mercoledì 23 dicembre 2009

Aborto e stato totalitario




Il progetto di legge sull'aborto ha avuto il primo via libera in Spagna, nonostante la durissima opposizione di popolo che ha portato ad una mobilitazione prolife senza precedenti.

Colpisce quanto previsto in tema di obiezione di coscienza dei sanitari: il diritto viene limitato e si prevede che tutti gli studenti di medicina e infermieristica studino come praticare un aborto durante la loro carriera universitaria.

Concentriamoci soprattutto su quest'ultima previsione: che significato ha obbligare gli studenti di medicina a studiare (e, quindi, anche a sottoporsi ad esercitazioni pratiche) le tecniche abortive?

In prima battuta risulta evidente che si tratta di una misura di contrasto all'obiezione di coscienza dei medici: se uno studente di medicina ha già accettato, nel corso degli studi, di farsi coinvolgere nelle pratiche abortive - ha già accettato, quindi, di uccidere i bambini prima della nascita - una volta diventato medico non avrà motivo di dichiarare la propria obiezione di coscienza, perché la sua coscienza sarà già stata compromessa.

Ma questo effetto ne produrrà altri: impedirà ai giovani capaci di usare la propria mente e il proprio cuore e decisi a rispettare la vita degli altri uomini di diventare medici! Essi non potranno più nemmeno iscriversi all'università!

E ancora: coloro che, invece, si saranno iscritti alla facoltà di medicina e diventeranno medici, quando sorgeranno in loro problemi di coscienza, saranno deboli rispetto alle Autorità pubbliche: "Sapevi cosa andavi a fare, l'hai accettato, come ti permetti ora di porre degli ostacoli ad un servizio pubblico come l'aborto? Se non volevi fare il medico, potevi fare un altro lavoro!"

Ecco la figura di medico che emerge: quello che attua ciò che gli viene chiesto, mero esecutore della volontà del "paziente", senza possibilità (e capacità) di porsi domande e di fare in piena scienza e coscienza le proprie scelte terapeutiche.
Una figura che - già si intuisce - è molto utile anche nel campo dell'eutanasia (magari mediante testamento biologico): il medico "adatto" è quello che "rispetta la volontà del paziente" e non si permette di intervenire quando manca un consenso scritto ad una terapia; un medico che, per legge, se ne deve lavare le mani.

Il Giuramento di Ippocrate? Roba vecchia, superata ...

E' solo l'esigenza di efficienza del sistema sanitario che ha spinto il legislatore spagnolo a concepire questa norma?
No davvero: il totalitarismo dolce alla Zapatero ha la pretesa di cambiare la realtà delle cose (gli studenti di medicina che studiano come meglio uccidere esseri umani ... Mario Riccio - l'uccisore di Piergiorgio Welby - sarà invitato per uno stage con il tema: "come far morire un malato di SLA senza farlo soffrire?") e non accetta - non può accettare - che si contraddicano le proprie decisioni.

Uno stato totalitario non può accettare che un medico affermi: "Non voglio e non posso uccidere!"

Giacomo Rocchi


domenica 20 dicembre 2009

Due bambini uccisi, nessun colpevole


Si è concluso con un'assoluzione il processo contro i due medici che, incaricati di un aborto selettivo diretto a sopprimere il gemello con sindrome di Down, avevano ucciso, per errore l'altro gemello.

Abbiamo già parlato di questo processo in un precedente post "il gemello sbagliato" che si concludeva con una domanda: "se il processo che si sta conducendo si basa su una legge ingiusta come la legge 194, la sentenza che verrà emessa come potrà fare giustizia?"

Chi sono stati gli attori in questa rappresentazione che avrebbe dovuto portare ad una "sentenza giusta"?

Abbiamo la pubblica accusa che, come abbiamo già visto, si scandalizza per il banale errore in cui sono incorsi i medici che non hanno riconosciuto il gemello da uccidere: "bastava un semplice colorante per individuare il gemello malato!"

Abbiamo gli imputati che si difendono: "volevamo uccidere il gemello giusto, ci siamo sbagliati perché i due bambini si sono scambiati di posto!" Uno dei due medici aveva dichiarato: "Ma io sono a posto con la coscienza. È stato un fallimento, ma l'errore era del tutto imprevedibile".


Abbiamo, poi, i genitori dei due bambini uccisi, decisi ad ottenere un lauto risarcimento del danno (un milione di euro). Sentite cosa affermava il loro avvocato: "Si tratta della perdita di una vita umana , dell'impossibilità di questa coppia di avere in futuro una nuova gravidanza per il trauma subito (...) Nessuna condanna o risarcimento darà mai ristoro a questa coppia".

No, avvocato: si tratta della perdita di due vite umane, non di una sola! Non è che il gemello con la sindrome di down, per il solo fatto che la madre aveva deciso che avrebbe dovuto morire, era svanito: è stato ucciso anche lui!

Si, perché i genitori di quella coppia di gemelli piange la perdita di una vita dopo che la madre aveva, nella sua libertà, deciso la soppressione dell'altra, aveva deciso che avere un gemello down non era opportuno per il bambino sano ...

Un processo o una rappresentazione tragica e grottesca?
E così il Giudice non ha potuto che completare il quadro: uccidere i bambini prima della nascita, in Italia, non è reato ...

Giacomo Rocchi

venerdì 18 dicembre 2009

Aborto: a Bologna un interessante scontro


Il mondo politico bolognese, in questi giorni, vede uno scontro inaspettato tra assessori comunali avente ad oggetto la "gestione" dell'aborto delle minorenni. Così il Corriere della Sera:
Il passaggio che desta polemiche riguarda il ricorso ai consultori da parte delle donne in gravidanza. «La presa in carico — si legge — viene affidata a un assistente sociale del territorio di residenza della donna o, in via subordinata, a un assistente sociale si cui insiste il consultorio»

L'articolo sintetizza il motivo per cui questo passaggio di un documento in corso di redazione sia stato "stralciato" (e quindi soppresso):
"La donna che decide di abortire non deve essere considerata un caso sociale".

Chiosa una consigliera regionale del PD, Gabriella Ercolini: "le linee guida regionali ... sono molto chiare: la donna, anche se minore, è immediatamente presa in carico dal consultorio. Il suo quindi è un accesso sanitario".

Che significato ha questo scontro? Forse ci sono questioni di "potere" tra i vari dipartimenti dell'Amministrazione comunale che qui non interessano.
Interessante, piuttosto, è la rivendicazione dell'aborto delle minorenni come "caso sanitario": ancora, dopo oltre trent'anni, si finge che le ragazzine che vogliono abortire lo facciano davvero per motivi di salute, secondo la versione ufficiale della legge 194; quindi non è un problema di disagio sociale e soprattutto non è una questione in cui qualcuno possa dire alla minorenne: "sei proprio sicura? Possiamo aiutarti!"
No! Se la minorenne chiede di abortire lo fa sicuramente per motivi medici!

E così il paradosso è compiuto: recarsi al consultorio (senza dover rendere conto ad un assistente sociale), in realtà, altro non vuol dire che avere il diritto di abortire liberamente, per qualunque motivo; se poi la minore non vorrà avvertire i genitori, niente paura! Il consultorio la accompagnerà dal Giudice tutelare che accorderà sempre il permesso ad abortire (lo dicono le statistiche ministeriali).
E una volta abortito? Il consultorio che ha "preso in carico" la ragazza (rifiutando di prendere in carico il bambino che era con lei ...) premurosamente la istruirà per il futuro: contraccettivi (anche ormonali), pillola del giorno dopo ecc. ecc.

La legge 194 è questa: lo imparino gli assessori cattolici del Comune di Bologna che - come sembra voglia fare "l’assessore Lazzaroni, cattolica, fedelissima del sindaco Delbono che all’inizio avrebbe dato un sostanziale avvallo al testo", si illudono di potere attuare la legge in modo da ridurre il massacro di bambini!

Giacomo Rocchi

lunedì 14 dicembre 2009

Le macerie di una "buona legge"/2


L'articolo di Benedetta Frigerio su "Tempi" dimostra anche quale sia la situazione attuale sulla sovrapproduzione e sul congelamento degli embrioni.

