giovedì 29 gennaio 2009

L'esperto

Il presidente lombardo Roberto Formigoni "sta violando l'articolo 388 del Codice penale (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) non eseguendo la sentenza del Tar della Lombardia che dispone di indicare una struttura dove eseguire il decreto della Corte d'Appello di Milano che prevede lo stop all'alimentazione e la nutrizione artificiale per Eluana Englaro". Gianluigi Pellegrino, esperto di diritto amministrativo e legale del Movimento per la difesa del cittadino (Mdc), e' chiaro: "La legge stabilisce che tutti, e soprattutto gli amministratori, siano vincolati a rispettare le sentenze".
Pellegrino avverte il governatore: "L'articolo 388 prevede per chi lo viola una pena fino a tre anni di reclusione". E aggiunge: "Visto che per le violazioni del Codice penale non c'e' bisogno di una denuncia della parte lesa, ma basta la notizia di reato che e' stata pubblicata su tutti i giornali, mi chiedo perche' la Procura non abbia gia' provveduto".

Articolo 388 codice penale, ultimo comma: "Il colpevole è punito a querela della persona offesa".
Povero cittadino ...

Giacomo Rocchi

Mons. Fisichella ha letto la Dignitas Personae?

Inaugurata in pompa magna a Roma al Sant'Andrea la "prima struttura pubblica in Italia dove sarà possibile la diagnosi pre-concepimento direttamente sugli ovociti". Secondo il professor Massimo Moscarini la struttura è "una speranza per le donne affette da malattie genetiche e che rischiano di trasmetterle ai figli. Al Sant'Andrea potranno rivolgersi sia le pazienti che desiderano una Fivet sia quelle che vogliono una Icsi ... Rispetteremo la legge 40: la nostra peculiarità sarà la diagnosi preconcepimento su ovocita, per poi selezionare quelli migliori».

Fin qui la notizia non pare particolarmente significativa: è la concorrenza tra pubblico e privato (qualche privato ha già presentato un esposto alla Procura ...)

Ma ecco la sorpresa: qualche vescovo tifa per la sanità pubblica! Così l'articolo de "Il Tempo":
"Un approccio benedetto - anche in senso stretto - da monsignor Rino Fisichella: «Un centro come questo - ha detto il presidente della Pontifica Accademia per la Vita - sta studiando una via alternativa, intervenire direttamente sulla cellula, quindi è previo all'elemento che crea conflitto tra scienza ed etica».

Secondo "Il Riformista" l'alto prelato avrebbe aggiunto: "Credo profondamente nella scienza e penso che uno scienziato, credente o no, possa raggiungere finalità' importanti per il bene dell'umanità. Ma anche la scienza deve avere delle regole, specialmente quando si toccano temi importanti come quelli della vita e dell'etica, per i quali serve un confronto. Al Sant'Andrea determinati principi vengono rispettati e il rapporto medico-paziente è positivo. E' la dimostrazione che la sanità pubblica italiana funziona".

Aspettiamo smentite!
Un vescovo che benedice un centro per la FIVET e la ICSI? Che mostra di credere che la selezione degli ovociti (al posto della selezione degli embrioni) - pratica espressamente vietata dalla Dignitas personae! - risolva ogni problema?

La benedizione che - pare - mons. Fisichella ha dato alla struttura servirà anche a benedire gli embrioni che saranno prodotti e che moriranno in quella struttura?

Giacomo Rocchi

domenica 25 gennaio 2009

Una grande lezione americana


Il video è stato diffuso da un'organizzazione di cattolici americani di fronte alla volontà del nuovo Presidente degli Stati Uniti di eliminare le restrizioni all'aborto legale. Ancora una volta, di fronte all'ideologia di morte, sta l'evidenza della realtà: ciascuno di noi - anche il Presidente degli Stati Uniti - è stato un bambino che ha atteso di nascere nel grembo della madre; ogni bambino ha diritto a nascere per vivere la sua vita; la vita è imprevedibile, tanto che chiunque - anche un bambino nato nelle condizioni più difficili - può diventare l'uomo più potente della terra

lunedì 19 gennaio 2009

Cattivi maestri/2

In un articolo del Secolo XIX si parla del problema dell'età primo rapporto sessuale:
"L’età minima del primo rapporto sessuale è scesa a 12 anni». (...) In tribunale questi dati li conoscono bene perché casi di ragazzine magari non proprio di 12 ma 13 o 14 sì già costrette ad abortire per aver fatto l’errore di non prevenire una gravidanza, dovendo poi ricorrere alla firma del giudice tutelare perché terrorizzate dall’idea di dirlo alla famiglia, ne hanno già visti (e affrontati) parecchi".

