venerdì 6 marzo 2009

Un figlio, un dono.

La lettera di David Cameron per ringraziare per le condoglianze per la morte del figlio disabile(dal Corriere della Sera del 25/2/2009):

"Sam e io siamo stati sommersi da tutte le lettere, i biglietti, le e-mail e i fiori che abbiamo ricevuto per Ivan. Inviare una e-mail questa settimana ci offre l'opportunità di dire un grande «grazie». Significa molto sapere che altri pensano a noi e a lui. Abbiamo sempre saputo che Ivan non sarebbe vissuto per sempre, ma non ci aspettavamo di perderlo così giovane e così all'improvviso. Lascia un vuoto nella nostra vita così grande che le parole non riescono a descriverlo. L'ora di andare a letto, l'ora di fare il bagno, l'ora di mangiare — niente sarà più uguale a prima.

Ci consoliamo sapendo che non soffrirà più, che la sua fine è stata veloce, e che è in un posto migliore. Ma, semplicemente, manca a noi tutti disperatamente. Quando ci fu detto per la prima volta quanto fosse grave la disabilità di Ivan, pensai che avremmo sofferto dovendoci prendere cura di lui ma almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle nostre cure. Ora che mi guardo indietro vedo che è stato tutto il contrario. È stato sempre solo lui a soffrire davvero e siamo stati noi — Sam, io, Nancy ed Elwen — a ricevere più di quanto io abbia mai creduto fosse possibile ricevere dall'amore per un ragazzo così meravigliosamente speciale e bellissimo".

David Cameron

Effetto domino


Per far crollare una diga è sufficiente a volte una piccola crepa. Per far cadere l’ultima tessera di un domino basta far cadere la prima. Così sarà per l’eutanasia. E la crepa nel muro del principio dell’indisponibilità della vita umana, la prima tessera che è caduta, ha un nome bene preciso: il caso Englaro. Questo è proprio il titolo di un agile libretto scritto da Giacomo Rocchi e freschissimo di stampa (Il caso Englaro. Le domande che bruciano. ESD, Bologna, 2009), che si legge d’un fiato, quasi fosse un giallo alla Agatha Christie.
L’autore si muove tra le pagine processuali e i fatti accaduti intorno al letto di Eluana come fosse un detective, registrando incongruenze, appuntando contraddizioni e soprattutto ponendo agli indagati decine di domande chiare e scomodissime: Eluana era morta 17 anni fa? E se non lo era: potevamo considerarla malata? Davvero aveva chiesto di essere uccisa? I giudici hanno applicato le leggi oppure si sono inventati delle leggi ad hoc? Siamo di fronte all’uccisione di una disabile voluta dal padre?
Tra le moltissime cose che non quadrano in questa vicenda – una grande truffa ai danni di Eluana e della vita – Rocchi ci spiega che un processo si è trasformato in farsa. Un procedimento che da civile si è mutato in penale dato che decideva di questioni attinenti alla vita di una persona, dove Eluana paradossalmente fungeva da imputato, il padre ora da Pubblico ministero ora da testimone, dove i testi ascoltati non hanno mai riportato una sola frase in cui Eluana esprimeva la propria volontà di morire nel caso in cui fosse rimasta inchiodata in un letto in stato di incoscienza per anni. Un processo in cui è mancato il contraddittorio, dove il difensore di Eluana, il curatore speciale, la pensava allo stesso modo del padre. Un processo che ha stabilito che il tutore possa avere diritto di vita e di morte sull’interdetto. Quest’ultimo aspetto ha del grottesco: paradossalmente se il padre di Eluana ha potuto decidere in merito al diritto alla vita della figlia – diritto personalissimo non trasferibile nella gestione al tutore che ha competenza invece solo in ambito civile – allora poteva decidere per lei, a maggior ragione, anche in merito al suo diritto di coniugio. Se ad Eluana fosse scappato prima dell’incidente che era invaghita di un suo amico, perchè non ricostruire la volontà della donna e quindi mandarla in moglie a quel suo amico?
Come ogni thriller di spessore Rocchi chiude la sua indagine inchiodando i colpevoli – il padre, l’autorità giudiziaria, i medici e il personale infermieristico – dopo aver messo in fila una montagna di indizi. Ma purtroppo qui i colpevoli sono a piede libero e l’autore ci svela i loro piani criminosi per il futuro. Leggiamo infatti cosa dice la Corte di Appello di Milano: “Nulla impedisce di ritenere che il tutore possa adire l’Autorità Giudiziaria quando, pur non essendo in grado di ricostruire il pregresso quadro personologico del rappresentato incapace che si trovi in Stato Vegetativo Permanente, comunque ritenga , e riesca a dimostrare che il (diverso) trattamento medico in concreto erogato sia oggettivamente contrario alla dignità di qualunque uomo”. Ecco cosa provoca aver fatto cadere la prima tessera del domino: l’eutanasia dei disabili, non richiesta esplicitamente da loro quando sono coscienti, non richiesta da loro attraverso testamento biologico, non richiesta da loro attraverso un ricostruzione della loro presunta volontà. No, nulla di tutto questo. Queste tessere sono già tutte cadute. Non è più il malato o il disabile a decidere. Decidono gli altri – il tutore – per lui quando, così dicono i giudici, oggettivamente è evidente che siamo di fronte ad una vita che non è più degna di essere vissuta. Dall’autodeterminazione stiamo gia passando all’eterodeterminazione. L’ultima tessera sta per cadere.

