la Lombardia qualcuno che la aiutasse ad abortire prima che scadessero i termini di legge, nonostante il feto avesse una grave malformazione»
Eccolo qui l'eroe: che corre per riuscire ad uccidere un bambino in tempo (guai che riesca a nascere!), con due "medaglie" in più: avere "servito" una minorenne - si sa, per una ragazza è sempre un bene giungere alla maggiore età con un aborto alle spalle ... - e averlo fatto con una ragazza extracomunitaria - benvenuti in Italia!

Una vita votata a permettere sempre e più rapidamente possibile l'uccisione dei bambini: il dr. Bini si vanta, infatti, di aver "tolto ogni limitazione di accesso al servizio", lamentandosi che ora, invece, gli aborti vengono programmati "solo" in due sessioni alla settimana. 
Insomma: quale bilancio? A parte "la famiglia in secondo piano", 
"sacrifici in termini di progressione di carriera, considerazione sociale e quantità di energia sottratta ad altre ben più gratificanti attività professionali". 
Caro dr. Bini, se non va in pensione anticipata, ha ancora tempo per cambiare: smetta di uccidere bambini ...
Giacomo Rocchi

giovedì 19 maggio 2016

L’omosessualità è diventata un bene giuridico

http://www.retiunificate.it/2016/05/lomosessualita-e-diventata-un-bene.html

Approvata la legge sulle Unioni civili, l’omosessualità è diventata un bene giuridico. Il primo effetto, da cui promanano tutti gli altri, è proprio questo: l’omosessualità e le condotte che la esprimono non sono più rispettivamente una condizione e comportamenti privati scevri di rilievo e interesse pubblico, ma la prima diventa uno status giuridico e le seconde veri e propri diritti. Sia tale status che i diritti sono dunque da oggi meritevoli di riconoscimento e tutela da parte dello Stato. Quest’ultimo, anche nella prospettiva liberista che lo permea, considerava sino a ieri l’omosessualità come fenomeno sociale indifferente al bene comune. Ma proprio a motivo di questa prospettiva libertaria il nostro ordinamento giuridico si è trovato costretto ad elevare a diritto il mero “affetto” (così come la legge 40 eleva a diritto il mero desiderio del figlio), privo di suo di ricadute positive per la collettività ed anzi – come ricorda la famosa Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003 – foriero di danni per il bene comune.
La Cirinnà dunque prima di legittimare il “matrimonio” omosessuale, ha legittimato l’omosessualità, condizione che nella prospettiva giusnaturalista potrebbe essere tuttalpiù tollerata e non certo elevata a status giuridico. Se la stessa omosessualità non fosse riconosciuta come bene giuridico non si potrebbe logicamente nemmeno legittimare il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Tale legittimazione, che ha fatto uscire la condizione omosessuale dal cono d’ombra dell’insignificanza giuridica, porta con sé alcune conseguenze giuridiche rilevanti che vanno ben oltre l’ambito di applicazione della stessa Cirinnà.
La prima: l’omosessualità è un bene giuridico proprio della persona e dunque assimilabile a condizioni quali l’etnia, la razza, l’appartenenza religiosa, il sesso di appartenenza che sono tutti status naturali del soggetto perché aspetti identitari dell’uomo. L’omosessualità diventa variabile identitaria qualificata dell’ordinamento, condizione naturale e categoria antropologica fondamentale che lo Stato, seppur in ritardo, ha riconosciuto e che forse dovrà trovare una propria collocazione addirittura in seno alla Costituzione, accanto agli articoli che tutelano la famiglia, la libertà religiosa, l’etnia, etc. Ne discende l’obbligo in capo alle istituzioni di attivarsi per approntare tutti quegli strumenti di garanzia indispensabili affinchè il cittadino possa pienamente vivere la propria omosessualità.
Ecco allora concretarsi due ipotesi. O si tirerà fuori dal cassetto il Ddl Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia - che appunto sanzionava atti di discriminazione “omofobi” al pari di quelli commessi per motivi di ordine razziale, religioso, etc. – oppure, ma molto più in subordine, non servirà nemmeno una legge Scalfarotto dal momento che qualsiasi giudice potrà ricavare dalla legge sulle Unioni civili il diritto della persona omosessuale di vedersi tutelato il suo particolare status giuridico.
Una seconda conseguenza sarà il varo di leggi ad hoc che assegneranno rilevanza giuridica alle peculiarità dell’omosessualità in alcuni ambiti sociali. Come oggi abbiamo ad esempio leggi che tutelano la maternità e la paternità in ambito lavorativo, o norme sulla disabilità, o una disciplina giuridica sulla libertà di culto, così domani avremo leggi che privilegiano la condizione omosessuale nelle professioni, che incentivano massmediaticamente la promozione dell’omosessualità, che prevedono quote arcobaleno in Parlamento e così via.
Una terza ricaduta della legge Cirinnà riguarderà l’educazione nelle scuole, ambito già ampiamente interessato dall’ideologia gender. La nuova antropologia giuridica soggiacente alla Cirinnà afferma che è un bene per la società anche l’orientamento omosessuale e il gender. Un dato rivoluzionario che non potrà non entrare ora nei piani formativi  di ogni scuola di qualsiasi grado con un peso assai maggiore rispetto al passato. Ai bambini verrà insegnato che persone dello stesso sesso hanno diritto a “sposarsi” tra loro ed ad avere figli, che l’identità di genere – la percezione di sé come appartenente al mondo maschile e femminile – può lecitamente svincolarsi dall’identità sessuale – l’appartenenza al sesso genetico – che la scelta del proprio orientamento sessuale e del proprio sesso psicologico è espressione di una libertà presidiata dalle leggi, che il riconoscimento dell’omosessualità e del gender come diritti civili è stato storicamente l’esito felice di una lotta di una minoranza contro il conservatorismo dominante per l’affermazione di una propria identità specifica, così come avvenuto nel passato per i poveri, i neri e le donne (si entrerà in una narrativa epica).
Quarta conseguenza: se omosessualità e gender sono stati civili giuridicamente tutelati e quindi beni che si inseriscono legittimamente nel corpus di principi chiamato “ordine pubblico”, la dottrina della Chiesa entrerà in rotta di collisione con tale ordine pubblico. Il Magistero e tutti coloro che lo rispettano diventeranno nemici potenziali non solo della singola persona omosessuale in quanto omosessuale – ben prima perciò che ci sia una concreta e attuale condotta discriminatoria – ma anche dello Stato italiano proprio perché il portato culturale e dottrinale cattolico va a minare alla base quel plesso di principi su cui si fonda la convivenza civile, al cui interno – come appuntavamo – ora bisogna annoverare anche l’omosessualità e il gender. Il cattolico potrà sempre più essere percepito come cittadino infedele, come nemico pubblico.
In sintesi: andare a legittimare il “matrimonio” omosessuale di necessità significa a monte, seppur implicitamente, considerare l’omosessualità come bene giuridico, la persona omosessuale come nuova categoria giuridica e le condotte omosessuali come diritti soggettivi. Legittimare gli effetti comporta legittimare le cause.

Tommaso Scandroglio, docente di Etica e bioetica, Università Europea di Roma

domenica 1 maggio 2016

Per la Vita senza compromessi

La partecipazione al Convegno è gratuita. Per poter migliorare l’organizzazione è gradita la comunicazione della partecipazione al Convegno tramite mail alla Segreteria Organizzativa entro il 30 aprile 2016.