Le risposte date alla giornalista - che fingeva di essere interessata a sottoporsi alla fecondazione in vitro - sono assolutamente esplicite:

"Ma perché vuole andare all'estero? Ormai anche in Italia si possono crioconservare gli embrioni e li si congela senza impegni. Può lasciarli qui per sempre"

"No che non deve impiantare l'embrione se non vuole. Basta che firmi un certificato d'abbandono e lui resta qua"

"Non c'è differenza tra noi e l'estero: fecondiamo, congeliamo ... di che si preoccupa? Feconderemo più ovuli possibile"

"Si, noi possiamo creare più di tre embrioni e poi congelarli ... e per gli embrioni in più, ce ne occupiamo noi. Il servizio è completo, qui"

Due risposte meritano di essere segnalate:
"Da maggio tutto è tornato come prima. La Consulta ci ha liberato le mani. Noi facciamo tutto e siamo qui al suo servizio sempre aperti a sua disposizione!"

Ecco: qualcuno vuole davvero sostenere che l'approvazione della legge 40 prima e il successo nel referendum poi furono una vittoria?
Ora i centri possono fare esattamente quello che facevano in quel mondo che qualcuno soprannominava "il far-west della provetta": sovrapprodurre, congelare, decidere di non impiantare, selezionare ...

Ma non è più un far west: forse è un supermercato della provetta, in cui i centri si fanno belli per attirare i clienti e, per di più, usano i soldi pubblici per il loro scopo.

Eppure le bandiere che venivano sventolate durante la battaglia per la legge 40 erano due: no alla fecondazione eterologa e per i singles (l'abbiamo vista nel post precedente); no al congelamento degli embrioni ...

Come non riportare, poi, l'ineffabile risposta del San Raffaele di Milano:
"La tutela della donna non dà limiti da rispettare sul numero degli embrioni. Attualmente si possono fecondare gli ovociti e poi congelarli. Ad esempio, se la donna ne genera più di tre di buona qualità, li si congela e li si usa all'occorrenza. Non c'è obbligo di impianto, li può lasciare qui gli embrioni. Nessuno obbliga nessuno"
Vedete? Ci sono i cattivi che congelano gli embrioni e quelli che li congelano per tutelare la donna ... Fanno le stesse cose degli altri (anzi, forse peggiori: la risposta fa capire che se viene generato un embrione che i sanitari non classificano come "di buona qualità", quello non verrà mai trasferito ...), ma lo fanno a fin di bene ...

Qualcuno li chiamava ipocriti!

Giacomo Rocchi

venerdì 11 dicembre 2009

Le macerie di una "buona legge"/ 1


Su "Tempi" del 9 dicembre Benedetta Frigerio espone i risultati di una sua indagine sull'applicazione della legge 40 sulla fecondazione artificiale.

L'attenzione della giornalista si concentra su alcuni aspetti.

Il primo è l'irrilevanza della convivenza tra i due aspiranti genitori che chiedono di essere sottoposti alle tecniche:

"... non importa se lei convive o meno. Basta che lo dichiara, nessuno viene a controllare"

"E se anche non ha una convivenza stabile, basta che lei abbia un compagno. Non interessa se convive o meno"

"Che lei conviva o meno, a noi non interessa"

"Non è necessario che conviva, basta che lo dichiari"

"Se non convive, basta una firma"

"Se non convive non è un problema. Stia tranquilla, abbiamo coppie di tutti i tipi. Pure separate"

"Non si faccia un cruccio se non convive: lei lo dichiara, se poi state in casa insieme, chi lo può sapere?"

La Frigerio evidenzia giustamente queste risposte a dir poco scandalose, ma sembra non chiedersi perché ciò avviene: sembra non sapere, infatti, che la legge 40 prevede, appunto, che per accedere alla fecondazione artificiale non occorre che la coppia sia coniugata e che la convivenza deve essere autocertificata; d'altro canto la legge non prevede alcuna sanzione per l'applicazione delle tecniche a coppie non conviventi.

Ci si deve davvero scandalizzare per queste risposte?

La Frigerio, però, ha come obbiettivo altri "nemici": "ma se non si riesce a passare per le urne, si tenta per le vie dei tribunali. Anche recentemente Espresso ha informato che altre tre coppie hanno rivendicato il diritto all'eterologa davanti a tre diversi tribunale civili".

Ma davvero la giornalista non si accorge che attualmente la fecondazione eterologa è libera? Cosa significa non pretendere una effettiva convivenza se non permettere alla donna di scegliersi un compagno - che sia o meno il suo vero compagno - che partecipi alla fecondazione?

Ecco quale è il contenuto di quella "buona legge" su un punto - divieto di fecondazione eterologa e divieto di fecondazione ai singoli - che pure fu sbandierato come qualificante!

Giacomo Rocchi

giovedì 3 dicembre 2009

Il gemello "sbagliato"


A Milano si sta celebrando il processo contro i medici che, dovendo eseguire un aborto selettivo che doveva avere come vittima il gemello affetto da sindrome di Down, sbagliarono nell’individuare il gemello da abortire.
Ecco come un quotidiano di Milano riporta la requisitoria del pubblico ministero: “Tutte le persone coinvolte hanno messo la testa come uno struzzo sotto la sabbia attraverso un’autoassoluzione collettiva inaccettabile …Non è accettabile che i panni sporchi siano stati lavati in famiglia, trincerandosi dietro il caso fortuito”.
Durante la requisitoria il pm ha chiesto condanne fino a due mesi per la dottoressa A.M.M. e per la collega che quel giorno l’assisteva in sala come ecografista (…)
Al giudice si sono poi rivolti anche i genitori dei due gemellini vittime dell’errore in quella sala operatoria, che hanno chiesto un milione di euro di risarcimento. Perché “questa coppia - spiega il loro avvocato Davide Toscani - si porterà questo macigno sulle spalle per sempre”.

Un “macigno” che avrebbe potuto essere evitato “utilizzando un semplice colorante per individuare il feto malato”. Ma nessuno in quella sala operatoria fece il “test rapido” sul feto selezionato per l’aborto. Insomma, «serviva da parte dei medici un supplemento di attenzione e prudenza che non c’è stato» ha continuato Ghezzi. Non solo. La ginecologa che ha eseguito l’intervento ha dato "dimostrazione di imprudenza".
Questa è la legge 194 sull’aborto, in nome della quale si sta celebrando il processo: una legge che permette di scegliere il bambino da uccidere solo perché è affetto dalla sindrome di Down: questo bambino, prima di essere ucciso, avrebbe dovuto essere marchiato, colorato; non ci ricorda qualcosa?

Chi sono le “vittime” di questa vicenda? I genitori? O entrambi i bambini uccisi?
Sì, perché – l’articolo non lo dice, ma il fatto è scontato: il gemello “sbagliato” venne ucciso poco dopo, quando i medici si accorsero dell’errore.
Chi è che “mette la testa sotto la sabbia come uno struzzo attraverso una autoassoluzione collettiva”? I medici che non hanno riconosciuto di avere abortito il bambino “sbagliato” o la società italiana che i bambini uccisi nel grembo materno fa finta di non vederli?

E, in fondo: se il processo che si sta conducendo si basa su una legge ingiusta come la legge 194, la sentenza che verrà emessa come potrà fare giustizia?

