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lunedì 29 novembre 2010

Quello che il cardinal Martini non vuole dire


Al termine di questo post vi sarà posta una domanda.

Provocato da Ignazio Marino su Concilio Vaticano II e fecondazione assistita, il Card. Martini, nella sua pagina settimanale sul Corriere della Sera, pesa le parole; anzi, le centellina, tanto che l'impaginatore mostra qualche difficoltà a riempire gli spazi.
Marino "chiede": non è che si sta tornando alla interpretazione letterale della Sacra Scrittura, con l'abbandono della critica storica, con la conseguenza che la Chiesa si sta allontanando dalla scienza? E perché non permettere di soddisfare i desideri delle coppie sterili ricorrendo alla fecondazione in vitro? E di eliminare le malattie dell'embrione comparse ai "primi stadi di sviluppo"? E perché non utilizzare le cellule staminali embrionali per tentare di curare gravi malattie, soprattutto le cellule che possono essere prelevate da embrioni congelati che non saranno mai utilizzati a scopo di riproduzione?
Come si vede, di "carne al fuoco" per un cardinale di Santa Romana Chiesa ce ne è, e molta.

E infatti, in prima battuta, Martini dimostra di essere - quando vuole - assai severo. I timori sulla vita della Chiesa non derivano tanto dalla questione del metodo di lettura delle Sacre Scritture:
"Ci sarebbero altri timori, oggi, ma di ciò sarebbe lungo il discorso.
Basterebbe accennare alla tendenza al formalismo liturgico, con una sorta di
vanità, che si esprime nella passione per le vesti e le cerimonie liturgiche, ma
non ha lo stesso entusiasmo per l'offerta di se stesso a Dio".
In ogni racconto ci vogliono i cattivi: e il Card. Martini li ha scovati, quelli che vogliono pregare davvero durante la messa e sopportano che duri più dei 45 minuti "canonici", e magari evitano le chiese con le chitarre e preferiscono quelle dove c'è un po' di silenzio (o c'è il gregoriano) o si commuovono di fronte alle vesti sacre del sacerdote che si avvia verso l'altare ...
Ipocriti! Grida il cardinale: io lo so che voi non offrite voi stessi a Dio!
Davvero una grande capacità di leggere le menti e i cuori ...

Beh, mi sono detto: se ha sistemato in questo modo i suoi fedeli, chissà che viene fuori sulla fecondazione in vitro ...

"Il problema è molto complesso ..."
e, poco dopo,
"L'esperienza e l'ascolto dei laici ci insegneranno molte cose"
Ahi ...

Condanna della fecondazione in vitro? Non c'è. Anzi, rispetto al quadro ipotetico fatto da Marino di un ricorso in massa alla fecondazione in vitro, il Martini risponde:
"La ipotesi che Lei fa di un orientamento di massa verso la
riproduzione in provetta non mi convince. Non penserei che si possa giungere in
un domani a staccare del tutto l'atto sessuale dalla generazione".
Un po' sì ... ma non del tutto.
Del resto - il cardinale ci tiene a precisarlo - stiamo parlando delle "critiche di un certo mondo cattolico per la fecondazione assistita": guarda un po', ancora una volta i cattivi (insistenti, noiosi, esagerati, intolleranti ...) stanno nel mondo cattolico.
Nell'intera risposta a Marino la parola Chiesa non c'è: ci sono i gruppettini di cattolici "stolti" (quelli che pensano al formalismo liturgico, quelli che criticano la fecondazione assistita), e ci sono quelli che sono pronti ad "una attenta riflessione sul senso proprio della sessualità umana nella linea del Concilio Vaticano II" (avverrà "in futuro": Giovanni Paolo II doveva aver parlato e scritto per qualcun altro ...); in questo ultimo gruppo potrà essere ammesso anche il Papa attuale, purché continui a sorprenderci "con le sue uscite stimolanti" ...

Torniamo alla fecondazione in vitro (questo è un blog prolife).
Embrioni prodotti e morti con la fecondazione in vitro? Silenzio.
Fecondazione in vitro come negazione del significato umano e cristiano della sessualità? Silenzio.
Possibilità di congelare gli embrioni? Silenzio.