PER LA VITA SENZA COMPROMESSI

PROGRAMMA:
14,30 Accoglienza
15,00 Apertura del Convegno e saluti:
Dr. Angelo Francesco Filardo - Presidente del Comitato Verità e Vita
Don Francesco Giordano - Direttore di Vita Umana Internazionale (VUI)
Don Shenan Boquet - Presidente di Human Life International (HLI)
Dr. Joseph Meaney - Direttore del Coordinamento Internazionale  di Human Life International (HLI)

PRIMA SESSIONE 
Moderatore: Don Francesco Giordano - Direttore di Vita Umana Internazionale (VUI)

15:20 Storia ed attualità del curator ventris
Prof.ssa Maria Pia Baccari  
Docente di Diritto Romano presso la “Libera Università Maria Santissima Assunta” di Roma  

15:50 Applicazioni giurisprudenziali in atto sulla vita umana
Dr. Giacomo Rocchi  
Magistrato della Corte di Cassazione  

16:20 Sull’indisponibilità non si può trattare
Dr. Stefano  Fontana   
Giornalista – Direttore Rivista Diocesana    “Vita Nuova”  Trieste, Direttore dell’Osservatorio Internazionale “Card. Van Thuân”

16:50 La dimensione spirituale della persona
Don Stefano Tardani  
Fondatore del Movimento dell’Amore  Familiare

17:20 – 17:40   Pausa caffè

SECONDA SESSIONE
Moderatore: Prof.ssa Marisa Orecchia - Vice Presidente del Comitato Verità e Vita

17:40 Gli attentati alla vita nascente
Dr. Angelo Francesco Filardo 
Ginecologo – Presidente Comitato Verità e Vita, Segretario Naz. Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC)

18:10 Profezia ed attualità della Humanae Vitae quasi 50 anni dopo
Prof. Mons. Livio Melina    
Preside Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia   
                   
18:50 Quale educazione ai principi senza compromessi 
S. E. Mons. Luigi Negri   
Arcivescovo della Diocesi di Ferrara Comacchio e Abate di Pomposa

Domande ai Relatori

CONCLUSIONI

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mercoledì 27 gennaio 2016

FECONDAZIONE ETEROLOGA. COPPIA OMOSESSUALE.

Leggiamo sui giornali – specialmente in questi giorni – di coppie omosessuali con figli …  Tutto bello! Tutti felici e contenti!!!

    Ma noi abbiamo bisogno di sapere quello che i giornali non dicono; non dicono in quale modo  due omosessuali   possono avere dei figli.  Vediamo come questo è fattibile con la generazione extracorporea (chiamata impropriamente ‘procreazione medicalmente assistita’).  Ci accorgeremo che la realtà è di quelle che solo pochi anni fa nemmeno  il più fantasioso autore di racconti dell’orrore avrebbe osato immaginare.

Vediamo il caso della coppia lesbica:

- Fecondazione eterologa con gamete di un cosiddetto ‘donatore’;  ovociti asportati a una delle due donne,  poi fecondazione degli ovociti in provetta,  quindi  nell’utero dell’altra donna verranno introdotti  gli ovociti fecondati  - ossia gli embrioni – che saranno più di uno considerato che è bassa la percentuale di quelli che si annidano. Quindi:  una è la donna che fornisce l’ovocita e altra quella che porta avanti la gestazione.

- Alla nascita il bambino sarà per la legge  (almeno finora)  figlio della donna che lo ha partorito.

- E l’altra donna?  Ecco qui la legge in via di approvazione … così che l’altra  diventerà la madre adottiva!!!

Ed ecco la situazione di quel povero bambino che giungerà alla nascita :  un padre gli è volutamente negato, mentre due donne -  stravolgendo la maternità -  sono all’origine della sua esistenza!!!

Vediamo ora il caso della coppia omosessuale maschile.  Qui è necessario il cosiddetto ‘utero in affitto’  .

Abbiamo notizia di questo modo di procedere :

- I due pervertiti mescolano  il loro sperma per non sapere di chi sarà lo spermatozoo che, fecondando l’ovocita, darà vita al povero bambino.  Gli ovociti saranno comprati da una cosiddetta ‘donatrice’, mentre per la gestazione verrà usata un’altra donna.  Ecco qui  l’ utero in affitto (o maternità surrogata).

- Poiché il bambino che arriverà a nascere con questa orripilante procedura sarà figlio genetico di uno dei due, come avverrà la paternità dell’altro?

- Ecco qui la legge in via di approvazione che consentirà l’adozione.  Uno sarà il padre biologico e l’altro padre adottivo:  così …tutto a posto !!!

Anche qui guardiamo la situazione di quel povero bambino:  figlio genetico della donna che ha fornito l’ovocita,  poi  alla nascita subito separato dall’altra donna che lo ha tenuto in grembo per nove mesi, per poi diventare …  figlio di due uomini!!!

     Dopo tutti questi orrori – abbiamo constatato che con la generazione extracorporea sono fattibili le più gravi perversioni - guardiamo alla verità che dobbiamo difendere con decisione e fermezza.  Io elenco tre punti che trovo siano fondamentali:

1°) Bisogna rifiutare sempre la generazione extracorporea (chiamata procreazione medicalmente assistita, poi abbreviata con la sigla PMA), anche nel caso semplice dell’omologa  (cioè fatta con entrambi i gameti della coppia sposata),  ricordando che è tecnica contro-natura, contro la legge naturale ordinata dal Padre Creatore della vita,  e ricordando anche che comporta sempre la morte di molti concepiti  prodotti in vitro che non si annidano e altri mantenuti in vita nei frigoriferi;

2°) è una palese contraddizione dichiararsi contrari alla pratica dell’ utero in affitto e contemporaneamente difendere la legge 40 del 2004 come “una buona legge anche se imperfetta” (abbiamo letto tante volte questa definizione della legge 40 sul giornale Avvenire!); legge che ha approvato la tecnica di generazione extracorporea che è all’origine di tutte le ulteriori aberrazioni come sono la fecondazione eterologa, l’utero in affitto e quant’altro.

“Fermate la provetta!”  ha raccomandato tante volte il Santo Padre Giovanni Paolo II.

Infatti, l’unico modo lecito di procreare è attraverso l’atto di amore sponsale dei genitori, così che l’inizio della vita del figlio  (il momento della fusione delle due cellule germinali recanti il patrimonio genetico paterno e materno) avviene dentro il corpo della donna  e non al di fuori  in una provetta di laboratorio.

3°) Dobbiamo difendere i principi non negoziabili  (matrimonio indissolubile, difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, libertà di educare)  ricordando in particolare i bellissimi documenti ‘Donum Vitae’  del 22/2/1987  della Congregazione per la Dottrina della Fede firmato dall’ allora Prefetto il Card. Ratzinger;  l’enciclica  ‘Evangelium Vitae’  del 25/3/1995  del S. Padre Giovanni Paolo II; il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede  ‘Dignitas Personae’  del  2008.

    Fermiamoci  a riflettere.

    Il Signore Gesù ci ha severamente ammonito riguardo al peccato di adulterio, al peccato contro il matrimonio:  “Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito”.

    Come non sentire questo imperioso comando del Signore – autore e amante della vita – rivolto, al sorgere della vita umana, a chi, con la generazione extracorporea, separa il concepito dal grembo materno e poi, come in questi casi, separa addirittura – nell’atto del generare – l’ovocita recante il patrimonio genetico materno dalla gestazione di nove mesi nel grembo?

     Dobbiamo affermare senza stancarci che c’è un solo modo lecito di  concepire un figlio, ed è attraverso l’atto di amore unitivo sponsale, per cui la vita del figlio ha inizio nel segreto del grembo materno.  E’ il Signore che crea la vita; è Lui che chiama gli sposi all’altissima dignità di diventare suoi con-creatori.

     “Prima di formarti  nel  grembo  materno io ti conoscevo”,  dice il Signore  a ciascuno come dice al profeta Geremia.

      “Ti lodo Signore perché mi hai fatto come un prodigio!”, esclama il salmista    (Salmo 139).

Maria, madre di Gesù e madre nostra, prega per noi!

Santi  sposi Maria e Giuseppe, pregate per noi!

Bologna, 25 gennaio 2016

venerdì 12 giugno 2015

Love is love ... famiglia è ...(?)