Giacomo Rocchi

domenica 29 novembre 2009

«Avrei fatto come papà Englaro»

Prendo dalla pagina online de Il Giornale,
....«Mi sarei comportato come la famiglia di Eluana», ha detto a proposito del caso Englaro sottolineando che «la volontà della persona coinvolta e della famiglia è meritevole del rispetto delle istituzioni, è una soglia che non deve essere varcata a cuor leggero dallo Stato».
Una bella bordata alla «sua» maggioranza, la stessa che ha approntato un ddl che intende evitare nuovi casi di «eutanasia mascherata». Ma anche una bella bordata contro se stesso. Non c’è bisogno di ritornare ai tempi del fu Msi (incorrendo nelle precise puntualizzazioni degli esegeti ufficiali del Secolo e di FareFuturo) per riscoprire un Fini diverso. Tre anni fa, il 7 dicembre 2006, parlando di Piergiorgio Welby, malato di distrofia che chiedeva lo stop al respiratore, Gianfranco Fini disse: «Welby è cosciente, non può chiedere di morire. Chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». In tre anni il punto di vista sulla questione si è rovesciato.....
Cosa può far rinnegare il valore intangibile della vita, il diritto naturale stesso; forse il potere? Il Colle?
Giovanni Ceroni

mercoledì 28 ottobre 2009

Prosegue la caccia e l'uccisione dei bambini down

(AGI) - Londra, 27 ott. - Aumenta il numero di donne che scoprono durante la gravidanza di avere bambini affetti dalla sindrome di Down. Un effetto, secondo i ricercatori della Queen Mary University di Londra, che hanno condotto lo studio, dovuto a migliori diagnosi, ma anche alla decisione di molte donne di ritardare l’eta’ della gravidanza. (...). Il numero di donne in gravidanza durante i loro 40 anni e’ infatti raddoppiato in 10 anni, passando da 11 mila a 22 mila. “Nonostante cio’, il numero di bambini Down che effettivamente vengono alla luce e’ in realta’ diminuito ... perche’ molte coppie eseguono l’amniocentesi, e nel caso di diagnosi di un bambino Down positiva, nel 92 per cento dei casi scelgono di interrompere la gravidanza con l’aborto terapeutico”.
Oggi, grazie alle analisi sanguigne possiamo avere risultati accurati e sicuri”.

Aborto "terapeutico"? Chi viene curato: il bambino? la madre?

Il bambino down lo possiamo uccidere solo perché è down? E perché?

Queste percentuali hanno corrispondenza con quelle italiane? Come mai il numero degli aborti nel secondo trimestre della gravidanza è enormemente aumentato negli ultimi anni?

Quale società stiamo costruendo?

Giacomo Rocchi

lunedì 26 ottobre 2009

A cosa serve il testamento biologico?


Da "Repubblica" di oggi:

"Barack Obama ha già decretato da sabato l'emergenza sanitaria nazionale, l'influenza A colpisce ormai 46 Stati Usa con milioni di pazienti contagiati, 20.000 casi ricoverati, mille morti. E gli approvvigionamenti di vaccini stentano a tener dietro alla domanda. In questo contesto il New York Times rivela un retroscena che fa rabbrividire.

In molti Stati le autorità sanitarie si stanno preparando all'eventualità più tragica: il razionamento forzoso delle cure. In vista di uno scenario estremo, simile all'epidemia dell'influenza spagnola nel 1918, bisogna avere pronti i criteri e le regole per una selezione crudele, la decisione su chi va salvato e chi sarà abbandonato al suo destino. Perché se il contagio oltrepassa una certa soglia, le strutture sanitarie esploderanno e i reparti di rianimazione dovranno per forza fare delle scelte.

Le linee-guida per questa terribile discriminazione ora vengono alla luce.

Quattro categorie di pazienti saranno le prime a essere sacrificate:
- i "Do Not Resuscitate", come vengono chiamati coloro che hanno dato disposizione nel testamento biologico di volersi sottrarre a ogni accanimento terapeutico;
- gli anziani;
- i pazienti in dialisi;
- infine quelli con severe patologie neurologiche.

In questi casi - se l'epidemia supera una soglia di guardia - le autorità sanitarie potranno "negare il ricovero nelle strutture ospedaliere, o negare l'uso dei respiratori artificiali", secondo quanto rivela il New York Times.
Lo Stato dello Utah inoltre ha stabilito una tabella di marcia precisa: questo tipo di razionamento e di rifiuto delle cure partirà anzitutto dagli ospizi per anziani non-autosufficienti, dai penitenziari e dagli istituti per disabili, fino a estendere gli stessi criteri selettivi alla totalità della popolazione.

È una terrificante logica darwiniana, di selezione dei più forti, o dei più adatti a sopravvivere. Ma è inevitabile, sostengono i responsabili delle task-force anti-influenza, perché in uno "scenario 1918" sarebbe ipocrita fare finta di poter curare tutti" (L'articolo prosegue ed è accessibile attraverso il link sul titolo).

Qualche domanda e riflessione:
- per coloro che, in queste settimane, si stanno precipitando a depositare i loro "testamenti biologici" presso i Comuni che (illegittimamente) hanno istituito i registri: siete sicuri che non convenga revocare la dichiarazione? Un pensiero lo farei ...

- Non è forse eloquente l'accostamento di coloro che hanno fatto testamento biologico agli anziani non autosufficienti, ai disabili e ai pazienti con severe patologie neurologiche? Quelle "categorie" si possono lasciar morire lo stesso - che abbiano fatto o meno testamento biologico ...

Giacomo Rocchi

sabato 24 ottobre 2009

Uccidere un bambino su tre: in base a quale legge?


Molti organi di stampa hanno riferito dei casi di embrioriduzione operati su donne che erano ricorse a tecniche di fecondazione artificiale. Riporto un brano apparso su La stampa:


"E’ successo al Sant’Anna, l’ospedale torinese delle mamme e dei bambini, ma probabilmente è quanto accade anche altrove. La tecnica si chiama embrioriduzione, generalmente praticata entro il primo trimestre per non mettere a rischio la sopravvivenza di tutti i nascituri in caso di minaccia di aborto. Ma qui la scelta di eliminare uno dei bimbi è avvenuta non per un rischio clinico per il feto o per la madre, ma sulla base del «verdetto» di una consulenza psichiatrica: «La gravidanza trigemellare rappresenta un grave pericolo per la salute psichica della futura madre», si legge in una di queste consulenze. Basta una minaccia di depressione. Non serve arrivare all’ipotesi estrema di suicidio, che potrebbe essere classificata come un rischio potenziale per la sopravvivenza della madre.

Sono numerose le gravidanze gemellari e trigemellari in caso di fecondazione assistita.

Il fatto è che a Torino la scelta di queste mamme sta mettendo in crisi più d’uno, nel principale ospedale ginecologico, tra chi - medici, infermieri e ostetriche - accompagna queste donne verso il parto. Un caso destinato a sollevare più di un interrogativo, anche etico.

Storie di bambini mai nati: quello che viene soppresso è in genere il feto più facilmente raggiungibile con l’ago di una siringa che inietta nel cuore cloruro di potassio: un metodo rapido, che nel giro di pochi secondi ferma il battito. Oppure si sceglie il più piccolo dei tre, dopo un’ecografia. Si adotta una tecnica simile a quella utilizzata per l’amniocentesi, ma in questo caso la siringa e l’ago non prelevano liquido amniotico per essere analizzato alla ricerca di eventuali malformazioni. L’iniezione intra-cardiaca ferma all’istante lo sviluppo di uno dei tre feti.

Tra chi, all’ospedale Sant’Anna, ora dice di disapprovare una scelta comunque drammatica, c’è anche chi non ha scelto l’obiezione di coscienza. Chi, cioè, ha finora dato il consenso a praticare senza preconcetti interruzioni volontarie di gravidanza. «Ma in questo caso - dicono - siamo di fronte a tutt’altra questione: donne che hanno fatto di tutto per diventare madri, che hanno speso denaro ed energie fisiche ed emotive, decidono di sopprimere una vita diventata improvvisamente di troppo». Un paradosso."


Qualche riflessione:

- è stata la legge 40 del 2004 (una "buona legge" ...) ad autorizzare espressamente la pratica della embrioriduzione: infatti, l'articolo 14 comma IV, recita: "Ai fini della presente legge ... è vitata la riduzione embrionaria delle gravidanze plurime, salvo che nei casi previsti dalla legge 194/78": come si può vedere l'operazione è stata nascosta dietro ad un apparente divieto, ma prevedendosi che, in base alla legge sull'aborto, quell'operazione sciagurata si potesse fare;

- tutti i bambini abortiti (non solo quelli soggetti alla embrioriduzione) subiscono quella crudele pratica che abbiamo sottolineato in rosso (oppure altre, ancora più cruente);

- per quale motivo i medici non obbiettori - quelli abituati a iniettare nel cuore del bambino il cloruro di potassio - hanno dei dubbi? Gli altri bambini che essi uccidono non avevano diritto a nascere e a vivere?

