martedì 8 ottobre 2013

L'aborto in base al sesso del bambino "fa impressione" al Fatto Quotidiano ...

Il Fatto Quotidiano rilancia un articolo del The Telegraph dove si riferisce che il Crown Prosecution Service avrebbe deciso di non procedere nei confronti di due medici che avevano acconsentito a praticare aborti basati sul sesso del nascituro. 

Il Fatto Quotidiano, nella presentazione in internet, la prende alla lontana: si chiede, infatti, "se questa possibilità assomigli troppo all'eugenetica". 
Il giornalista Pietro Citati, nel video di presentazione del giornale, osserva che "è vero che nel Nord Europa l'eugenetica è una tradizione, ma la conferma che questa pratica possa essere in qualche modo legale nella Gran Bretagna di oggi fa comunque impressione". 

Non possiamo che gioire per questo sussulto di umanità: il fatto che un bambino (o una bambina) sia ucciso prima della nascita non può che "fare impressione". 
Oppure fa impressione solo l'uccisione di una bambina e solo se essa è decisa perché si tratta, appunto, di una bambina?
Per restare all'eugenetica: al giornalista del Fatto quotidiano "fa impressione" che l'uccisione del bambino venga deciso perché si tratta di disabile, oppure di down, oppure perché malato o "imperfetto"? Non è anche questa eugenetica?

Ma andiamo ancora più in là: davvero il giornalista del "Fatto quotidiano" è disposto a giudicare gli aborti sulla base di quello che pensa la madre? E' quindi favorevole a vietare l'aborto volontario quando, esaminati i motivi per i quali la donna chiede di abortire, si scopre che ella non vuole una figlia femmina, ma un figlio maschio?

Interessante mi pare un'altra domanda: in Italia, sulla base della legge 194, l'aborto basato sul sesso del nascituro è legale? Il giornalista del Fatto Quotidiano si sorprenderebbe nello scoprire che, sì, si tratta di pratica legale, perché, ovviamente, alla legge non interessa affatto il reale motivo per cui la donna vuole abortire (motivo che, infatti, non viene nemmeno registrato nei primi tre mesi di gravidanza): l'aborto volontario è sempre permesso!

Vedremo se qualcuno nel Fatto Quotidiano farà qualche altra riflessione sul fatto che l'eugenetica, dal Nord Europa, è scesa anche in Italia ...

Giacomo Rocchi

lunedì 7 ottobre 2013

La legge 194 sull'aborto tutela la vita della donna?

Due notizie tragiche, quasi contemporanee, riferiscono della morte di due donne e dei loro bambini. 

A Milano, una donna di 37 anni è morta a seguito di un intervento abortivo che - riferisce l'articolo del Giorno - era "un’operazione chirurgica già pianificata e preceduta da visite e controlli. L’unico cambiamento intercorso era quello della data dell’intervento che era stato semplicemente anticipato ma era programmato da tempo". 

A Bologna, una donna è morta dopo un'amniocentesi svolta alla 21a settimana di gravidanza. Ovviamente - alla luce delle notizie degli organi di stampa - non è certo che l'amniocentesi sia stata eseguita in relazione ad un possibile aborto volontario, eppure il sospetto è legittimo: il marito, al Resto del Carlino, afferma che "Mirela stava bene, la gravidanza era stata regolare. Poi avevamo fatto l’ecografia ed erano emerse malformazioni ai reni del feto. I medici hanno detto che bisognava fare l’amniocentesi, che era necessaria, anche se c’era un rischio minimo di complicazioni. L’abbiamo fatta mercoledì, le hanno dato gli antibiotici, e siamo tornati a casa in attesa degli esiti"; l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna riferisce che " Un'ecografia morfologica aveva rilevato malformazioni fetali significative: nella giornata di mercoledì era stata eseguita un'amniocentesi per completare la consulenza genetica". 

A cosa serviva una consulenza genetica sul feto? Era urgente perché si stava avvicinando il termine oltre il quale non sarebbe stato più possibile eseguire l'aborto dopo avere accertato "rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro"?

La legge 194 permette l'aborto quando la prosecuzione della gravidanza comporterebbe un serio (o grave) pericolo per la salute della donna: ma in nessun passo della legge troverete l'obbligo per i medici e per gli operatori del consultorio di rappresentare alla donna che intende abortire il rischio per la sua salute fisica o psichica o anche per la sua vita. 
Già: perché che la gravidanza e la maternità possano essere un pericolo per la salute della donna la legge lo dà per scontato e, in definitiva, lascia la valutazione alla donna; che, invece, l'aborto - operazione cruenta e innaturale - possa integrare quel pericolo (anche se svolto in ospedali di eccellenza ...) nessuno lo dice ...