Possibilità di dissolvere gli embrioni congelati per estrarre le cellule staminali? Beh, almeno questo, card. Martini, dicci che è sbagliato, che l'embrione ha il diritto non solo a non essere prodotto artificialmente ma anche a non essere smembrato e ucciso; spiegaci quanto è orribile l'idea di provocare la morte di uomini per fare esperimenti, fai qualche riferimento alla follia nazista, inventati qualcosa ...
"Circa il possibile utilizzo delle cellule staminali,
ricavate da embrioni, bisognerà risolvere il problema tenendo conto della
dignità di ogni persona umana. A tutt'oggi si pensa che anche le cellule non
provenienti da embrioni possono essere impiegate con buoni risultati. In tutte
queste cose sarà necessario un impiego della ragione, senza farsi prendere da
emozioni personali".

Voi l'avete capita la risposta? Bisognerà riflettere ...

Giacomo Rocchi

P.S. Dimenticavo la domanda!
Se siete un Cardinale di Santa Romana Chiesa, cosa dovete scrivere per avere a disposizione una pagina a settimana sul Corriere della Sera?

martedì 9 novembre 2010

Fecondazione artificiale: la nebbia


Insomma: per i cattolici esiste una fecondazione artificiale buona e una fecondazione artificiale cattiva, oppure le tecniche di fecondazione artificiale devono essere respinte in blocco?

Ci siamo fatti questa domanda in un precedente post di commento alla durissima presa di posizione dei vescovi polacchi, alla vigilia della discussione in Parlamento dei progetti di legge su questo argomento; abbiamo osservato che quella presa di posizione era perfettamente conforme al Magistero della Chiesa Cattolica; abbiamo, infine, mostrato stupore per le modalità con cui il quotidiano dei Vescovi Italiani presentava la notizia ("La Polonia cerca la sua legge 40").

Nel post seguente abbiamo visto come il mondo cattolico italiano esprima delle posizioni molto differenti: sullo stesso quotidiano Avvenire convivono interviste a chi opera nella fecondazione in vitro da molti anni e che può costruire e proporre ai lettori la "sua" morale, articoli in cui si attribuiscono gli effetti nefasti della negazione della dignità dell'uomo solo a determinate pratiche (come il congelamento degli embrioni o la diagnosi preimpianto) e non alle tecniche in sé e scritti di chi, con notevole lucidità, segnala la negatività di tutte le tecniche in sé.

Avevamo preso lo spunto da un articolo di Lorenzo Shoepflin su "E' Vita", selettivo nel riportare il comunicato dei vescovi polacchi; in un breve articolo sul "Fertility Show" di Londra (Avvenire del 4/11/2010), il giornalista, dopo avere espresso "l’impressione è che si sia di fronte a una vero e proprio mercato della fecondazione artificiale" e aver quindi giudicato la fiera "perfettamente in linea col pensiero che riduce la vita umana a un prodotto di laboratorio", stigmatizza le conseguenze: "maternità surrogata, donazione di gameti, figli per coppie omosessuali", facendo poi riferimento al congelamento degli embrioni e alle banche del seme: "Anche la Banca europea del seme sarà presente e probabilmente pubblicizzerà il suo catalogo di donatori classificati in base a razza e colore degli occhi".

Ma davvero è possibile criticare queste pratiche senza rendersi conto - ed affermare pubblicamente - che esse sono conseguenze logiche delle tecniche di fecondazione in vitro?
L'uomo/embrione diventa un prodotto e la sua dignità viene negata proprio perché viene prodotto in quel modo: quindi diventa irrilevante la morte di nove embrioni su dieci, mentre non destano problemi il congelamento degli embrioni o la loro diagnosi con tecniche invasive, la loro selezione; e ancora: le banche del seme o la fecondazione eterologa rientrano nella logica di una produzione più raffinata e che si adatta ad ogni situazione.

Perché il mondo cattolico italiano non è in grado di esprimere un giudizio chiaro e deciso sulla fecondazione in vitro?
Due possibili risposte.

