martedì 4 agosto 2009

Legalizzazione dell'aborto: questione chiusa? /1





Come non concordare con il contenuto della mozione proposta dall’on. Buttiglione ed approvata dalla Camera dei Deputati il 15/7/2009?

La mozione “impegna il Governo a promuovere la stesura e l'approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire”.
Come non ricordare che, nelle premesse, la mozione ricorda i documenti internazionali che affermano il diritto alla vita di ogni essere umano (art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo), impongono che la vita umana sia protetta dalla legge e vietano di privare arbitrariamente della vita qualcuno (art. 6 dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici) e riconoscono il diritto alla vita anche al fanciullo (art. 6 della Convenzione sui diritti dell'infanzia)?
Come non sottoscrivere i passi in cui si constata che “la diffusione nel mondo della pratica dell'aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile sta provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio fra i sessi” e in cui si lamenta che “è sempre crescente il numero delle legislazioni straniere che attivamente promuovono l'aborto come strumento di controllo demografico e delle politiche che colpiscono con sanzioni di vario genere le donne che rifiutano l'aborto”?

Eppure non possiamo esimerci da alcune riflessioni.

Prendiamo l’avvio dall’esame dello strumento che è stato scelto: una mozione parlamentare. Il Parlamento approva anche mozioni, ma quando lo fa un punto è chiaro: non viene esercitato il potere tipico del Parlamento, quello di approvare o modificare leggi: quindi il presupposto della mozione era evidente: “la legge 194 sull’aborto non si tocca”.

Torneremo su questo punto centrale, ma continuiamo ad analizzare questo primo aspetto: la mozione, come si è visto, è diretta al Governo: esso dovrebbe agire nell’ambito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per promuovere la stesura e l’approvazione di una risoluzione. Si notino gli innumerevoli passaggi che il testo prevede: al Governo non viene fornito il testo della risoluzione già preparato, ma solo suggerito il tema della risoluzione che deve essere ancora redatto; se mai si dovesse raggiungere l’accordo su un testo di risoluzione esso dovrebbe essere portato all’approvazione dell’Assemblea dell’ONU; e l’on. Buttiglione (e la Camera con lui) spera che questo testo (che ancora non esiste) venga approvato …

Ammettiamo pure che si giunga a questo risultato: la risoluzione dell’ONU avrebbe qualche effetto sul comportamento dei Paesi che ne fanno parte? Avrebbe valore vincolante? Servirebbe a impedire l’utilizzo dell’aborto come strumento di controllo demografico?

Nel presentare la mozione Buttiglione si è collegato alla vicenda della Risoluzione, approvata dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite su iniziativa dell’Italia, per la moratoria della pena di morte: “È stata una battaglia lunga, difficile, ci sono voluti molti anni ed è stata necessaria una grande mobilitazione dell'opinione pubblica, italiana e di altri Paesi, ma un numero crescente di Paesi ha riconosciuto la giustezza di quella battaglia, ha riconosciuto che la dignità e la vita dell'uomo hanno un valore così alto da non consentire la distruzione della vita umana, anche se colpevole”.
Ma la moratoria è stata rispettata? No.
Come dimostra il Rapporto di “Nessuno tocchi Caino”, nell’anno successivo, il 2008, “le esecuzioni sono state almeno 5.727, a fronte delle almeno 5.851 del 2007 e delle almeno 5.635 del 2006”: quindi il dato complessivo è rimasto stabile, in alcuni paesi (Giappone e Indonesia) vi è stato un drastico aumento delle esecuzioni capitali, altri paesi (tra cui Guatemala, Liberia, Giamaica e Stati Uniti) hanno esplicitamente interrotto la moratoria in corso (quanto agli Stati Uniti, con la decisione della Corte Suprema sulla legittimità del metodo dell’iniezione letale), altri hanno invece ridotto o sospeso le esecuzioni capitali.
In sostanza l’effetto della Risoluzione ONU è stato nullo: sempre che si pensasse a salvare la vita a molti condannati.

Ma il riferimento a quell’iniziativa dell’Italia è significativo: la risoluzione approvata dall’ONU non imponeva alcunché agli Stati membri, che erano solo invitati a “limitare progressivamente l’uso della pena di morte” (“ammazzateli pure … ma un po’ meno!) e a “stabilire una moratoria delle esecuzioni nella prospettiva dell’abolizione” (“tenete un anno in più i condannati nel braccio della morte … e poi decidete liberamente cosa fare”: l’abolizione della pena di morte è solo una prospettiva, non un’indicazione dell’ONU).

Insomma: l’on. Buttiglione ha scelto lo strumento e la procedura che permettono di affermare con certezza l’assoluta inutilità di quanto approvato: la mozione non vincola nessuno (il Governo cosa dovrebbe fare in concreto?) e non cambia la legislazione, mentre l’improbabile risoluzione dell’ONU altro non sarebbe che vuote parole al vento.

Una domanda, allora: quali sono le effettive ragioni che hanno mosso l’on. Buttiglione?
Giacomo Rocchi

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