Il problema può, ovviamente essere risolto: basta ascoltare la Magistratura!
"quindi le famiglie, i consultori dell’Asl, gli insegnanti di scuola, tutta quanta la società “adulta” dovrebbe prendere atto di questa realtà e suggerire solo una cosa agli adolescenti: il preservativo e la pillola del giorno dopo" taglia corto Fiorenza Giorgi, magistrato che nel palazzo di giustizia ricopre proprio il delicatissimo ruolo di giudice tutelare e non ha mai negato la sua decisa posizione pro-aborto quando si tratta di minorenni.

Ovviamente la d.ssa Giorgi ha già individuato i colpevoli: chi impone l'ignoranza ai poveri ragazzi: «È ora di finirla con le chiacchiere e i falsi moralismi - spiega - c’è da prendere atto di una situazione culturale e sociale in mutamento che ha portato i giovani ad avvicinarsi al sesso sempre prima. Personalmente non ho per fortuna ancora dovuto seguire casi di ragazzine incinte sotto i 13 anni ma capisco benissimo che possa succedere viste la velocità con cui le nuove leve sperimentano ogni cosa. Ne ho affrontati con 14enni, 15enni e credo che noi tutti adulti, ciascuno con i propri ruoli, a cominciare dai genitori, dovremmo impegnarci affinché l’informazione non mieta altre vittime" (la d.ssa Giorgi, quando parla di vittime, temo non faccia riferimento ai bambini abortiti con il suo avallo ...).

Posizione libertaria? Niente affatto: il preservativo e la pillola del giorno dopo devono diventare obbligatori:
"Mi prenderò una scomunica ma dico e sottoscrivo che bisogna iniziare una campagna per imporre ai ragazzi di uscire sempre con il preservativo in tasca e alle ragazze di prendere la “pillola del giorno dopo” dopo ogni caso rischioso. Non farlo significa prendersi rischi inutili, assurdi. Vogliamo essere così ipocriti da dirci che una ragazza di 13 anni può essere pronta ad essere madre? O che un ragazzino di 13 possa fare il padre? Non scherziamo. Qui si parla di scelte che condizionano l’esistenza, bisogna avere il coraggio di rompere il tabù e parlarne con i figli, con gli studenti, e invitarli a fare il proprio percorso di crescita ma tutelandosi dalle conseguenze irreparabili" (anche in questo caso mi sembra che la d.ssa Giorgi, quando parla di conseguenze irreparabili, non si riferisca ai bambini uccisi ...).

Di fronte alle perplessità del giornalista il giudice tutelare ribadisce la sua linea: riduzione del danno; fare sì sensibilizzazione ma obbligare i minori alle precauzioni:
"Ma così non si rischia di svilire il sesso rispetto al significato più profondo dell’amore? Non bisognerebbe anzitutto aiutare i giovani a capire “quando” e “con chi” farlo?" chiede il giornalista: "È ovvio che oltre alla sensibilizzazione sui contraccettivi bisogna chiarirgli che alla base ci vuole un trasporto affettivo e il sesso non va fatto col primo partner che passa - conclude Fiorenza Giorgi - ma visto che ogni giovane decide con la sua testa e non è detto che ascolti i suggerimenti, almeno bisognerebbe imporgli l’obbligo delle precauzioni, preservativo e pillola. Diversamente dire ai ragazzi di non fare sesso sarebbe come dire a chi ha le gambe di non correre: una scempiaggine. Il sesso è una cosa bella, la più bella probabilmente, e le nuove leve sono troppo sveglie per aspettare. Ecco spiegato il perché dell’età sempre più bassa rispetto al passato. Bisogna farsene una ragione e lavorare sulle precauzioni per evitare almeno i danni».

Al tempo di Mani Pulite certi magistrati ritenevano di essere la coscienza della Nazione; qualcuno di loro ha deciso di estendere la sua influenza e diventare direttamente moralista ...
Come si svolgeranno gli incontri delle minorenni con il Giudice tutelare a Genova? Insieme al timbro - "può abortire senza avvisare i genitori" - si beccheranno anche il pistolotto ("guai a te se, con il prossimo ragazzo, non ti porti dietro la pillola del giorno dopo e non lo obblighi a usare il preservativo!") ... davvero un incontro di grande valenza educativa!