La prima, l'abbiamo già accennata: vi è una evidente spinta da parte di coloro che praticano fecondazione in vitro a legittimare questa pratica: una spinta che è legata al business e alle ambizioni scientifiche.
Abbiamo parlato della d.ssa Eleonora Porcu che, fin dall'epoca del referendum, ha trovato nel mondo cattolico una sponda per pubblicizzare la sua tecnica di congelamento degli ovociti ("meglio congelare gli ovociti che congelare gli embrioni"); ma altri hanno enfatizzato tecniche di diagnosi sugli ovociti femminili ("meglio la diagnosi sui globuli polari degli ovociti femminili piuttosto che la diagnosi sugli embrioni").

Quanto al business, come dimenticare le cliniche di ispirazione cattolica - prima fra tutte: il San Raffaele di Milano - che, autorizzate in forza della legge 40, operano nel settore (FIVET e ICSI) ricevendo milioni di euro di rimborsi dal Servizio sanitario nazionale (fonte: Corriere della Sera)? Cliniche che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, provvedono, se del caso, a congelare gli embrioni soprannumerari?

Una seconda risposta sta proprio nella legge 40 che è divenuta - in parte inconsapevolmente - un filtro per leggere la realtà.
Ecco che, di fronte agli impetuosi vescovi polacchi, la reazione dell'ignoto titolista è quasi automatica: "la situazione della Polonia è identica a quella dell'Italia prima della legge 40 (il "far west della provetta"), noi cattolici abbiamo proposto e difeso la legge 40, quindi la legge 40 è buona, quindi la Polonia ha bisogno di una legge 40".

Ma se la legge 40 è "buona", la morte prevista ed attuata di decine di migliaia di embrioni all'anno diventa ininfluente, su di essa si può sorvolare: i "cattivi" sono altri, quelli che fanno diagnosi genetica preimpianto, le banche del seme, le maternità surrogate. "Cattivi" sono solo quelli che, nel mondo, fanno ciò che in Italia la legge 40 vieta (e infatti è difficile dire che sono davvero "cattivi" quelli che congelano gli embrioni perché, si sa, la legge 40 permette il congelamento - ovviamente in casi eccezionali!).

Siamo alla nebbia; a discorsi cauti per paura di sbagliare ...

La legge 40, come tutte le leggi ingiuste, ha già iniziato ad incidere sulle coscienze.

Giacomo Rocchi


sabato 23 ottobre 2010

Una scomoda verità


Torniamo sul precedente post riguardante la lettera dei vescovi polacchi sulla fecondazione artificiale e sul modo con cui la stessa è stata presentata nell'articolo del 7/10/2010 su "Avvenire".

Due premesse sono doverose: la prima è che il titolo dell'articolo ("La Polonia cerca la 'sua' legge 40") non è automaticamente attribuibile al giornalista (Lorenzo Shoepflin); la seconda è che - salvo che ce ne siano sfuggiti - si tratta dell'unico articolo apparso sul quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana che riguarda la dura presa di posizione di quella polacca.

Cosa dicono di nuovo di vescovi polacchi?
Per chi ha letto la Dignitas Personae sostanzialmente nulla: la critica serrata alle tecniche di fecondazione artificiale in sé e la sottolineatura della loro abortività intrinseca - cioè del fatto che la stragrande maggioranza di embrioni prodotti muoiono inevitabilmente: hanno, quindi, un destino segnato - sono scritte nero su bianco in quel documento così autorevole; come stupirsi, quindi, che i vescovi polacchi lo ripropongano e giungano alle conseguenze inevitabili (la scomunica latae sententiae: peraltro bisogna ricordare che il riferimento ad essa non è contenuta nel documento, ma è stata fatta in un'intervista)?
(Ma in questo blog il 14/12/2008 si segnalava che una sintesi del documento vaticano apparso sul sito del Movimento per la Vita erano scomparsi proprio i riferimenti a questa abortività)

Non possiamo nascondere un dato: all'interno del mondo cattolico - che dovrebbe essere il più favorevole ad una difesa della vita umana intransigente - sulla fecondazione artificiale la frattura è nettissima tra chi è favorevole ed esercita tali tecniche e chi - come i vescovi polacchi - le respinge. Questa frattura è apparsa chiaramente in questo periodo, a seguito dell'assegnazione del premio Nobel a Edwards, il "padre" della provetta.