Dal sito della sen. Monica Cirinnà, relatrice del progetto di legge sulle unioni civili: 

Giovedì 12 Febbraio 2015
Tutti i fortunati, come noi, che vivono con un familiare non umano, oggi festeggiano un amore in più! Vi regalo questa bella notizia (1) ... E quindi... Sorridiamo sempre ai nostri amati animali! Buon amore a tutti.

Monica 

(1) La bella notizia è che uno studio scientifico ha dimostrato che i cani distinguono facce felici da arrabbiate


Giacomo Rocchi

mercoledì 10 giugno 2015

Recipienti e ipocriti


Secondo il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, la legge sull'aborto in Irlanda deve essere cambiata.



Shetty ha affermato:
"I diritti umani delle donne e delle ragazze sono violati su base quotidiana a causa di una Costituzione che le tratta come recipienti".

Attendiamo che Amnesty International si batta contro l'utero in affitto: quella pratica con la quale le donne povere del terzo mondo, dietro pagamento di una somma di danaro, diventano "recipienti", ricevendo nel proprio corpo embrioni che non sono loro figli e che, subito dopo il parto, vengono loro sottratti per essere destinati ai ricchi committenti; pronte, se del caso, a fare da "recipiente" un'altra volta, mettendo a rischio la propria salute fisica e mentale.

Giacomo Rocchi

mercoledì 11 marzo 2015

"Importanti mediazioni" e "principi non negoziabili"

Come sappiamo, il Parlamento Europeo ha approvato ieri la Risoluzione Tarabella, nonostante gli appelli e le migliaia di firme raccolte per convincere i parlamentari europei attenti al tema della difesa dei diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita, ad opporsi.

Leggiamo:
"Il Parlamento Europeo:
...AE. considerando che i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani fondamentali e che dovrebbero essere presi in considerazione nel programma d'azione dell'Unione in materia di salute;
AF. considerando che la formulazione e l'attuazione delle politiche sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi sono di competenza degli Stati membri; ...
"45. osserva che vari studi dimostrano che i tassi di aborto sono simili nei paesi in cui la procedura è legale e in quelli in cui è vietata, dove i tassi sono persino più alti (Organizzazione mondiale per la sanità, 2014);
46. rileva che l'elaborazione e l'attuazione delle politiche in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi e in materia di educazione sessuale sono di competenza degli Stati membri; sottolinea, nondimeno, che l'UE può contribuire alla promozione delle migliori pratiche fra gli Stati membri;
47. insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva;
48. sottolinea l'importanza delle politiche attive di prevenzione, educazione e informazione dirette ad adolescenti, giovani e adulti affinché i cittadini possano godere di una buona salute sessuale e riproduttiva, evitando in tal modo malattie trasmesse sessualmente e gravidanze indesiderate"

Silvia Costa è un politico di lungo corso: è stata eletta alla Camera dei Deputati la prima volta nel 1983 (si, sono davvero 32 anni fa!). Evidentemente consapevole della necessità di tenersi aggiornata sulle nuove tecniche di comunicazione e sulla scia luminosa del Presidente del Consiglio, ha subito commentato su Twitter il suo voto:
"Con emendamento PPE che ribadisce che sanità e diritti sessuali e riproduttivi sono competenza nazionale ho votato a favore della #Tarabella"
Successivamente ha emanato una dichiarazione non molto più lunga: 
"La competenza in materia sanitaria e di diritti sessuali e riproduttivi resta degli Stati Membri, anche se a livello europeo tali diritti vanno tutelati e promossi. Con questa importante mediazione, per la quale ho lavorato insieme ad altro colleghi del PD, ho votato a favore della Risoluzione Tarabella sulla parità tra donne e uomini nell’Unione Europea. Nel testo Tarabella così emendato si chiede di agevolare l’accesso delle donne a tali diritti ma rispettando sensibilità e legislazioni nazionali: un risultato che completa gli altri contenuti della relazione, largamente condivisibili"
Ecco qui: "Importante mediazione". 
Certo, è davvero un grande risultato affermare solennemente che l'accesso alla contraccezione e all'aborto è un diritto umano fondamentale ma rimettere agli Stati membri le modalità con cui attuare questo principio ..."

L'on. Silvia Costa sa bene che la precedente bocciatura della Relazione Estrela le era stata addebitata (la Costa si era astenuta) in quanto "cattolica del PD": nell'intervista a Tempi del 13/12/2013 sosteneva di non condividere l'impostazione culturale della Risoluzione che "faceva dell'aborto un totem e lo considerava un diritto umano" e concludeva che occorreva agire 
"senza rinunciare ai propri princìpi ma nemmeno lasciandosi trasportare dagli opposti estremismi o delegando agli stati membri. Questi problemi si riproporranno di nuovo. Sarebbe utile allora prendere esempio da quello che in Italia è stato fatto con la legge sull'aborto, dove – al di là delle opinioni – c’è stata la preoccupazione di trovare un equilibrio fra diritti e realtà. La 194 è stata fatta bilanciando la garanzia dell’accesso all'aborto in sicurezza e ad alcune condizioni con la tutela della vita umana, l’obiezione di coscienza e il valore sociale della maternità".
A ognuno le proprie riflessioni. Io ne faccio due:
- evidentemente il nuovo corso del PD pretende anche (soprattutto?) dai cattolici una manifestazione palese e pubblica di "elasticità" su certe questioni; evidentemente una eventuale ricandidatura (o incarico di nomina politica) sarà possibile solo per coloro che hanno fatto vedere al capo che si sono adeguati; evidentemente non voterò candidati del genere;
- l'on. Silvia Costa provi a ripetere (o magari a scrivere su Twitter ...) "principi non negoziabili" ...

Giacomo Rocchi

mercoledì 26 novembre 2014

"Laico" o "intollerante"? Ugo Ruffolo sull'obiezione di coscienza

Ugo Ruffolo, in un articolo comparso sul Quotidiano nazionale il 15 novembre, commenta il discorso del Papa ai medici cattolici nel quale è stato evocata l'obiezione di coscienza.

Ruffolo invoca la laicità dello Stato occidentale per giungere ad affermare: "Il diritto all'obiezione è un'eccezione"; ma, in realtà, molto più banalmente, usa la forza della legge (la legge 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale e la legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza): l'obiezione è ammessa solo nei limiti di legge che, per di più, devono essere interpretati in maniera restrittiva, così da evitare applicazioni "lassiste", come quelle che pretendono di riconoscere l'obiezione anche ai farmacisti per la vendita della cd. "pillola del giorno dopo".

Ruffolo sembra aver dimenticato del tutto l'origine degli Stati democratici, sorti dopo la Seconda guerra mondiale, causata da Stati totalitari che nessuna libertà di coscienza riconoscevano. 
Sarà un caso che la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (1950) proclami solennemente che "ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione" (art. 9), come del resto fa anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948)? Sembra proprio di no, se leggiamo un passo della sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo (Caso Ercep contro Turchia, decisione del 22/11/2011): "Ciò che è protetto dall'Articolo 9 della Convenzione, la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, è uno dei fondamenti di una "società democratica" ai sensi della Convenzione (…) Si tratta del pluralismo, conquistato a caro prezzo nel corso dei secoli e da cui dipende il tipo di società. (…) il pluralismo, la tolleranza e lo spirito di apertura sono le caratteristiche di una società democratica".

E allora: il riconoscimento dell'obiezione di coscienza è un'eccezione in uno Stato democratico o, piuttosto, uno degli elementi distintivi della natura democratica dello Stato?

Nemmeno la Corte Costituzionale italiana ha mai avuto dubbi sulla risposta: "A livello dei valori costituzionali, la protezione della coscienza individuale si ricava dalla tutela delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti all'uomo come singolo, ai sensi dell'art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia di questi ultimi senza che sia stabilita una correlativa protezione costituzionale di quella relazione intima e privilegiata dell'uomo con se stesso che di quelli costituisce la base spirituale-culturale e il fondamento di valore etico-giuridico" (Corte Cost., sent. n. 467 del 1991). 
In altre parole: l'obiezione di coscienza è garantita nel nostro Paese in base ai Principi Fondamentali della Costituzione e riconosciuta come diritto inviolabile.