Tommaso Scandroglio

giovedì 5 marzo 2009

Dentro la realtà

Scrivere post in un blog è, senza dubbio, un'esperienza interessante; si "incontrano" persone e idee quanto meno inaspettate, sorprendenti.

L'azione del Comitato Verità e Vita di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Udine perché accertasse se nella condotta di coloro che avevano portato a morte Eluana Englaro con l'applicazione del protocollo autorizzato dalla Corte d'Appello di Milano (azione che seguiva ad altre, rimaste per i più sconosciute), era portatrice di una domanda vera e bruciante:

L'uccisione di una disabile in stato di incoscienza per inedia e disidratazione è stata giusta?

La domanda sorge dall'intimo delle nostre coscienze: ed è una domanda che si presenta - proprio perché siamo uomini! - tutte le volte che un uomo viene ucciso: è giusta la morte dei soldati in guerra? è giusta la morte dei civili in guerra? è giusta la pena di morte per criminali efferati? è giusta l'uccisione per legittima difesa del rapinatore da parte del gioielliere? è giusta l'uccisione del bambino nel corpo della madre per risolvere le difficoltà derivanti dalla gravidanza? e così via.

Beh, ci sono persone che scelgono di rispondere a questa domanda con altre domande, del tipo:
"Bene, poniamo il caso (...), si facciano nascere, esseri umani clonati, chimere, ibridi uomo-animale, e che questi individui arrivino allo stadio adulto.Saranno da considerarsi NOSTRI FRATELLI? Che diritti avranno nella comunità umana? Sarà lecito ucciderli? Si dovrà valutare la percentuale di geni umani presenti?"; o ancora:
"Tra gli esclusi, gli emarginati, i rimossi e i soppressi, include anche GLI OMOSESSUALI?";
"Un ibrido uomo-animale (ad esempio uomo-coniglio) è una persona? Un clone è una persona?"
"L'embrione è uno di noi? (Per me lo è solo a partire dai tre mesi circa): prima è un progetto di individuo umano. Uno spermatozoo è uno di noi? (Per me è un preprogramma di un embrione, che dipende da una percentuale aleatoria) Un embrione ibrido uomo-animale è uno di noi? (o bisogna vedere in che percentuali il genoma umano prevale?). "

Altri - o gli stessi - propongono invece in modo esplicito criteri di discriminazione tra gli uomini:
"i sogni REM sono messaggi che il nostro inconscio invia al nostro CONSCIO ... nel cervello umano vi sono zone dedicate alle attività motorie ed emozionali, che abbiamo ereditato dai nostri antenati mammiferi (anche altri animali provano emozioni), e nuove zone specificatamente umane, che si trovano nelle parti più esterne. Come ogni parte di un organismo vivente, se non viene utilizzata per diverso tempo, si atrofizza in modo irreversibile; per cui una cosa sono 20 mesi e un'altra 17 anni. Nel caso di Eluana, la risonanza magnetica aveva stabilito l'inesistenza delle funzioni cerebrali inconsce specificatamente umane, per cui non potevano nemmeno esistere i messaggi (sogni REM) da inviare al CONSCIO"; o ancora:
"Le funzioni motorie, vitali e le emozioni, ad esempio, le condividiamo anche con i molluschi (famosa è la lumaca di mare Aplisya), mentre i sentimenti li condividiamo con alcuni mammiferi più evoluti. Nell'essere umano si sono sviluppate ulteriori funzioni, riguardanti la coscienza estesa e la razionalità, oltre a un inconscio con funzioni superiori, specificatamente umane. In Eluana non era morta l'intera corteccia cervicale, ma solo si era atrofizzata quella parte non usata, che purtroppo era quella che la differenziava dagli altri animali inferiori" e così via.

Colpisce - mi permetto di osservarlo - la volontà di distaccarsi da quell'evento; la cancellazione della lunga vita di Eluana presso le Suore di Lecco, che la curavano e l'accudivano; il non voler parlare di quel suo "rapimento" notturno, dell'improvviso disagio manifestato dalla donna per essersi trovata in un luogo diverso, dal suo spengersi velocemente dopo che cibo e acqua le erano stati tolti (forse aveva percepito che le era stato tolto anche l'amore di chi fino a qualche giorni prima la accudiva?).