- Forse essi si permettono di giudicare i motivi della scelta della madre: ma non hanno ancora capito - dopo oltre 30 anni di legge sull'aborto - che l'uccisione del bambino è permessa sempre, per qualunque motivo?

Non resta che sottolineare ancora una volta, come aborto e fecondazione in vitro siano entrambi pratiche disumane che hanno la loro comune origine nella negazione della dignità di ogni essere umano fin dal concepimento: l'uomo che viene "prodotto" deve corrispondere ai desideri di chi l'ha commissionato: deve essere "esente da vizi", non deve essere troppo numeroso e deve nascere al momento desiderato; in caso contrario la soluzione è inevitabile: la sua eliminazione.

Egli è "non persona", esattamente come il bambino abortito, che i Supremi Giudici, ormai tanti anni fa, hanno stabilito essere un soggetto "che persona deve ancora diventare".

Piangiamo questi bambini; speriamo che i dubbi e il disagio derivanti da queste vicende permettano alle persona e alla società intera di ripensare a quanto sta avvenendo e tornare sulla via del rispetto per la vita di ogni uomo.

Giacomo Rocchi

martedì 20 ottobre 2009

RU486: una battaglia per la vita?


Eugenia Roccella ha così commentato il via libera definitiva dell'AIFA all'utilizzo della pillola RU486:


''Sono pienamente soddisfatta della delibera dell'Aifa che conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanita', e quindi la necessita' del ricovero in ospedale fino a quando l'aborto non sia stato completato. La delibera sottolinea i maggiori rischi del metodo farmacologico rispetto a quelli tradizionali e la necessita' di particolari cautele. Un chiaro ''no'' quindi a protocolli che prevedono il day hospital e introducono in Italia l'aborto a domicilio. E' su questo che la sinistra, e in particolare l'on. Turco, dovrebbero esprimersi con chiarezza se davvero vogliono difendere la legge 194: sono contrari o favorevoli all'aborto a domicilio? Il governo da parte sua, sulla base della delibera dell'Aifa, vigilera' sul rispetto della legge attuando un preciso monitoraggio in questo senso, perche' la 194, tanto apprezzata a parole, non sia smontata nei fatti fino a diventare carta straccia''


Forse "la sinistra" dovrebbe rispondere alle domande dell'on. Roccella ... ma gli elettori dell'on. Roccella dovrebbero rispondere ad altre domande:

- l'on. Roccella è contraria o favorevole all'aborto - all'uccisione di bambini nel ventre materno - libero, gratuito e assistito?

- l'on. Rocccella è favorevole o contraria ad una riforma della legge 194 in senso restrittivo o addirittura a vietare l'aborto legale?

- l'on. Roccella aveva impostato una annosa battaglia contro l'introduzione della RU486 (la "kill-pill" ...): ora che l'ha persa - perché, non nascondiamoci dietro un dito: quella battaglia è stata persa! - perché, invece di dimettersi, dichiara di essere integralmente soddisfatta?

Giacomo Rocchi

venerdì 16 ottobre 2009

cartone animato per il processo al Concepito

Grazie FB, hai avuto una grande idea! Tu sai fare un cartone animato? A me piace molto disegnare, se qualcuno mi aiuta ci provo volentieri. Ciao da Claudia

giovedì 15 ottobre 2009


Sala d’attesa


Ascolta, te l’ho detto che ieri dovevo andare dal ginecologo, no? Ti ricordi che dovevo fare la morfologica? Immagina il panico, mi conosci, due notti che mi sognavo il mostro con due teste.

No che non avevo fatto le eco prima, no no, sono già dopo la ventiseiesima: non voglio avere neanche la possibilità, nel caso.

Insomma, non dormo da due notti con quest’incubo delle due teste, e stamattina vado a fare l’eco. Sono lì in sala d’attesa che sudo freddo, che ho paura che le altre se ne accorgano. Mi do un tono con una rivista che c’è lì sul tavolino. La sfoglio a casaccio e stringo le pagine per non farle tremare. Ovviamente mi cade e muoio d’imbarazzo, la riprendo e mi ci nascondo dietro. Sai quelle riviste un po’ pesanti, quegli inserti del Corriere con la guerra, la droga e il terzo mondo? Finalmente trovo un po’ di moda, di grandi fratelli, veline e calciatori e mi perdo via. Vado avanti, sfoglio ancora e c’è una foto stupenda, del mio sogno fin da piccola: due gemelle che sfogliano tipo un Ragazza In, si vede la rivista in primo piano, una tiene una pagina e una l’altra. Loro due dietro con gli occhi sognanti, testa contro testa, sprofondate nel divano, una legge una pagina e una l’altra. Un sogno, ti dico... sai che sono figlia unica? Il sogno di una vita: una sorella, una gemella! E stare lì a farsi compagnia, tranquille, senza dirsi niente, a leggere insieme... E mi dico: “E se fossero due?”
Non faccio in tempo a finire il pensiero che mi chiama l’infermiera: tocca a me, mi visita, tutto bene, niente mostro, non ti dico il sollievo. Però è uno solo.

Prima di uscire ripasso in sala d’attesa e ricerco la foto, e vedo che il servizio va avanti e sono due ragazzine unite con un unico corpo: sono unite alle spalle, hanno solo due gambe e due braccia, capisci? E pensa che hanno imparato a fare tutto e c’era la foto che vanno in bicicletta.

racconto "Processo al Concepito"

"Processo al Concepito"

- Colpevole!

- Ma non ho ancora parlato, non potete condannare il mio cliente!

- Silenzio, avvocato! La corte ha stabilito che l’imputato è colpevole.

- Ma non avete prove della sua colpevolezza! Non le avete perché non esistono: l’imputato è innocente, è quanto di più innocente si possa immaginare!

- Silenzio in aula! Gli elementi presentati dall’accusa sono stati ampiamente discussi e l’imputato è risultato colpevole!

- Ma, signori della corte, non avete ascoltato gli elementi della difesa, i miei testimoni… Non avete visto le mie prove fotografiche, gli esami biologici, le analisi scientifiche… Come potete condannare il mio cliente?

- I signori giurati hanno ascoltato e visto tutto quello che c’era da prendere in considerazione e hanno stabilito la colpevolezza dell’imputato.

- Tutto quello che c’era da prendere in considerazione?!

- Precisamente, avvocato: le testimonianze e le analisi psicologiche dell’accusa sono risultate sufficienti a condannare l’imputato.

- Ma questo è uno stato di diritto, non potete condannare una persona senza ascoltare il suo avvocato difensore!

- Persona? Chi ha parlato di persona? Nel caso in esame, l’unica persona coinvolta è l’accusa.

- Anche il mio cliente è una persona!

- Non ci risulta.

- E’ una persona, è una persona come lo è lei e lo sono io e lo è l’accusa e lo è ciascuno di voi, signori della corte, fin dal concepimento!

- Non ci risulta che l’imputato possa essere considerato una persona. Il verdetto è colpevole e

- Sì, il verdetto è colpevole, voi siete colpevoli e il mio cliente è innocente!

- Avvocato, la prego di non interrompermi o dovrò farla allontanare dall’aula. Il verdetto è “colpevole” e la condanna è a morte. Il caso è chiuso.

- Ma in questo stato la pena di morte non esiste!

- Non esiste per le persone. La sentenza è definitiva e andrà eseguita mediante cucchiaio chirurgico e pompa d’aspirazione.

- Ma è mostruoso… Sarà fatto a pezzi, senza anestesia… E è innocente, signori della corte, è innocente, e… E è minorenne, ecco, è minorenne, minorenne!

- Ah ah, un po’ troppo minorenne, se mi concede la battuta…

- Ma quale battuta? Ma qui stiamo parlando della vita di una persona!

- Un feto, prego.

- No, una persona! L’imputato è una persona, e tutte le prove scientifiche che ho allegato lo dimostrano, dimostrano che è una persona fin da quando lo spermatozoo di suo padre è entrato nell’ovocita dell’accusa! Lo dimostrano le innumerevoli drastiche trasformazioni biochimiche a cui le due cellule sono andate immediatamente incontro fondendosi in quell’unica cellula, una cellula totalmente nuova, la prima cellula di questa persona!