A me non sembra proprio che, come sostiene Ruffolo, "circoscrivere l'obiezione sia essenziale in una società ormai pluriconfessionale e plurietnica": vuole forse dire che, visto il pluralismo etico, le libertà fondamentali devono essere ridotte? Piuttosto è su questo punto che si misurerà la capacità della nostra società e delle nostre istituzioni di mantenere la loro natura democratica e tollerante: cioè di restare, appunto, una società laica, che non fa della legge una nuova religione!

E allora: davvero si vuole negare ai farmacisti il diritto di esercitare la propria scienza e coscienza nella vendita di preparati che possono avere effetti abortivi, in un Paese come il nostro in cui le farmacie sono diffuse e numerose su tutto il territorio nazionale e per un preparato che deve essere assunto entro 72 ore? Davvero si vogliono punire, in un modo o nell'altro, i medici e gli infermieri che rifiutano di partecipare alle pratiche abortive, in un Sistema sanitario che – come dimostra ampiamente la Relazione del Ministro della Salute – garantisce l'esecuzione dell'intervento a tutte le donne che lo chiedono entro due o tre settimane?


Ruffolo è mosso dal "culto dei diritti umani" o dal furore ideologico e dall'intolleranza?

Giacomo Rocchi

domenica 23 novembre 2014

Gli "eccessi" di Avvenire e le "ferite" della fecondazione eterologa

Lo smarrimento del mondo cattolico italiano dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa è evidente.

Un chiaro segnale viene dall'articolo di Guido Mocellin su Avvenire del 19 novembre secondo cui la "falsa compassione" di cui aveva parlato Papa Francesco nel discorso ai Medici Cattolici sarebbe stata riferita "ad aborto, eutanasia ed eccessi della fecondazione artificiale".
 "Eccessi"? Rileggendo il discorso, questa parola non si trova. 
Il Papa aveva detto: 
"Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre".
Ora: quando si "produce" un figlio e lo si considera un "diritto"? Con la fecondazione artificiale, di qualunque tipo. Come sappiamo, infatti, la legge 40 – che permetteva solo alcune pratiche di fecondazione artificiale – usa l'espressione "produzione di embrioni"; che poi il ricorso alla fecondazione artificiale – e quindi alla "produzione" dei bambini – sia un "diritto" degli adulti lo dice sempre la legge 40: "la presente legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti" …
Quali sarebbero gli "eccessi" cui implicitamente Papa Francesco avrebbe fatto cenno? Forse la fecondazione eterologa? Il Papa non ha fatto nessuna distinzione. Secondo Mocellin il Papa avrebbe condannato solo la sperimentazione sugli embrioni, cui ha fatto esplicito cenno? Pare proprio di no, visto che, al contrario, l'accento è stato posto sulla contrapposizione "produrre – accettare il dono": del resto, la sperimentazione sugli embrioni non trasferiti è diretta conseguenza dell'averli prodotti e, quindi, resi "cose", senza alcun valore o dignità.

Il riferimento agli "eccessi" della fecondazione artificiale, quindi, è incomprensibile: o meglio, si comprende solo sulla base del riflesso condizionato conseguente all'approvazione, su spinta del mondo cattolico ufficiale, di una legge che autorizzava espressamente – anzi: riconosceva come "diritto" – la pratica di produzione degli essere umani …

L'articolo di Franco Olearo apparso sul numero di ottobre di Studi Cattolici ("Le ferite della fecondazione eterologa") dimostra ancor di più lo smarrimento di cui si è detto. 
L'autore sostiene, con riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale, che "vicende come questa mostrano con dolorosa evidenza l’esistenza di vuoti legislativi in difesa dei più deboli": è proprio vero, manca una legge che vieti esplicitamente la fecondazione artificiale extracorporea, la cui applicazione determina la morte di almeno nove embrioni prodotti su dieci... Ma a Olearo non paiono interessare gli embrioni morti (davvero troppo deboli anche per lui?), ma solo quei pochissimi embrioni che – al contrario dei loro fratelli – ce la fanno a nascere …

Vediamo le quattro "ferite nel tessuto sociale" che, secondo Olearo, la sentenza della Corte Costituzionale provocherà:
1. Viola i diritti del nascituro. Forse l'A. dovrebbe precisare: "viola i diritti di quell'embrione che, per sua fortuna e al contrario della stragrande maggioranza degli altri, riesce a nascere …". Sì perché, poco dopo, Olearo rimarca che "un concepito che si trova nel grembo materno non è un semplice ammasso di tessuti; è già un essere umano completo di tutte quelle caratteristiche, doti, inclinazioni che gli sono state trasmesse dai suoi genitori biologici": a dire la verità, l'embrione è un "essere umano completo" già prima di essere trasferito nel grembo materno e comunque già prima di avere attecchito nel corpo della donna (la maggior parte degli embrioni prodotti in vitro muore per mancato attecchimento). 
Non è che i "diritti del nascituro" sono stati violati con il solo fatto della loro produzione-artificiale-per-la-morte?
2. Crea squilibrio all'interno della coppia. Avete presente come funziona la fecondazione in vitro, con uomo e donna trasformati in "produttori di gameti" e la donna anche in "contenitrice"? Secondo voi l'iter che si segue non crea "squilibrio" all'interno della coppia? Ma Olearo si riferisce alla possibilità di adozione: "Nel caso di coppie sterili, il gesto più bello e generoso che esse possano fare è quello di allevare un orfano". Già: ma non vale per tutte le coppie sterili? Allora ha ragione la Corte Costituzionale a sottolineare che il legislatore aveva deciso di trattare più duramente proprio le coppie più sfortunate, cioè quelle assolutamente sterili! Solo quelle dovrebbero (per usare le parole di Papa Francesco) accogliere il figlio come un dono mediante l'adozione? 
Il fatto che le altre lo producano e lo considerino un diritto non turba Olearo?
3. Viola una volontà popolare chiaramente espressa. "Chiaramente espressa"? Coloro che non hanno votato hanno "espresso" una volontà? Pensate che Olearo sostiene l'opportunità che "la volontà espressa da un voto popolare, soprattutto quando raggiunge questi livelli di consenso, diventi vincolante anche nei confronti della Magistratura". L'Autore confonde una strategia vincente come fu quella dell'astensione al referendum con la natura giuridica di quel successo (che, comunque, non sarebbe stata vincolante per la Corte Costituzionale) …
4. Determina un cambiamento di atteggiamento: dalla procreazione all’acquisto. Il vero problema, caro Olearo, è che è la fecondazione artificiale in sé che "determina un cambiamento di atteggiamento": dalla "accoglienza del figlio come dono" al "diritto" della sua "produzione" (se del caso, pagando quanto serve) …

Olearo conclude polemicamente: "oggi, in assenza di leggi che definiscano i diritti dei nascituri, un cane randagio ha maggiori tutele di un essere umano"; vuole sostenere che è stata la sentenza sull'eterologa a determinare questa situazione? E che la legge 40 – o "Uno di Noi", che promuoveva nel 2013 – difendevano davvero il diritto alla vita e all’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento?

Giacomo Rocchi

sabato 15 novembre 2014

Papa Francesco parla di difesa della vita: aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, obiezione di coscienza

"Non c’è dubbio che, ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di “prendersi cura” della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. In effetti, le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline. (...)

"L’attenzione alla vita umana, particolarmente a quella maggiormente in difficoltà, cioè all’ammalato, all’anziano, al bambino, coinvolge profondamente la missione della Chiesa. Essa si sente chiamata anche a partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo.

Da molte parti, la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al “benessere”, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza. In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”.

Non esiste una vita umana più sacra di un’altra: ogni vita umana è sacra! Come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori.(...)

Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33).

La vostra missione di medici vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico come “buoni samaritani”, avendo cura in modo particolare degli anziani, degli infermi e dei disabili.

La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di
coscienza. E a tante conseguenze sociali che tale fedeltà comporta. 

Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. Ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. Giocare con la vita. 
Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così.

Quando tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? E’ un problema religioso?” – “No, no. Non è un problema religioso” – “E’ un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico”.
E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. 
“Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”. 
Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra. 
E questo è dire a Dio: “No, la fine della vita la faccio io, come io voglio”. Peccato contro Dio Creatore. 

Pensate bene a questo".

sabato 8 novembre 2014

Le favole della LAIGA sull'obiezione di coscienza all'aborto

Quando la Relazione del Ministro della Salute sull'attuazione della legge 194 sull'aborto ha messo nero su bianco che il numero degli obiettori di coscienza non incide affatto né sulla efficienza del "servizio" (sic!), né, tanto meno, sulla quantità di lavoro dei medici non obiettori, l'imbarazzo di coloro che stanno combattendo contro l'esercizio della coscienza da parte dei sanitari è stato palese.

Vi ricordate? Il quadro che era stato pubblicamente rappresentato e che ha costituito la base del ricorso della CGIL al Consiglio Sociale Europeo era di donne rifiutate dagli ospedali, costrette ad emigrare in altre Regioni per esercitare il loro diritto ad abortire e, insieme, quello dei pochi medici non obiettori sottoposti a turni di lavoro massacranti e costretti a dedicarsi soltanto agli aborti, quindi senza nessuna possibilità di qualificazione professionale. Il ricorso della CGIL lamentava, infatti, anche la lesione dei diritti dei lavoratori non obiettori.

Il fatto è che la Relazione del Ministro, quest'anno, si basa su dati indiscutibili ed approfonditi.
Sull'efficienza del "servizio aborto", leggiamo: 
"Sono in diminuzione i tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento (possibile indicatore di efficienza dei servizi). La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è infatti aumentata rispetto a quella riscontrata nel 2011 (61.5% rispetto a 59.6%) ed è leggermente diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre 3 settimane di attesa (15.5% nel 2012 rispetto al 15.7% nel 2011), persistendo comunque una non trascurabile variabilità tra Regioni".
Avete capito bene: quando voi dovete fissare con un ospedale pubblico un'operazione qualsiasi, che tempi di attesa vi aspettano? Beh, ora sappiamo quali sono i tempi di attesa delle donne che intendono abortire: più di tre su cinque sono sottoposte all'intervento entro due settimane dal rilascio del certificato. Attenzione: la legge prevede che l'intervento non possa essere effettuato prima di una settimana dal certificato; questo significa che tre donne su cinque ricevono il "trattamento" richiesto entro una settimana!

E sul carico di lavoro dei medici non obiettori? Il Ministro della Salute riferisce di dati raccolti in un "tavolo tecnico" istituito con tutte le Regioni: quindi non si è limitato a raccogliere i dati che le Regioni trasmettevano, ma ha ulteriormente approfondito l'argomento. Ebbene, tra i tanti emerge questo dato clamoroso: 
"i dati relativi al 2012 confermano il trend del 2011: considerando 44 settimane lavorative in un anno, il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.4 della Valle D’Aosta alle 4.2 del Lazio, con una media nazionale di 1.4 IVG a settimana".
Ancora una volta avete capito bene: i medici non obiettori costretti a fare solo aborti con turni massacranti? In media, ciascuno di loro fa 1,4 aborti a settimana, quindi non vi dedica più di mezz'ora! La situazione peggiore è quella del Lazio: 4,2 aborti a settimana in media: quindi circa due ore a settimana!

Di fronte a questi dati oggettivi e indiscutibili, la tattica non poteva che essere quella di gettare dapprima un po' di fumo, e poi cominciare nuovamente a raccontare storie, facendo finta che non sia successo nulla.
La LAIGA (l'associazione dei medici non obiettori) si fa carico di entrambi i compiti. 
Subito dopo la diffusione della Relazione ministeriale, ad esempio, su Il Fatto Quotidiano erano state intervistate la Presidente d.ssa Silvana Agatone e la d.ssa Giovanna Scassellati. Quest'ultima aveva definito "favole" i dati del Ministro e delle Regioni, tuttavia ben guardandosi dal contestarle: 
"Noi così crediamo alle favole – commenta amara – Il San Camillo fa un terzo di tutte gli aborti della regione Lazio. Nel mio reparto di ginecologia, siamo senza primario, lavoriamo sotto organico e su un sacco di turni. Il problema è che non ci si ribella mai, e quando lo si fa, si viene penalizzati": 
assoluta genericità, come si addice alla funzione del discorso, sollevare un po' di fumo. 
E del resto, scendere sui dati oggettivi è molto rischioso, come dimostrava subito dopo l'intervento della Presidente della LAIGA, d.ssa Agatone:
"Anche i numeri sul carico di lavoro settimanale non collimano con quelli della realtà lavorativa quotidiana, come conferma Silvana Agatone, presidente della Laiga. “All’ospedale Pertini di Roma siamo in tre a fare 80 interruzioni di gravidanza al mese, cui ci sono ad aggiungere gli aborti terapeutici". 
La Agatone sarebbe, quindi, uno dei medici "massacrati" dai turni di IVG? Secondo il suo stesso esempio "drammatico" del Pertini di Roma, gli aborti volontari sarebbero circa 20 alla settimana, oltre a un solo aborto "terapeutico" (cioè dopo i primi 90 giorni di gravidanza, che sono il 4% del totale). Quindi, ogni medico fa 7 aborti alla settimana, in circa tre ore ... 
D.ssa Agatone, prima di "sparare" numeri, provi a ragionarci sopra; soprattutto, per usare l'espressione della d.ssa Scassellati, non ci racconti favole!

Ma questo era il "fumo", diffuso perché i dati del Ministro della Salute non venissero compresi. Dopo qualche settimana, ecco il Congresso Nazionale della Laiga, ovviamente ben "coperto" dalla stampa nazionale: e, così, su Repubblica.it la d.ssa Agatone può nuovamente proclamare che l'accesso all'aborto è sempre più difficile e che le donne sono costrette ad "emigrare" da una Regione all'altra (dato che le Relazioni ministeriali hanno sempre mostrato, fin dagli anni '80). Ovviamente taciuto il dato sull'efficienza del servizio. 
La tattica è quella di evidenziare un'emergenza che non esiste. Leggiamo cosi:
"Per questo Laiga ha inaugurato una rete nazionale di avvocati aiuterà le donne che hanno avuto difficoltà nell'accesso all'interruzione di gravidanza. "Attualmente i medici non obiettori applicano con preoccupazione la legge 194 - spiega la presidente Silvana Agatone - non solo perché le strutture non forniscono i mezzi ed il personale necessario, ma anche perché si opera tra mille difficoltà anche burocratiche e organizzative. A tutela delle scelte degli operatori, sarà presentata una rete di avvocati presenti su tutto il territorio nazionale, pronti a seguire l'iter di eventuali denunce nei confronti dei ginecologi e del personale non obiettore e a salvaguardia delle donne cui non siano riconosciuti i propri diritti riproduttivi"
Ecco: aspettiamo cause di donne cui è stato impedito di abortire. Che voi sappiate, questo diritto è stato negato a qualche donna che aveva in mano il famigerato "certificato"? 
E le denunce nei confronti del personale non obiettore? La d.ssa Agatone non può evitare di usare l'aggettivo "eventuali" ... sapete di qualche medico non obiettore che è stato denunciato?
Veramente iniziamo ad avere conoscenza di sanitari obiettori denunciati, vilipesi, oltraggiati, fatti licenziare ... ma, si sa, questo non conta. 

Favole ...

Giacomo Rocchi

giovedì 11 settembre 2014

Cosa serve davvero la legge sulla fecondazione eterologa?