Leggiamo l'intervista a Eleonora Porcu - presentata come un medico che da 35 anni fa questo lavoro - su Avvenire dello stesso giorno:
"Agli albori di questa tecnica, c’era comunque un percorso quasi
'naturale'
, durante il quale una sola tappa veniva deviata per prendere la
strada del laboratorio. Dalle origini a oggi c’è stata senza dubbio una
filiazione di applicazioni delle tecniche a situazioni ai limiti dell’aspetto
terapeutico, fino a spingersi a ciò che io considero un rischio di
aberrazione e degenerazione, come la clonazione umana, l’utilizzo in modo
indiscriminato di gameti e utero, addirittura con sfruttamento delle persone, in
particolare della donne
. Mi riferisco al business dell’utero in affitto in
Paesi come l’India".
Richiesta di esprimere le valutazioni etiche, la d.ssa Porcu afferma:
"Ecco allora problemi etici enormi, tra cui quello della soppressione degli
embrioni in soprannumero".

Ecco che viene presentata una fecondazione artificiale buona, addirittura naturale (sic!) e una cattiva: e il cattivo è colui che sopprime volontariamente gli embrioni in soprannumero, o addirittura fa clonazione o sfrutta le donne del terzo mondo. Chi, come la d.ssa Porcu, da 35 anni produce migliaia di embrioni destinati a morte certa, ha il diritto di fare la morale ai lettori del quotidiano cattolico (come è noto, la d.ssa Porcu non è l'unica cattolica a operare nella fecondazione in vitro ...).

Ma anche Michele Aramini, in un articolo nello stesso giornale del 7/10/2010, è attento a distinguere:
"C’è un altro lato della medaglia che non si vuole assolutamente guardare:
si sono generati 4 milioni di bambini, pagando il prezzo di molti milioni di
loro fratelli che sono stati sacrificati programmaticamente per arrivare a
questo scopo.
(...) Dobbiamo però interrogarci sulle scelte di medici e
genitori che hanno fatto nascere la vita dalla morte. E si trattava sempre di
loro figli, tra i quali hanno magari fatto una scelta, non si sa con
quale autorità. Che i genitori, con l’aiuto dei medici, decidano quale dei
propri figli debba vivere o morire
è una condizione che dovrebbe ripugnare
alla coscienza di ogni persona"
Ancora una volta il vero problema sembra essere quello della selezione degli embrioni, non dell'abortività intrinseca delle tecniche. E, infatti, in un passaggio successivo Aramini sostiene che
"... dobbiamo segnalare uno svilimento tremendo per il valore della vita umana.
Svilimento che ha preso le mosse dal 1978, quando i congelatori hanno
cominciato a riempirsi di embrioni soprannumerari che non servivano più
. Da
allora la sperimentazione distruttiva sugli embrioni è diventata prassi comune, rendendo sempre più normale l’idea che si tratti di semplice materiale
biologico
".
Vedete? lo "svilimento del valore della vita umana" non deriva dal fatto che gli embrioni vengono prodotti, non è conseguenza delle tecniche di fecondazione artificiale ... deriva dalla sovrapproduzione, dal congelamento, dalla distruzione volontaria degli embrioni.
Ancora una volta ci viene proposta una parte buona della fecondazione artificiale e una parte cattiva.
Del resto: guardate la posizione dell'articolo di Shoepflin nella pagina di E' Vita del 7/10/2010 e vedete come è sovrastato da quello, cui viene data ben maggiore importanza, in cui Angela Merkel afferma: "No alla diagnosi sugli embrioni".