- Avvocato, si sieda o dovrò procedere contro di lei per oltraggio alla corte!

- Io la oltraggio la corte, certo che la oltraggio, questa corte che condanna a morte un innocente, una persona innocente, una persona, una persona!

- Il caso è chiuso, la sentenza andrà eseguita al più presto!

- Mi oppongo! Se non volete considerare il mio cliente una persona, almeno consideratelo una scimmia, un cane, una cavia! Non infliggetegli quella morte orrenda, persino nella vivisezione l’animale viene anestetizzato!

- L’animale, per l'appunto.

- Ma… Volete dire che considerate il mio cliente meno di un animale?

- Precisamente, avvocato.

- Il mio cliente avrebbe meno diritti di un topo?

- Più precisamente, il suo cliente “ha” meno diritti di un topo.

- Ma… Ma… Almeno l’anestesia! Soffrirà, sarà un’agonia atroce in cui si sentirà spezzare le ossa, strappare la carne… Oddio, Dio, non potete!

- Il suo cliente non sentirà nulla, avvocato.

- Intende dire, signor giudice, che gli concederà l’anestesia?

- Assolutamente no, avvocato. Intendo dire che il suo cliente non sentirà nulla così come non sente nulla adesso.

- Come, non sente nulla? Ma, signor giudice, il mio cliente sente il dolore, la fame, la pressione, i cambiamenti d’equilibrio! Ha sensazioni tattili, percepisce la luce, sente i suoni, i rumori, la musica… Sente la voce dell’accusa ed è già in grado di riconoscerla fra mille!

- Avvocato, non si permetta mai più di intimidire la corte!

- Ma io non sto intimidendo nessuno, sto descrivendo la situazione reale del mio cliente!

- Questo è terrorismo psicologico, avvocato!

- No, questo non è terrorismo, questa è correttezza, è obiettività, è onestà! Ho le prove di ciò che sto dicendo! Se voleste avere la bontà di esaminare gli elementi che ho presentato a questa corte e che non avete ancora preso in considerazione…

- Avvocato, se continua così, la situazione del suo cliente non potrà che peggiorare.

- Come, peggiorare? Cosa può esserci peggio di così?

- Non mi costringa ad illustrarglielo a spese del suo cliente.

- Signor giudice, signori della giuria, vi chiedo un atto di clemenza…

- Non è previsto il ricorso alla grazia, per questo tipo di crimine.

- Concedetegli almeno un po’ di tempo, quindici giorni, un mese…

- La sentenza va eseguita entro e non oltre quattro giorni a partire da oggi, ovvero prima che l’imputato diventi una persona.

- Oddio, Dio… Almeno, lasciatemi il suo corpo… O quello che ne resta…

- Non è possibile: le regole per lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri sono chiare.

- Signori della corte, e lei, signor giudice, ricordatevi che verrete giudicati, verrete giudicati sulle vostre opere.

- Ci sta minacciando, avvocato?

- Vi sto mettendo in guardia, vi sto avvisando! Non sono io che vi minaccio, è il vostro giudice, è il giudice a cui state infliggendo questa condanna a morte!

- Le ricordo che il suo cliente, non essendo una persona, a maggior diritto non può essere considerato un giudice.

- Ma ricordatevi, signori della corte e signor giudice, che quello che state facendo al mio cliente, lo state facendo al vostro giudice.

martedì 13 ottobre 2009

A proposito dell'assegnazione del premio Gianni Astrei

“Il mondo è cambiato…... molto di ciò che era si è perduto”
( J.R.R. Tolkein)


Si sono persi 5 milioni di italiani, mai nati, e il mondo è sicuramente cambiato; in peggio, è diventato più cinico e crudele, si è assuefatto all'infanticidio di Stato, sulla scorta di una legge odiosa.

Eppure, oggi, si cerca il compromesso con coloro che quella legge hanno sempre voluto e difeso.

31 anni sono passati dal maggio del 1978 e molti di coloro che si opponevano alla legalizzazione dell'omicidio di Stato hanno cessato di gridare contro l'abominio per percorrere strade di compromesso.

Si cercano alleanze con coloro che affermano che la legge 194 è una buona legge da applicare meglio.

È rimasto, però, un piccolo gregge di fedeli della vita che continuano ad affermare che l'aborto uccide l'uomo e ferisce a morte la donna che lo pratica.

Questi pochi sono convinti che il male insito nell'aborto di Stato vada combattuto senza sconti, che la legge vada abolita e la vita difesa, rifiutando ogni compromesso e ambiguità.

La notte regna su molti contesti della città degli uomini, ma il dolore derivante dalla soppressione della vita nascente turba ogni giorno di più il disegno di Dio e ci allontana per sempre dalla Gerusalemme celeste.

5 milioni di vite perdute in Italia, un miliardo nel mondo. 31 anni dopo il mondo è più buio, l'uomo è più solo.

Pietro Brovarone

domenica 20 settembre 2009

Curare i bambini? Un problema morale/ 3




Come valutare l'episodio inglese riportato nel post precedente? Un neonato nato prematuramente è stato lasciato morire dal personale sanitario perché era nato alla 21a settimana + 5 giorni di gravidanza: solo se i bambini nascono dopo 22 settimane di gravidanza, infatti, le linee guida in uso permettono di sottoporli a terapia intensiva e, quindi di tentare di salvarne la vita.

Partiamo da un'osservazione che potrebbe apparire secondaria: quella dell'incertezza in ordine alla data di inizio della gravidanza; tutti sanno che questa data non può essere stabilita in maniera assolutamente esatta ... si poteva forse escludere che, in quel caso, la gravidanza fosse iniziata due giorni prima rispetto alla data individuata dai medici, e, quindi, avesse raggiunto le 22 settimane?

Accostiamo a questa prima osservazione un'altra: le differenze nello sviluppo tra i vari bambini, sia prima che dopo la nascita. Si tratta anche questo di un dato di comune esperienza: così come, dopo la nascita, non tutti i bambini di sei mesi hanno la stessa corporatura, si comportano nello stesso modo ecc., così anche prima della nascita lo sviluppo degli organi (ad esempio: dell'apparato polmonare) non è un dato matematico; se è vero che i problemi di sviluppo polmonare sono comuni ai bambini nati prematuramente, ma non si può affermare - nessuno lo afferma - che, prima di una certa data, sicuramente lo sviluppo non permette la sopravvivenza, mentre dopo tale data, sicuramente la terapia intensiva avrà effetto.

Due osservazioni di buon senso per esclamare, rispetto al caso inglese: dovevate provare ad assistere e curare quel bambino! Magari, dopo i primi tentativi, sarebbe risultato chiaro che essi erano inutili, ma prima si doveva provare!

Bellieni - il noto neonatologo di Siena - osserva che, se negli anni passati l'atteggiamento dei medici nei confronti dei neonati prematuri fosse stato questo, l'enorme progresso nei risultati non ci sarebbe mai stato: ancora morirebbero bambini nati alla 30a settimana ...


Ma gli specialisti della rianimazione neonatale avevano una "spinta" in più: il bambino era lì, già nato, e andava salvato! Era un uomo che rischiava di morire e che il medico poteva - doveva! - salvare, senza occuparsi di cosa fosse accaduto prima, delle difficoltà della gravidanza, dei dubbi della madre se abortire o meno, della situazione familiare, delle patologie cui il bambino era affetto ...

Da un medico non ci si aspetta questo?

Non più: in Inghilterra classificano i neonati a seconda della settimana di sviluppo - tu sì ... tu no (non ricorda l' "accoglienza" ad Auschwitz narrata da Levi?) - e stabiliscono che alcuni sono "persone", altri sono "non persone", "feti" che, benché nati, si deve far finta che non lo siano, bisogna ricacciare indietro, nella landa dove tutto è possibile: la gravidanza intesa come luogo dove il bambino può essere ucciso sempre.