La telenovela sulla legge da approvare a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il divieto di fecondazione artificiale eterologa si arricchisce di una nuova puntata, davvero sorprendente.

Abbiamo più volte osservato che il mondo cattolico e prolife ufficiale, all'unisono, fin dal giorno in cui la Corte Costituzionale comunicò la sua decisione, ha esclamato: "ci vuole una legge!". Ora scopriamo che, dietro questo coro unanime, le intenzioni erano diverse.

Ricordate la lettera dell'on. Roccella ai colleghi parlamentari con l'individuazione delle questioni da risolvere? Francesco Agnoli aveva sintetizzato la proposta in due punti importanti, che avrebbero potuto ottenere l'effetto di "riduzione del danno da Corte Costituzionale": l'obbligo di gratuità della donazione dei gameti e il divieto di anonimato dei donatori.

Ora scopriamo che il "vero" obiettivo di alcuni politici sedicenti cattolici era quello accennato en passant da Carlo Casini, "per conservare nel massimo possibile la logica dell'articolo 1 della legge 40 che fissa il diritto al figlio": l'utilizzo degli embrioni soprannumerari congelati ed "abbandonati" nei congelatori dai loro genitori.
La proposta di legge Fioroni, Valiante e Gigli prevede proprio questo: "La PMA eterologa è consentita anche ricorrendo all’uso di gameti femminili o di embrioni soprannumerari resi disponibili da coppie che abbiano precedentemente fatto ricorso alla PMA omologa"

Niente di nuovo: l'Adozione per la Nascita è un argomento che circola nell'ambiente cattolico da alcuni anni ed è stato sostenuto esplicitamente da Scienza e Vita, nonostante la Dignitas Personae la qualificasse come soluzione moralmente illecita, sulla base dell'insegnamento di Giovanni Paolo II.

Quello che colpisce è la rapida "capacità di adattamento" alla nuova situazione creatasi: la sentenza della Corte Costituzionale, in fondo, forse non è un fatto così negativo, perché permette di fare quello che da tempo sostenevamo ...
E' la logica della fecondazione in vitro in cui, chi ha inventato la legge 40, è evidentemente immerso: gli embrioni devono "servire" a qualcosa, perché non utilizzarli per tentare una nuova gravidanza?
La soluzione, poi, serve a completare il quadro di autoassoluzione per gli autori della legge 40.
Ricordate? Gli embrioni trasferiti nel corpo materno dopo la fecondazione in vitro e morti per mancato attecchimento, secondo il Movimento per la Vita, non vengono uccisi, ma "affidati alla natura": a ciascuno di essi è stata data la chance di nascere. La loro morte non è colpa di nessuno!

E gli embrioni congelati? Ecco, diamo loro la possibilità di essere trasferiti nel corpo di una donna diversa dalla loro madre! Moriranno? E' la natura ... non è colpa di nessuno ...

Giacomo Rocchi

lunedì 8 settembre 2014

Fecondazione artificiale eugenetica? Ma quando mai ...

Da "Sassari Notizie" dell'8/9/2014:

Partirà lunedì 08 settembre 2014, alle ore 9.00, nella sede Laore di via Galvani a Olbia, il primo corso in Sardegna di fecondazione artificiale nella specie suina, organizzato dalla Asl di Olbia, con l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo in Agricoltura (LAORE) e la Coldiretti Gallura, mirato ad abilitare le figure professionali di “operatore pratico” di fecondazione artificiale così come previsto dalla legge n° 74 dell’11/03/1974: in Sardegna l’ultimo corso di formazione era stato organizzato circa trent’anni fa. 
Per diventare operatori pratici che intendono esercitare l'attività di inseminazione artificiale devono effettuare un percorso formativo e superare un esame di abilitazione: “queste figure professionali sono ormai quasi inesistenti nella realtà suinicola isolana: da qui l’importanza di questo percorso formativo che consentirà di formare nuovi operatori che ci permetteranno di effettuare, in tempi celeri, il rinnovamento genetico ed il progresso della selezione, con minori spese rispetto all’allevamento suinicolo tradizionalmente praticato”, aggiunge Bacciu.
 “L’operatore pratico, attraverso la promozione della fecondazione assistita, contribuirà a prevenire la diffusione della Peste Suina Africana che vede nella movimentazione clandestina dei “riproduttori” un’importante fattore di rischio; si consideti che in Sardegna sono circa 17.000 gli allevamenti suinicoli, rispetto ai 6.000 della Lombardia e del Lazio”, spiega Giuliano Sanna, responsabile dell’unità di crisi per la peste suina africana della Asl di Olbia.

Gli allevatori per garantire il rinnovamento genetico dei propri allevamenti ed evitare la consanguineità, spesso praticano illegalmente, evitando controlli e autorizzazioni, lo scambio dell’animale da un allevamento all’altro, “una pratica molto diffusa nella nostra realtà isolana, fonte però di trasmissione delle patologie, come la peste suina africana” aggiunga Sanna. “La Asl di Olbia, grazie alla proficua collaborazione tra i servizi veterinari e le aziende suine, è riuscita, da oltre un anno, ad eradicare questa patologia dai suini domestici, nonostante nel 2012 siano stati registrati in Gallura una cinquantina di casi, sui circa 100 dell’intera Regione”, conclude Sanna.

le lezioni dureranno 3 mesi e prenderanno il via l’8 settembre , per concludersi il 18 dicembre 2014, con l’esame di abilitazione: durante le lezioni sono previste prove pratiche e studio delle malattie infettive trasmissibili, con particolare riferimento alla Peste suina africana e sulla biosicurezza negli allevamenti suini. Saranno una quarantina gli allevatori suinicoli della provincia di Olbia-Tempio che parteciperanno, a distanza di trent’anni dall’ultimo corso, a questo importante percorso formativo.

venerdì 5 settembre 2014

I giornali cattolici censurano i vescovi? Avvenire, mons. Nosiglia e la fecondazione eterologa

Nel mese di luglio avevamo segnalato che il Servizio di Informazione Religiosa (S.I.R.) aveva proposto una sintesi dell'intervento di mons. Crepaldi sulle iniziative da prendere dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla fecondazione eterologa che cancellava ogni riferimento alla fecondazione omologa e alla necessità di vietarla.
La legge 40 - che, appunto, ha legalizzato la fecondazione in vitro omologa - non si tocca!


Leggiamo ora un passo dell'intervista di Mons. Nosiglia, vescovo di Torino, al settimanale diocesano "la Voce del Popolo":
Perché la Chiesa non approva la fecondazione eterologa?
Il Magistero della Chiesa è intervenuto più volte sul problema della procreazione medicalmente assistita. La Congregazione per la Dottrina della Fede in particolare affronta il tema in due documenti: Donum vitae (1987), Dignitas personae (2008). Il primo precisa che il concepito non può essere voluto «come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scientifica. Nessuno può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio» (II,B.4c). Questa osservazione vale già per la fecondazione omologa, cioè per la procreazione artificiale realizzata con i gameti dei coniugi. (il grassetto è nostro) A maggior ragione risulta ineludibile per la fecondazione eterologa, ottenuta mediante l'incontro di gameti di almeno un donatore estraneo alla coppia".
Ecco come E' Vita - supplemento di Avvenire in materia di bioetica - riassume l'intervista: (i grassetti sono nostri)
"Il problema non è, in materia di vita e di generazione della vita, di sperimentare tutto quanto la scienza rende possibile, ma piuttosto di dare un senso e un "valore" condiviso alla vita come al desiderio di genitorialità: «Nessuno – ricorda Nosiglia – può sottoporre la venuta al mondo di un bambino a delle condizioni di efficienza tecnica valutabili secondo parametri di controllo e di dominio», facendo riferimento al magistero recente della Chiesa ("Donum vita" e "Dignitatis personae"). Ma il ragionamento dell’arcivescovo di Torino si allarga a considerare il tema della fecondazione eterologa nel contesto più ampio della realtà familiare italiana: un "mondo" che avrebbe invece grandi risorse da offrire, se opportunamente incoraggiate e incentivate, per quanto riguarda l’adozione, e anche le forme di affido già previste dalla legge. Non si può dimenticare, sottolinea Nosiglia, «che un figlio non è qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, il più grande e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori. Non esiste, come invece si vorrebbe far credere, un diritto al figlio».
E, nel prosieguo:
"L’arcivescovo Nosiglia collega direttamente le tematiche della fecondazione eterologa (e più in generale della bioetica) allo scenario culturale complessivo, in vista di quell’appuntamento importante che è il convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015."