Certo: su Avvenire appaiono anche le posizioni radicali: Giacomo Samek Lodovici scrive, nello stesso numero che
"... ci sono diverse ragioni laiche per biasimare moralmente la Fivet, che
risulta inaccettabile pur producendo alcuni bambini: infatti il fine non
giustifica il mezzo. Il presupposto (...) di buona parte del seguente discorso è
che il concepito è un essere umano a tutti gli effetti, dunque ha una dignità
incomparabile. (...) Ora, per ogni nato la Fivet comporta la morte di un numero
enorme di embrioni, in quanto le sue percentuali di successo sono bassissime: su
100 embrioni prodotti, almeno 80 sono destinati a morire subito a quasi. La
morte degli embrioni dopo i concepimenti naturali è provocata dalla natura, non
da una tecnica dell’uomo, come avviene con la Fivet"
e nella stessa pagina Roberto Colombo menziona il numero degli embrioni morti dopo il trasferimento in utero.

Ci si chiede, però, se sia opportuno tacere su questa frattura. Nel prossimo post rifletteremo sull'influenza che l'esistenza legge 40 in Italia ha su questa situazione.

Giacomo Rocchi

lunedì 14 dicembre 2009

Le macerie di una "buona legge"/2


L'articolo di Benedetta Frigerio su "Tempi" dimostra anche quale sia la situazione attuale sulla sovrapproduzione e sul congelamento degli embrioni.

Le risposte date alla giornalista - che fingeva di essere interessata a sottoporsi alla fecondazione in vitro - sono assolutamente esplicite:

"Ma perché vuole andare all'estero? Ormai anche in Italia si possono crioconservare gli embrioni e li si congela senza impegni. Può lasciarli qui per sempre"

"No che non deve impiantare l'embrione se non vuole. Basta che firmi un certificato d'abbandono e lui resta qua"

"Non c'è differenza tra noi e l'estero: fecondiamo, congeliamo ... di che si preoccupa? Feconderemo più ovuli possibile"

"Si, noi possiamo creare più di tre embrioni e poi congelarli ... e per gli embrioni in più, ce ne occupiamo noi. Il servizio è completo, qui"

Due risposte meritano di essere segnalate:
"Da maggio tutto è tornato come prima. La Consulta ci ha liberato le mani. Noi facciamo tutto e siamo qui al suo servizio sempre aperti a sua disposizione!"

Ecco: qualcuno vuole davvero sostenere che l'approvazione della legge 40 prima e il successo nel referendum poi furono una vittoria?
Ora i centri possono fare esattamente quello che facevano in quel mondo che qualcuno soprannominava "il far-west della provetta": sovrapprodurre, congelare, decidere di non impiantare, selezionare ...

Ma non è più un far west: forse è un supermercato della provetta, in cui i centri si fanno belli per attirare i clienti e, per di più, usano i soldi pubblici per il loro scopo.

Eppure le bandiere che venivano sventolate durante la battaglia per la legge 40 erano due: no alla fecondazione eterologa e per i singles (l'abbiamo vista nel post precedente); no al congelamento degli embrioni ...

Come non riportare, poi, l'ineffabile risposta del San Raffaele di Milano:
"La tutela della donna non dà limiti da rispettare sul numero degli embrioni. Attualmente si possono fecondare gli ovociti e poi congelarli. Ad esempio, se la donna ne genera più di tre di buona qualità, li si congela e li si usa all'occorrenza. Non c'è obbligo di impianto, li può lasciare qui gli embrioni. Nessuno obbliga nessuno"
Vedete? Ci sono i cattivi che congelano gli embrioni e quelli che li congelano per tutelare la donna ... Fanno le stesse cose degli altri (anzi, forse peggiori: la risposta fa capire che se viene generato un embrione che i sanitari non classificano come "di buona qualità", quello non verrà mai trasferito ...), ma lo fanno a fin di bene ...

Qualcuno li chiamava ipocriti!

Giacomo Rocchi

giovedì 20 agosto 2009

Il caso San Raffaele /3

Cosa distingue la condotta dell'Istituto San Raffaele di Milano nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro da quella degli altri centri, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato il numero massimo di embrioni che possono essere prodotti e l'obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti?