Aspettiamo gli esiti delle indagini; aspettiamo, però, anche la Relazione del Ministro della Salute del prossimo anno: quando riferirà delle complicanze, terrà conto anche di questi due casi?

Giacomo Rocchi

mercoledì 26 giugno 2013

In piedi! Entra il Tribunale della coscienza dei medici e dei farmacisti!


L'avv. Marilisa D'Amico, su L'Unità (cliccando sul titolo si accede all'articolo) presenta la sua soluzione per quello che ritiene il problema dell'alto numero degli obiettori di coscienza all'aborto. 

Vediamo, intanto, come l'Autrice presenta il quadro normativo:
"Con la legge 194 del 1978, si è garantita la possibilità per la donna di interrompere la gravidanza, a certe condizioni, bilanciando il suo diritto alla salute, fisica e psichica, con il diritto alla vita del nascituro, che naturalmente dipende dalla scelta libera della donna circa il proprio futuro.La stessa legge garantisce, all’art. 9, il diritto dei medici di dichiarare la propria obiezione di coscienza, astenendosi dagli interventi abortivi, a certe condizioni"
Come vedete, l'avv. D'Amico usa due volte l'espressione "a certe condizioni": prima riferendosi al diritto della donna di abortire e poi a quello dei medici di dichiarare la propria obiezione di coscienza. 
Ma quali "condizioni" sussistono per la donna se il diritto alla vita del bambino "naturalmente dipende dalla scelta libera della donna"?Ma soprattutto: dove sono le "condizioni" per esercitare l'obiezione di coscienza nell'art. 9 della legge 194, se, per esercitare il diritto, il medico deve esclusivamente fare una dichiarazione?
E allora diciamolo chiaramente: il diritto della donna di abortire è, in realtà (fino al momento in cui sussiste la possibilità di vita autonoma del feto), incondizionato; e altrettanto incondizionato è il diritto dei sanitari all'obiezione di coscienza alle pratiche abortive (cioè a quelle specificamente e necessariamente dirette a provocare l'aborto). 

Il fatto è che l'avv. D'Amico vuole mantenere incondizionato il primo diritto, mentre vuole limitare il secondo.
E vediamo come: 
"La soluzione, a mio avviso, non sta nell’abolizione del diritto all’obiezione, e cioè dell’art. 9 della legge, come pure è chiesto da più parti, ma nella corretta e severa applicazione dello stesso: un esame serio delle motivazioni individuali; la necessità che l’obiezione sia limitata all’intervento strettamente abortivo e non alle attività collaterali, che per alcuni arrivano fino al farmacista che nega “la pillola del giorno dopo”, pure dietro prescrizione; una verifica a livello regionale della presenza in tutti gli ospedali di medici che applicano pienamente la legge". 

Avete capito bene: qualcuno (la D'Amico non dice chi: si propone Lei?) dovrà "seriamente esaminare le motivazioni individuali" del medico o dell'infermiere o del portantino che non vogliono contribuire all'uccisione dei bambini non ancora nati.
Come verrà condotto questo esame? Che domande verranno fatte al medico? 
Sarà ammesso all'obiezione di coscienza il medico che si limita a recitare il giuramento di Ippocrate? 
Si verificherà la situazione familiare del soggetto, la sua fede religiosa (se è un ateo potrà fare obiezione di coscienza?), il suo impegno politico? 
Si permetterà ad un medico che per anni ha eseguito aborti di fare obiezione di coscienza ("ma dottore, che problema c'è? Ne ha già fatti tanti ... non è mica che vuole prendersela comoda!")? 
E a un giovane laureato in medicina pronto a curare e ad aiutare le persone malate ("perché non ha fatto il dentista? Eppure lo sapeva che abortire è un diritto delle donne! Provi a ripetere con me: l'IVG tutela la salute fisica e psichica della donna ... coraggio, è semplice, provi a chiudere gli occhi e non guardare ...")?