Accipicchia! Al giornalista di Avvenire è sfuggita la frase riguardante la fecondazione omologa ...

Giacomo Rocchi

giovedì 4 settembre 2014

Nostalgia del far west

Il Servizio di Informazione Religiosa diretto da Domenico Delle Foglie pubblica una consistente anticipazione di un articolo del vescovo di Torino, mons. Nosiglia, che sarà pubblicato sul settimanale diocesano.
Il titolo del servizio, si potrebbe osservare, è tutto un programma:

ETEROLOGA E ADOZIONI GAY: MONS. NOSIGLIA (TORINO), “EVITARE IL FAR WEST”

Ebbene sì! Quel "far west" da tanti evocato all'epoca dell'approvazione della legge 40, quell'immagine selvaggia che aveva permesso di serrare le fila, di approvare la legge di legalizzazione della fecondazione in vitro e di convincere gli italiani ad andare al mare, invece di votare al referendum radicale, sta per tornare!

Come potrebbe Domenico Delle Foglie tralasciare questo pericolo? Ora finalmente si potrà ricominciare a dire "cattivo!" ai riottosi, a censurare, a stabilire chi è dentro e chi è fuori dalla Chiesa! Ora si potrà smettere di parlare del disastro annunciato e puntualmente realizzatosi nei dieci anni di vigenza della legge 40: abbiamo un nuovo orizzonte: partiamo!

Vediamo come mons. Nosiglia argomenta la sua affermazione:
"Ora, dopo la sentenza della Corte costituzionale del 9 aprile scorso che ha dichiarato illegittimo il divieto dell’eterologa, è doveroso che al più presto vengano date norme sicure che regolamentino la questione su tutto il territorio nazionale per evitare il far west, le derive eugenetiche e l’instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla logica del figlio a tutti i costi”.
C'è quindi, un "prima" e un "dopo": e il discrimine è la sentenza della Corte Costituzionale sull'eterologa; "prima", evidentemente non esistevano derive eugenetiche e la legge 40 impediva "la logica del figlio a tutti i costi".
Interessante è l'obiettivo perseguito: "regolamentare la questione su tutto il territorio nazionale"; il vescovo di Torino si preoccupa che in Puglia le coppie vengano trattate diversamente da quanto avviene nella sua Regione?

Il fatto è che 
"La generazione di una persona non può essere confusa con la produzione di un oggetto fatto a dimensione dei propri bisogni e della propria insaziata sete di genitorialità”, come afferma mons. Nosiglia, e che "e il concepito non può essere voluto come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l’oggetto di una tecnologia scientifica".
Giusto! 
Esattamente il vescovo di Torino sottolinea che questa osservazione "vale già per la fecondazione omologa, cioè per la procreazione artificiale realizzata con i gameti dei coniugi"
ma aggiunge: 
"A maggior ragione risulta ineludibile per la fecondazione eterologa, ottenuta mediante l’incontro di gameti di almeno un donatore estraneo alla coppia. Così si priva il nascituro della relazione filiale con le sue origini parentali e c’è il rischio di ostacolare la maturazione della sua identità personale”. 
Cosa fare, allora? Abbiamo visto che mons. Nosiglia, all'inizio dell'intervista, chiede l'approvazione di una legge nazionale. Di quale contenuto e con quale finalità?
Qui è la domanda dell'intervistatore ad indicare le finalità della legge: "Che cosa si potrebbe fare per favorire vie diverse dall’eterologa alle coppie sterili che desiderano un figlio?"
La risposta è la seguente: 
"La sofferenza degli sposi che non possono avere figli o che temono di mettere al mondo un figlio con problemi di handicap, è una sofferenza che tutti debbono comprendere e adeguatamente considerare. Da parte degli sposi il desiderio di un figlio è naturale:esprime la vocazione alla paternità e alla maternità inscritta nell’amore coniugale. Tuttavia “il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, ‘il più grande’ e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori”. È quindi “molto opportuno favorire maggiormente le adozioni e pubblicizzare anche la possibilità per le donne gravide che, per i più diversi motivi, non si sentono nella condizione adatta ad allevare un figlio, di consentirne l’adozione, come è già previsto nell’ordinamento italiano”.
Tutto qui? Nessun divieto, ovviamente: solo la promozione dell'adozione.

Abbiamo parlato del "prima" e del "dopo": mons. Nosiglia pare tuttavia dimenticare le centinaia di migliaia di embrioni prodotti e inevitabilmente morti; le decine di migliaia di quelli prodotti e congelati; le migliaia di quelli sottoposti a sezionamento mediante la diagnosi genetica preimpianto; le centinaia di quelli prodotti, trasferiti in utero e poi abortiti volontariamente; i bambini nati con malformazioni derivanti dall'essere stati prodotti con la fecondazione artificiale; i milioni di euro che le coppie disperate hanno versato dopo che la legge 40 ha legalizzato queste tecniche; i soldi pubblici spesi per finanziare la fecondazione in vitro; le migliaia di donne bombardate da ormoni e i numerosissimi casi di sindrome da iperstimolazione ovarica; le coppie distrutte dal reiterato ricorso ai cicli di fecondazione artificiale ...

Il far west sta per arrivare oppure - anche se in modo più asettico, ufficiale, autorevole, statale - siamo rimasti nella stessa prateria dove scorrazzano cow boy e indiani anche in questo decennio?

Non sarà, forse, il momento di dire che la produzione artificiale dell'uomo deve essere sempre vietata?
Giacomo Rocchi

lunedì 1 settembre 2014

La difesa della vita dopo la sentenza sulla fecondazione eterologa/ 6. Cosa fare?

Ecco che torniamo alla domanda: che fare dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla fecondazione eterologa? È la domanda su cui ci siamo esercitati in questa estate.

Forse, per eliminare qualche equivoco, la domanda dovrebbe essere articolata con riferimento ai soggetti e alla doverosità o discrezionalità della condotta.
Mi spiego: mi ha colpito molto che il dibattito all'interno del mondo cattolico e prolife si sia incentrato – come abbiamo già visto – sul richiamo al n. 73 dell'Evangelium Vitae, o, almeno, sulla parte di tale numero che viene continuamente citata.
Quel passaggio riguarda, infatti, la condotta di un parlamentare. Rileggiamo il passo: "Un particolare problema di coscienza potrebbe porsi in quei casi in cui un voto parlamentare risultasse determinante per favorire una legge più restrittiva, volta cioè a restringere il numero degli aborti autorizzati, in alternativa ad una legge più permissiva già in vigore o messa al voto. [...] Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all'aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui".
Con il corsivo abbiamo evidenziato l'ambito coinvolto nell'enciclica, ma anche la valutazione che Giovanni Paolo II dava della condotta descritta: il parlamentare potrebbe – e non: deve – lecitamente offrire il sostegno ad una proposta limitativa.

Pretendere di utilizzare questo passaggio come unico criterio per indirizzare le azioni della galassia prolife, ma anche del mondo cattolico, è chiaramente errato: l'azione per la difesa della vita, infatti, non si riduce ad un voto parlamentare in una determinata situazione. Si nega, in questo modo, il ruolo specifico ed autonomo del parlamentare che è chiamato ad agire, in scienza e coscienza, per l'approvazione delle leggi.
Il giudizio espresso è, quindi, quello di "liceità" – e non di doverosità; liceità subordinata ad una presa di posizione pubblica di "assoluta opposizione all'aborto". Anche mons. Crepaldi, nello scritto più volte citato, ritiene "possibile ed auspicabile … intervenire con una legislazione correttiva e di contenimento".