Solo in Inghilterra? Un documento approvato nel 2006 a Firenze (del gruppo di lavoro faceva parte la d.ssa Serenella Pignotti, quella che parlerà alla Sapienza dei "dilemmi morali" che sorgono nella rianimazione dei neonati prematuri), proponeva di distinguere i neonati per età gestazionale e, per i bambini nati alla 22a settimana (quelli che, in Svezia, sopravvivono nel 10% dei casi se sottoposti a terapia intensiva) dava questa indicazione: "Al neonato devono essere offerte le cure confortevoli, salvo in quei casi del tutto eccezionali che mostrassero capacità vitali significative".

Lasciamoli morire ...

Giacomo Rocchi

martedì 15 settembre 2009

Curare i bambini? Un problema morale/ 2




Due notizie di attualità possono aiutare ad affrontare con maggiore consapevolezza il tema della rianimazione e la cura dei neonati prematuri.

Sul numero di Giugno della rivista scientifica "The journal of the Anerican Medical Association" è apparso uno studio statistico avente ad oggetto la sopravvivenza in Svezia dei neonati prematuri negli anni 2004 - 2007: il dato complessivo, per i neonati venuti alla luce vivi dalla 22a alla 26a settimana di gestazione, il 91% dei quali era stato sottoposto ad attività di rianimazione intensiva, indica che il 70% di essi era vivo ad un anno di età; tra i bambini nati vivi alla 22a settimana di gestazione, il 10% - quindi uno su dieci - era ancora vivo; tra quelli nati alla 26a settimana di gestazione l'85% dei bambini (quindi quasi nove bambini su dieci) era ancora vivo.

Si tratta di risultati straordinari, impensabili fino a pochi anni orsono, frutto di uno sforzo scientifico e tecnologico immenso: fino a pochi decenni fa tutti i bambini oggetto dello studio sarebbero morti.

Il dato del 10% di bambini nati alla 22a settimana di gravidanza e vivi ad un anno di età è, poi, davvero eclatante: si pensi che in un libro recentissimo ("La Morte dell'eutanasia", a cura di C.V. Bellieni e M. Maltoni, S.E.F., Firenze, 2006) la sopravvivenza a questo stadio era considerata assolutamente eccezionale (G.B. Cavazzuti affermava che i neonati, se nati prima della 23a settimana, non posono sopravvivere a causa dell'immaturità polmonare).

Accostiamo questi dati scientifici ad una notizia apparsa pochi giorni fa su "Il Sussidiario" (l'articolo è stato pubblicato integralmente sul sito del Comitato Verità e Vita):

"in Gran Bretagna una giovane donna, Sarah Capewell, ha dato alla luce un bimbo, Jayden, dopo 21 settimane e cinque giorni di gravidanza. Il personale sanitario si è rifiutato di sottoporre il bimbo prematuro alle cure intensive che forse gli avrebbero consentito di sopravvivere. La sua colpa era quella di essere nato due giorni prima delle canoniche 22 settimane. Di fronte al disperato appello di salvare il proprio figlio, quella giovane madre si è sentita rispondere dai medici del James Paget Hospital di Gorleston, Norfolk, che lei non aveva partorito un neonato ma, a termini di legge, aveva abortito un feto vivente (...) .

Le linee guida stabilite dalla British Association of Perinatal Medicine, rigidamente seguite negli ospedali pubblici britannici, stabiliscono, infatti, che deve considerarsi best interest dei bambini non nascere prima delle 22 settimane, e altrettanto best interest far morire i piccoli che abbiano avuto la disavventura di venire al mondo qualche giorno prima della fatidica scadenza. Così, l’agonia del piccolo Jayden è durata due ore, sotto gli sguardi gelidi e indifferenti del personale sanitario"

Sempre di medici si tratta ... e sempre di bambini prematuri: perché, allora, alcuni sono stati salvati con grande impegno e amore e un altro è stato lasciato morire?

Giacomo Rocchi

domenica 13 settembre 2009

Curare i bambini? Un problema morale/ 1



Nel precedente post abbiamo ironizzato sulla ricerca di "valutazioni etiche razionali" che il Master di Bioetica dell'Università di Pisa effettua sul tema del rapporto tra uomo e animali (meglio: tra uomo e animali "non umani" ...).

Ma, si sa, i Master di Bioetica sono tanti: e così quello promosso dall'Università La Sapienza di Roma (sì, l'ateneo che non ha fatto parlare Benedetto XVI e ha accolto nell'Aula Magna il colonnello Gheddafi ...) insiste sul tema dell'etica e propone un incontro il 24 settembre.

La relazione della prima sessione? Serenella Pignotti (Terapia Intensiva Neonatale, Ospedale Meyer Firenze), «Rianimazione dei grandi prematuri e dilemmi morali».
Ecco: curare i bambini fa sorgere problemi morali ...

La questione della rianimazione dei neonati prematuri, benché riguardi complessivamente un numero di bambini assai limitato, è in realtà un tema assai importante che vale la pena di riassumere.
I neonati prematuri hanno - in questa società - il triste privilegio di richiamare su di sé sia i ragionamenti sull'aborto, sia quelli sull'eutanasia: sì, perché - bisogna chiarirlo fin da subito - sono in molti a volerli morti nel maggior numero possibile.

Come sappiamo la mentalità abortista fa leva sul bambino nascosto: del bambino non si deve parlare alla donna che è in difficoltà per la gravidanza (o semplicemente non vuole proseguire la stessa), non si deve farle vedere le ecografie (abbiamo visto la decisione del Giudice americano) per il rispetto della sua privacy; ma di bambino non si deve parlare nemmeno nelle leggi che ne permettono la soppressione (di qui l'acronimo IVG: è un po' diverso dire che, in un anno, sono stati uccisi 150.000 bambini oppure che sono state eseguite 150.000 IVG ...).

L'aborto diventa un fatto evanescente: non c'è più sangue, non c'è più la vittima, la donna talvolta non pernotta nemmeno una notte in ospedale.

Questo permette alla società di disinteressarsi di quanto accade; ma facilita enormemente la diffusione di una mentalità di rifiuto del bambino malato, con handicap, con sindrome di Down ecc.: è diventato un ragionamento comune - lo dicono le statistiche ministeriali - quello secondo cui, se le diagnosi prenatali hanno un esito sfavorevole (magari danno soltanto una probabilità di patologia), l'aborto è una soluzione inevitabile, anzi è un rimedio socialmente obbligatorio.

Chi è il neonato prematuro?
E' un bambino la cui nascita, per cause naturali, è anticipata rispetto al termine consueto; è un bambino che, se non ci fosse stato il parto anticipato, sarebbe stato soggetto alla legge sull'aborto.
Il neonato prematuro è uno scandalo: è lo stesso bambino che sta nascosto nel ventre materno - la nascita non ne muta affatto la natura! - ma è davanti ai nostri occhi.
Quali problemi morali possono nascere da questa situazione?
Per qualcuno il problema "morale" (sic!) sembra essere uno solo: se lo potevamo uccidere prima che nascesse, come facciamo ad ucciderlo anche dopo che è nato?

Giacomo Rocchi


martedì 8 settembre 2009

Uomini e animali




L’Università di Pisa ha attivato un Master in Bioetica Animale presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche. L’obiettivo del Master è la "formazione di professionisti in grado di analizzare, in chiave interdisciplinare, i problemi morali emergenti dal rapporto uomo - animali non umani e di fornire in proposito valutazioni etiche razionali".
Il gruppo di ricerca presso quell'Università, nel sito Etovet, così presenta l'iniziativa:

"Dagli animali, noi essere umani abbiamo, nel corso della nostra storia evolutiva, preteso molto e solo da poco ci siamo posti il problema della tutela del loro benessere fisico e psicologico... in un parola della loro "felicità". Conoscere il comportamento, le interazioni fisiologiche ed ormonali che lo regolano, il loro modo di comunicare con noi, sono elementi essenziali per poter dare spessore alla nostra relazione con loro.
Sono queste le finalità di ETOVET un gruppo di ricercatori che studia l'etologia e la fisiologia degli animali e le applicazioni di conoscenze per il miglioramento della loro qualità di vita.
E' questo il nostro piccolo contributo contro il mare di indifferenza che è sempre di più il grande male dell'umanità
"

Che dire?
E' possibile raggiungere "valutazioni etiche razionali" sul rapporto uomo animale se l'uomo si definisce, a sua volta, animale (e infatti, gli animali, sono definiti "animali non umani"!)?