Accanto a questo Tribunale della coscienza dei sanitari la Autrice pensa, ovviamente, a ben altri limiti, come l'obbligo di compimento delle attività "collaterali". Peccato che questo sia già previsto dalla legge e che all'Autrice interessa solo impedire l'obiezione di coscienza ai farmacisti alla pillola del giorno dopo. Interessante vedere il concetto di "collaterale" che ha l'avv. D'Amico: c'è un medico che fa la prescrizione per un preparato; questo preparato viene distribuito nelle farmacie: come fa ad essere "collaterale" la consegna del farmaco, se è un passaggio essenziale tra la prescrizione del medico e l'assunzione del preparato? 
Ovviamente la D'Amico non spiega per quale motivo il farmacista non possa esercitare la sua coscienza, ben consapevole che la "pillola del giorno dopo" (come quella "dei cinque giorni dopo") viene prescritta solo per impedire l'annidamento in utero dell'embrione (nel caso sia stato concepito) e quindi per farlo morire ...

Ma, in realtà, alla D'Amico interessa davvero un risultato: bandi di concorso riservati a non obiettori. 
Questa si chiama - banalmente - DISCRIMINAZIONE di un soggetto che ha esercitato un diritto riconosciuto dalla legge e garantito dalla Costituzione. Ma attenzione: significa anche che il medico che ha partecipato al concorso riservato ai non obiettori non potrà più obiettare per tutta la vita, pena il licenziamento.

Ma, dirà qualcuno, qualcosa bisogna pur fare! E' vero o no che l'alto numero degli obiettori rende quasi impossibile l'esercizio del diritto delle donne?
No: purtroppo non è affatto vero. Ma di questo parleremo nel prossimo post.

Giacomo Rocchi
 

domenica 23 giugno 2013

IL BAMBINO E GLI INTOLLERANTI IGNORANTI

Come commentare l'iniziativa provocatoria avvenuta a Bologna nella quale manifesti per l'applicazione della legge 194 sull'aborto e contro l'obiezione di coscienza nei consultori e ospedali pubblici sono stati affissi nella notte sulla sede del Movimento per la vita bolognese, l’ospedale Maggiore e il Consultorio di via Saragozza?
Leggiamo la rivendicazione: "La sede del Movimento per la vita bolognese, l’ospedale Maggiore e il Consultorio di via Saragozza, nella notte tra il 21 e il 22 giugno a Bologna, sono stati sanzionati da giovani donne impegnate a lottare per la piena applicazione della legge 194. Sulle pareti di queste strutture sono apparsi dei manifesti recanti l’immagine esplicativa  dell’embrione tanto caro ai pro-life e ai ginecologi obiettori, in nome del quale negano alle donne accesso alla pillola del giorno dopo e all’interruzione di gravidanza. Gli obiettori e i pro-life  dimenticano la centralità della decisione delle donne, che sono persone, cioè hanno ricordi e progetti futuri, relazioni e ruoli sociali, per attribuire dei finti diritti all’embrione, che ancora persona non è. L’embrione, eliminato durante le interruzioni di gravidanza ordinarie, ovvero quando non presenta nessuna delle peculiarità della donna, non può essere considerato  titolare di diritti. La legge 194 tutela le donne e non gli embrioni. E i medici del servizio pubblico non dovrebbero potersi appellare ad alcuna coscienza, dal momento che loro dovere è garantire il servizio. L’obiezione di coscienza alla legge 194 ha raggiunto nel nostro paese percentuali insopportabili. In molte regioni la via più facile per le donne abbienti è ricorrere alle cliniche private, purtroppo per le meno abbienti, spesso per le migranti, l’unica via praticabile è quella dell’aborto clandestino. Per questo motivo per noi è arrivato il momento di lottare contro chi ci vuole negare diritto alla salute e all’autodeterminazione. Pensiamo che l’interruzione volontaria di gravidanza sia un diritto di tutte le donne. Non c’è storia che tenga: obiettori di coscienza e cattolici pro life sono dei fanatici irresponsabili che vorrebbero riportare il paese indietro di 40 anni. Vogliamo che l’accesso all’ IVG sia garantito h 24 su tutta la nazione. Vogliamo il movimento per la vita fuori dai consultori e gli obiettori fuori dagli ospedali pubblici."
 Sgombriamo subito il campo dalla questione obiettori in aumento – servizio negato. La Relazione sull'attuazione della legge 194 in Emilia Romagna nel 2011, pubblicata nell'ottobre 2012, riferisce (a commento delle tabelle analitiche) che "nel 2011, come già nei due anni precedenti, si conferma un accorciamento del tempo di attesa tra il rilascio del certificato e l’interruzione di gravidanza, sia per gli interventi non urgenti che per gli interventi urgenti: nel primo caso il 14.9% degli interventi è stato effettuato entro una settimana (era 13.5% nel 2010 e 10.7% nel 2009), il 50.9% dopo un’attesa compresa tra gli 8 e i 14 giorni (stabile rispetto al 2010), il 24.9% tra i 15 e i 21 giorni (25.9% nel 2010) e il 9.3% oltre i 22 giorni (rispetto al 10.1% del 2010); nel secondo caso (IVG con certificazione urgente) l’85.6% degli interventi è stato eseguito entro i primi 7 giorni (erano 80.4% nel 2010 e 76.8% nel 2009), il 13.6% tra gli 8 e i 14 giorni e l’0.8% dei casi oltre le due settimane di attesa". Quanto alla possibilità per le donne straniere di ricorrere all'aborto volontario legale, la percentuale raggiunge ormai il 45% del totale; tra le donne straniere che hanno abortito legalmente in Emilia Romagna (provenienti da 110 diversi Paesi), il 10% non era residente nel nostro Paese. Gli aborti legali sono eseguiti in tutte le AUSL della Regione, ovviamente gratuitamente.