Nell'intervista apparsa sul Corriere della Sera il 26/6/2009 il prof. Augusto Ferrari, ribadisce: «Per noi, e con riguardo all' insegnamento del fondatore don Luigi Verzé, l'embrione, fin dal momento della sua costituzione, rappresenta una originale individualità, caratterizzata da un patrimonio genetico unico in grado di concretizzare una persona irripetibile, frutto di un disegno divino. Di qui l'onere di garantire all' embrione umano le migliori cure e attenzioni».

Come si è visto, però, l'individualità dell'embrione non lo salva - nemmeno presso il San Raffaele - da una produzione in gran numero, da una coltivazione prolungata per vedere se resiste o muore e da un congelamento basato sul numero ("sono troppi").
Non lo salva, del resto, nemmeno dal destino di essere prodotto con una prospettiva di morte nella prima settimana di vita superiore al 90% ...

A leggere bene la frase il prof. Ferrari lascia cadere una distinzione niente affatto banale: l'embrione non è persona, ma è "in grado di diventare (concretizzare) una persona irripetibile" ... sottintendendo: "sempre che non muoia prima, o che non venga congelato" ...

Quale sarebbe il "disegno divino" che il prof. Ferrari riconosce per l'embrione?
La creazione artificiale degli embrioni è frutto di un disegno divino?
Ma allora quale è il Dio che ha concepito questo disegno?

Quale fastidio nello scoprire che un medico che produce embrioni in gran quantità, li lascia morire nella provetta, li congela (li scongelerà?), li trasferisce a suo piacimento, ha la impudenza nel rivendicare che Dio - il Dio della Chiesa Cattolica, quella di cui Don Verzè fa parte - ha voluto questo!

E non è ipocrita sostenere che "Non diciamo no al congelamento in assoluto, ma a quello considerato come una strategia di gestione della coppia infertile": l'embrione congelato sarà contento di esserlo non in conseguenza di uno strategia malvagia?
Insomma: c'è un congelamento buono e uno cattivo?

Nel sito web dell'Istituto San Raffaele si legge: "Il nome ‘Raffaele’, scelto dal suo fondatore, deriva dall'ebraico Raf-el, che significa "medicina di Dio", "Dio guarisce". In linea con le finalità istituzionali della Fondazione, la missione propria dell'Istituto è infatti la cura dell'uomo secondo il mandato evangelico "Andate, insegnate, guarite". Tale missione si traduce nell'orientamento dell'attività di assistenza, ricerca e didattica ad un unico obiettivo: la centralità dell'uomo nella sua triplice dimensione bio-psico-spirituale."
La fecondazione in vitro guarisce qualcuno? No, è una tecnica che si usa proprio quando le cure dell'infertilità non hanno successo.

L'embrione viene curato? No, viene prodotto in soprannumero, lasciato morire in vitro, congelato ...

La coppia e l'embrione vengono messi al centro nella loro "dimensione bio-psico-spirituale"?

Giacomo Rocchi

mercoledì 19 agosto 2009

Il caso San Raffaele /2

Quale sarà, quindi, la condotta del San Raffaele dopo l'emanazione della sentenza della Corte Costituzionale? Dopo un'intervista al Corriere della Sera l'Istituto ha emanato un comunicato ufficiale che vale la pena di riportare per intero:

"In merito a quanto pubblicato oggi sul Corriere della Sera relativamente alla protesta apparsa su un blog a proposito della procreazione medicalmente assistita e alla crioconservazione degli embrioni, l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele intende fare chiarezza rispetto alla dichiarazione articolata del Prof. Augusto Ferrari che è stata riportata solo parzialmente dal quotidiano, ingenerando così una serie di interpretazioni erronee sulla posizione del San Raffaele.In particolare, Augusto Ferrari, Direttore della Clinica Ostetrico-Ginecologica Università Vita-Salute San Raffaele precisa che:

1- Il San Raffaele ha accolto integralmente le modifiche alla legge 40/2004 secondo la sentenza n 151 della Corte Costituzionale.
2- Il nuovo articolo 14 prevede la scelta di un numero di ovociti da inseminare per ciascuna coppia al fine di ottenere il numero di embrioni strettamente necessario al trattamento. Questo significa che il medico ha la facoltà di scegliere, sulla base delle condizioni cliniche della coppia e dell’età, il numero di ovociti.
3- La crioconservazione degli ovociti ritenuti in eccesso viene comunque garantita.
4- La crioconservazione degli embrioni secondo legge è procedura che viene effettuata in caso di grave e documentato rischio per la salute della donna o per ridurre il rischio di gravidanze multiple (situazione pericolosa per la donna). E questo noi lo applichiamo integralmente.
5- La coltura prolungata fino allo stadio di blastocisti, nei casi in cui è indicata, può permettere di incrementare le percentuali di gravidanza in virtù di una selezione naturale passiva, evitando il trasferimento o la criopreservazione di embrioni senza possibilità di sviluppo.
6- Nel caso in cui, anche con la coltura prolungata, si dovessero ottenere più blastocisti, si proporrà il trasferimento contemporaneo ragionevole o la criopreservazione, sempre nell’ottica di privilegiare la salute della donna
"


Nell'intervista al Corriere della Sera, il prof. Ferrari aveva indicato un "duplice obbiettivo": «Offrire il miglior trattamento scientificamente possibile alla coppia ed evitare la criopreservazione degli embrioni. Non diciamo no al congelamento in assoluto, ma a quello considerato come una strategia di gestione della coppia infertile».
Come si comporta insomma il San Raffaele?
1. Produce più di tre embrioni: quindi il limite di tre embrioni massimi producibili - tanto sostenuto da parte del mondo cattolico e collegato al trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti (per dare a ciascuno una chance di sopravvivenza) viene abbandonato.
Il San Raffaele era obbligato dalla sentenza della Corte Costituzionale? Assolutamente no, ben avrebbe potuto conformare le proprie regole interne al limite massimo abrogato.

2. Quanti embrioni produce per ogni ciclo? La scelta - assolutamente discrezionale - è del medico: quindi gli embrioni prodotti non sono predeterminati. Il riferimento alle condizioni cliniche e all'età della coppia fa intendere che, in certi casi (età avanzata) si cercherà di produrre più embrioni possibile sia per evitare di sottoporre la donna ad un nuovo prelievo ovocitario, sia per trasferire più embrioni, risultando inferiore la possibilità di attecchimento. Se il numero degli ovociti prelevati è manifestamente sovrabbondante, alcuni di essi saranno crioconservati prima del tentativo di fecondazione in vitro.

3. Il San Raffaele seleziona gli embrioni? Si. Non stiamo parlando della diagnosi genetica preimpianto (la sentenza della Corte Costituzionale non affermava esplicitamente la liceità di questa tecnica, affermata da alcuni giudici di merito e dal TAR Lazio), ma di una diversa selezione, quella che, nell'intervista al Corriere della Sera, viene definita "naturale" (Sic! "il San Raffaele vuole attrezzarsi per fare crescere gli embrioni in vitro, anziché trasferirli subito nell' utero o congelarli. Quelli che sopravvivono a una selezione passiva saranno, poi, impiantati a 5/6 giorni di distanza. Per la donna potrebbero esserci più chance di restare incinta, ma la maggior parte degli embrioni è destinata a morire naturalmente": il passo riportato, però, non è virgolettato ed è quindi una sintesi della giornalista): gli embrioni prodotti vengono coltivati in vitro per un periodo superiore a quello usuale (5-6 giorni), alcuni muoiono e quindi vengono automaticamente eliminati dalla "corsa al trasferimento in utero".

4. Il San Raffaele trasferisce in utero tutti gli embrioni prodotti e sopravvissuti alla selezione? No. Il comunicato dice chiaramente che il criterio seguito è quello del rischio di gravidanze multiple; non solo: fa capire che, nel caso più embrioni siano sopravvissuti alla selezione "naturale" (sic!) della coltivazione prolungata in vitro, a decidere se e quanti embrioni trasferire sarà la donna (la clinica propone soltanto ...)

5. Il San Raffaele congela gli embrioni? Si.
Congela tutti gli embrioni sopravvissuti alla coltivazione prolungata che si decide di non trasferire (o meglio: che la donna decide di non trasferire).


Una domanda: il San Raffaele ha una condotta differente rispetto agli altri centri che fanno fecondazione in vitro?