E soprattutto: non è che, cercando la "felicità" degli animali e il "miglioramento della loro qualità della vita" i professionisti che usciranno dal Master universitario proporranno l'eutanasia degli animali malati?



Giacomo Rocchi

Buttiglione cerca di spiegarsi



Abbiamo a lungo commentato l'iniziativa di Rocco Buttiglione al Parlamento italiano: le nostre preoccupazioni non erano certamente isolate, tanto che è stata rilasciata un'ampia intervista alla rivista della Catholic family & Human right institute di New York nella quale egli ha cercato di spiegare il senso della sua iniziativa.

Riportiamo stralci dell'intervista (il link collega a quella integrale in inglese): ognuno può valutare le parole del parlamentare e giudicare se corrispondono al senso dell'iniziativa. I corsivi sono nostri.
L'interpretazione della recente storia italiana:
"In Italia c’è stato un referendum sull’aborto nel 1981 e noi pro-life abbiamo perso, 68% contro 32. E’ stata una sconfitta terribile. Deve capire che la situazione in Italia era molto diversa rispetto agli Stati Uniti. Qui l’aborto è stato imposto al popolo americano dalla Corte Suprema nella sentenza Roe contro Wade. Il popolo non ha mai votato per l’aborto. In Italia il popolo ha scelto liberamente per l’aborto, una sconfitta tremenda per la causa della vita. Negli anni successivi c’è stata una grande battaglia e la situazione è migliorata. Giovanni Paolo II ha avuto un grande impatto sulla cultura. Abbiamo avuto un referendum sulla bioetica un paio d’anni fa, sulla fecondazione assistita e la ricerca sugli embrioni, e abbiamo vinto, cosa che nessuno si aspettava. A dire il vero non siamo stati noi a vincere ma lo Spirito santo. Ora noi sappiamo però, che se tenessimo un altro referendum sull’aborto perderemmo. Non malamente come nel 1981, ma perderemmo comunque"

In sintesi, il significato dell'iniziativa:
"In alcune parti del mondo, in Cina in particolare, l’aborto è imposto e c’è bisogno di un permesso del governo per avere un secondo figlio. Ma anche in altre parti dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina vediamo madri che vengono ricattate: programmi che dicono: “Ti diamo pane, ma solo se accetti di abortire”. E questi sono programmi svolti dalle agenzie dell’ONU, che pure tali programmi finanziano. Così l’idea è: perché non cerchiamo una risoluzione dell’ONU che chieda il bando dell’uso dell’aborto forzato? Si tratterebbe di una risoluzione che potrebbe unire sia i pro-life che i pro-choice. Perché ciò che accade in Cina è contro sia il bambino sia la scelta. La madre vuole difendere la vita del bambino, ma la libertà di scelta è distrutta così come la vita del bambino."

Le preoccupazione dei prolife:
"so che c’è una battaglia negli Stati Uniti intorno alla vita, e non voglio fare nulla che danneggi i pro-life in questa battaglia. Quindi voglio parlare anche con loro e avere il loro sostegno. Voglio anche rassicurare tutti i pro-life che non stiamo cedendo sulla vita di un solo bambino. Non stiamo facendo scambi, accettando la morte di un certo numero di bambini per salvare le vite di certi altri. Questo non è ciò che stiamo facendo, e non rinunciamo ai nostri principi. "

La ricerca di un terreno comune con i pro-choice:
"Io sono dell’idea “Ma perché no?”. Posso capire che si possa essere contro il compromesso, dove uno inizia a dire che alcuni aborti sono male mentre altri sono bene. Questo sarebbe completamente inaccettabile. Ma noi non stiamo facendo questo. Quello che accadrà è che rispetto ad alcuni aborti – quelli forzati – entrambe le parti sono d’accordo nel considerarli un male. Per quanto riguarda tutti gli altri aborti, noi continueremo a dire che sono un male, mentre l’altra parte dirà che sono accettabili. Noi abbiamo combattuto l’un contro l’altro prima e continueremo a combattere dopo.Peraltro credo che la nostra posizione nei paesi occidentali sarà rafforzata dall’iniziativa di condanna dell’aborto forzato, perché essa rende più evidente che il feto non è parte del corpo della donna, e rende chiaro che l’aborto è un male morale. Non è perseguito pubblicamente, ma è un male morale. In questo senso penso che l’iniziativa rafforzi la nostra posizione, anche sa da un punto di vista legale non cambia nulla."

L'uso della sanzione penale per vietare l'aborto:
"Io non ho detto che è stato sbagliato cercare di difendere i diritti del bambino con l’uso del codice penale. Non ho detto questo. La vita del bambino deve essere difesa con tutti i mezzi possibili. Con il codice penale? Sì, naturalmente, con il codice penale dove questo è possibile. Ma oggi in Italia questo non è possibile, quindi dobbiamo affidarci ad altri mezzi. Dobbiamo renderci conto che non abbiamo il consenso per mettere fuorilegge l’aborto. Ma un altro punto è che abbiamo confidato troppo nel passato sulla sanzione penale. Questo è solo un elemento nella strategia per la difesa della vita, ma non l’unico elemento. E ripeto, se noi non rimuoviamo le cause che portano così tante donne ad abortire, non vinceremo mai la nostra battaglia contro l’aborto. Non vinceremo la battaglia contro l’aborto confidando solo sulla sanzione penale".

La strategia:
"Dobbiamo capire che la battaglia per la vita deve essere adattata alle diverse culture a e alle situazioni socio-politiche. In Italia speriamo che tra 10-15 anni – se facciamo la cosa giusta oggi - possiamo avere una maggioranza per la vita che non abbiamo oggi.Perciò, se sei in un paese dove la maggioranza delle persone è pro-life, adotti una strategia. Ma in paesi dove sei in minoranza, devi fare alleanze. L’ideale è avere una protezione legale per difendere la vita del figlio, e buone politiche per le madri."

domenica 30 agosto 2009

Anche i cattivi maestri talvolta dicono il vero




"Sbagliare e' umano, ma perseverare e' diabolico". Cosi' Beppino Englaro commenta all'ADNKRONOS SALUTE l'ipotesi avanzata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, su una leggina che ricalchi quella che il Consiglio dei ministri varo', nel febbraio scorso, per Eluana, riconoscendo l'alimentazione e l'idratazione artificiali come un diritto inalienabile. Il decreto legge votato all'unanimita' dal Cdm poche ore prima della morte della donna non ebbe la firma del presidente della Repubblica. E anche stavolta Beppino Englaro si appella al Capo dello Stato: "Non e' detto che firmi una simile forzatura, cosi' come possiamo confidare sulla Corte Costituzionale una volta chiamata a pronunciarsi al riguardo", afferma.

"SBAGLIARE E' UMANO, MA PERSEVERARE E' DIABOLICO"

Giacomo Rocchi

domenica 23 agosto 2009

Difendere le madri e i bambini ... e combattere le menzogne








Da Svipop:
LA MORTALITA' MATERNA CRESCE DOVE L'ABORTO E' LIBERO
di Aracely Ornelas
La più grande organizzazione abortista mondiale, la International Planned Parenthood Federation (IPPF) ha ammesso recentemente che c’è un’allarmante “impennata” di mortalità materna in Sud Africa, smentendo il ritornello abortista secondo cui leggi liberali sull’aborto fanno diminuire la mortalità materna.
Tra il 2005 e il 2007 in Sud Africa c’è stato un aumento di morti materne del 20%, malgrado dal 1996 questo paese abbia una legge sull’aborto tra le più permissive del Continente africano. Se la maggior parte delle morti è attribuibile all’infezione da HIV/AIDS, l’IPPF ammette che una porzione rilevanti di decessi “è dovuta a complicazioni dell’aborto”, in un paese in cui la procedura è legale e ampiamente disponibile.
Negli ultimi anni i Paesi in via di sviluppo sono stati pressati dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni abortiste come l’IPPF, al fine di depenalizzare l’aborto come mezzo per diminuire i tassi di mortalità materna. I dati ammessi dall’IPPF sono però soltanto l’ultimo fatto – in un crescendo di prove – che mostra con chiarezza che il nesso è esattamente l’opposto, ovvero l’aborto legale coincide con alti tassi di mortalità materna.
Ad esempio, la nazione africana con il più basso tasso di mortalità materna è Mauritius, secondo il Rapporto 2009 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma le leggi di Mauritius, nel continente, sono tra le più protettive per il bambino non nato. Allo stesso modo il Rapporto mostra come i paesi che negli ultimi anni hanno ceduto alle pressioni internazionali depenalizzando l’aborto, come l’Etiopia, non hanno affatto visto diminuire la mortalità materna. Il tasso di mortalità materna in Etiopia è 48 volte più alto che a Mauritius.