Quindi: ignoranza completa sulla situazione effettiva della Regione: gli obiettori non impediscono affatto un (purtroppo sempre più efficiente) servizio di aborto e nemmeno l'operatività dei consultori pubblici (a proposito: le certificazioni rilasciate dai consultori pubblici sono il 64% dei casi, in costante aumento …)
Eppure: il Movimento per la Vita fuori dai consultori e gli obiettori fuori dagli ospedali pubblici! Perché? Gli audaci provocatori sostengono che "la legge 194 tutela le donne e non gli embrioni", ovviamente ignorando che l'articolo 1 della legge 194 usa esattamente quel verbo: "Lo Stato tutela la vita umana fin dal suo inizio"; chiedono, poi, che l'accesso all'IVG sia garantito 24 ore su 24 – evidentemente ignorando che, dopo il rilascio del certificato, è previsto un termine di sette giorni e, quindi, la legge 194, di cui rivendicano la "piena applicazione", non permette affatto di eseguire immediatamente l'intervento a semplice richiesta (una domanda: gli audaci provocatori pensano che troverebbero medici non obiettori disposti ad eseguire un aborto alle 3'30 di notte?).
Davvero notevole il concetto dell'arte medica di questi "sanzionatori": i medici non possono usare la coscienza, "il loro dovere è garantire il servizio" (se la pena di morte diventasse legale, il dovere dei medici sarebbe quello di "garantire il servizio"?).

Insomma: i prolife e gli obiettori saranno forse dei "fanatici", ma almeno, oltre alla coscienza, usano il cervello …

Un merito a questi provocatori bisogna però riconoscerlo: essi hanno affisso cartelli con l'immagine di un embrione e si sono confrontati con questa immagine; naturalmente si sono rassicurati con affermazioni tassative: "L’embrione, eliminato durante le interruzioni di gravidanza ordinarie, ovvero quando non presenta nessuna delle peculiarità della donna, non può essere considerato titolare di diritti".
Notate però l'imbarazzo nel definire la posizione dell'embrione nell'aborto: esso è "eliminato" (cioè? fatto a pezzi?); ma solo nelle interruzioni di gravidanza "ordinarie" (ci sono quelle straordinarie?), quando non presenta nessuna delle "peculiarità della donna" ("peculiarità"? Quali sarebbero? E davvero l'embrione non ne presenta "nessuna"?)

Un consiglio a chi è stato vittima di questa (modesta) aggressione: lasciate quei cartelli con il bambino: guardandolo, anche degli intolleranti ignoranti come coloro che li hanno affissi qualche pensiero fastidioso ce l'hanno.

Giacomo Rocchi 

sabato 22 giugno 2013

L'azienda Sanitaria di Firenze dà ragione ai Giuristi per la Vita.

