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lunedì 25 aprile 2011

E' davvero necessaria una nuova legge?



C. Casini, M. Casini, E. Traisci, M. L. Di Pietro, Il decreto della corte di Appello di Milano sul caso Englaro e la richiesta di una legge sul c.d. testamento biologico, In Medicina e Morale, 2008/4, 723:745


La sentenza sul caso Englaro impone l'adozione di una legge?
“Consideriamo l’argomento che accosta le decisioni dei giudici alla disciplina legislativa: bisogna sottolineare che il ruolo e la portata della giurisprudenza sono diversi da quelli della legge. Infatti, da un lato abbiamo una decisione che: a) per chi è veramente interessato (e solo per costui) presuppone l’attivazione talvolta faticosa e dispendiosa della “macchina giudiziaria”; b) vale concretamente per il singolo caso per il quale è richiesta; c) non incide sull’organizzazione sociale e di conseguenza non incide in modo determinante sulle relazioni giuridiche tra i consociati.
Dall’altro, invece, abbiamo una disciplina che: a) presuppone un dibattito parlamentare – un dibattito cioè che si svolge tra tutti i rappresentanti del popolo – la cui conclusione, pertanto, ha un’autorevolezza di gran lunga maggiore di quella di una decisione giudiziaria; b) vale per tutti: infatti la legge per sua natura è generale e astratta; c) incide sul tessuto sociale e relazionale in modo consistente. Non solo, ma se è vero che il giudice è soggetto solo alla legge, allora la legge incide in modo significativo anche sull’orientamento giurisprudenziale ...

E' necessaria una legge per evitare altri "casi Englaro"?

“Nella prospettiva di chi ritiene ingiusta la decisione di far morire Eluana di fame e di sete, è sicuramente necessaria una legge che tuteli in modo incondizionato il principio di indisponibilità della vita umana non solo dell’altrui, ma anche della propria se è ad altri che si chiede di porvi fine. Ebbene, questa legge c’è già: gli articoli 575, 579 e 580 del Codice Penale sanzionano rispettivamente l’omicidio, l’omicidio del consenziente e l’istigazione e l’aiuto al suicidio.”



Esiste un vuoto legislativo che una legge deve colmare?

“Si sente ripetere spesso che in materia vi è un “vuoto legislativo”. L’affermazione è falsa se vuol significare che nessuna norma giuridica regola i comportamenti collegati con la fine della vita. Su questo punto, non solo esistono già alcune leggi di riferimento, come quella sull’accertamento della morte (1993), sul trapianto di organi (1999), sull’amministrazione di sostegno (2004), ma la norma – di legge – c’è ed è chiara: è il divieto di cagionare (cosa, ovviamente diversa dall’accettare) la morte anche quando questa è richiesta e a prescindere dalle condizioni del richiedente (art. 579 del Codice Penale), perché la vita umana è un bene indisponibile”.





mercoledì 29 settembre 2010

Parole inutili: Englaro


"Ancora una volta ripetiamo che una legge sul testamento biologico non è necessaria. Esistono già norme di legge che disciplinano alcune questioni di fine vita (...); esistono già le norme del Codice di Deontologia medica che prevedono quanto basta a gestire la complessità delle situazioni di chi si trova - “competente” o “incompetente”- in una fase critica (...).

La lettura dei vari DDL mostra che una legge sul testamento biologico non solo non è necessaria, ma potrebbe addirittura essere dannosa perché: 1) introduce per legge pratiche eutanasiche di tipo omissivo (evidenti nel caso di non attivazione/interruzione di alimentazione-idratazione nei soggetti in stato vegetativo); 2) istiga all'abbandono terapeutico; 3) a livello sociale, indebolisce il rispetto di ogni vita umana, avvilisce le istanze di autentica solidarietà, nega il principio di uguaglianza tra tutti gli uomini (sani e malati; abili e disabili); 4) svuota di significato la relazione medico-paziente che viene spersonalizzata, deresponsabilizzata e burocratizzata; 5) distrugge l'autentico fondamento delle relazioni umane; 6) può essere fonte di abusi"
(Marina Casini, Si alla Vita, Gennaio 2008, pp. 35 e ss.).

Parole pesanti, che fanno riflettere. Parole non certo isolate.

Davvero è sufficiente liquidare la "contesa" tra Comitato Verità e Vita e Movimento per la Vita sul progetto di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento come fa Giuseppe Anzani, nelle sue due lettere apparse su "Il Foglio"? Leggiamole: "Similmente quel Comitato rifiuta in radice ogni discorso sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, trascurando che dopo il caso Eluana l’assenza di norme protettive della vita è un silenzio che facilita l’arbitrio".

Quindi: il Comitato Verità e Vita scrive un "Manifesto Appello" in cui spiega punto per punto quali sono i vizi del progetto Calabrò, menzionando i vari articoli e spiegando quali saranno i risultati dell'applicazione della legge: proprio quelli che Marina Casini (e con lei molti altri) paventano da anni: questo, per Giuseppe Anzani è "rifiutare in radice ogni discorso ..."; forse sarebbe esatto dire che Anzani rifiuta in radice di leggere e di fare riferimento ad ogni discorso del Comitato Verità e Vita ...

Ma andiamo più a fondo, andiamo alla radice della questione: è vero o no che ogni legge sul testamento biologico altro non è che "forma leggera della legalizzazione dell’eutanasia" (così Lucetta Scaraffia, nell'Introduzione al Primo quaderno di Scienza e Vita, Né accanimento né eutanasia)?

Ed è vero o no che nessuna norma del progetto "Calabrò" è una "norma protettiva della vita"?

Come mai, dr. Anzani, il testo del decreto legge che avrebbe salvato la vita a Eluana Englaro e che Napolitano ingiustamente si rifiutò di firmare, è stato sostituito da una legge che parla d'altro?
Dobbiamo davvero strumentalizzare la morte di quella donna per dare il via libera ad una legge che permetterà l'uccisione di altri soggetti?

Giacomo Rocchi