Questo non è sentimentalismo: è la realtà che non può essere cancellata, così come Beppino Englaro non poteva cancellare la vita e le parole della figlia prima dell'incidente! Eluana ha continuato a vivere anche dopo l'incidente, fino a quando non è stata fatta morire!

E' giusto?

Non abbiamo certo timore di affrontare questioni filosofiche o scientifiche: ma a coloro che si dilettano a "parlar d'altro", diciamo che non siamo disposti a chiudere gli occhi e a voltarci da un'altra parte.

Giacomo Rocchi

mercoledì 4 marzo 2009

Diritti fondamentali


ARTICOLO 2 DELLA COSTITUZIONE

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale"


ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure"

martedì 3 marzo 2009

Cattivi maestri/4

Enzo Bianchi sulla Stampa:

"La Chiesa cattolica e tutte le Chiese cristiane sono convinte di dover affermare pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale, essa ha un valore che nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e condanna di chi pensa diversamente".

Periodo molto interessante: da una parte ribadisce il divieto di uccidere, dal concepimento fino alla morte naturale; dall'altra, nella vicenda Englaro, non riesce a vedere che qualcuno ha "tolto" o "spento" quella vita (per usare le sue stesse espressioni): in realtà si è trattato soltanto di "pensarla diversamente". Beppino Englaro si è limitato a pensarla diversamente?
E infatti la severità del monaco si concentra su altri: coloro che mancano dello "stile" cristiano: fermezza sì, disprezzo e condanna no e soprattutto misericordia e compassione.

Ma cosa è successo a Udine? Enzo Bianchi non lo dice (non lo vuole dire?); parla, riferendosi ad Eluana Englaro, di "agonia lunga 17 anni di una donna", e poi, generalizzando, osserva: "la morte non è sempre quella di un uomo o una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come candela, circondati dagli affetti più cari. No, a volte è «agonia», lotta dolorosa, perfino abbrutente a causa della sofferenza fisica; oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza medica, alla tecnica, alle strutture e ai macchinari... "
Eluana Englaro, quando viveva a Lecco, era in agonia? Soffriva fisicamente? Era ostaggio di "strutture e macchinari"?
Ecco: il gesto di Beppino Englaro è stato un gesto cristiano! "Ma il credente sa che molti cristiani di fronte a quell’incontro finale con Dio hanno deciso di pronunciare un «sì» che comportava la rinuncia ad accanirsi per ritardare il momento di quel faccia a faccia temuto e sperato".
E naturalmente, Paolo VI aveva previsto tutto:
"Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita".

Enzo Bianchi ci spieghi perché il discorso di Paolo VI aveva a che fare con Eluana Englaro: che non aveva una malattia incurabile, non era nella fase terminale della sua vita, non soffriva! Eluana Englaro veniva semplicemente nutrita ed amorevolmente accudita: la sua era una vita pienamente umana e che non stava affatto andando verso il suo epilogo.

Qualcuno - che, senza dubbio, la pensava diversamente - non si è limitato a pensare.
Caro Bianchi: se vuole fare una predica, non giochi sulle parole e sulle persone!

Giacomo Rocchi

lunedì 2 marzo 2009

Autodeterminazione?

Dal ricorso di Beppino Englaro contro il decreto della Corte d'Appello che respingeva la richiesta di interruzione del sondino nasogastrico:

"I convincimenti di Eluana sarebbero stati chiesti e sarebbero stati oggetto di istruttoria non perché taluno potesse pensare che essi, manifestati in un tempo lontano, quando ancora Eluana era in piena salute, valgano oggi come manifestazione di volontà idonea, equiparabile ad un dissenso in chiave attuale dai trattamenti che ella subisce": lo stesso Beppino Englaro riteneva che la volontà espressa dalla figlia fosse irrilevante!

Dal decreto della Corte d'Appello di Milano del 2006: il contenuto delle testimonianze delle amiche "benché indicativo della personalità di Eluana, caratterizzato da un forte senso di indipendenza, intollerante delle regole e degli schemi, amante della libertà della vita dinamica, molto ferma nelle sue convinzioni, non può essere utilizzato al fine di evincere una volontà sicura della stessa contraria alla prosecuzione delle cure e dei trattamenti che attualmente la tengono in vita" ...

La Cassazione del 2007, secondo la Corte d'Appello di Milano del 2008, "non ha ritenuto che fosse indispensabile la diretta ricostruzione di una sorta di testamento biologico effettuale di Eluana, contenente le sue precise dichiarazioni anticipate di trattamento, sia pure rese in modo non formale; ma che fosse necessario e sufficiente accertare che la richiesta di interruzione del trattamento formulata dal padre in veste di tutore riflettesse gli orientamenti di vita della figlia".

Ma davvero qualcuno continua a credere che Eluana è stata uccisa perché il padre ha ubbidito alla sua richiesta di morire?

Giacomo Rocchi