In questi giorni, tra Firenze e Borgo San Lorenzo, si assiste ad uno scontro molto istruttivo. Tutto nasce dalla decisione della ASL 10, che copre sia il territorio di Firenze che il Mugello, il cui "capoluogo" è Borgo San Lorenzo, di sospendere, dal prossimo 15 giugno, il "servizio" di esecuzione degli aborti volontari attivo presso l'ospedale di Borgo San Lorenzo e di accentrarlo completamente presso il presidio Palagi di via Michelangelo a Firenze, dove verranno eseguiti la preospedalizzazione e gli interventi. Perché questa decisione? L'Azienda indica che il numero degli aborti del 2012 era stato di 951 al Palagi e di circa 50 a Borgo San Lorenzo. Portando a completamento la centralizzazione del servizio a Firenze, si intende realizzare “un riferimento di eccellenza ove garantire i migliori standard assistenziali e di qualità organizzativa”.
La decisione è ben comprensibile nell'ottica di una organizzazione sanitaria efficiente: la ASL 10 è impegnata, su indicazione della Regione Toscana, a riorganizzare i servizi e a ridefinire la rete ospedaliera, garantendo, tra l'altro, i volumi di attività minima per unità operativa, con la concentrazione casistica in idonei punti della rete, così da ottenere un utilizzo ottimale delle
competenze specialistiche (e, perché no, un risparmio della spesa pubblica).

Interessanti sono le reazioni negative, la loro provenienza e le motivazioni addotte. L'assessore alle Politiche di Salute del Comune di Borgo San Lorenzo così commenta: “pur comprendendo
la necessità di azioni di riorganizzazione aziendale volte a contenere la spesa sanitaria regionale, non si capisce come le donne del Mugello dovrebbero trovare un miglioramento nel ricevere un servizio qualitativamente analogo a quello finora avuto all’ospedale di Borgo, con il disagio aggiuntivo di dover percorrere 35 Km in più". Come si vede si tratta, appunto, di 35 chilometri, ampiamente serviti da servizi pubblici, per giungere al capoluogo di Regione; uno spostamento che può essere ampiamente programmato, tenuto conto che l'intervento abortivo può essere eseguito solo sette giorni dopo il rilascio del certificato.
Ma, evidentemente, questi 35 chilometri assumono, per alcuni, un significato simbolico: dalla Provincia di Firenze l'Assessore alla Pari Opportunità dichiara: "La decisione di spostare il servizio di interruzione di gravidanza da Borgo San Lorenzo a Firenze è una scelta
difficile da comprendere. La legge 194 deve essere pienamente applicata, come più riprese associazioni femminili e autorevoli esponenti politici negli anni hanno ripetuto. L’elevato numero di obiezioni di coscienza e la loro concentrazione in modo disomogeneo nei presidi ospedalieri mettono da tempo a rischio l'Ivg in molte parti del Paese, e questo purtroppo avviene anche nella nostra Provincia; non possiamo far in modo che anche le ASL sospendano il servizio stesso in alcune zone come quelle più distanti fisicamente dai capoluoghi, perché questo mette in discussione l’applicazione della legge stessa e, quel che è peggio, mette in discussione il principio di tutela della salute delle donne”. Potevano mancare i coordinamenti in difesa della legge 194 ("Giù le mani dalla legge 194!")? Ovviamente no; come perfettamente prevedibile è la dichiarazione della Responsabile donne Pd metropolitano di Firenze: “Si chiude un servizio e si ledono i diritti delle donne: passano gli anni e manca ancora la piena applicazione della 194 che impedirebbe accadessero episodi come questo; il presidio ospedaliero era di grande importanza per il Mugello, spostarlo comporterà ovviamente disagi per chi abita nella zona: qualsiasi sia la ragione che ha comportato questa scelta, che dipenda da questioni economiche o no, non può giustificare l’andare contro un principio sancito da una legge dello stato, già molto spesso limitata, anche nel nostro territorio, per la presenza sempre più frequente di obiettori di coscienza”. 
Tenuto conto della provenienza partitica delle reazioni, sarà interessante vedere se la ASL 10 terrà ferma la sua decisione oppure tornerà indietro …

Andiamo al merito della questione: la ASL 10 giustifica la decisione con la volontà di garantire un "servizio di eccellenza": evidentemente 50 aborti in un anno in un ospedale sono troppo pochi per apprestare un servizio efficiente e determinano costi aggiuntivi e spreco di risorse umane e finanziarie. La linea generale è: centralizzare gli interventi chirurgici in un ospedale di riferimento (per questo "servizio", il Palagi di Firenze). Le donne del Mugello che intendono abortire, di fronte a questa offerta, hanno il disagio di compiere un percorso di 35 chilometri (in pullman: 50 minuti). Come si vede, la decisione non ha niente a che vedere con il numero degli obiettori di coscienza ed è chiaramente diretta a tutelare (per quanto un aborto volontario possa farlo …) la salute delle donne in relazione ai rischi di un intervento chirurgico.

