sabato 5 novembre 2011

I contenuti della battaglia prolife



Carlo Valerio Bellieni, sulla Bussola Quotidiana, il 12 ottobre si chiedeva: "Dove sono finiti i cristiani?" (cliccando sul titolo si accede all'articolo). L'Autore descrive la reazione dei cristiani di fronte alle nuove sfide della bioetica: un disastro, una completa omologazione e si chiede: "Perché questa rassegnazione, mentre invece il mondo scientifico alza la voce per mostrare le conseguenze negative di tante presunte “conquiste etiche”?" Stranamente ad essere attaccati, però, sono soprattutto coloro che sembrano "baloccarsi" di leggi: "I cristiani sono stati assimilati, magari consolati da qualche legge che fa ancora da argine alle derive in campo bioetico; ma mentre perfezioniamo le leggi, forse i buoi sono già scappati, e sarebbe il caso di riprendere ad educare invece di pensare solo all’ufficialità delle leggi".

Ho scritto al Direttore della Bussola Quotidiana questa lettera:
Gentile Direttore,
leggo l'articolo di Carlo Bellieni in data odierna, "Bioetica e morale, cristiani normalizzati". Ho sempre apprezzato Bellieni nei suoi scritti; e, aggiungo, concordo con lui sulla "normalizzazione" dei cristiani (o meglio: di molti cristiani) nel campo bioetico. Ma quanto contano le "leggi ingiuste" in questa normalizzazione? Bellieni dà un preciso criterio di priorità: "sarebbe il caso di riprendere ad educare invece di pensare solo all'ufficialità delle leggi"; quasi che l'incidenza della legislazione civile sulla cultura e sull'educazione del nostro popolo (e soprattutto del popolo cristiano) sia irrilevante. Non è così.

Prendiamo come esempio proprio la legge 40 sulla fecondazione in vitro: Bellieni la ritiene una delle "leggi che fa da argine alle derive in campo bioetico"? Una legge che ha "sdoganato" presso il popolo quelle pratiche di fecondazione in vitro, rendendole un diritto soggettivo per quasi tutti gli adulti che intendono avere un figlio per vie non naturali; una legge che non pone un limite ai tentativi, una legge che, già nella previsione iniziale (poi ulteriormente allargata dalla Corte Costituzionale) prevedeva la produzione di tre embrioni, dando per scontato che almeno due dei tre fossero destinati a morire; una legge che prevedeva espressamente casi di congelamento degli embrioni; una legge che non vietava espressamente la diagnosi genetica preimpianto ... potremmo continuare. Come stupirsi, allora, se, nel giro di pochi anni, il ricorso alle tecniche di fecondazione in vitro è massicciamente aumentato e che l'età degli aspiranti genitori sia andata a salire? E' stata proprio quella legge - che ipocritamente dichiarava di attribuire diritti agli embrioni, ma che ne permetteva la produzione, la morte programmata, il congelamento, il sezionamento, il tutto a spese dello Stato - a contribuire a rompere ogni argine culturale e morale nei confronti di queste tecniche antiumane.

Quindi - se Bellieni vuole riferirsi anche all'attualità - la battaglia che piccoli gruppi, soprattutto cattolici o di cattolici, fanno contro il progetto di legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento - battaglia che non emerge soprattutto perché gli organi di stampa cattolici non lo permettono - non è affatto un tentativo di "perfezionare le leggi, quando i buoi sono già scappati": essa è mossa, piuttosto, dalla convinzione (fondata sull'esperienza) che anche questa legge aprirà un'altra breccia nel cuore del nostro popolo (e anche di quello cristiano) e contribuirà ad una accettazione sempre più ampia delle pratiche eutanasiche.

In definitiva: serve davvero una nuova evangelizzazione; serve alzare la voce - come fa egregiamente Bellieni - per mostrare le conseguenze negative delle presunte "conquiste etiche"; ma serve - e tanto - anche una battaglia a viso aperto contro l'ingiustizia delle leggi (prima fra tutte l'iniqua legge sull'aborto); è una battaglia che ha una grande valenza morale e culturale, perché riafferma la verità tutta intera, senza tacere e senza cedere a compromessi.

Giacomo Rocchi

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