Non confondiamo, quindi, i piani ed i soggetti: l'equiparazione del "popolo della vita" ad un "parlamentare" forse è possibile solo quando il popolo si fa legislatore (in Italia con il referendum abrogativo), ma non in generale.
In altre parole, può non esservi contraddizione tra il popolo della Marcia per la Vita che, a gran voce, manifesta la propria opposizione all'aborto e chiede l'abrogazione della legge 194 e la condotta di un singolo parlamentare cattolico che, in piena coscienza, dopo avere interamente soddisfatto il prerequisito di manifestare pubblicamente e a tutti la propria opposizione all'aborto (non che se ne vedano molti, mi sembra), sostenga una proposta parziale.

Ecco che la dotta e interessante discussione tra Giorgio Carbone e Tommaso Scandroglio acquista la sua giusta portata: la liceità/illiceità e doverosità/discrezionalità di una proposta di legge che limiti i danni (quella che l'on. Roccella preannuncia, ma non ha ancora presentato) non riguarda tutti, ma i parlamentari che ritengono di essere cattolici e difensori della vita; anche perché, aggiungo, ai prolife interessa fino ad un certo punto che la fecondazione eterologa sia sicura, che un uomo non possa essere padre di più di 10 figli, che si possa risalire al donatore in caso di malattia del figlio o, addirittura, che si eviti la produzione di embrioni portatori di malattie (dobbiamo evitare anche la produzione di embrioni down?): la fecondazione in vitro determina in ogni caso la morte di innumerevoli embrioni, la loro selezione, il loro congelamento ecc.; e il ricorso alla fecondazione in vitro è in ogni caso contrario al bene della famiglia e dei coniugi che ne hanno accesso!
Come scrive Francesco Agnoli, si tratta di un dovere del parlamentare (eroico o meno che sia); del resto, anche la Costituzione riconosce la piena autonomia del parlamentare che "esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato" (art. 67 Cost.).

La lotta contro la fecondazione in vitro.
Quindi, l'on. Roccella faccia quello che ritiene giusto ed opportuno; ma noi decidiamo cosa fare!

La prima cosa da fare, secondo me, è togliere le mani dalla fecondazione in vitro. Se abbiamo compreso che quelle tecniche sono cattive in sé, non possiamo più accettare che ospedali cattolici facciano FIVET, magari congelando gli embrioni soprannumerari, o che ancora si presentino all'opinione pubblica cattolica esperti di tecniche "buone" (come, ad esempio, quella del congelamento degli ovociti).
Questo è stato ripetutamente detto, ma la compromissione del mondo cattolico con queste tecniche antiumane è proseguito, procurando un grave scandalo.
Dobbiamo stare fuori dal mondo della fecondazione in vitro, perché vogliamo che esso scompaia.

Vi è poi la necessità della "lotta culturale" di cui parla anche mons. Crepaldi: dobbiamo mostrare e dimostrare che è un bene per l'umanità, per i singoli uomini coinvolti e anche per la società democratica che la produzione extracorporea dell'uomo venga cancellata dall'orizzonte del consesso umano; dobbiamo essere in grado di esprimere nei confronti di quelle tecniche lo stesso orrore che manifestiamo nei confronti degli esperimenti nazisti. Molto importante sarà anche la riflessione sulla deformazione dell'arte medica che quelle tecniche provocano.

Vi è, infine, l'impegno politico e legislativo.
Mi sembra evidente che, ormai, la proposta prolife non possa che indicare la necessità di una riforma costituzionale che introduca il divieto di produzione extracorporea dell'uomo: infatti, dopo che le tecniche sono state legittimate dal legislatore con la legge 40, la Corte Costituzionale ha, in qualche modo, ritenuta "costituzionalmente necessaria" la regolamentazione delle tecniche (ciò ha fatto a partire dalla sentenza n. 45 del 2005 che non ha ammesso il referendum riguardante l'intera legge, ribadendolo anche nell'ultima sentenza).
Per piegare la resistenza della Corte Costituzionale occorre, quindi, cambiare la Costituzione.

Prolife, parlamentari e vescovi.
In questa azione i movimenti prolife devono tornare ad avere quella libertà di movimento e di espressione che, purtroppo, sia all'epoca dell'approvazione della legge 40, sia successivamente, è decisamente mancata, con la censura e la "scomunica" di chi si opponeva a quel progetto.

Qui entra in gioco un terzo soggetto – dopo i parlamentari sedicenti cattolici e i movimenti prolife – che ha avuto e ha ancora grande peso nel nostro Paese: i Vescovi della Chiesa Cattolica.
Occorre chiedersi (per chi scrive è una domanda retorica) se davvero sia stato proficuo quel legame stretto tra il vertice della Conferenza Episcopale, alcuni parlamentari sedicenti cattolici e il Movimento per la Vita che ha fatto sì che l'adesione allo specifico progetto di legge da parte del primo trasformasse la questione quasi in una questione di fede e/o morale così da ritenere che i contrari stessero fuori dalla Chiesa!
"Lo hanno detto i Vescovi!": questo doveva bastare per tacitare ogni dissenso, spegnere ogni obiezione, marciare tutti verso il (da alcuni previsto) disastro attuale; salvo poi scoprire (o intuire) che la conoscenza dei vescovi (o della maggior parte di loro) del contenuto effettivo del testo di legge era assai limitata.

Questo modo di operare è stato ripetuto con la proposta di legge sulle DAT che – per fortuna di tutti e del Paese – non è stata approvata per un soffio nella precedente legislatura: con Carlo Casini indotto a sostenere pubblicamente il contrario di quanto aveva scritto pochi mesi prima (e a negare di averlo fatto), con la censura ed esclusione dei dissidenti, con la "santificazione" del testo in corso di approvazione che, pur modificato nei vari passaggi parlamentari, sembrava – secondo la versione ufficiale – avvicinarsi alla perfezione.
Se poi si va a studiare il testo – come il Comitato Verità e Vita ha fatto ripetutamente - si scoprono le "imperfezioni" che permetterebbero l'introduzione dell'eutanasia nel nostro Paese. Si rischiava una "vittoria" analoga a quella della legge 40 …

Io non posso certamente insegnare il loro mestiere ai vescovi: sono però felice che mons. Crepaldi – la cui autorevolezza su questi temi è indiscussa – si sia ben guardato da dare indicazioni specifiche su quali leggi approvare e tanto meno sul loro contenuto.

Conclusioni: insieme contro la produzione dell'uomo!
Giorgio Carbone e Renzo Puccetti, in quell'articolo sulla Bussola Quotidiana del 23 febbraio scorso che ha fatto un po' di rumore nel nostro mondo, descrivendo la "strategia del carciofo", concludevano osservando che "la cosa importante che un vero prolife deve imparare è che ciascuno può scegliere quale settore della trincea occupare" e che "in quel settore combatta bene".

Ho già scritto che la strategia dei prolife intransigenti – che cioè non transigono su nessuna vita, anche la più debole e indifesa – non può che essere quella della verità integrale: sulle tecniche di produzione artificiale dell'uomo, la cui malvagità è evidente e deve diventarlo a tutti; sulla legge 40, che, permettendola, è iniqua e deve essere abrogata, tanto più ora che i paletti fondamentali sono caduti; sul nostro ordinamento che, ormai, è ingiusto anche a livello costituzionale, permettendo la fecondazione in vitro (oltre, naturalmente, all'aborto).
Questo è il nostro "settore"; su questa verità integrale dobbiamo lavorare e cercare di riunire tutti i sinceri difensori della vita umana.


Giacomo Rocchi