Secondo l’OMS, il paese dell’America Latina con il più basso tasso di mortalità materna è il Cile, che addirittura protegge la vita del non-nato nella sua Costituzione.
Il paese con il più alto tasso – 30 volte superiore a quello del Cile - è invece la Guyana, che ha introdotto l’aborto già nel 1995 e praticamente senza alcuna restrizione. Ironicamente, una delle due principali giustificazioni usate nella Guyana per liberalizzare l’aborto è stata quella di “conseguire l’ottenimento della maternità sicura” eliminando le morti e le complicazioni dell’aborto insicuro.
Il Nicaragua poi è stato al centro di una fortissima azione di lobby internazionale abortista da quando tre anni fa ha modificato la sua legge per garantire piena protezione alla vita prenatale. Ad esempio la Svezia ha tagliato i suoi 20 milioni di dollari di aiuti allo sviluppo come misura di ritorsione. Più recentemente, Amnesty International ha pubblicato un rapporto affermando che i tassi di mortalità materna sono cresciuti in Nicaragua a causa di questa legge. Analisti hanno però contestato i dati di Amnesty mentre le statistiche del governo nicaraguense mostrano che al contrario i tassi di mortalità materna sono in diminuzione dal 2006.
Allo stesso modo, le statistiche dell’OMS per l’Asia meridionale e orientale mostrano che il Nepal, dove non c’è alcuna restrizione all’aborto, ha il più alto tasso di mortalità materna della regione. Il più basso è invece nello Sri Lanka, con un tasso 14 volte minore di quello del Nepal. Ebbene, secondo l’organizzazione di legali Center for Reproductive Rights – che è parte della lobby abortista – lo Sri Lanka ha la legge sull’aborto tra le più restrittive al mondo.

A livello mondiale, il paese con il più basso tasso di mortalità materna è l’Irlanda, paese che proibisce l’aborto e la cui Costituzione protegge esplicitamente i diritti del non-nato.

giovedì 20 agosto 2009

Il bambino invisibile per legge ...


Da ADUC Salute:
"Lo Stato dell'Oklahoma ha abrogato con una sentenza di tribunale la legge che obbliga i medici a sottoporre le donne incinte che chiedono di abortire ad un ecografia ventiquattro ore prima dell'intervento.

La decisione e' stata presa da un giudice statale, Vicky Robertson, secondo cui la norma approvata nel 2008 viola la Costituzione in quanto non rispetta il diritto alla privacy delle donne, la loro dignita' e mette in pericolo il loro stato psico-fisico. Secondo la normativa, durante l'ecografia pre-aborto il medico doveva descrivere i particolari fisici del bambino, anche se la paziente avesse cercato di opporsi. Sempre secondo la legge, qualunque clinica o medico avesse tentato di opporsi alla pratica avrebbe rischiato una denuncia o l'arresto.

Sono almeno sette gli stati americani che obbligano i dottori ad effettuare il monitoraggio sulle pazienti incinte prima di un aborto".

Per uccidere un bambino occorre che non si veda, che diventi un'entità solo verbale e, se possibile, scompaia anche dalle parole che si usano per descrivere la sua soppressione ...
La donna in difficoltà per una gravidanza (o che, semplicemente, non vuole un figlio) deve quindi, essere indotta a non rendersi conto di quello che sta per fare ...
Si deve impedire che ella - vedendo il figlio - (quanti di noi, padri e madri, hanno provato quella gioia intensa, quell'emozione, quel legame subito profondo nel vedere il battito del cuore di un bambino in un'ecografia!) comprenda (o meglio: si ricordi) il miracolo che sta avvenendo, il dono che le è stato fatto, la responsabilità gioiosa che l'attende ...

Tutto in nome della privacy ... che, come si vede, prevale sul principio del consenso informato del paziente (l'aborto è pur sempre un'operazione sulla donna) e sullo stesso principio di autodeterminazione: che è tale solo se chi si autodetermina (autorizzato dalla legge) conosce il significato della decisione che sta per prendere.

E - davvero non sorprende - l'aborto di Stato, anche nei democraticissimi U.S.A., è antidemocratico: un Giudice - un singolo Giudice - decide che una legge votata dal Parlamento dello Stato è illegale: "è così e basta!".

Giacomo Rocchi

Il caso San Raffaele /3

Cosa distingue la condotta dell'Istituto San Raffaele di Milano nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro da quella degli altri centri, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il numero massimo di embrioni che possono essere prodotti e l'obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti?

Nell'intervista apparsa sul Corriere della Sera il 26/6/2009 il prof. Augusto Ferrari, ribadisce: «Per noi, e con riguardo all' insegnamento del fondatore don Luigi Verzé, l'embrione, fin dal momento della sua costituzione, rappresenta una originale individualità, caratterizzata da un patrimonio genetico unico in grado di concretizzare una persona irripetibile, frutto di un disegno divino. Di qui l'onere di garantire all' embrione umano le migliori cure e attenzioni».

Come si è visto, però, l'individualità dell'embrione non lo salva - nemmeno presso il San Raffaele - da una produzione in gran numero, da una coltivazione prolungata per vedere se resiste o muore e da un congelamento basato sul numero ("sono troppi").
Non lo salva, del resto, nemmeno dal destino di essere prodotto con una prospettiva di morte nella prima settimana di vita superiore al 90% ...

A leggere bene la frase il prof. Ferrari lascia cadere una distinzione niente affatto banale: l'embrione non è persona, ma è "in grado di diventare (concretizzare) una persona irripetibile" ... sottintendendo: "sempre che non muoia prima, o che non venga congelato" ...

Quale sarebbe il "disegno divino" che il prof. Ferrari riconosce per l'embrione?
La creazione artificiale degli embrioni è frutto di un disegno divino?
Ma allora quale è il Dio che ha concepito questo disegno?

Quale fastidio nello scoprire che un medico che produce embrioni in gran quantità, li lascia morire nella provetta, li congela (li scongelerà?), li trasferisce a suo piacimento, ha la impudenza nel rivendicare che Dio - il Dio della Chiesa Cattolica, quella di cui Don Verzè fa parte - ha voluto questo!

E non è ipocrita sostenere che "Non diciamo no al congelamento in assoluto, ma a quello considerato come una strategia di gestione della coppia infertile": l'embrione congelato sarà contento di esserlo non in conseguenza di uno strategia malvagia?
Insomma: c'è un congelamento buono e uno cattivo?

Nel sito web dell'Istituto San Raffaele si legge: "Il nome ‘Raffaele’, scelto dal suo fondatore, deriva dall'ebraico Raf-el, che significa "medicina di Dio", "Dio guarisce". In linea con le finalità istituzionali della Fondazione, la missione propria dell'Istituto è infatti la cura dell'uomo secondo il mandato evangelico "Andate, insegnate, guarite". Tale missione si traduce nell'orientamento dell'attività di assistenza, ricerca e didattica ad un unico obiettivo: la centralità dell'uomo nella sua triplice dimensione bio-psico-spirituale."
La fecondazione in vitro guarisce qualcuno? No, è una tecnica che si usa proprio quando le cure dell'infertilità non hanno successo.

L'embrione viene curato? No, viene prodotto in soprannumero, lasciato morire in vitro, congelato ...

La coppia e l'embrione vengono messi al centro nella loro "dimensione bio-psico-spirituale"?

Giacomo Rocchi