Giacomo Rocchi

giovedì 15 gennaio 2009

La fecondazione artificiale uccide anche le donne

Notizia diffusa dalla Agenzia AGI:

"Palermo, 14 genn. - I medici della Ginecologia dell’Istituto materno infantile di Palermo avrebbero provocato la morte di una donna di Sciacca (Agrigento), A.A.. E’ quanto emerso oggi nel dibattimento in cui otto imputati rispondono di omicidio colposo e due di loro (il primario e l’aiuto) anche di falso: il processo e’ in corso davanti al giudice monocratico della prima sezione del Tribunale di Palermo Daniela Vascellaro. Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati i consulenti della Procura, i professori Vittorio Fineschi e Carmine Nappi, che hanno parlato di ‘gravi colpe e manifestazioni di negligenza professionale’ da parte dei sanitari, fra i quali ci sono il primario dell’Imi, (...), e il suo ex aiuto (...). A.A., sottoposta alla fecondazione assistita e colpita da sindrome da iperstimolazione ovarica, secondo i due esperti sarebbe stata sostanzialmente abbandonata a se stessa. La donna, seguita a Bologna, era rientrata a Sciacca. Mori’ a Palermo il 18 aprile 2004. Per cercare di evitare conseguenze penali (...) e (...) avrebbero falsificato la sua cartella clinica."

Fatto assai triste ma significativo: la procreazione "medicalmente assistita" (così la legge 40 la denomina, qualificandola per l'assistenza medica che viene prestata alla donna e agli embrioni) è, in realtà, molto brutalmente - ma molto più realisticamente - fecondazione "artificiale", che va contro le regole della natura.
Le vittime di questa artificialità le conosciamo: le migliaia di embrioni destinati alla morte certa, ma anche - per fortuna in misura molto minore - le coppie, soprattutto le donne, sottoposte a pratiche quanto meno naturali possibile.

La sindrome da iperstimolazione ovarica è la tipica malattia conseguente alla fecondazione artificiale: la donna, prima di subire il prelievo degli ovociti da fecondare, viene colpita da un bombardamento ormonale che, in certi casi, non la lascia indenne nemmeno fisicamente (tralasciando le conseguenze psicologiche).
La Relazione del Ministro della Salute riferisce che, nell'anno 2007, il 3,7% dei cicli di inseminazione semplice (pari a 1.108 casi) sono stati sospesi per eccesso di risposta alla stimolazione ovarica; sempre nell'inseminazione semplice vi sono stati quell'anno 36 casi di iperstimolazione ovarica severa e altri 21 casi in cui si sono presentate complicanze.
Quanto alle tecniche di fecondazione in vitro, in 885 casi non si è proceduto al prelievo degli ovociti dopo la stimolazione ovarica per eccessiva risposta della donna; in 192 casi gli ovociti prelevati sono stati congelati e non trasferiti perché la donna correva il rischio di iperstimolazione ovarica severa; in altri 265 casi ad essere congelati sono stati gli embrioni già prodotti in vitro, sempre perché la donna correva lo stesso rischio; le complicanze effettivamente verificatesi sono state 303, di cui 161 casi di sindrome da iperstimolazione ovarica e gli altri suddivisi tra sanguinamento ed infezioni.

Sempre per restare alle conseguenze sulla salute fisica della donna non bisogna dimenticare le gravidanze ectopiche conseguenti alla fecondazione in vitro (120 casi nel 2007), gli aborti spontanei (1.246 casi nel 2007), le morti intrauterine (34 casi nel 2007). Nell'inseminazione semplice vi sono stati 456 aborti spontanei, 6 morti intrauterine e 51 gravidanze ectopiche.

In definitiva: in un solo anno 197 donne hanno subito la malattia che (a quanto pare) provocò la morte della donna di Sciacca di cui parla la notizia di agenzia; complessivamente 360 donne hanno subito complicanze di carattere medico; altre 1.913 donne hanno intrapreso una gravidanza che si è interrotta spontaneamente (in alcuni casi sicuramente anche con gravi rischi di carattere fisico). Le donne ritenute dagli stessi medici correre un certo rischio di contrarre la sindrome da iperstimolazione ovarica (tanto da interrompere ogni trattamento) sono state 2.450.

Ma la legge non tutelava i diritti di tutti i soggetti coinvolti?

Giacomo Rocchi

domenica 11 gennaio 2009

Non nel mio nome: riflessioni su Cassazione 21748/07

E’ circostanza nota a tutti che la Corte d’Appello di Milano, dietro “mandato” della Suprema Corte di Cassazione – sent. 21748/07, presidente dott.ssa Maria Gabriella Luccioli, con proprio decreto, volutamente dichiarato immediatamente esecutivo, ha autorizzato il tutore di Eluana Englaro a sospenderle l’alimentazione. (Non uso l’aggettivo forzata che di solito viene posto a fianco del detto termine, poiché ritengo che non vi sia nessuna forzatura nel dare cibo e acqua a qualsivoglia soggetto, posto che lo stimolo della fame e della sete sorge naturale in ogni essere umano).