Giacomo Rocchi

martedì 18 agosto 2009

Il "caso San Raffaele"/1

Si può operare nel campo della fecondazione in vitro e insieme rispettare la vita e la dignità degli embrioni prodotti?

Siamo convinti di no: la fecondazione in vitro, riducendo l'embrione a prodotto, a cosa, nega in radice ogni sua dignità e ogni suo diritto: non a caso le tecniche di fecondazione in vitro "producono" un grandissimo numero di embrioni destinati a morte certa e rapida, o a congelamento: e questo - chi fa fecondazione in vitro lo sa benissimo.

Come è noto questa è anche la posizione - assolutamente ragionevole e basata sui dati scientifici - espressa dalla Chiesa Cattolica e ribadita con notevole chiarezza nell'Istruzione "Dignitas personae", quella che (a sorpresa) papa Benedetto XVI ha regalato a Barack Obama in occasione della visita in Vaticano.

Ma - è altrettanto noto - molti cattolici ritengono di essere più intelligenti dei loro pastori.
Parliamo del San Raffaele di Milano: clinica fondata da un sacerdote e che "offre" ai potenziali clienti fecondazione in vitro; opera di carità? Se sono veri i dati espressi in un articolo del Corriere della Sera ("mille ogni anno le coppie che si rivolgono al suo Centro scienze della natalità, con rimborsi del servizio sanitario di milioni di euro"), qualche dubbio è legittimo.

La sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il limite massimo dei tre embrioni producibili per ogni ciclo - giunta dopo un inutile pressing del mondo cattolico teso a dimostrare che il limite era legittimo e serviva ad evitare il congelamento o la soppressione di embrioni soprannumerari - era un buon "banco di prova" per verificare quale fosse davvero l'atteggiamento del San Raffaele rispetto agli embrioni che produceva: avrebbe mantenuto le rigide regole previste prima della sentenza oppure si sarebbe adeguato alla sentenza? Avrebbe, in altre parole, dato la prevalenza ai propri (presunti) principi bioetici dell'assoluto rispetto dell'embrione oppure avrebbe ceduto alla logica commerciale?

Si, perché - ricordiamoci - dopo la legge 40 quella della fecondazione in vitro è una situazione di piena concorrenza tra strutture pubbliche e private e anche (vista l'ampia mobilità in Europa) tra istituti italiani e istituti stranieri.
Il criterio con cui le coppie scelgono a quale struttura rivolgersi è uno solo: la probabilità maggiore o minore di avere quel "bambino in braccio" per il quale sono disposte a sopportare sacrifici - personali ed economici. Conta, quindi, la "pubblicità" che fanno le strutture, la reputazione delle stesse, il "passaparola" all'interno di quella "comunità" di aspiranti genitori ben rappresentato in alcuni siti internet, tra cui "Cerco un bimbo".

Per una struttura autorizzata una cattiva fama, notizie in ordine ad inefficacia di trattamenti o a limitazioni delle tecniche disponibili possono significare il disastro economico: mancheranno i soldi delle coppie e anche gli abbondanti soldi pubblici.

Come si sarebbe adeguato, quindi, il "San Raffaele" alla nuova regolamentazione? Avrebbe considerato la pronuncia della Consulta come una semplice facoltà di aumentare il numero degli embrioni prodotti, continuando a rispettare il limite di tre embrioni che tutto il mondo cattolico riteneva giusto? Avrebbe ritenuto ancora vigente il divieto (non formalmente abrogato dalla Corte Costituzionale) di congelamento degli embrioni?

Di fronte ad un articolo del Corriere della Sera riportava le accuse della "comunità" di Cercounbimbo di non applicare la sentenza della Corte Costituzionale, il San Raffaele ha risposto, evidentemente preoccupato della propria reputazione.

Come vedremo, come i "paletti" presenti nella legge 40 erano fin dall'origine palesemente deboli e destinati a cadere (ed è puntualmente avvenuto), così chi opera nelle tecniche di fecondazione in vitro non è capace di fermarsi, perché ha già rinunciato ad ogni limite.

Giacomo Rocchi