Ma, evidentemente, con la legge 194 si ragiona in modo diverso, anzi: si "deve" ragionare in modo diverso! Occorre mantenere alta la bandiera dei "diritti delle donne", individuare i "nemici" (gli obiettori di coscienza, qualche funzionario della ASL 10 non sufficientemente "sensibilizzato"), lottare per difendere questi diritti.
Soprattutto la parola "salute", riferita alle donne che abortiscono, assume un significato sfumato: si tratta di un "disagio" da sopportare per avere un "servizio" più efficiente oppure la salute delle donne viene lesa tutte le volte in cui un presidio ospedaliero non esegue gli aborti?

A certi esponenti politici (e a certi sindacati) interessa davvero la salute delle donne oppure queste donne vengono strumentalizzate per interessi localistici o per aggredire i medici che non vogliono uccidere bambini?


Giacomo Rocchi

martedì 28 maggio 2013

L'assessore alla sanità che non vuole medici coscienziosi

"Isoleremo i fannulloni e tutti i medici che fanno false obiezioni di coscienza. Gli scateneremo contro  la Guardia di finanza"
(La Repubblica, cronaca di Bari, 25 maggio 2013, VII)

A minacciare questa azione è l'Assessore Regionale alla Sanità della Regione Puglia, d.ssa Elena Gentile, che, evidentemente, pensa di dare così il suo contributo alla campagna di diffamazione e calunnie che, ormai da mesi, si è intensificata contro i medici che - silenziosamente - rifiutano di uccidere i bambini non ancora nati.
Poche parole, ma davvero significative.

Partiamo da due connotazioni personali, che ricaviamo dal suo profilo reperibile sul sito istituzionale della Regione Puglia.
L'Assessore Gentile è pediatra; cura, cioè, i bambini scampati all'aborto. Bene: siamo felici per lei, un lavoro bellissimo. Chissà come agirebbe se una legge permettesse l'infanticidio, riconoscendo l'obiezione di coscienza ai neonatologi e ai pediatri: farebbe obiezione di coscienza?
L'assessore pensa che i ginecologi non sappiano che il bambino ucciso dall'aborto è lo stesso bambino curato dal pediatra?

La seconda connotazione è politica. L'assessore Gentile è politico di lungo corso: era iscritta al Partito Comunista Italiano dal 1984 ... quindi da prima che i popoli che avevano avuto a che fare con i comunisti al governo riacquistassero la loro libertà e la loro dignità; ma soprattutto riacquistassero la loro libertà di pensiero e di coscienza prima negata.
Come farà l'assessore Gentile a individuare "i medici che fanno false obiezioni di coscienza"? L'articolo 9 della legge 194 del 1978 (quella approvata anche da quello che poi diventò il suo partito) ha previsto che la dichiarazione di obiezione di coscienza del sanitario all'aborto non sia motivata. L'obiezione di coscienza è un diritto assoluto potestativo, il cui esercizio non dipende da alcuna autorizzazione o giudizio di altri, ma dalla semplice volontà dell'obiettore.
Troppo liberale e democratico uno Stato che non si permette di entrare nella coscienza del sanitario - sapendo di chiedergli di uccidere un essere umano - e si ferma alla sua soglia? Forse era migliore il sistema adottato dai Paesi comunisti nei confronti degli obiettori di coscienza?

E quanto è comunista la diffamazione che accompagna la minaccia! L'assessore Gentile, in realtà (almeno spero, visto il suo ruolo istituzionale) sa benissimo che non ha alcun diritto di giudicare se una dichiarazione di obiezione di coscienza sia "vera" o "falsa"; e allora diffama, accostando agli obiettori di coscienza "i fannulloni".
Vuole forse dire che coloro che hanno dichiarato obiezione di coscienza non fanno niente, stanno con le mani in mano e non vengono destinati ad altri incarichi? Ancora una volta, l'Assessore sa benissimo che non è così, ma lascia intendere ...

La Guardia di Finanza: la ciliegina finale!
Un assessore regionale - un importante ruolo istituzionale - che "scatena" la Guardia di Finanza (la quale, fino a prova contraria, non è un cane lupo e ha una certa autonomia di valutazione e di operatività, che pare che l'assessore Gentile non riconosca) nei confronti di coloro che hanno esercitato un diritto riconosciuto dalla legge e avente rilievo costituzionale, ma anche riconosciuto a livello della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo ... diritti dell'uomo che, forse, l'eroico passato comunista dell'assessore alla sanità tende a dimenticare ...

Giacomo Rocchi