Singolare, come dicevo, l’aver previsto l’immediata esecutorietà ad un provvedimento di tal fatta, quando in via ordinaria (art. 741 comma 1° c.p.c.), la regola prevede che il provvedimento divenga esecutivo quando siano spirati i termini per eventuali ricorsi alla giudice superiore.

Singolare, appunto, quasi a voler cristallizzare con la morte della sventurata ragazza, i principi giuridicamente eversivi (qui, a mio giudizio, si esce anche dal canone della creatività), esposti nella citata sentenza delle Suprema Corte di Cassazione. Provvedimento che, in nome del principio dell’assoluta autonomia dell’essere umano, figlio delle teorie superominiche del novecento e dell’utilitarismo consumistico, mette nel nulla il principio di diritto naturale di intangibilità della vita umana, negando, con abili sofismi, che l’ordinamento costituzionale tuteli la vita quale valore superiore anche alla libertà personale.

Ciò che più mi sorprende, tra le tante obiezioni che si possono muovere alla citata sentenza, che autorizza in concreto la morte di una donna per fame e sete, è il fatto che se esiste un diritto assoluto all’autodeterminazione, fino a legittimare, ovvero ritenere giuridicamente tutelabile una volontà suicidaria, deve, per forza di cose esistere anche il dovere, da imporre a medici o a dei “boia di stato”, appositamente reclutati, di rendere attuale il diritto all’autodeterminazione per quelle persone che non sono in grado di farlo in via autonoma.

Nello spirito del nostro ordinamento giuridico, che affonda le sue radici in 2000 anni di cristianesimo, l’offesa alla vita umana, anche se proveniente dallo stesso titolare del diritto, è stata sempre deprecata, tanto da prevedere sanzioni penali per tutti coloro che aiutano il suicida e, a contrario, è previsto che ci si attivi sempre per salvare la vita di un uomo, anche di quello che, tentando di suicidarsi non vi sia riuscito, pena l’omissione di soccorso. Ora, però, visto che la Suprema Corte ravvisa nella irreversibilità del quadro clinico e nella volontà del paziente di morire le due condizioni che legittimano una condotta omissiva volta a permettere la morte, c’è da domandarsi se il medico che giunga a soccorre un soggetto che ha tentato il suicidio, accertato un quadro clinico disperato, sia ancora tenuto a tentare di rianimare il paziente o debba astenersi davanti a quella che è la massima espressione dell’autonomismo umano, ovvero l’atto suicidario.

La sentenza in discorso, introducendo di fatto nell’ordinamento la possibilità per l’incapace, di essere lasciato morire, purché abbia in precedenza, manifestato in qualsivoglia maniera tale “desiderio”, porta la legge ordinaria e costituzionale oltre i suoi confini. Il famoso articolo 32 comma 2° della costituzione che darebbe copertura al ragionamento della Corte Suprema, vera ispiratrice e mandante necessario, dell’atto esecutivo della Corte d’Appello di Milano, venne per vero voluto, dai suoi presentatori on.le Aldo Moro e Paolo Rossi, per tutt’altre ragioni, ovvero per tutelare il cittadino nei confronti dello Stato contro pratiche lesive delle dignità umana: si legge nel resoconto sommario della seduta di martedì 28 gennaio 1947 “…. Si tratta prevalentemente del problema della sterilizzazione e di altri problemi accessori”. Non certo per sancire il diritto ad una dolce morte, così come vuole farci intendere la Suprema Corte.

A giudizio di chi scrive, pertanto, si può rilevare come la S.C. anziché essere fedele interprete della legge, abbia voluto sostituirsi al legislatore e per via “interpretativa” abbia introdotto di fatto l’istituto del testamento biologico. Istituto assente nel nostro ordinamento, tanto è vero che nella scorsa legislatura sono stati molti i disegni di legge presentati per rendere lecito il c.d. testamento biologico.

A conclusione di questa riflessione, mi sovvengono le parole di Gesù nel vangelo di Matteo al capitolo 25, rivolte a quelli che stanno alla sua sinistra: “ho avuto fame e non mi avete dato da magiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere……” Se questo sarà il metro di giudizio, è bene che la nostra società rifletta e per quel che mi è possibile voglio affermare, anche pubblicamente, che i giudizi pronunciati da quei tribunali in nome del popolo italiano, non sono pronunciati in nome mio.


Pietro Brovarone